Merdocrazie.

Dopo aver parlato male del destino delle democrazie, puntualmente mi arrivano le domande del tipo “ma la democrazia non potrebbe migliorare? E quindi non potrebbe andar bene?” In realta’ si tratta di DUE domande. La risposta alla prima e’ “si”: la democrazia, intesa come concetto, e’ implementata cosi’ male che migliorarla con un pochino di logica e’ facilissimo. La seconda risposta e’ “no”: la democrazia perfetta non farebbe altro che rappresentare perfettamente la societa’ del momento, ovvero garantire lo status quo. Poiche’ la storia e’ in movimento, si otterrebbero sempre e solo governi reazionari.

Andiamo con un pezzo alla volta. L’idea che sta alla base della democrazia e’ l’ Agora’ ateniese, nella quale i cittadini votavano per alzata di mano. (1) Se esaminiamo il contenuto informativo di un’alzata di mano, c’e’ dentro un solo bit: la mano e’ alzata (e viene contata come voto) oppure no.
Tuttavia, questo non e’ un limite concettuale del concetto di democrazia: l’idea della democrazia vuole che gli atti del governo siano approvati dalla popolazione. Tuttavia, il concetto di “approvare” non e’ necessariamente contenuto in un solo bit. La tecnologia del periodo ateniese, tuttavia, non permetteva che un solo bit a persona.(2)
In generale, pero’, se pensiamo che quello sia un sistema di voto fatto per votare la singola decisione un bit poteva essere sufficiente: la decisione si prende o meno. Rimane tuttavia insufficiente per un sistema ove si elegga un governo.
Per motivi storici, tuttavia, si permette all’elettore moderno solo una croce. Il che , viste le tecnologie del momento e l’uso della carta per il voto, non ha piu’ senso. Per esempio, a costo zero si potrebbe permettere all’elettore di dare piu’ di una preferenza alle politiche, per esempio “sino a due croci per scheda”.
Il vantaggio e’ che in questo modo si possono premiare le alleanze. Se tutti gli elettori votano solo UN partito, per dire, perdono qualora gli elettori della fazione opposta votino ognuno per DUE partiti, che formano l’alleanza. Avendo i partiti A,B,C,D, per dire, e 40 elettori, diciamo che ogni partito abbia dieci elettori. Tuttavia gli elettori dell’alleanza CD danno un voto a C e uno a D ciascuno. Al contrario, gli elettori di AB danno, a seconda , solo un voto ad A o a B.
Cosi’, avremmo:
  • A: 10
  • B: 10
  • C: 20
  • D: 20
Poiche’ il numero di voti totali e’ 60, l’alleanza CD ha ottenuto 40/60, mentre AB ha ottenuto 20/60. Tuttavia, entrambe hanno 20 elettori. Morale: in un sistema del genere , formare alleanze molto condivise CONVIENE, ed il cittadino puo’ mandare a dire facilmente al suo partito “la tua alleanza non mi piace per nulla”.
Faccio notare che quello sarebbe un cambiamento a costo zero: si tratta solo di consentire due croci sulla scheda anziche’ una. Si introdurrebbe cosi’ un problema di brogli, cioe’ di croci “aggiuntive” aggiunte da seggi particolarmente disonesti. E’ pero’ possibile rimediare, cosi’ come oggi sarebbe possibile rimediare alle schede bianche “ridipinte”: aggiungendo una casella vuota , o due, alla scheda.
Gia’ oggi le schede bianche vengono manipolate aggiungendo una croce: sarebbe sufficiente aggiungere un candidato fittizio “scheda bianca” su cui mettere la croce, e il ricondizionamento sarebbe molto piu’ difficile.
Allo stesso modo, avendo due voti, per evitare brogli basterebbe aggiungere DUE caselle “voto non assegnato”. E questo permetterebbe all’elettore di dare un solo voto senza temere che il secondo sia poi aggiunto.
Di per se si tratta di meccanismi che si possono implementare gia’ con la attuale scheda elettorale , senza grossi investimenti. E con questo, gia’ permettiamo all’elettore di dare un vincolo di governo: le alleanze sono cosi’ importanti rispetto al singolo partito (possono raddoppiare il quorum) che romperle e’ inutile. Del resto, stiamo parlando di alleanze di due partiti. Se vogliamo permettere alleanze di tre, e rimettere in gioco “il centro” (qualsiasi cosa sia) basta aumentare il numero di croci permesse al singolo elettore. Volendo mandare al governo solo alleanze di due partiti, si permettano solo due croci.
Un’altra dicotomia delle democrazie e’ quella tra colore e leadership. Un partito che abbia un determinato colore, diciamo “sinistra” ha una preferenza perche’, essenzialmente, ha (o dovrebbe avere) un programma piu’ “sociale”. Tuttavia, puo’ capitare che abbia una classe politica che all’elettore non piace. Questo , in un sistema ad un solo voto, porta a due situazioni: voto il meno peggio , non voto il meno peggio.
In entrambi i casi, passa troppa poca informazione e il risultato e’ che l’elettore non riesce a passare correttamente il messaggio.
  1. Se vota ugualmente il partito la cui leadership non approva, l’elettore passa il messaggio: mi piace il partito E la leadership.
  2. Se non vota il partito perche’ non approva la leadership, passa il messaggio: non mi piace il partito NE’ la leadership.
C’e’ un modo per essere contati come elettori “non entusiasti”, ovvero quello di cambiare molto il sistema di voto. Vogliamo in fondo che l’elettore possa dare un voto al partito, e che i partiti possano leggere, usando i dati elettorali, le reali simpatie degli elettori. Allora, anziche’ una sola area circolare ove porre la crocetta, se ne potrebbero mettere, diciamo, cinque.
Cosi’, potete dare ad ogni partito un voto: 0,1,2,3,4,5 , a seconda di quante caselle barriate.(3)
Ovviamente, adesso il punto e’ quello di produrre delle statistiche sui risultati. Sapendo che un partito ha avuto moltissimi 2 ma nessun cinque, il messaggio e’ “voto per voi ma c’e’ qualcosa che non va”. L’elettore, cioe’, sceglie il colore ma puo’ ancora esprimere una perplessita’. Ovviamente, pero’, questo premia il partito che fanatizza di piu’ gli adepti, radicalizzando lo scontro. D’altro canto, c’e’ da dire che per radicalizzare occorre un candidato che piaccia, ma come sappiamo e’ possibile ottenere una fanatizzazione anche demonizzando l’avversario.
L’unico modo di aggirare questa cosa sarebbe di abolire lo “zero”, cioe’ obbligare tutti gli elettori a dare un voto non nullo  a tutti i partiti. In questo caso, la vittoria la deciderebbero i moderati, e si eviterebbero le estremizzazioni. Inoltre, potrebbe succedere che un elettore dica “ok, se vince la sinistra e’ cosi’, ma in alternativa vorrei piu’ Alfano e meno Bossi”. Basterebbe dare cinque a PD e IDV, e che so io uno o due ad Alfano, e zero a Bossi.
Essenzialmente, cioe’, sto lavorando sugli assiomi delle elezioni politiche:
  1. Ogni elettore da’ un solo voto.
  2. Ogni partito riceve un solo voto.
  3. Solo un partito viene votato da un elettore.
E come vedete, alleggerendone qualcuno la quantita’ di informazione che il cittadino puo’ mandare al governo e’ molto maggiore. Permettendo piu’ di un voto ad elettore , gia’ con le schede attuali, si consente la creazione di alleanze robustissime e convenientissime, e si da’ molto peso al giudizio che l’elettore da’ dell’alleanza e non solo al partito. Eccetera, come ho gia’ detto.
Questo e’ il primo punto di miglioramento della democrazia: se vogliamo che sia “il popolo a scegliere il governo”, la cosa da fare e’ di dare all’elettore tutte le opzioni possibili, e non soltanto si/no. Il meccanismo delle preferenze, con cui si sceglieva il nome accanto al partito, era abbastanza sensato, ma essendo applicato su piccola scala, si poteva dire “Tizio ha convinto tutti gli elettori della sua zona”, ma Caio, dello stesso partito, poteva convincere tutti quelli della propria. La scelta, cioe’, non era universale ma locale.
Il secondo punto, quindi,  e’ quello territoriale. Oggi come oggi un singolo politico viene eletto in una piccola parte del territorio. Ma questo , se la parte del territorio e’ piccola, permette all’eletto di coltivare il proprio orticello a scapito del resto. Il suo interesse e’ farsi rieleggere. E con uno sforzo collettivo relativamente piccolo e’ possibile fare dei “favori” notevoli ad una piccola porzione della nazione.
Il guaio e’ , pero’, che la somma di tanti egoismi non fa un collettivismo. Cosi’, la maniera migliore sarebbe di dare circoscrizioni enormi ad ogni candidato, in modo che per beneficiare tutta la sua zona debba sottrarre quantita’ ingenti al bilancio complessivo. Per esempio, quando la Lega Nord inizia a portare via i ministeri, se ne accorgono tutti. Questo perche’ “il nord” e’ una quantita’ enorme, e se un governo privilegia il nord, e’ facile accorgersene. Per esempio, la Valle D’Aosta ci ha dato dentro un bel pochino, e nessuno se n’e’ accorto perche’ e’ piccola e il costo globale impatta poco:
Il punto e’ che concentrare molte risorse pubbliche in un piccolo posto e’ semplice, senza che la collettivita’ se ne accorga. La Valle D’aosta ha quasi il triplo delle poltrone procapite del resto: ha fatto cioe’ quello che Bossi fa quando vuole piu’ poltrone al Nord. Il motivo per cui ve ne accorgete con Bossi e’ che si tratta di ministeri, cose vistose, e si tratta di cifre ingenti. Nessuno, finora, si e’ accorto del fatto che i signori si sono regalati una quantita’ ENORME di stipendi pubblici , se paragonati alla popolazione.
Lo stesso dicasi per partiti settari: un partito che rappresenti piccole quantita’ di persone, essenzialmente, puo’ beneficiarle senza che il paese si accorga del salasso. Se si tratta di piazzare tutti i consiglieri di un partito che ha l’ 1.5% dei voti, come era quello di Mastella, si fa semplicemente approfittando delle scadenze e dei ricambi, e la cittadinanza non se ne accorge. Per sistemare tutti quelli che dipendono dal PDL, o dal PD, occorre un’opera molto costosa ed invasiva.
Cosi’, circoscrizioni da 15/20 milioni di persone , meglio se sparse per la nazione , sarebbero molto piu’ immuni dalla tentazione del politico di beneficiare una piccola zona a favore dell’altra.
Fin qui il punto: la democrazia, intesa come meccanismo col quale si eleggono i politici, e’ oggi implementata come 3000 anni fa ad Atene, solo che le tecnologie attuali permetterebbero di farlo MOLTO meglio. Non ho menzionato la possibilita’ di dare matite colorate agli elettori, per dire,  e diversi altri accorgimenti che permetterebbero di far sapere al governo cosa vuole l’elettore.
Si, la democrazia elettorale puo’ anche essere migliorata, e di molto, aumentando il numero di bit che l’elettore scrive sulla scheda elettorale.
Problema: una volta migliorata l’implementazione, il risultato e’ migliore? La risposta e’ :no.
E’ no, perche’ la democrazia ha un piccolo baco, cioe’ funziona solo se vota una ristrettissima elite. Come ad Atene, dove votavano in 5000 su una popolazione globale che arrivo’ al milione di persone (con tutta la Lega).
Spesso si lamenta che “la politica e’ distante dal paese”. Si presume che il popolo sia, invece, vicino alle esigenze politiche del paese. Che il popolo conosca “i problemi reali” del paese. Davvero?
Guardate le strade di quest’anno. Guardate le spiagge. Le famiglie si stanno muovendo per andare in ferie. Ora, e’ “vicino al paese” andare in vacanza (anziche’ accumulare soldi) subito dopo una settimana finanziaria che e’ stata piu’ devastante (e su scala maggiore) di tanti “venerdi’ neri” della finanza?
E’ razionale? E’ vicino ai “bisogni reali del paese?”.
E’ davvero un bisogno -del paese- che il premier intinga l’uccello di meno , in vagine diverse e di eta’ maggiore? E’ davvero un bisogno reale? Era davvero il bisogno -reale- del paese, numero uno degli ultimi anni?
Quando un giovine italiano si iscrive al corso di laurea in “storia bizantina” sta tenendo conto di qualcosa come -i problemi reali del paese-? Quando un’azienda usa il fido aziendale per comprare generi di lusso ai proprietari , sta tenendo conto dei -problemi reali-? Quando si scende in piazza contro una moschea a Milano, si sta tenendo conto dei -problemi reali di Milano-? Quando si fa una seduta del consiglio comunale PER le moschee a Milano, si sta tenendo conto dei -problemi reali di Milano-?

Mi mostrate, per favore, UN SOLO cittadino italiano il cui comportamento concreto sia prova della sua “vicinanza” (o perlomeno prova di “conoscenza”) rispetto ai “problemi reali del paese”? 

Si dice che il cittadino sia vicino ai problemi del paese perche’ ne sperimenta il quodidiano. Davvero? Strano.L’Italia e’ il paese che per primo ha raggiunto lo status “piu’ cellulari che persone”. Oggi siamo uno dei mercati piu’ interessanti per gli smartphone. Interessante, perche’ contemporaneamente l’ Italia e’ il paese con i redditi piu’ bassi d’europa, e no, i ricchi NON bastano a giustificare le vendite. Le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese HANNO dei cellulari di ultima generazione in tasca. I consumi italiani NON quagliano con le affermazioni di “non si arriva a fine mese”.  Questo significa conoscere -i problemi reali?-
No. Il cittadino italiano vive in uno strano mondo ANCORA piu’ virtuale di quello dei governi. Se almeno il governo ha la possibilita’ di sapere quanto pesano i consumi, quanto pesano i redditi, e di disporre di analisi su dati macroeconomici, il cittadino italiano NON HA ALCUN contatto con il “mondo reale”. Qualcuno che abbia contatti col “mondo reale” comprerebbe un SUV per usarlo in citta’, per caso?
Rimini: seminario annuale di percezione dei problemi reali del paese mentre le borse europee perdono 143 miliardi.
Coda a Carugate, per l’ iPhone4. L’assoluta percezione dei problemi reali del paese: pil a -02%.
Che cosa voglio dire? Voglio dire semplicemente che un governo almeno puo’ -avendo a disposizione gli strumenti di analisi adeguati- conoscere la situazione reale del paese. Il cittadino, invece, e’ proprio quello che NON puo’ farlo. 
Se voi prendete la gente della foto, quelli in coda all’alba per gli iPhone, il paese ha un solo bisogno: piu’ iPhone. Essi vedono la situazione reale dal punto di vista di chi puo’ spendere 800 euro per un cellulare.  Qual’e’ la loro percezione dei problemi -reali- del paese? Questa:
Ohhhhhmmmm…. percezione dei problemi reali del paese in 3G: debito pubblico al 119%.
Se facessimo funzionare la “democrazia” permettendo al cittadino di portare piu’ bit di informazione verso il governo , usando un sistema di voto leggermente piu’ complesso, non avremmo governi migliori perche’ piu’ vicini al cittadino. Avremo governi PEGGIORI perche’ piu’ vicini al cittadino.
Le democrazie stanno andando in merda, tutte e senza alcuna esclusione, per una semplice ragione: mano a mano che si “perfezionano”, i governi assomigliano sempre di piu’ ai loro popoli. E mano a mano che questo succede, i governi si allontanano dai problemi -reali- del paese. E si allontanano dai problemi reali del paese perche’ il cittadino NON li conosce.
Tutto quello che facciamo e’ chiamare “problemi reali” le difficolta’ che il cittadino incontra quotidianamente. Ma non ci chiediamo MAI quanti di questi problemi NON siano affatto problemi del paese, ma conseguenze inevitabili di un comportamento alienato del cittadino. Si dice che il giovane laureato al DAMS conosca la disoccupazione. No, non la conosce, e se la conosce non la comprende. Se la comprendesse, o se l’avesse mai compresa, saprebbe cosa fare: non iscriversi al DAMS.
La fila di stronzi che quest’anno sta andando ad iscriversi a scienze della comunicazione e’ la stessa fila che domani accusera’ il governo di “non vedere i problemi dei disoccupati”: sticazzi, se il governo li vedesse dovrebbe, certo, chiudere le facolta’ che fabbricano disoccupati. D’altro canto, pero’, se IL CITTADINO vedesse “il problema della disoccupazione”, non darebbe ai figli i soldi per iscriversi in simili truffe scolastiche.
Qui e’ il punto. Il cittadino italiano non conosce i problemi del paese: conosce l’amarezza dei costi delle proprie irrazionali scelte.
Che ministro della pubblica istruzione otterreste, se aveste quello che gli italiani sognano? Ve lo dico io: una istruzione che non boccia MAI i ragazzi, con scuole che servono da Baby Sitter alle famiglie , con giudizi che sono sempre ottimi -dovreste vedere come si incazzano questi italiani ad una bocciatura o ad un rimprovero- , facolta’ “facili” come scienze della banana bizantina. Percezione reale dei problemi del paese, dicevamo?
Il cittadino italiano si mette in cammino in autostrada quando le previsioni dicono “neve” e poi dice che il governo non migliora le strade e il soccorso stradale, quando la verita’ e’ che le previsioni del tempo oggi sbagliano pochissimo. Non dovevano esserci tutte quelle auto in strada, quel giorno. Un governo che percepisca i problemi della viabilita’, e’ vero, chiuderebbe le autostrade prima di grandi nevicate. D’altro canto, un cittadino che -come vanta- conosce i problemi reali del paese, non si metterebbe in cammino in quei giorni.
Allora, che ministro dei trasporti ottenete, se va al potere quello ideale? Un ministro che lascia aperte le autostrade quando si annunciano pesantissime nevicate, per poi reclutare 3-4000 persone per spalare delicatamente la neve attorno alle auto in coda -rigorosamente senza catene- e inondare di sale l’intera autostrada, contaminando campi , falde e fiumi con il sale. Perche’ questa e’ la percezione reale dell’italiano che si mette in marcia con le previsioni che danno nevicate forti.
Perche’ allora alcune democrazie sembrano funzionare? Semplice: perche’ il meccanismo elettorale funziona MALE. Funzionando MALE, di fatto il governo non c’entra NULLA con quello che vorrebbero i cittadini. La verita’ e’ che gli USA funzionavano BENISSIMO sino a quando a votare era si e no il 35% della popolazione. Ultimamente la percentuale e’ salita, e SONO LETTERALMENTE ANDATI IN MERDA.
La verita’ e’ che il meccanismo elettorale francese e’ cosi’ assurdo che il vincitore delle elezioni e’ frutto di un sostanziale ripensamento degli elettori, avvenuto al secondo turno. E la classe dirigente francese e’ ad ANNI LUCE dalla percezione che ne ha il cittadino medio. In Germania il sistema ha cosi’ tanti strati potenti , dai Lander alle citta’ anseatiche alle citta’ senza bordo alle due camere incoerenti, che il cittadino che vota NON SA di preciso che cazzo di governo avra’, tantomeno che cosa fara’ il governo.
Anche in Italia, gli unici momenti funzionanti erano quelli in cui il cittadino votava, e regolarmente si trovava un governo che NON aveva determinato ma era determinato dal parlamento secondo regole diverse dalla rappresentativita’, e il governo poi faceva un pochino il cazzo che gli pareva.
Quando una democrazia inizia, esiste un gigantesco divario tra il governo e il popolo. Questo perche’ la democrazia e’ nascente, imperfetta, non rappresenta bene gli elettori, c’e’ una sola elite ove scegliere i rappresentanti, eccetera. E il governo funziona bene proprio perche’ LA DEMOCRAZIA FUNZIONA MALE.

Una democrazia puo’ governare bene SOLO negli spazi NON democratici, cioe’ negli spazi di INEFFICIENZA e di INATTUAZIONE della scelta popolare.

Quando la democrazia e’ imperfetta e NON rappresenta esattamente i desiderata degli elettori, cioe’, c’e’ spazio per un buon governo. Ma col tempo, la partecipazione cresce. Col tempo, ogni maledetta cosa viene sottoposta a quell’ente malefico, ignorante e alieno rispetto ai problemi reali del paese, che si chiama “popolo”, per mezzo di una miriade di sindaci, assessori comunali, presidenti di provincia, assessori provinciali, assessori regionali e parlamentari regionali e presidenti di regioni. E quando ogni cosa ha bisogno di un visto da parte di un ente elettivo, quello che ottenete e’ l’ Italia di oggi: una nazione dove per aprire un’azienda avete bisogno di 63 permess, TUTTI rilasciati da ENTI ELETTI DAL POPOLO!
Il sistema elettorale perfetto e’ un sistema nel quale si elegge un parlamento, il quale parlamento ha , si e no, il potere di decidere sul colore delle tende di Montecitorio. Ma solo nei giorni pari.
Poi c’e’ il governo, che magari e’ una cosa diversa ed e’ un teocrate ereditario su base eugenetica, il quale va al potere se e’ capace di ordire un complotto che uccida il re-dio che lo precede , mangiandolo arrosto nel cenone di Natale di Palazzo Madama e riducendo in schiavitu’ gli eredi del decaduto re-dio.
In altre parole, si tratta di un sistema che deve tenere LONTANO il popolo dalle decisioni, che devono essere prese da una microscopica elite di persone.
Il problema della democrazia ha un nome: popolo. Ha dei sintomi che hanno un nome: “parlamento”. E ha i risultati che vediamo tutti: un governo che, alla lunga, diviene identico alla popolazione.
La quale ovviamente rinnega di aver mai votato quei governi, dicendo che li hanno votati “altri”, ma ovviamente si incazza quando il loro premier dice loro che i problemi del paese vengono dall’atteggiamento dell’opposizione, cioe’ …. dagli “altri”.
Senza rendersi conto di quando siano maledettamente, evidentemente e fottutamente UGUALI   al loro governo!
Uriel
(1) In realta’ non solo. Nell’ostracismo depositavano un coccio con scritto sopra un nome. Poi la persona che aveva piu’ “preferenze” veniva bandita dalla citta’.
(2) In realta’ si sarebbe potuto permettere alle persone di alzare entrambe le braccia. Cosi’ si avrebbe avuto un braccio alzato, due braccia alzate, nessun braccio alzato. Anche in questo modo, tuttavia, la quantita’ di bit sarebbe aumentata di poco.
(3) Una interessante stupidita’ (che rende piu’ facili i brogli) e’ quella di considerare “voto” solo il caso in cui ci sia una crocetta. Se chiedessimo all’elettore di barrare i partiti che NON gli piacciono lasciando vuoto solo quello che gli piace, annullando ogni scheda che non lasci solo un partito senza croce,  i brogli sarebbero molto piu’ difficili: sarebbe possibile solo annullare la scheda aggiungendo un’altra croce sul vuoto barrando tutti i partiti.
(4) Si e’ fermato non per la finanziaria italiana ne’ per gli acquisti della BCE, ma per il divieto di vendite al ribasso, per 15 giorni, imposto su tutte le banche del continente.
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