Madonne.

In questi giorni posto poco. Il motivo e’ che sono in ferie, ed Internet e’ limitato a pochi minuti di post scritti in fretta e qualche volta, col cellulare, riesco a moderare i commenti. Per il resto, la famigghia mi reclama.Mentre le due femmine  di casa fanno il bagnetto (il che significa che lavare la piu’ piccola implica una tale partecipazione che di fatto consiste in un identico bagno) scrivo un raccontigno brevigno che vi illustra la mia vita in questi giorni. Per il resto mi scuso con tutti quelli che aspettano che io faccia qualcosa per loro, ma la settimana prossima sono di nuovo in Germania e ho di nuovo il tempo. Qui in Italia, 100% famigghia. Ma andiamo col racconto.

Il cancello  e’ di fronte a me, beffardo. Se non fosse di ferro, giurerei di vederlo sogghignare. Se fosse una persona, almeno il saldatore incandescente nel culo gli farebbe qualche effetto. Ma e’ un cavolo di cancello di ferro, e quindi se ne frega. E mi guarda. Lo so che mi guarda. Lo sento che mi guarda.

In alto, Lady Uriel e Uriel Jr che si sguazzano nella piscina gonfiabile. Hanno ragione loro. E’ l’una del pomeriggio, il sole e’ a picco, e fa un caldo infernale. E’ il momento nel quale i veri uomini iniziano a saldare ad arco. Quelli che hanno -almeno in senso spirituale- dei grossi baffi a manubrio.

Dunque: maschera da saldatore, elettrodi fini per il tubolare, saldatrice ad arco nuova, il numero di ampere che ci vuole.(1)C’e’ tutto.

Cazzo, che luce, meglio mettere la maschera se non voglio passare la notte con le patate crude sugli occhi. Luce? Un momento: che cavolo e’ questa luce SENZA che io stia saldando? Perche’ non vedo nulla e sento solo questa merda di musica che Enya in confronto sembra Tom Araya?

  • Ciao, Uriel, serve una mano?
  • Prego? E lei chi e’?
  • Ah, adesso mi dai dei lei. Beh, e’ un miglioramento.
  • Ci conosciamo?
  • Beh, da quanto dici si direbbe che tu mi conosca bene. Fino nei dettagli. MOLTI… dettagli.
  • Signora, credo lei si sbagli: non l’ho mai vista prima.
  • E allora perche’ parli di me in continuazione?
  • Signora, lei forse e’ nuova di questo paese: ignori le chiacchiere, io di solito sto in Germania, si figuri se spargo voci su di lei. Sono i piccoli paesi, capisce?
  • Uhm…. Uriel, tu non hai capito chi sono, vero?
  • No, non so chi sia lei.
  • Vediamo se indovini: la luce intensissima? La musica celestiale?
  • Lei e’ una della banda musicale che cerca sponsor?
  • No. No. – vediamo di dare qualche indizio- che cos’e’ questa che ho in mano?
  • Una bottiglia di olio…ah, e’ la nuova commessa del Despar! Ho dimenticato di pagare qualcosa?
  • No, no. Ricominciamo daccapo…. allora, questo olio e’….?
  • …verde?
  • Si. Si. E’ verde -la donna sbuffa – ma e’ anche …..
  • Unto?
  • Si! SI! -la donna gesticola , spazientita- E’ unto! Ma e’ anche…. e’ anche….
  • …. bertolli?
  • Ver…. verg….
  • Ah, vergine! L’olio e’ vergine!
  • Bravo Uriel. Allora, c’e’ la vergine…. e c’e’ la luce… e la musica celestiale… e quindi io sono…?
  • Lei e’….?
  • Aggiungiamo un altro indizio…. ho avuto un figlio in un modo, diciamo… che e’ passato alla storia. Ne hanno parlato tutti. E la luce. E la musica. Dunque , Uriel , io sono…. ?
  • ….Gianna Nannini?
  • No. No! -la donna si copre la faccia con le mani , disperata-  Va bene. Mi arrendo.   Io sono la Madonna.
  • Ah! E la madonna, potevi dirlo prima! Non e’ che tutti ti conoscano di vista, eh?
  • Manco fossi Gene Simmons. In ogni caso, adesso ti ripeto la domanda: ti serve una mano per saldare quella cornice, Uriel?
  • Chi, a me? Una mano? Ad un ferrarese?  Tze! Mio padre mi insegno’ a saldare ad arco che avevo 13 anni, io! Parli a come badi, sa? A fag tut mi!
  • Uhm….. e come mai mi hai invocato , allora?
  • Io non ho invocato nessuno.
  • Aspetta, aspetta…. come dici tu… “invocazione divina di segno negativo”. E’ cosi’ che chiami le orribili bestemmie che pronunci, no?
  • Ehm…. beh, in effetti.  Te la sarai mica presa, adesso? Ma dai, lo sai benissimo che le bestemmie mi servono a togliere la scoria dalle saldature.
  • Non si direbbe, a giudicare da quella crosta. Sembra un panettone.
  • Non ho ancora iniziato a bestemmiare DAVVERO, se e’ per questo. E poi, bestemmiare mentre si lavora non c’entra con la religione. E’ una semplice musichetta di accompagnamento dovuta all’eccesso di virile mascolinita’ del lavoratore, che prorompe da colui che ha -se non altro spiritualmente- dei grossi baffi a manubrio e du’ marun cumpagn’.-faccio un gesto eloquente con le mani-
  • Manubr…. uhm. Sai, Uriel, che cosa sia il contrappasso?
  • E’ una roba assurda secondo cui tutti i peccati che fai ti vengono rimessi in senso metaforicamente opposto.
  • Gia’. Cosi’, se tu bestemmi in quel modo, tutto quello che mi … diciamo… dipingi addosso -anche se dovrei dire “dentro” – poi ti accadra’.
  • Si, si. E il leone fara’ il barbecue con l’agnello, e blabla. E allora?
  • E questo come si concilia con il principio di azione e reazione?
  • Non saprei. Si concilia?
  • Si, URiel. Se le bestemmie diventano una punizione fisica, evidentemente esse SONO un evento fisico.
  • Bello. Significa qualcosa?
  • Significa che quando tu mi …. diciamo…. abbellisci nelle tue bestemmie, quello che mi auguri…. ecco…. e’ un pochino come se mi accadesse, ecco.
  • Maddai, che cazzate! Con tutta la gente che bestemmia! Dovresti essere a pezzi!
  • Si, Uriel, ma tu hai -in senso spirituale- dei grossi baffi a manubrio e bestemmi in dialetto ferrarese. I due requisiti sufficienti e necessari  perche’ la bestemmia sia un evento materiale rilevabile dai sismografi di San Pietro.
  • Capisco. Dunque…. aspe’…. vuoi dire che i pali di Vlad Tepes, e…
  • ….e i cani, e i cavalli,  e i porci, e i cosacchi del don, e tutti i soldati dell’armata d’Oro di Gengis Khan, e il sottomarino  nucleare Ottobre Rosso in immersione, e ….
  • Atz….. giornataccia, eh?
  • Gia’. Almeno l’ Eurostar che entra in galleria a trecento all’ora potevi evitarmelo.
  • Ehm…. beh, dai, almeno ho finito il ….rosario con … dei negri. Riposante, in fondo. Rispetto al resto. Suvvia, non avrai mica qualcosa contro i negri, no? Sei la Madonna, dopotutto. Non siete la religione cattolica, voi?
  • No, Uriel…. – la donna assume un tono gelido – non ho niente contro i negri. Sono tutti figli del Padre. Almeno, sin quando stanno FUORI da me.
  • Ehm…. ok, ok. Scusa. Ma come ho detto, niente di personale. La bestemmia serve a togliere la scoria dalle saldature, lo sai.
  • Allora non funziona, vedo. MA visto che mi hai invocato, e visto che mi piacerebbe la smettessi, ti faccio un’offerta: IO saldo quella cornice di lamiera sottilissima al cancello, cosi’ tu la smetti di “invocarmi in segno negativo”. Che te ne pare?
  • Perche’, adesso sai anche saldare ad arco?
  • Beh, una volta stavo con uno che ci sapeva fare, e…
  • Naaah. Quello era un falegname. Col cavolo che saldava.
  • Non parlo di quello. Quello era di facciata. Mi riferisco all’altro, quello con le ali.
  • E Gabriele….. salda ad arco?
  • Si, molto. Anche se preferisce il castolin.
  • Aaah, che cazzone! Il castolin. Sono capaci tutti, col castolin! Non ha i baffi a manubrio, quello.
  • Lo so, lo so. MA cosa vuoi, se lo demoralizzi poi non si dedica agli hobbies, e inizia a stare in mezzo ai piedi tutto il giorno.
  • Ambeh? E che fara’ mai, Gabriele, quando non salda col castolin?
  • …..  (la donna fa un segno eloquente con la mano, ad indicare un grosso ventre)
  • Ok, ok. Come non detto. E’ meglio che Gabriele saldi col Castolin. Comunque, dicevi, vuoi aiutarmi col cancello?
  • Gia’. Anche perche’ prevedo MOLTE bestemmie.
  • E perche’ mai? Guarda che mio padre mi ha insegnato a saldare sino dall’eta’ di …
  • …. tredici anni. Solo che tuo padre, Uriel, saldava qualcosa come 9-10 ore al giorno. E quindi poteva fare quella cosa li’. Tu no.
  • Senti , cocca, adesso non e’ che bisogna essere vergini e palestinesi per saldare, eh? Che ci sara’ mai di difficile?
  • Allora, vediamo: saldi in verticale. Il tubolare del cancello e’ di un ferro, grosso due millimetri. La cornicetta e’ di un altro, spesso un millimetro. Il tuo elettrodo e’ spesso due millimetri. E come se non bastasse, usi una maschera da saldatore di vent’anni fa, che potresti usare per guardare l’esplosione di Hiroshima. Da dentro la bomba.
  • Ehi, e’ lo stesso modello che usava mio padre!
  • Gia’. Nel frattempo, ci sono vetrini elettronici fotocromatici, che sono trasparenti prima di fare l’arco e si anneriscono DOPO che l’arco e’ scoccato. Cosi’ vedi come poggi l’elettrodo. Quel vetro li’ e’ trasparente quanto una diga di calcestruzzo!
  • Senti…. passi che sei la vergine e tutto quanto… pero’ io adesso saldo quella cazzo di cornicetta, e calcolo anche il ritiro del ferro, a costo di farlo a bestemmie!
  • Appunto. A bestemmie.  Invece no. Lo faccio io, e tu eviti le bestemmie. Cosi’ evitiamo che ti impegoli in cose del genere. E io evito ogni genere di cose nella cervice.
  • Senti, ti ho gia’ detto che -in senso spirituale- ho grossi baffi a manubrio e un DNA ferrarese. QUINDI,  lo faro’. Si’, in verticale. Si’, col lamierino fine. Si’, col ritiro. Si’, con la maschera da saldatore per veri uomini. Si’, con l’elettrodo grosso due millimetri. Si’, contro un tubo vuoto.
  • Aha. E questo perche’ hai saldato ben…. diciamo…. una trentina di ore – tutte almeno dieci anni fa- in vita tua?
  • Appunto. Per un ferrarese, e’ piu’ che sufficiente. Di solito facciamo tutto senza MAI averlo nemmeno visto fare. E la nostra religione VIETA di leggere i manuali o di fare esercizio. Per questo siamo arrivati per primi sulla luna.
  • Quelli erano americani, Uriel.
  • No. Era la Pizza Hut che avevamo ordinato. Ci era venuta fame per strada, e ce l’hanno portata da Houston. La pizzeria di Ostellato era chiusa, quel giorno.
  • Aha. – la donna volge lo sguardo al cielo, rassegnata – comunque facciamo che lo saldo io, eh?
  • No, non se ne parla. Lo-faccio-io.A-fag-tut-mi.
  • Ehi, a proposito, che ne pensi di Google che compra Motorola?
  • Beh… in effetti, sul piano strategico, colmerebbe il bisogno di brevetti che google ha… ehi, ma dove vai?
  • Guarda il cancello, Uriel.
La voce sparisce, e la luce torna a livelli normali. Mi giro verso il cancello alle mie spalle. La cornicetta che conterra’ il numero civico e’ attaccata. Saldata. Punti meravigliosi, lisci, come se li avesse posati una farfalla a filo continuo. E’ in squadro perfetto. Come uno si immagina una saldatura della cappella sistina.
Dietro il cancello, sul vialetto, vedo che Lady Uriel, coi capelli bagnati, avanza verso di me tenendo in mano due coppe di gelato.
  • Ehi, Uriel, hai gia’ finito? Pensavo avresti sacramentato di piu’. Ancora di piu’, intendo.
  • Ma chi, io? Per una cosa cosi’? Maddai, ho -in senso spirituale- grossi baffi a manubrio, io. E ricordati sempre dove sono cresciuto. tze’.
  • Aha. Gelato?
Accetto il gelato e guardo in cagnesco la saldatura. Quella….st…la madonna…  ma sara’ stata lei, poi?
Mi avvicino con la coppa in mano, e guardo meglio mentre gusto il pistacchio.

Oh, merda.

No, CAZZO, non e’ stata lei.

E’ castolin.
———————————————–

 

Ci rivediamo dopo le ferie, ragazzi. Ho ancora diverse cose da fare, e la famigghia mi reclama. Con tutti i baffi a manubrio.
P.S: alla fine l’ho saldata IO e senza castolin.
(1)  Con questa saldatrice, bisogna regolarla a circa 66 A. Ma sono 66 sul quadrante, non so quanti siano in realta’. In teoria, con 66A, dovrei squagliare anche la madonna. Appunto.
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