Il sesso delle idee?

Diverse volte e’ apparso tra i commenti del blog un meme, che a mio avviso corrisponde alla realta’, e cioe’ che ormai il mondo del cinema ha finito di fagocitare tutta la letteratura epica classica, e adesso ormai sono rimasti solo i fumetti. Siamo di fronte, cioe’, ad una cultura occidentale che cannibalizza se stessa, e che sembra impossibilitata a produrre nuove idee, o meglio, idee davvero nuove. C’e’ una ragione? Personalmente, io credo di si.

Osservavo , in questi giorni, alcuni commentatori descrivere il cosiddetto Doha Round, un processo che avviene in seno al WTO e che ha lo scopo di arrivare a trattati commerciali che portino ad una crescita del commercio.
Il Doha Round non e’ altro che un lato della cosiddetta globalizzazione, ma non e’ questo il punto: il punto e’che negli ultimi 60 anni si e’ fatto moltissimo , sul piano giuridico, per garantire la libera circolazione di merci. Se pensiamo allo sviluppo della UE , che ha portato a Schengen e all’ Euro, allo sviluppo del WTO che ha creato, nel tempo, un’immensa quantita’ di trattati commerciali , possiamo dire che e’ dal periodo coloniale che nessuno fa cosi’ tanti sforzi costruttivi per mettere in circolazione le merci.
Il risultato di tutto questo e’ misurabile, nel senso che non solo e’ aumentata la quantita’ di merce scambiata, e’ aumentato anche il valore economico e specialmente e’ cambiata la quantita’: se oggi in Italia si mangiano Kiwi, e specialmente se l’italia e’ ai primi posti nella produzione del Kiwi, e’ dovuto al fatto che tutta una passata costruzione giuridica internazionale ha permesso e permette che un prodotto nuovo, il Kiwi, arrivi in Italia, e poi si scopra che in Italia cresce benone, e si inizi a produrre, potendolo poi vendere all’estero.
Cosi’, adesso facciamo un paragone tra due universi giuridici: quello che gestisce il movimento di beni e soldi, e l’universo giudirico che gestisce il movimento delle idee.  Ed e’ subito chiaro il dramma.

 

Se la tendenza del diritto occidentale, nell’ultimo mezzo secolo, e’ stata sicuramente quella di favorire il movimento di merci , persone e soldi, e tale tendenza si e’ estesa al mondo intero, e’ altrettanto vero che la tendenza del diritto occidentale (e oggi praticamente mondiale) riguardo alle idee e’ che esse siano sempre MENO autorizzate a muoversi.

Faccio un esempio, quello di Hannah e Barbera e Walt Disney. Walt Disney inventa Topolino circa nel 1928, cosa che ovviamente fa di Topolino una proprieta’ intellettuale della Disney. Tutto ci sta. Attorno al 1940, Hannah & Barbera iniziano a produrre fumetti e cartoni, i quali diventano enormemente popolari , come nel caso di Willie il Coyote , l’Orso Yogi, Tom & Jerry, eccetera.
Ora, visto dal punto di vista di oggi, Walt Disney fu un ingenuo. Se infatti avesse depositato “Topolino” usando il diritto in vigore oggi, Hannah e Barbera NON avrebbero potuto iniziare a lavorare. Perche’ se all’epoca si depositava semplicemente topolino, le attuali regole del permettono di depositare “animale antropomorfo per il divertimento di grandi e bambini”.
Ora, a noi i cartoni animati sembrano ovvi, ma se andate in tutta l’arte precedente, non troverete quasi mai animali antropomorfi usati per la pittura o per la scultura o in generale per l’ intrattenimento. Li troverete quasi esclusivamente nelle fiabe.(il gatto con gli stivali, i tre porcellini, etc)
Prendere un genere che di fatto esiste solo come fiaba, cioe’ su un media completamente diverso, e portarlo sull’animazione e’ stata un’idea geniale. L’unico precedente era stato il gatto Felix, che pero’ aveva un universo piu’ ristretto.
Torniamo al dunque: all’inizio del novecento, se c’era Felix si poteva creare Topolino. E se c’era topolino, con tutta una galassia di personaggi che lo circondavano, era comunque possibile creare Tom & Jerry. Rendiamoci conto di questo: c’e’ gia’ un cartone animato con un topo, c’e’ gia’ un cartone con un gatto, e si fa un cartone con un gatto ed un topo.
Oggi sarebbe ancora possibile? Solo con enormi sacrifici legali: ma il punto e’che un disegnatore che NON possa pagare i legali, semplicemente lascia perdere gatti e topi. 
Se nel mondo del commercio bisognasse temere tutte le possibili diatribe legali che deve temere chi inventa qualcosa di nuovo, il commercio mondiale sarebbe FERMO.
Nel mondo di oggi, cioe’, Hannah e Barbera NON inventano Tom & Jerry. Esiste gia’ un topo famoso con la testa rotonda e le grandi orecchie (1). Se oggi suggerite ad un’azienda di partorire un’idea simile a Topolino quanto lo e’ Jerry, o simile (anche caratterialmente) a Felix quanto lo e’ Tom, forse qualche grande multinazionale stracolma di uffici legali accettera’. Ma nessun piccolo operatore lo fara’, per paura di cause legali.

Quello che faranno sara’ guardare Tom & Jerry, durante una riunione, e un avvocato dira’: “il topo e’ troppo simile a Topolino, rischiamo la causa. Meglio comprare quarante secondi di Topolino a Disney e metterci quello, si rischia di meno. E cosi’, addio Tom e Jerry. L’avvocato dira’ ad Hannah e Barbera:  “Davvero, ragazzi, l’idea e’ ottima e il cartone spassoso. Ma quel topo…. tzk, tzk, tzk….

Come se non bastasse, la forza di tali norme e’ sempre piu’ estesa. Per garantire a Walt Disney il diritto di continuare ad usare Topolino, le leggi statunitensi hanno esteso il diritto d’autore a quasi un secolo. Ai trattati internazionali si e’ aggiunta la possibilita’ di brevettare non solo manufatti e invenzioni, ma persino IDEE.
E ancora, nel sistema americano si e’ introdotto il principio del “first to invent”, e non del “first to file”: significa che non fa testo il momento in cui avete ufficialmente depositato il brevetto come tale, fa testo il momento in cui avete effettivamente costruito la cosa brevettata.
Immaginate quindi cosa significhi fare l’ inventore negli USA: significa rischiare che, su 300 milioni di persone, qualche stronzo si sia costruito la stessa cosa in Garage, possa provarlo perche’ ha testimoni e fotografie (o un articolo su un giornale locale) e si presenti a chiedere soldi. Meglio il commercio: se qualcuno ti vuole fermare, e’ LUI che deve temere il tribunale. Non tu.
Se confrontiamo l’approccio riguardante il brevetto ed il copyright con quello usato nel commercio, scopriamo essenzialmente che l’occidente si muove su due direzioni completamente opposte: una gigantesca costruzione giuridica atta a garantire che le merci, i soldi e gli uomini possano muoversi liberamente, e dall’altro lato una gigantesca costruzione atta a garantire che le idee rimangano di proprieta’ dei loro inventori.
Se supponiamo che le legislazioni siano efficaci, e lo sono, che cosa dobbiamo aspettarci? Dobbiamo aspettarci una storia caratterizzata da una possibilita’ teorica di avere qualsiasi merce, qualsiasi cifra in denaro, qualsiasi persona  nel proprio salotto di casa,  e di farne un metodo di guadagno economico. E’ garantito praticamente in tutto il mondo il “diritto” di fare soldi commerciando merci, soldi, persone (servizi , forza lavoro, consulenza, eccetera) , ma non e’ garantito un diritto analogo di fare lo stesso business con le idee o le invenzioni.
Si tratta di un paradosso che incontro spesso nella mia esistenza di consulente. A Gennaio di quest’anno vengo chiamato a Roma per una consulenza (in questo caso, problem solving: mi chiamo Wolfstep, risolvo problemi) presso un operatore di telefonia italiano. Entro nei loro sistemi, ne osservo il progetto e le problematiche, risolvo il problema e me ne torno in Germania.
Tornando in Germania, mi metto a lavorare anche sui sistemi di una multinazionale che, in Italia, e’ DIRETTA CONCORRENTE di quella italiana.
In teoria, ho firmato (la mia societa’ per me) degli NDA per ENTRAMBE le societa’. Non posso fornire a B le tecnologie e le consulenze che ho fornito ad A, e viceversa. Anzi, secondo l’azienda di telefonia A , le conoscenze NON devono lasciare l’italia. Dunque non mi hanno permesso di portare il mio PC portatile nella loro azienda, tantomeno di attaccarlo alla rete.
Anche l’azienda B fa lo stesso, al punto che devo usare i LORO computer (mi danno un portatile loro) , dentro un loro dominio, e l’mministratore di dominio ogni tanto ficca il naso sui file e nella mia posta (devo usare la loro).
Tuttavia , l’accordo di Schengen mi permette di girare per l’ Europa, ed essenzialmente posso portare bagagli 9cioe’ merce) e me stesso in Germania. Lo dice Schengen. Se l’azienda di telefonia A dovesse tentare di vietarmi di lasciare il paese, LORO dovrebbero temere i miei avvocati: non possono. Tuttavia, possono vietarmi di portare vie le idee.
Allora, se adesso incontrassi lo stesso problema QUI in Germania, e lo risolvessi facilmente perche’ l’ho gia’ visto , che cosa dovrei fare?
AVREI DOVUTO LASCIARE IL CERVELLO IN ITALIA?
Questo paradosso e’ molto chiaro nel mio caso, perche’ le “invenzioni”, il “copyright” sono esattamente la stessa merce che risiede nel mio cervello, coperte dalle leggi sul brevetto e sul copyright, cioe’ LIMITATE, ma contemporaneamente il mio cervello e la mia “inventiva” , sotto il nome di consulenza, sono l’ OGGETTO di una liberalizzazione mai vista nella storia, detta Schengen: persone (io), soldi (la mia tariffa), idee (la consulenza) , le mie competenze o consulenze (di fatto segreti industriali osservati di persona) , sono decisamente indicati dal trattato di Schengen come qualcosa  CHE PUO’ CIRCOLARE.

Se vediamo la mia professione di “consulente” come {persona,lavoro,soluzioni} , un gigantesco impianto giuridico dice che posso circolare liberamente. Se prendiamo la mia professione di “consulente” e la vediamo come {conoscenze, esperienza ,inventiva}, il mio cervello (il suo contenuto) non dovrebbe muoversi da alcuni edifici, e dovrei avere un’amnesia totale ogni volta che cambio cliente.

Questa evidente schizofrenia giuridica probabilmente mi sara’ spiegata nei dettagli da qualche raffinato giurista. Sebbene nel mondo giuridico questo sia coerente e logico, non e’ affatto ne’ coerente ne’ logico in quello reale. Le idee stanno in un cervello, e se non blocco il cervello non blocco le idee.  La mia “seniority”, che impatta sul mio costo giornaliero per circa il 90%, non e’ altro che una sconfinata (wow!) fila di problemi che ho risolto in passato. Presso sistemi proprietari, che costituiscono l’unicita’ delle infrastrutture aziendali dei clienti. Di conseguenza, la mia “seniority” non e’ altro che una sfilza di esperienze dei segreti industriali altrui. 
Se al mio cliente tedesco succedesse lo stesso problema che ha avuto il cliente italiano, io saprei risolverlo. Anzi, forse lo riconoscerei prima di altri colleghi. Ma questo significa che sto usando l’esperienza di un segreto industriale di A a beneficio di B. Cosi’, questo sarebbe contro lo spirito di un NDA, (non disclosure agreement) che ho firmato (la mia azienda per me). Pero’, siccome questa esperienza mi ha “formato”, sara’ possibile dire che io non vendo il segreto industriale che ho visto dentro la rete di A, bensi’ la mia expertise, tuttavia e’ solo una foglia di fico perche’ la mia “expertise” nasce dalla conoscenza di segreti industriali.
Questo e’ il paradosso occidentale, che non e’ un male in quanto paradosso, bensi’ in quanto semplice disastro logico: dal momento che l’informazione e’ informazione, e l’entropia dell’informazione rimane quella che agli avvocati piaccia o meno, la “cosa” che si sposta per tutta europa e’ la “cosa” che in teoria NON dovrebbe uscire da un edificio, solo che DEVE FARLO IN MANIERA OFFUSCATA. E i disastri logici presentano sempre il conto. Per esempio, l’inaridimento dell’inventiva occidentale.
Posso cioe’ usare le conoscenze acquisite nell’operatore A, a patto che non si riconscano chiaramente come segreti industriali di A; anche se vedendo lo stesso problema (dovuto all’uso di una particolare tecnologia ancora pionieristica) dovessi risolverlo, non potrei dire che si tratti di una soluzione di A. Le idee sono ferme.
Se nel campo della consulenza il problema si risolve dicendo che io possiedo la “soluzione” al problema ma non la tecnologia che soffre il problema, (si trattengano dunque i giuristi, ho gia’ chiesto all’ufficio legale), possiamo evidenziare quanto debole sia questo escamotage muovendolo in una direzione diversa: il design.
Se io fossi un designer , diciamo di borsette. Anzi, no. Diciamo un tizio come che so io Giugiaro, che non produce carrozzerie ma fa consulenze per disegnare carrozzerie di auto. Supponiamo che l’azienda A mi chiami perche’ il suo prodotto ha qualcosa che non piace. Io arriverei, e correggerei il prodotto (diciamo uno spigolo orribile)  rendendolo piu’ “stiloso”. A questo punto mi chiama l’azienda B, che mi dice “il mio prodotto ha dei problemi di design”, e ha esattamente lo stesso orribile spigolo di quell’altro. Cosi’, curvo lo spigolo in maniera analoga, perche’ so che mettendoci una curva funziona.
Sebbene io-ipotetico-designer abbia fatto cose assolutamente analoghe a quelle di io-consulente, in questo caso verrei citato a giudizio, e probabilmente salassato. E se anche non succedesse, dovrei comunque consultare un ufficio legale prima di agire: l’ho fatto anche nel mondo delle telco, MA SE FOSSI UN FREELANCE, non avrei avuto accesso (non a costo ragionevole) a specialisti del livello giusto. Morale? Avrei evitato la consulenza, oppure avrei dovuto alzare il prezzo.
Il punto pero’ non e’ fare la cosa, ma la DIFFICOLTA’ con cui bisogna fare la cosa. Quando la mia azienda ha preso l’incarico per il mio progetto, NON ha dovuto chiedere ad avvocati se fosse saggio spostarmi a zonzo per l’ Europa. Schengen e’ molto chiara, se qualcuno mi ferma alla dogana e’ LUI che deve rispondere. Nessuno mi chiede un adempimento se compro qualcosa qui: c’e’ l’ Euro. Non devo cambiare nulla.  Nessuno mi chiede un permesso perche’ sono italiano ma entro in un’azienda tedesca.
Ma devo chiedere un parere se voglio applicare delle idee. QUESTO e’ il tremendo gap, ovvero la differenza tra la facilita’ IMMENSA che si e’ costruita nel commercio, e l’incredibile sproporzione tra gli ostacoli incontrati dalle idee in movimento e quelli incontrati dalla merce in movimento.
Non e’ proibito far circolare idee, ci mancherebbe. E’ solo IMMENSAMENTE piu’ complesso di quanto non sia far girare merce. Il Kiwi e’ arrivato in Italia , si e’ diffuso e viene prodotto e venduto. Ma se insieme al kiwi vogliamo metterci il nome dell’azienda, diciamo “Kiwita, la frutta che ti avvita”, COL CAZZO che e’ cosi’ facile.

Vendere vino e’ piu’ facile che vendere l’etichetta sulla sua bottiglia.  Se voglio vendere vino italiano qui, mi dicono “OK, c’e’ Schengen”. Se voglio chiamarlo “Lambrusco” devo CHIEDERE UN PERMESSO ad un consorzio. Il prodotto passa la frontiera. Il suo NOME no.

In questa situazione, intravvedere il futuro dell’occidente e’ molto semplice: un posto pieno di merce, soldi, persone. Ma completamente privo di idee, se non le idee di quei pochi che hanno uno studio legale, e quindi possono permettersi di averne.
E quindi preparatevi, perche’ ad Hollywood hanno appena finito con le saghe epiche della letteratura e stanno divorando i fumetti. Poi rimarra’ il porno. Ma non si illudano, perche’ anche la fica ha il suo copyright. E ho detto tutto.
E no, l’opensource non e’ una soluzione. Per una semplice ragione: esso e’ un’ idea, ma non contiene idee. Linux non ha introdotto alcuna novita’ tecnologica. Niente che non si fosse gia’ visto prima. Unix esisteva gia’. Firefox era un browser, quando i browser esistevano gia’. E cosi’ via. Vedo qualche sprazzo di creativita’ concettuale in progetti come CouchDB, ma neanche poi tanta.
Quello che occorre e’ capire che le idee stanno dentro le persone, e se permetti ad uno di Disney di andare a lavorare per la concorrenza, allora non puoi tenere il suo cervello dentro l’azienda. E quindi nemmeno le sue idee. E non perche’ sia impossibile: perche’ alla lunga esaurirai le idee.
E Topolino non potrai brevettarlo per 1500 anni.
Uriel
(1) Invenzione Disney. Nella realta’ i topi le orecchie le hanno PICCOLE:

La scelta di Disney di fare topo con orecchie enormi e’ scorretta:
quello con orecchie enormi non sarebbe Topolino, ma Gambadilegno,
come si vede  le orecchie della gatta, rispetto al cranio,
sono molto piu’ grandi rispetto alla proporzione del topo.
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