La notte inutile.

Mi hanno chiesto , sia sui commenti, un commento sulla storia della delibera di Agcom e del fatto che Agcom potra’ chiedere (ormai non piu’, leggo) la censura di siti che propagano contenuti illegali o coperti da copyright. Si tratta di un problema che onestamente mi lascia molto sereno, per diverse ragioni.
Ho gia’ spiegato in passato la mia opinione circa la pirateria informatica: se nel 2011 ti ostini a vendere un disco di plastica di 12CM di diametro come unico media per ascoltare musica, ovviamente i nuovi media ti sorpasseranno. Sinche’ l’industria discografica avra’ in mente il “disco”, probabilmente continuera’ a crollare. Non c’e’ piu’ bisogno di costringere un cantante a scrivere 12-13 canzoni solo perche’ devi lanciare il “disco”: il cantante produce e mette in vendita , fine.

Del resto, ad un certo punto arriva Apple e crea un negozio online, e sbanca tutti. Che cosa significa quando tu hai una macelleria, ad un certo punto il fiorista si mette a vendere bistecche e ne vende piu’ di te? Che stai facendo MALE il tuo lavoro. Fine. E’ semplice.
Le case editrici stanno crollando perche’ sono obsolete, sono ossessionate ancora dal “disco”, sono ossessionate dal “concerto”, dal “tour” e da tutte le cose che andavano di moda negli anni 70, momento di loro massima espansione. Poi sono arrivati i nuovi media, e semplicemente loro non ci sono salite.
La prova e’ che quando arrivano vie legali per avere musica, esse funzionano. Il mercato legale copre effettivamente quello pirata, nella misura in cui usa bene il media. Ovvero, quando si tratta di professionisti che fanno bene il proprio lavoro.
Del resto, quando CBS ha acquisito Last.fm ha portato le entrate da 5 milioni di sterline a 7 milioni di sterline, col risultato che oggi Last.fm puo’ andare in pareggio entro uno-due anni: a volerlo fare, il contenuto online si fa.
Lo stesso dicasi dei film: esperienze come Netflix mostrano abbastanza chiaramente che se fai contenuti come si deve, e li rendi disponibili come si deve, alla fine la pirateria non ti inficia piu’ di tanto e ci fai anche dei soldi.
Il punto mai compreso dai discografici e’ che se una persona ha su un disco rigido 105 GB di musica (come me), probabilmente ha circa 40 anni e va indietro di qualcosa come 20 anni. Se io entro in un negozio, non ci trovo musica di 20 anni fa. Ma a volte mi piace ascoltare, che so io, Hell Awaits degli Slayer. A quel punto, la devo scaricare. Qualcuno mi offre la possibilita’ di comprare l’album, ad un prezzo adeguato per un album di 20 anni fa?
No, la risposta delle case e’ che, vecchia di 20 anni o meno, ha sempre lo stesso valore. Il che e’ contrario a qualsiasi idea di ciclo commerciale. Anche perche’ se un brano e’ nuovo ha valore perche’ nuovo, e se e’ vecchio ha valore perche’ “classico”.
Cosa succede quando si cerca di imporre una regola che va in conflitto con una semplice evidenza? Succede che , come diceva il buon imperatore Adriano, si ottiene una massiva disobbedienza impossibile da risolvere perche’ non ci sono le risorse per controllare tutti ogni minuto.

Se le case avessero perso il 10% del tempo che hanno speso a chiedersi come impedirmi di scaricare Hell Awaits a chiedersi come vendermelo, probabilmente non ci sarebbe nessun fenomeno della pirateria.

E chi si e’ chiesto come vendere quel contenuto, effettivamente, oggi sta facendo affari. Ma stiamo parlando di Apple e di Netflix, non di gente che di mestiere faceva la casa produttrice. Che cosa significa quando tu hai una macelleria, ad un certo punto il fiorista si mette a vendere bistecche e ne vende piu’ di te? Che stai facendo MALE il tuo lavoro. Fine. E’ semplice.
Se all’estero qualcuno ha capito l’antifona e sta facendo qualcosa (anche in Italia Telecom ci prova coi suoi cubi, ma all’italiano piace la merda della TV generalista su etere, quindi non compra qualcosa di buono se puo’ avere merda gratis) , la situazione rimane quella che definirei “hardening of the arctaries”, arteriosclerosi e senilita’. Si ragiona ancora in termini di “videocassetta” (le fanno ancora?) , di DVD (altro bel discone di plastica da 12Cm. MA ce l’hanno col disco?) , di DRM , di “botteghino” e di distribuzione materiale.
E’ ovvio che chiunque voglia avere una discreta filmoteca in casa non possa farlo a queste condizioni. Non ha alcun senso. In Italia per esempio uso un vecchio portatile con mediabuntu , attaccato alla wifi di casa, in modo da poter vedere quel che mi pare, ascoltare radio su shoutcast , eccetera. La mia funzionalita’ di videoteca e’ offerta da un bel discone esterno pieno di film, ma il punto e’ che non ne avrei bisogno se qualcuno avesse messo online un grosso repository di film cui fare un abbonamento. Considerando che lo spazio non basta mai e quanto spendo di DVD per fare i backup e liberare spazio, un abbonamento ci uscirebbe anche.(1)
Ma questo non succede. Non succede sempre per gli stessi motivi:
Arteriosclerosi e senilita’.
Si tratta cioe’ dello stesso problema: in Italia la generazione morente perche’ obsoleta, in qualsiasi settore, non si limita a rinnovarsi o scomparire. Al contrario, si rivolge allo stato per vietare alla nuova concorrenza di nascere.
Vedere BlockBuster che muore senza veder nascere una cosa come Netflix al suo posto mi ha veramente disgustato. Sei la piu’ grande catena di distribuzione del pianeta. Vedi che la gente non ti affitta piu’ i video. Sai che li guardano sul monitor di un computer o con un semplice lettore DIVX. Ma bene. E allora cosa aspetti a piazzare una cazzo di porta USB nel tuo distributore, magari cercando un partner industriale che abbia una rete e un sistema di autenticazione?
Idem per la musica. Perche’ solo in pochissimi negozi posso presentarmi con il mio lettore USB e comprare la musica e andarmene col brano sul mio lettore?  Mah. Devono vendermi “il disco”, ” l’ellepi”, perche’ per qualche misteriosa ragione ci sarebbe “valore aggiunto” in un pezzo di plastica che gira, nel quale la musica viene registrata in digitale, ovvero esattamente come io vorrei comprare la musica per il mio lettore: un PCM a 44Khz , stereo.
Cosi’, anziche’ sforzarsi di fare qualcosa di nuovo si sforzano semplicemente di mantenere l’esistente. Ho nel mio cellulare una memoria da 16GB grande quanto un’unghia, e devo comprare 700MB di dati audio su un disco da 12Cm di diametro. Perche’? Perche’ 12Cm sono valore aggiunto. (e poi dicono che le dimensioni non contano).
A tutto questo si e’ unito il business dei grandi distributori (che crescevano mentre in Italia si dormiva) come Amazon &co, e si e’unito il problema degli e-book. Risultato: tutti quelli che hanno ancora la vecchia obsoleta catena di distribuzione basata sui diritti d’autore sulla copia fisica si stanno cagando sotto.
La mia sensazione particolare e’ quella di paura. Hanno paura.  Ma questi signori dimenticano una cosa che sa ogni commerciante. Quando un cliente e’ perso, e’ perso. Un cliente che non vuole entrare nel tuo negozio di dischi non ci entrera’ se tu gli proibisci di scaricare musica da internet.
Per decenni la pirateria musicale consisteva in “ti copio la cassetta” o “ti metto il disco su cassetta”. Il successo dei DAT fu stoppato , come successori della cassetta, proprio perche’ sarebbero stati delle cassette cosi’ capienti e digitali  da non perdere qualita’ nella copia. (i nastri DAT finirono con l’essere usati nel mondo dell’informatica).
Che cosa ci vuole, oggi , a copiare un CD , oa  registrarlo e poi darlo agli amici? Esistendo i social network, anche fermando uno-due-dieci siti che ospitano tracker torrent o emule, cosa fermerebbe l’utente?
Adesso penserete che io sia quindi contro la delibera originale, che era quella che permetteva ad Agcom di chiudere siti e i blog con contenuti protetti. Invece no, io avrei voluto che passasse.
Prendete per esempio questo post. Ci ho messo due canzoni. Probabilmente e’ vietato (e cosa non lo e’?) per cui Agcom poteva chiudermelo. Ok. Bene. Ma se le leggi fossero cosi’ io non ci avrei messo gli Slayer. E’ semplice.
Avrei fatto cosi’:
Si tratta di un artista olandese , Martijn van Dooren, il quale ha messo online i suoi brani per farsi conoscere. Non ha ancora un contratto con alcuna casa, e quindi non commetto alcun reato nel mettere online il brano, cosa che lui apprezza.
Perche’ e’ importante? Andate indietro alla storia di Linux, per fare un esempio: inizialmente Torvalds voleva uno unix che fosse abbastanza unix da potersi esercitare a scuola, e che non costasse un botto. Se avesse semplicemente piratato uno unix del periodo , per dire, Linux non sarebbe nato.
Esiste, cioe’, un altro effetto collaterale nel rendere troppo costosi dei contenuti, ed esiste un altro effetto collaterale nel renderli inaccessibili: oltre alla pirateria, c’e’ l’emergere di nuovi contenuti a fruizione libera.
Ci stavo pensando in riferimento a Cibo. Finito il suo ciclo commerciale, Cibo e’ oggi gratis. Ora, se una persona vuole aggiungere un e-book al suo sito, puo’ aggiungere Evangelisti e beccarsi Mondadori che lo fa chiudere (o Agcom, se fosse passata la legge), oppure puo’ decidere di dormire tranquillo e pubblicare Cibo.
Mi sarebbe piaciuto che la delibera di Agcom fosse passata proprio per questo. I blog che mettono online musica non avrebbero smesso di farlo: avrebbero cercato musica pubblicabile. I blog che mettono online e-book e e-comix non avrebbero smesso di farlo; avrebbero semplicemente scelto autori nascenti e liberi.
Cosi’, lottare contro la delibera di Agcom secondo me e’ stato giusto ma controproducente: da un lato la legge era un assurdo, dall’altro pero’ la sua applicazione stupida avrebbe distrutto completamente l’industria attuale a favore degli emergenti.
Personalmente, tendo a misurare piu’ i risultati che gli intenti o i principi. PEr me una cosa funziona o meno. La legge di Agcom era infame, ma avrebbe fatto scomparire da internet , cioe’ dai nuovi media, la musica che questi signori invece vogliono lanciare. Se pensate che le radio (che l’utente non paga di certo: ommioddio, pirateria! pirateria! ) sono il meccanismo ancora prevalente per far diffondere musica e per promuoverla, con una legge come quella di Agcom si sarebbe semplicemente limitata la promozione degli artisti mainstream su internet, che invece sarebbe stata occupata da artisti meno vessatori.
In pratica, con la delibera originale di Agcom le case discografiche si tagliavano fuori dal mondo dei social network , mentre chi sui social network vuole pubblicare contenuti avrebbe cercato tra quelli gratuiti o con licenze permissive.
Ora, se il mio avversario vuole togliersi dalle palle con le sue mani, perche’ io dovrei impedirglielo?
Per i principi? Uhm…. i principi sono belli, ma vedere il dietrofront delle case dopo 5 anni , che ti pregano di condividere il nuovo EP del loro cantante sul tuo blog per farlo conoscere, e tu che gli rispondi “MA E’ ILLEGALE!” , valeva forse la pena di chiudere un occhio sui principi.

Il punto, cioe’, e’ che per i cantanti promossi dalle case editrici,  nel 2011 essere sui blog o sui social network e’ come essere alla  radio negli anni ’70. Se quelli fanno una legge che vieta ai loro stessi artisti di esserci, si suicidano. Perche’ fermare gente del genere? E’ come se negli anni ’70 avessero vietato alle radio di trasmettere i loro cantanti gratis. Aha. Avrebbero perso LORO un canale di promozione.

Adesso non vogliono essere sui social network? Bene, lasciateglielo fare, e salutiamoli mentre si suicidano….

Uriel
(1) Si, la banda e blablabla. Aha. A me funziona. In Italia. Con Tiscali. E sono a 1.7 km dalla centralina. In montagna. Ho semplicemente speso due soldi in un buon router con IOS, abilitabile alle estensioni TCP  ecn, ho cambiato la MTU con un multiplo ragionevolmente piccolo di 48Bytes (visto che usiamo ATM sarebbe carino sapere quanto cuba il payload di una cella) e rifiuto di far girare quella merda di Windows sui miei computer di casa. Funziona.
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