Il segreto degli outsider.

No, non mi riferisco ai libri di Dan Simmons. Il post nasce su una mia chiacchierata via Facebook, riguardo al fatto che il Vendola e il Pisapia stiano facendo sfracelli laddove e’ difficile farli (a Fassino piace vincere facile, non ci voleva molto a prendere Torino con la bandiera del PD, le vere imprese sono altre)  , e mi viene detto che secondo “me” Pisapia perdera’. No, non credo, ma e’ proprio per il discorso citato.

Come ho gia’ scritto in passato, gli uomini del PD non vogliono davvero vincere. Vincere delle elezioni in luoghi ove hanno governato altri (governo compreso) significa prendersi delle responsabilita’ e il compito specifico di dimostrare di essere migliori degli altri, il che richiede ed implica un sacco di fatica, nonche’ il rischio di fallire, e fallendo di farsi male (in senso politico).

 

Contemporaneamente, il PD si e’ specializzato nel vivere comodamente all’opposizione. la macchina da rendita personale del PD sa trasformare quello che normalmente e’ un disastro politico (la sconfitta elettorale) in una comoda ed abbondante serie di poltrone che comunque riescono a soddisfare l’appetito di tutti i convenuti al banchetto.
Di conseguenza, il PD si trova in uno stato per il quale non conviene investire risorse per una corsa al potere, corsa nella quale si rischia di perdere il consenso se si governa male, quando perdendo senza investire troppe risorse puo’ semplicemente mantenere una comoda posizione di rendita, sufficiente a far svernare con comodo e lusso tutti i membri del partito.
In termini di teoria dei giochi, si sta giocando uno strano  gioco nel quale i payoff sono distribuiti in un modo pazzesco:  alla destra conviene vincere ed alla sinistra conviene perdere. Poiche’ quando la destra vince la sinistra perde, il risultato di sconfitta delle sinistre coalizza la sinergia di entrambi gli schieramenti, che lottano per il medesimo risultato: la destra per vincere , la sinistra per perdere senza farsi troppo male. Questo equilibrio spiega in che modo la sinistra sia sopravvissuta nonostante 60 anni di disastri e di sconfitte, che annienterebbero qualsiasi altro partito del mondo, e come mai la destra abbia potuto vincere praticamente sempre dal 1948, senza pero’ annientare completamente l’avversario.
Ora, qual’e’ il fattore di disturbo che e’ emerso con Vendola? Eh, e’ successo che il partito di Vendola e’ stato distrutto perche’ non ha raggiunto il 5%. Navigando in acque pericolose, si tratta di un partito che per sua costituzione e’ costretto a non perdere, pena la scomparsa. Se Vendola perde in Puglia, e’ finito. Se Pisapia perde a Milano, e’ finito. Non c’e’ una comoda poltrona superstipendiata ad attendere il suo culo.
C’era, per dire, una comoda poltrona superstipendiata ad attendere il culo di Fassino, il quale appunto ha scelto un posto per vincere facile.
Non sono tra quei tipi superaziendali e supermanaggerosi che pensano che la motivazione sia tutto. Insomma, non penso che Pisapia e Vendola possano vincere solo perche’ camminano sul barbecue, o altre cazzate da manager in pippopausa.
Tuttavia, posso tracciare un gigantesco spartiacque tra il Sel e il PD. Ai membri del PD, di vincere o perdere non frega niente, hanno una dote politica sufficiente a garantirsi una posizione per il futuro. Navigare attorno al 20-30% su scala nazionale e vincere in una dozzina di regioni (al massimo) per loro e’ gia’ sufficiente a garantirsi il futuro sino alla pensione.
Al contrario, il Sel viene da sotto il limite del 5%. Se vogliono ottenere qualsiasi cosa, devono proprio vincere. Tutti coloro che volevano la vita facile, sono gia’ andati altrove, e sono rimasti solo quelli che accettano la sfida, o perlomeno che sono disposti ad accettare la regola “swim or die”, nuota oppure annega.
La terribile differenza di performance tra un PD che subisce Berlusconi da quasi vent’anni e un Sel che riesce a scalzarlo in luoghi dove pure era forte e’ dovuta, essenzialmente, ad una semplice cosa: Pisapia lotta per vincere. Fassino, a torino, ci ha provato. Se gli andava male, tornava alla sua comoda poltrona romana ,a  15.000 euro/mese piu’ gettone di presenza.
La differenza tra “io ci provo” e “io devo farcela” e’ la differenza di performance. Il PD ormai e’ fatto di svogliati pantofolai che prima delle elezioni lottano per avere “il collegio sicuro”. Come ha fatto, appunto, Fassino: vi sembra sensato che a Torino, citta’ facile per la sinistra, scenda in campo un pezzo grosso come Fassino, e a Milano , ove ci vuole un pezzo grosso, invece la scelta sia tra Pisapia e un’altra mezzasega di cui non ricordo il nome? .
La logica vorrebbe che i pezzi grossi, quelli cazzuti, scendano in campo per le imprese difficili. Tipo espugnare Milano. Invece a Milano scende in campo Mr Nessuno , che poi perde contro un outsider di Vendola. Fassino,  la corazzata che doveva andare contro la Moratti, preferisce non rischiare e sverna nella facile Torino.
Cosi’, il punto e’ semplicemente che la sinistra non e’ aggressiva. E siccome nessun atto politico e’ tale se non e’ aggressivo, il risultato e’ che continuano a vivere dell’esistente, guadagnano qualcosa da un lato mentre persono dall’altro, tanto la coperta e’ abbastanza grande per tutti.
Ovviamente, qualcun altro gioca con regole diverse, cioe’ deve nuotare per non annegare. 
Quindi, io personalmente non credo che sia assiomatico che Pisapia perda a Milano perche’ “al PD non  importa  vincere” , cosa che effettivamente penso.  Penso che Pisapia ce la mettera’ tutta, e proprio perche’ se perde non ci sara’ il PD a dargli una comoda poltrona.
Al contrario, a Torino il Fassino ci ha provato, e siccome ha vinto adesso si dimettera’ dalla sua sedia di senatore. Aha. Perche’ non si e’ dimesso prima, per dire? La risposta e’: perche’ ci stava provando. C’e’ una differenza essenziale tra “provarci” con la logica di chi dice “poco male” , e dovercela proprio fare altrimenti si rimane con un pugno di mosche in mano.
Non so se , ovviamente, Vendola ed i suoi outsiders riusciranno ad avere successo su scala nazionale; personalmente non me lo auguro visto il fatto che essenzialmente Berlusconi e’ in un crollo naturale che ovviamente permetterebbe a chiunque di vincere, e non vedo tutta questa visione politica ne’ in Vendola ne’ nel suo partito: Vendola e’ un altro che tassare i redditi alti si’ ma non le rendite che sono sacri risparmi del proletariato, e cosi’ via. Peccato che le piccole rendite, nel paese delle PMI, siano la morte dell’economia.
Ma di certo quelli di Vendola ce la metteranno tutta, per la semplice ragione che non hanno il pasto gratis, e quando non c’e’ il pasto gratis si tende a correre piu’ in fretta che si puo’. La mia opinione, cioe’, e’ che possiamo avere tutti i pregiudizi che vogliamo contro questa sinistra radicale (io ne ho molti, e non sono certo “zingaropoli”), ma una cosa e’ certa: almeno lotta per vincere, e non per provarci.
Il che, al giorno d’oggi, e’ gia’ una bella differenza.
Qualcosa cui Berlusconi non era abituato: gente che lotta contro di lui per vincere.
Quando sei abituato ad avversari che “pedalano” cosi’ (notare il cavalletto),
MENTRE SONO IN DISCESA,
uno che fa girare le ruote e’ gia’ una bella sorpresa, anche se non e’ tanto veloce.
Berlusconi ha vinto negli ultimi 20 anni, quasi, perche’ ha sempre avuto avversari come Rutelli: patetici farlocchi inconcludenti, la cui motivazione politica si riassume in quella foto. Gente svogliata, pigra, cui non frega niente di lottare, gente che ha comunque una poltrona assicurata anche dopo la sconfitta, gente che persino in discesa non si impegna abbastanza da dare due miserabili, facili pedalate.
E’ ovvio che dopo 20 anni, trovarsi contro un tizio che pedala per raggiungere il quorum sia una novita’ inaudita per il PDL. Anche se Pisapia e’ quel che e’, anche se non pedala tanto, anche se sembra un pochino bolso, e’ sempre meglio di chi ha un cavalletto steso.

Fatico sempre a percepire le eroiche imprese della sinistra che vince in Emilia, in Toscana, a Bologna, Firenze, Torino: non ci vedo niente di eroico, lo percepisco come un vincere facile. E’ un andare in bicicletta in discesa , e anche se in discesa correre e’ piu’ facile, tenere pure il cavalletto fuori.  A questi pantofolai della politica e’ abituato anche Berlusconi.

Ovviamente, uno che pedala e’ una novita’. Non perche’ pedali forte.

Solo perche’ pedala.

Questo non e’ un pronostico sulla vittoria di Pisapia, che se facesse qualche scemenza potrebbe anche perdere. E’ semplicemente la valutazione della differente motivazione dei candidati e dei partiti in gioco. Bersani dice “me la rido”, e ha perfettamente ragione: a lui non gliene frega niente, e’ alla finestra a guardare lo spettacolo. Vendola, quello ,non se la ride: si gioca il futuro, roba seria.

Uriel
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