Imprenditauri.

Uno dei nodi cruciali di questa crisi e’ il mantra “crescete troppo poco”. Il che e’ giusto, ma quando si esamina un problema non ci si limita a chiedersi se la sua enunciazione sia giusta. Ci si deve anche chiedere innanzitutto se si sta ponendo il problema all’istituzione giusta. In secondo luogo , ci si deve chiedere se non sia meglio rivolgersi altrove. Lo dico perche’ mi sono arrivate email che mi parlano di delocalizzazione e di ricatto dei lavoratori come se il governo NON potesse farci nulla. Ma non e’ vero, perche’ la delocalizzazione e’ (in Italia) un ricatto MOLTO debole.

Innanzitutto: con questi imprenditori non cresceremo mai. Mi riferisco a confindustria. Confindustria non e’ altro che un latifondo industriale. E’ un latifondo perche’ i suoi soci possiedono praticamente ogni cosa, e la difendono da nuovi concorrenti in maniera corporativa. E’ un latifondo perche’ la produttivita’ delle industrie italiane e’ tra le piu’ basse d’Europa, ovvero  si tratta di grosse proprieta’ che garantiscono reddito a pochi, in quanto concentrate nelle mani di pochi.

Il nostro industriale, inoltre, non ha la cultura della crescita. Qualcuno si illude che diminuendo le tasse loro cresceranno? Vi sbagliate, non e’ cosi’ che si ragiona in Confindustria. Semplicemente, la mucca deve produrre dieci, e deve occupare meno spazio possibile. Oggi produce venti, ma dieci se li prende lo stato. Se voi abbassate le tasse, quelli passano ad una mucca piu’ piccola, che dia sempre dieci.

Per l’imprenditore italiano l’infrastruttura e’ un male necessario. Se un imprenditore ha 100 dipendenti per ottenere 1.000.000 euro, e’ perche’ questo equilibrio e’ il compromesso tra tasse e resa. Se voi abbassate le tasse del 10%, il nostro imprenditore otterra’ gli stessi 1.000.000 euro con 90 dipendenti. E ne licenziera’ dieci.

Non vi illudete, per gli imprenditori italiani l’infrastruttura e’ qualcosa di cui liberarsi prima possibile: non sapendo fare gli imprenditori, essi la riducono al minimo possibile. Se gli consentite di guadagnare di piu’ con una infrastruttura inferiore, la ridurranno. Licenziando e chiudendo.

Detto che coi nostri “industriali” non cresceremo MAI, abbiamo stabilito che non sono loro quelli cui rivolgersi o quelli per cui investire. Confindustria e’ una delle tante caste di persone che rimangono li’ perche’ mediante una politica corporativa impediscono la nascita di nuovi concorrenti.

Il secondo punto da sfatare e’ che il nostro paese non sia desiderato. Il nostro paese e’ desiderato, ma chi ci vuole investire non vuole solo la manodopera o altro. Vuole il mercato. LADDOVE si e’ dato allo straniero la possibilita’ di entrare nel MERCATO, e non solo nel paese, lo straniero e’ arrivato. Basti nominare Vodafone e Wind: se avessimo detto loro “costruisci impianti in Italia” non sarebbero venuti. Ma siccome abbiamo aperto loro IL MERCATO, allora sono venuti.

Quando ci fu la prima chiusura di una fabbrica di FIAT, Scajola cerco’ di portare in Italia dei costruttori. Ma tutto quello che aveva da offrire erano sgravi fiscali e burocrazie accelerate. Lo sbaglio di Scajola fu quello di NON offrire agli stranieri cio’ che vogliono davvero: il nostro MERCATO.

Non esiste un cinese che sia disposto a costruire nove fabbriche di auto in italia, se gli offiamo solo burocrazia accelerata e sgravi fiscali. Ma FIAT in Italia ha una sua fetta di mercato. Il 28%, che mi risulti. Allora, faccio una scommessa:

IO SCOMMETTO CHE SE PROMETTO AD UNO STRANIERO IL 28% DEL MERCATO ITALIANO, NOVE FABBRICHE ME LE APRE.

Cio’ che impedisce allo straniero di investire in Italia, cioe’ non sono burocrazie e costi fiscali (che pure sono alti, ma si investe anche in paesi peggiori! Cosa credete, che fare affari in Romania sia semplice o privo di corruzioni e burocrazie?) , ma sono gli accordi di cartello che nei fatti impediscono allo straniero di raggiungere il mercato. Il mercato. Il mercato.

Laddove si e’ aperto IL MERCATO, lo straniero e’ arrivato. Il consumatore italiano consuma. Consuma bene, ma consuma costantemente e si fa mancare poco.

Cosi’, se da un lato e’ vero che il nostro industriale ha “una fila di negri fuori dalla porta”, e’ anche vero che se il governo italiano volesse potrebbe rispondere “io ho una fila di tuoi concorrenti fuori dalla porta”.

Il nostro industriale sta recitando un bluff che sarebbe ora qualcuno vedesse. Marchionne e’ venuto in Italia a fare “er globbale”. Dicendo “io posso produrre altrove, sono globbale”. Davvero? Cazzate. FIAT e’ tutto tranne che globale, e se perdesse il mercato italiano avrebbe si e no tre anni di vita.

Tutti gli iscritti a Confindustria continuano a dire che loro “sono globali” quando ricattano il lavoratore pretendendo salari piu’ bassi, ma STANNO MENTENDO. NESSUNO, E RIPETO NESSUNO, dei nostri industriali, e’ abbastanza “globale” da resistere un anno SENZA il mercato italiano.

Cosi’ essi sono , in realta’ , DEBOLI.

I nostri industriali della moda hanno fatto produrre in Cina tutto il producibile. Vero. Ma NESSUNO di loro puo’ sopravvivere senza il mercato italiano: chi sostiene il contrario sta mentendo. Nessuno di questi sedicenti imprenditori globali puo’ sopravvivere un anno senza il mercato italiano.

Perche’? La prova e’ nel loro indice di produttivita’: tra i piu’ bassi d’europa. Significa che NON possono reggere la concorrenza. Nessuna concorrenza. Quindi hanno bisogno di un mercato protetto. Ed e’ il mercato italiano. Certo vendono anche all’estero. Ma senza il mercato italiano, perdono il polmone principale. Con l’estero, NESSUNO dei nostri industriali sopravvive.

Cosi’, in Italia il ricatto “ho una fila di schiavi fuori dalla porta” e’ assai debole. Faccio un esempio schematico (quindi niente di reale, ingigantisco i dettagli solo per chiarezza) di un provvedimento.

FIAT possiede il 28% della quota di mercato italiano. Allora il mio discorso e’: signore e signori, CHIUNQUE apra una fabbrica di automobili in Italia ha, sul mercato italiano, maggiori sconti fiscali per i parchi auto aziendali, e NON PAGA IVA. Inoltre, se la fabbrica si rifornisce da fornitori italiani almeno all’ 80%, il prodotto NON paga l’ IVA sino a destinazione, cioe’ sino al cliente, per i primi DIECI ANNI.

Sapete bene che questo significhi aver venduto il mercato di FIAT agli stranieri. Colpita nei parchi auto e nel prezzo, qualsiasi industriale straniero voglia investire sa che si prendera’ il 28% del mercato FIAT, scaraventandola fuori dal paese.

Verrebbero? Si, verrebbero: se gli promettete il MERCATO italiano, vengono. Eccome se vengono. Il nostro stile di vita cambia POCHISSIMO con le crisi, il mercato italiano e’ una cuccagna.

Ora, dal punto di vista del governo, chi dia lavoro agli italiani e’ un dettaglio irrilevante. Ma NESSUNO dei nostri industriali puo’ vivere senza il mercato italiano. Dicono di essere globali, ma e’ un bluff, perche’ in realta’ lo sono soltanto quando decidono quale negro sfruttare: il cliente , il loro cliente, e’ italiano.

Confindustria e’ debolissima , quando si tratta di discutere sul costo del lavoro, se ha di fronte un governo che ha chiara una cosa: minacciando di togliere loro il MERCATO italiano, e di darlo a stranieri, confindustria perde la partita: non sono abbastanza globali (come invece capita altrove) da poter fare lo stesso gioco “trovo un altro negro”.

Un governo che abbia coscienza di questa loro debolezza puo’ semplicemente sottometterli, costringerli ad obbedire, a finanziare, ad assumere, a innovare.

E’ ovvio che serve anche ridurre la burocrazia e/o la pressione fiscale. Ma faccio presente che negli anni ’70 e ’80 la burocrazia era molto peggiore, eppure si cresceva. Faccio presente che la tassazione e la finanza erano MOLTO piu’ oppressivi in passato, quando per vendere all’estero dovevate avere un ufficio dogana permanente dentro l’azienda. Eppure si cresceva.

Cosi’, generalizziamo l’esempio di prima. Un governo puo’ presentarsi dicendo molto semplicemente:

signore e signori, CHIUNQUE sia STRANIERO e apra una fabbrica di automobili in Italia, la quale assuma solo personale italiano ha, sul mercato italiano, maggiori sconti fiscali, e NON PAGA IVA. Inoltre, se la fabbrica si rifornisce da fornitori italiani almeno all’ 80%, il prodotto o il servizio NON paga l’ IVA sino a destinazione, cioe’ sino al cliente, per i primi DIECI ANNI. E se gli stipendi che paghi sono buoni, discutiamo anche di farti avere degli sgravi ulteriori.

Con una minaccia del genere, Confindustria deve cedere. Gli industriali italiani NON sono globalizzati come vogliono far credere quando minacciano di produrre altrove: senza il mercato italiano crepano. Fatto un provvedimento del genere, a quel punto il ricatto e’ ribaltato: se l’imprenditore dice “per lavorare da me ho la coda fuori dalla porta”, la risposta e’ “per VENDERE da me ho la coda fuori dalla porta”.

Si, e’ vero, vendere in Cina e’ bello. Vendere all’estero e’ bello. Ma i nostri industriali senza il mercato italiano crepano, e la prova evidente e’ il basso indice di produttivita’: non possono sopravvivere se non dentro un pollaio protetto.

Cosi’ si’, e’ possibile crescere. Ma per crescere occorre trattare con Confindustria da un punto di vista di forza, ovvero con la minaccia, e con una minaccia che possa bilanciare la loro continua minaccia di delocalizzare.

La minaccia piu’ brutale che possiate fare a Confindustria e’ “faccio entrare i vostri concorrenti sul mercato italiano”. Telecom Italia ha pagato con la perdita del 70% del mercato (inizialmente aveva il 100% perche’ era monopolista) l’entrata di stranieri sul mercato. FIAT ha ancora troppo spazio, e secondo me qualche fabbrichetta, per il 28% del mercato italiano, ce la aprono. Dopotutto Vodafone Italia occupa mezza Lorenteggio, non si puo’ dire che non abbiano aperto nulla, in cambio del nostro mercato. Perche’ non dovrebbero farlo anche gli altri?

Mi chiedo, per esempio, quanta gente sarebbe disposto ad assumere Illy, per evitare che arrivi Starbucks in Italia. Specialmente se a Starbucks non faccio pagare IVA e ICI per i primi dieci anni.

Morale: se qualcuno si stufasse e vedesse il bluff dei nostri confindustriali, capirebbe quanto siano deboli. Un governo che creda nella propria razionalita’ puo’ tranquillamente ricattarli e costringerli all’obbedienza(1) , semplicemente minacciando di dare allo straniero un pezzo di mercato italiano. Sono certo che nessuna istituzione straniera tipo UE o WTO avrebbero nulla da ridire. Per il governo sarebbe la scelta giusta: tu mi porti lavoro, io ti apro il mercato. Cosa c’e’ di male? Non siamo sempre a dire che vogliamo investimenti stranieri? E’ forse un problema se l’operaio che oggi lavora per FIAT domani lavora per Toyota o per Renault?

Il secondo punto, essenzialmente, e’  la solita vexata quaestio degli ordini professionali. I liberisti  farlocchi dicono che vanno aboliti perche’ sono situazioni  di monopolio. Vero. Gli altri (come me )obiettano che se togliamo gli ordini, finirete col non sapere piu’ se parlate con un medico o meno.

Ma abolire gli ordini e’ un atto che non ha nulla di liberista: vietare un’associazione NON e’ liberista. Cosa dovrebbero fare i VERI liberisti?

Dire che gli ordini ci vogliono, ma DEVONO essere piu’ di tre, non devono avere contiguita’ o familiari in piu’ di un ordine, devono avere una gestione patrimoniale separata: questo e’ un provvedimento liberista. Concorrenza. Che non significa “deregulation”: concorrenza significa solo piu’ attori.

A me va benissimo che esista l’ordine degli avvocati. Quello che mi sta su e’ che ce ne sia UNO SOLO. Se fossero tre, e distinti, ognuno con parcelle minime diverse (ed in concorrenza), a me vanno benone tutti gli ordini del mondo. Si chiama “liberta’ di associazione”.

Cosi’, signori, il problema di questa gente non e’ la sua forza. Le lobby, le caste, gli ordini, confindustria, non sono cosi’ forti come credono. In realta’ bluffano, e sono tutte entita’ debolissime, ricattabilissime, al solo patto di studiarle un pochino.

Il vero problema, semmai, e’ un altro: capire innanzitutto che i nostri industriali NON VOGLIONO alcuna crescita, perche’ una vera crescita richiede VERA concorrenza, e nella VERA concorrenza essi non vivono.

Occorre capire che l’italiano compra la FIAT perche’ e’ povero. Se solo arricchisce, compra altro (BMW, Mercedes, etc). Secondo voi, FIAT -priva di berline vere e di SUV di lusso- vuole che l’italiano si collochi in un segmento del mercato che FIAT NON copre?

Bisogna farsi una ragione di un fatto: che la crescita in Italia NON puo’ arrivare che MALGRADO Confindustria e MALGRADO le associazioni professionali. Quindi occorre un ricatto per costringerle all’obbedienza: con la carota si ottiene solo che mangiano la carota e poi ne chiedono una seconda.

occorre il bastone, non vi illudete.

Uriel

(1) Loro hanno ricattato il governo con la minaccia continua di andarsene. Devono quindi essere considerati parti ostili da ridurre alla resa incondizionata.

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