Le ferie della ragione.

Prima che Network Solutions crashasse mi proponevo di scrivere un post, che scrivo ora. Riguarda una notizia apparsa sul corriere della sera, ovvero la notizia secondo cui gli italiani (specialmente al sud e nelle isole)  fanno dei debiti per andare in vacanza in posti esotici.  Subito parte la vulgata secondo cui sarebbe “tutta colpa delle banche”, o sul fatto che le banche “fanno un’altra bolla speculativa”. Le cose non stanno proprio cosi’.

Innanzitutto, occorre fare chiarezza su una cosa: quando una famiglia accende un prestito per andare in vacanza, fa un atto nominale molto chiaro che e’ possibile misurare. E’ possibile cioe’ contare quante famiglie comprano un viaggio mediante un finanziamento offerto loro dalle agenzie, o quante mettano il viaggio come causale nella richiesta di finanziamento.
E le aziende, cioe’ i piccoli commercianti, i piccoli artigiani, eccetera? Con quelle e’ piu’ difficile: questi personaggi usano il fatturato come garanzia per la banca, ottenendo cosi’ prestiti. Normalmente in Italia la parola “fido” significa che l’azienda e’ in perdita e lavora con un conto in banca che oscilla tra zero e una cifra negativa. La stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori, delle PIVA, dei singoli negozianti & co lavora in questo modo.
Cosi’, e’ assai difficile capire se un tizio che ha un negozio sia usando il credito bancario per fare la stessa cosa. Si tratta essenzialmente della stessa operazione, dal momento che si prendono soldi in prestito dalla banca per farsi le ferie. Tuttavia nel caso delle famiglie la cosa e’ visibile perche’ e’ un’operazione nominale, mentre nel caso delle piccole aziende la cosa non si vede perche’ si perde nel computo del girocassa dell’azienda stessa.
Insomma  dire che siano le famiglie a fare questo puo’ essere fuorviante: in generale quasi tutti i piccoli imprenditori lavorano di fido, il che significa che il loro stile di vita viene da una cifra negativa che e’ il loro conto in banca. Poi, come nel caso della binding energy  per la fusione , per far tornare i conti i segni cambiano,  ma un debito rimane sempre un debito, anche se sull’estratto conto a partita doppia diventa un numero positivo nella colonna sbagliata.
Quindi la diceria in se’ e’ scorretta: nonostante questo fenomeno, le famiglie italiane sono MOLTO piu’ solvibili delle aziende. Questo non significa che il fenomeno di cui sopra vada minimizzato, e’ solo che il problema non e’ il debito in se’, (che nonostante tutto si sposa con un indebitamento delle famiglie piuttosto basso, tra i piu’ bassi del mondo occidentale), ma il perche’.
Vediamola dal lato delle banche: le famiglie italiane sono MOLTO piu’ solvibili delle aziende. Se una famiglia e’ fatta di onesti lavoratori che versano lo stipendio sul conto, la banca sa della regolarita’ delle entrate, e del loro ammontare. Una volta prestati i soldi, per cifre come 10.000 euro il rientro e’ quasi certo. Lo stesso non si puo’ dire di un piccolo negoziante o di un piccolo artigiano.
Cosi’, le banche NON stanno sbagliando. Prestare soldi a qualcuno che li restituira’ e’ esattamente il loro lavoro. Certo, le banche faticano a dare soldi alle aziende: considerando che i soldi finirebbero all’ 80% a finanziare lo stile di vita del titolare e pochissimo in investimenti, il che significa che il prestito CREA RISCHIO. Con i piccoli imprenditori italiani , le banche fanno bene a stare strette.
Tuttavia, vista la situazione delle famiglie italiane, offrire loro un prestito sino a 10.000 euro e’ esattamente il lavoro che una banca deve fare: se la famiglia e’ solvibile, la banca fa un credito di buona qualita’, che e’ esattamente il loro mestiere fare.
Chi falla e’ la famiglia. Perche’ falla?
Falla perche’ con 10.000 euro ci sono molte cose che si possono fare in termini di investimento.
Anni fa ho coibentato il tetto di casa mia, la casa in Italia. Non ho chiesto un prestito, fortunatamente, ma il risultato e’ , sulla spesa per riscaldarla, del 7% annuo di risparmio RISPETTO ALL’ INVESTIMENTO INIZIALE. Significa che ho speso 10.000 per rifare il tetto E ogni anno grazie a questo spendo 700 euro in meno.  Nel senso che si risparmia, rispetto a prima, circa 700 euro. Ma questo risparmio e’ garantito da una legge fisica: finche’ il tetto respinge il calore, il risultato fisico sara’ quello: non c’e’ crisi , non c’e’ speculazione, non c’e’ nessun evento finanziario che possa cambiare il comportamento termico di casa mia.
Questo e’ uno. Rifare l’impianto elettrico con uno piu’ efficiente, con luci a led, con cavi migliori e una logica migliore , per esempio, porta a risparmiare a sua volta. Ma con 10.000 euro si possono installare pannelli termici per l’acqua, hai voglia! Si puo’ convertire a metano il motore dell’auto. Si possono comprare infissi migliori, si puo’ coibentare meglio la casa, si puo’ cambiare il riscaldamento domestico con uno piu’ efficiente.
Quindi il vero punto e’ questo: le famiglie italiane non sono abituate all’idea che chiedere soldi ad una banca si puo’ anche fare, ma sarebbe meglio investirli bene. Il mio tetto rende il 7% della spesa iniziale ogni anno. E’ vero che sul credito al consumo gli interessi sono piu’ alti, ma in generale un investimento che renda il 7% annuo con la certezza di una legge della termodinamica non c’e’.
Le famiglie italiane, cioe’, almeno quelle che fanno debiti per andare in vacanza, non hanno percepito l’idea di essere dei veri e propri enti economici a tutti gli effetti, enti che devono pianificare investimenti, spese, rientri, e tutto quanto, proprio come un’azienda. Il fatto di non avere rischio di impresa li fa stare rilassati, tranquilli, come se comunque ci sara’ sempre un altro 27 del mese, e quindi perche’ pensare? Dopotutto quest’anno va cosi’, e l’anno prossimo pure. Al massimo arriva qualche disgrazia.
L’idea di investire nelle proprieta’ di famiglia non li sfiora: gente che fa ore di coda ogni giorno potrebbe chiedere un prestito per integrare l’acquisto dell’auto e comprare invece un’auto ibrida. O per convertire a metano l’auto stessa.
Tutto questo non sembra essere nelle priorita’ di queste famiglie: le famiglie italiane hanno, con la crisi, re-imparato a spendere ma
NON HANNO IMPARATO AD INVESTIRE.
Se consideriamo una famiglia come un’impresa che dura almeno 20 anni (diciamo una pianificazione media, ci saranno poi i divorzi e il resto) , e’ possibile una media di investimenti sull’infrastruttura familiare nei primi dieci anni, a ritmi di tre anni, del tipo “coibentazione, riscaldamento efficiente, impianto elettrico ottimizzato, impianto a metano sull’auto”, che produca una rendita fissa in termini di risparmio.
Una volta fatto questo, nei dieci anni successivi si risparmieranno dei bei soldini, coi quali le vacanze ci escono eccome. Ma il punto e’ che bisogna ragionare cosi’, cioe’ IN TERMINI DI INVESTIMENTO.
Occorre cioe’ pensare alla famiglia come ad un’impresa che migliora l’infrastruttura e si dota di cio’ che serve a risparmiare. Per esempio, un grosso freezer permette un ulteriore risparmio, perche’ permette di usufruire di ogni singola offerta-sconto quando esce. Con un frigorifero piccolo non si puo’ approfittare davvero di qualcosa in maniera massiva. E’ difficile far davvero scorta di qualche genere alimentare per mesi.
Le famiglie italiane questo non lo fanno: hanno reagito alla crisi facendo di necessita’ virtu’ e stanno spendendo meglio quando comprano cose (eccetto le vacanze, probabilmente: che bisogno abbia uno che abita in Sicilia di fare un prestito per andare a Sharm el Sheik lo sa solo lui!) , ma non stanno investendo,nel senso che non ragionano in termini di investimento e di rendita.
Per esempio, se fossimo un’azienda e quello fosse un investimento con un rientro in soldi anziche’ un semplice risparmio,  il ROI del mio tetto quale sarebbe, spannometricamente?

(dico spannometricamente perche’ per rientri nel tempo bisognerebbe fare un conto piu’ complesso, ma questo conticino puo’ servire a capire. Dovremmo usare un CAGR se volessimo andare a fondo, dovremmo considerare il brak even ed NPV, ma per il  genere di valutazioni che andiamo a fare si puo’ “appiattire” il tempo…. e poi scrivere su un blog NON e’ un lavoro)

Bene, io ho speso circa 10.000 euro. Mi rende circa 700 euro/anno in risparmi. Un tetto con tegole speciali e tutto quanto ci ho messo dura circa 30 anni. Allora, il ROI in 30 anni e’ di
ROI = ((21.000-10.000)/10.000)*100 = 110%.
Non altissimo, indubbiamente: significa che al netto (cioe’ dopo aver ammortizzato il tetto) mi restano 1.1 euro per ogni euro speso. In pratica, fra 30 anni oltre ad essersi pagato il tetto mi avra’ reso altri 11000 euro.
Ora, supponiamo che io avessi fatto il tetto pagando i 10.000 euro in cinque anni. Con un tasso del 17% (tipico del credito al consumo), avrei finito col pagare  14.911,55 in rate mensili. Rifacciamo il conticino per il tetto:
ROI= ((21000-14911.55)/14911.55)*100 = 40,8%
Chiaramente, l’investimento e’ peggiorato per via del tasso vampiresco tipico del credito al consumo. Tuttavia, alla fine dell’investimento, ogni euro di spesa e’ stato pagato, ogni euro alla banca e’ stato reso, e per ogni euro speso mi rimangono ancora 40 centesimi. Dopo essersi pagato, il tetto mi rende ancora
Morale: chiedere investimenti ad una banca per cose che fanno risparmiare soldi puo’ essere conveniente.
Chiaramente non tantissimo, ma e’ un modo conveniente di pensare.
E’ possibile rifare lo stesso conticino con ogni investimento, dalla macchina a metano all’impianto elettrico al nuovo riscaldamento ai pannelli solari a qualsiasi altra cosa di cui si conoscano la durata ed il risparmio prodotto.
Andiamo a vedere un mutuo casa: supponiamo per ipotesi che la rata sia identica ad un affitto. Abbiamo trovato un mutuo al 4% per 200000 euro, e alla fine dei 20 anni abbiamo pagato 291000 euro circa. Se supponiamo che un affitto sarebbe costato quanto la rata, possiamo scrivere qualcosa come, nei primi 20 anni:
ROI= 0%
Se proviamo a vedere cosa succede in 30 anni, va un pochino meglio:
ROI=50%.
In pratica, cioe’, se fate un mutuo a 20 anni per veder tornare un rientro decente dovrete viverci dentro almeno per 30. Se ci limitiamo a 25 anni, infatti, il ROI e’ del 25%. Poca roba: ogni euro speso vi ha reso 25 centesimi circa, in 25 anni. Se considerate che la banca ne ha guadagnati molti di piu’ nei primi 20 anni, in pratica il  mutuo e’ ciccia solo per banche , almeno i primi 20 anni. Un’esplosione immobiliare “prosciuga” il sistema finanziario per questa ragione, e ci vogliono 25-30 anni per riprendersi da quella mostruosa quantita’ di soldi erogata a ROI  nullo. In termini di microeconomia sembra conveniente a 30 anni e lo e’, in termini macroeconomici un boom dell’immobiliare basato sui mutui spacca l’economia per 20 anni.
Ma rientriamo dalla parentesi.
Il punto e’ che le famiglie questo conto non lo sanno piu’ fare, neanche spannometrico ed inesatto come l’ho fatto io. Non pensano a pianificarsi come se fossero aziende. Adesso torniamo alle nostre famiglie che chiedono i soldi alla banca. Supponiamo che chiedano 3 investimenti, a rientro in 36 mesi ciascuno, pari a quello delle vacanze, circa 10.000 euro. Allora abbiamo coibentazione, impianto di riscaldamento,  impianto elettrico nuovo. Se supponiamo una durata ventennale di tutti e tre gli investimenti, e supponiamo di finire il periodo di investimenti dopo 10 anni (3 volte 36 mesi) , il risultato e’ che nei 10 anni successivi ci si gode un rientro che e’ MOLTO impattante sulle finanze familiari, si fanno dieci anni di rate, per passarne altri dieci di maggiore stabilita’ economica.
Mi si dira’ allora che non possiamo pretendere che la famiglia ragioni cosi’. (1) Mi si dira’ che non possiamo pretendere che chi manda avanti le famiglie ragioni come il manager di un’azienda(2). Ma allora mi si sta dicendo che le famiglie sono per forza di cose delle piccole aziende mal gestite. LA domanda sorge spontanea:
COME PENSATE DI ARRICCHIRE?
Cioe’, cagate la minchia allo stato ogni cinque minuti perche’ il reddito delle famiglie cala, perche’ il ceto medio e’ morto, perche’ la gente si impoverisce, e contemporaneamente date per scontato che le famiglie siano aziende mal gestite. Scusatemi, ma se voi foste aziende sareste in fallimento. Sareste POVERI. Perche’ mai come famiglie dovreste invece migliorare la vostra situazione economica?
Se ci fossero milioni di aziende gestite come sono gestite le famiglie, cioe’ con la capacita’ di spendere bene ma NON la capacita’ di investire e di calcolare un ROI, il risultato sarebbe che avremmo milioni di aziende che vanno sempre peggio e diventano sempre piu’ povere. Adesso prendiamo queste piccole realta’ e le chiamiamo “famiglie”, e ci aspettiamo che arricchiscano. E’ LOGICO?

Perche’ mai un’impresa a conduzione familiare dovrebbe andare bene nelle stesse condizioni nelle quali una famiglia va male, e viceversa? Perche’ una famiglia dovrebbe “andare bene” nelle condizioni in cui un’azienda a conduzione familiare andrebbe MALE?

Questo e’ il punto: il “bobolo” non arricchira’ mai, il ceto medio non arricchira’ mai, non ci sara’ mai ricchezza diffusa, sino a quando le famiglie non impareranno qualche base di pianificazione finanziaria, e non si decideranno ad applicarla.
Potete lamentarvi col governo, con chi vi pare. Ma se gestite il bilancio familiare, in una prospettiva di 20-30 anni di gestione patrimoniale familiare, senza una pianificazione finanziaria decente, il vostro destino e’ la poverta’, mitigata soltanto dal continuo arrivo di un eventuale stipendio. Il che significa che non appena introduciamo un fattore di rischio, cioe’ un’economia dinamica nella quale si devono cambiare 2-3 aziende nel corso della vita, e magari ci si becca qualche anno a spasso, non ce la fate piu’.
Quindi ricordate una cosa: quando vi dicono che le famiglie non arrivano a fine mese, qualche volta e’ colpa del governo.
Qualche volta, invece, no.
Uriel
(1) Non e’ vero. Mia nonna non sa dire una cosa come “Return of Investment”, ma fa ESATTAMENTE quel conto , per quanto spannometrico, quando valuta come spendere i soldi.
(2) Falso anche questo, un tempo esistevano scuole femminili ove si studiava come fare il bilancio domestico. Posso opinare il fatto che fossero quasi esclusivamente femminili, ma non il fatto che in ultima analisi e’ possibile una forma di istruzione che spieghi alcuni concetti basilari.
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