Come leggo i giornali.

Quando ero giovane, un signore anziano mi disse che lui i giornali li leggeva, ma poi faceva una media. Quello che faceva era prendere l’ Unita’ (giornale che forzava tutto verso il PCI ) e l’ Avvenire (giornale che forzava tutto verso la DC), e poi “faceva una media” per capire quali fossero i fatti. Questo era l’approccio della persona che cercava il fatti: chi cercava la verita’, ovvero UNA verita’, leggeva UN SOLO di questi giornali. La ricerca dell’obbiettivita’, dunque, si  manifestava semplicemente attraverso il numero di giornali letti. I militanti rifiutavano di leggere un giornale che non fosse “il loro” giornale, mentre i non militanti per capirci qualcosa si sforzavano di leggerne molti.

Esisteva poi una classe di “trascinati”, nel senso che leggevano un giornale solo, ma quello che “sentivano” piu’ vicino a loro, e questa “sensazione” era legata, piu’ che altro, alle scelte editoriali: il giornale che si rivolgeva ad una classe sociale (ma all’epoca questa scelta era politica) e usava una certa terminologia (e anche questa era una scelta politica) veniva sentito “piu’ vicino”.
Tutto, insomma, stava nella politica. E siccome la politica aveva anche delle scelte economiche e sociali e culturali, in pratica era facile capire COME ogni cosa venisse distorta. Durante gli anni ’80 film come Rambo ottenevano unanimi condanne da parte dei giornali di sinistra, e grande ammirazione da parte dei giornali di destra, e cosi’ via.
Oggi, tutto e’ piu’ complesso, ma la cosa non e’ molto diversa. Quello che cambia e’ che la proprieta’ dei giornali non e’ politica, cioe’ non sono i partiti a possedere i giornali, semmai il contrario. Ma e’ ancora possibile leggere in un modo analogo i media italiani, a patto di analizzarne la proprieta’. Andiamo per ordine.
– Il sole 24 ore.
Il sole 24 ore e’ abbastanza utile perche’ le notizie finanziarie, se ci limitiamo ai numeri, sono abbastanza veritiere. Ma bisogna assolutamente diffidarne quando si tratta della lettura dei fatti, o di fatti che non servono ai TECNICI della finanza, bensi’ all’opinione pubblica.
Chiaramente, se “il sole” vi offre una notizia tipo “il titolo tale alle 17.00 perde il 2.4%” e’ veritiero. Troppi tecnici si fidano delle notizie “bare numbers” che vengono dal sole.
Ma il problema inizia quando si parla di discorsi che sono “sistemici”. In quel caso, prevale la visione della proprieta’, ovvero la visione di Confindustria. La “visione” del padrone e’, ovviamente, la missione del giornale, e quindi tutto viene distorto in questo modo. Qual’e’ la visione del Sole?
  • Ogni articolo del Sole24 Ore intende dimostrare che gli unici scopi di un governo sono quelli di abbassare le tasse, procurare loro degli schiavi togliendo diritti ai dipendenti, proteggere i loro mercati dalla concorrenza, proteggere le aziende obsolete dalla concorrenza di aziende piu’ moderne, smantellare il welfare e trasformare ogni nazione in una Capanna dello Zio Tom, ove se qualcuno e’ povero allora “DEUS LO VULT” , e se qualcuno e’ ricco allora “DEUS LO VULT”, e se lo dice Dio, chi e’ questo “governo” che intende opporsi? Ovviamente, quando l’industria va male, la colpa NON e’ ma di una classe di industriali obsoleta ed arretrata nella visione, quando manca innovazione tecnologica non sono le industrie che devono investire in ricerca ma lo stato che deve mantenere ricercatori, e quando c’e’ la fuga dei cervelli all’estero non sono le nostre industrie ma lo stato che deve assumerli per tenerli in Italia. Siccome i nostri industriali NON sanno costruire nulla ma -in gran parte- lo hanno ereditato, l’unico modo di avere altri grandi privati in Italia e’ che lo stato privatizzi -regalandolo a loro- il patrimonio industriale che ha costruito. Il popolo e’, di fatto, una distesa di manodopera –a basso costo: esiste altra manodopera senza che ci sia un blasfemo furto a danno degli industriali?–  e quindi e’ da negare ogni possibile influenza del popolo nelle decisioni a sfondo finanziario. La delocalizzazione non e’ la ricerca di nuovi mercati, bensi’ la “tratta dei negri 2.0”. Solo che i negri sono gialli.
Quando si legge un giornale di Confindustria, quindi, occorre prendere ogni dialettica che vada in questo modo e dividerla per cento. Non ci si puo’ aspettare che questo giornale dica, che so io, che in Islanda un referendum ha mandato in default le banche : significherebbe che la informe distesa di manodopera a basso costo (il popolo) ha preso delle decisioni , e questo non si deve dire.
In generale, il muro di Berlino e’ caduto, ma in confindustria credono che sia caduto da un lato solo. Cosi’ il comunismo che dice “proletari” e “lavoratori” non c’e’ piu’, ma loro continuano a giocare ai padroni del vapore. E questo e’ il modo di leggere quel giornale: i dati tecnici sono di buona qualita’, il resto e’ il parere dello Zio Jeb che si dondola al tramonto nella sua casa in Luisiana, con la doppietta in mano, mentre fuma la pipa ascoltando il canto degli schiavi. Cosa che gli aiuta di molto l’erezione.
In generale il Sole e’ un giornale che, sul piano sociale e culturale , andava bene nel 1790: il punto e’ che ha buoni dati tecnici, quindi vale la pena di leggerlo per questo. Per tutto il resto, ricordate che per loro il muro di Berlino e’ crollato da un lato solo, quello comunista.
– Il Corriere della Sera.
Il Corriere della Sera e’ governato da quelli che in Italia vengono considerati “i salotti buoni della finanza”. In particolare, si tratta di Gemina e altri. Per fare un elenco, Unicredit, Assicurazioni Generali, Mediobanca, Benetton Group (Sintonia) , Schroder, Oxburgh, Deutsche Investment Management Americas, BPM Gestioni SGR e Eurizon. In dettaglio:

Al 10 febbraio 2010, l’azionariato di RCS MediaGroup S.p.A., aggiornato secondo le comunicazioni pervenute alla Consob, è così composto :

  • Mediobanca S.p.A. – 14,209%
  • Giovanni Agnelli & C. S.A.p.A., tramite Fiat – 10,497%
  • Giuseppe Rotelli – 7,546%, tramite Pandette Finanziaria S.r.l.
  • Efiparind BV della famiglia Pesenti – 7,748%, di cui:
    • tramite Franco Tosi S.r.l. – 5,133%
    • tramite Italcementi S.p.A. – 2,332%
    • tramite Societé de Participation Financière Italmobiliare S.A. – 0.283%
  • Dorint Holding S.A. della famiglia Della Valle – 5,499%
  • Premafin Finanziaria S.p.A. della famiglia Ligresti – 5,461%, di cui:
    • tramite Fondiaria Sai S.p.A. – 2,242%
    • tramite Milano Assicurazioni – 1,712%
    • tramite Sainternational S.A. – 1,406%
    • tramite Saifin S.p.A. – 0,094%
    • tramite Siat S.p.A. – 0,007%
  • Pirelli & C S.p.A rappresentata da Marco Tronchetti Provera – 5,166%
  • Si.To. Financiere S.A. – 5,140%; tramite Partecipazioni Editoriali S.r.l. (famiglia Toti)
  • Gruppo Benetton – 5,100%; tramite Edizione S.r.l.
  • Intesa Sanpaolo rappresentata da Corrado Passera – 5,065%, di cui:
    • direttamente – 5,051%
    • tramite Banco di Napoli S.p.A – 0,009%
    • tramite Banca IMI S.p.A. – 0,005%
  • Assicurazioni Generali – 3,957%, di cui:
    • tramite Generali Vie S.A. – 3,894%
    • tramite INA Assitalia S.p.A. – 0,043%
    • tramite Toro Assicurazioni – 0,020%
  • Banco Popolare – 3,634%
  • Gruppo UBS – 3,522%; tramite Ubs Fiduciaria S.p.A.
  • Gruppo Merloni rappresentato da Francesco Merloni – 2,090% tramite Merloni Invest S.p.A.
  • Sinpar Società di Investimenti e Partecipazioni S.p.A., finanziaria della Famiglia Lucchini – 2,060%
Come potete vedere, ci sono praticamente tutti i grandi finanzieri italiani. Di conseguenza, si tratta del giornale che e’ portavoce, per forza di cose, delle istanze della finanza. Esse sono un pelino diverse da quelle di Confindustria, perche’ la finanza appare un pelino piu’ “popolare”, cioe’ sembra meno orientata ai “padroni” e piu’ alle persone.
Ma questo e’ dovuto essenzialmente al fattore trainante della finanza italiana: l’immobiliare , il credito al consumo e la cartolarizzazione dell’economia.
  • La missione del Corriere della Sera e’ di far credere che tutta l’economia, la societa’ e la finanza dipendano, essenzialmente, dalla capacita’ di liberarsi di ogni tipo di “lavoro” che si focalizzi sulla produzione industriale, e che il modello ideale e’ quello di economia basata sui servizi, nella quale “qualcun altro” deve produrre , ma bisogna stare molto attenti che non si monti la testa. A differenza dei signori di Confindustria, al Corriere credono in famiglie che comprano la casa e si indebitano e mandano i figli a fare l’ MBA, quindi non vogliono esattamente un modello di Capanna dello Zio Tom: l’ufficio di Fantozzi e’ piu’ simile alla visione che hanno della societa’. Nell’ ufficio di fantozzi tutti erano buoni e paternalisti verso i dipendenti, e il Visconte Cobram aveva molto a cuore che loro facessero del buono sport, e gli facevano vedere i film per acculturarli, anche se non cosi’ di sinistra. Nella visione del Corriere non si deve affatto privatizzare, si deve far entrare la finanza buona nei salotti dello stato, e tenere gli industriali alla porta delle banche. Sono i leggero conflitto con confindustria quando si parla di societa’ e di privatizzazioni: le privatizzazioni permettono l’assalto di capitali stranieri, il ridimensionamento e la chiusura,  che confindustria ammette -a loro gli spezzatini vanno benissimo- mentre la finanza vuole un recinto protetto. Non per niente se si vende un impianto produttivo allo straniero il corriere esulta, quando entra una banca straniera in Italia il Corriere e’ a lutto. Se preferite, immaginateli come la Confindustria della Finanza, solo che il parco buoi non e’ una distesa di schiavi negri che lavorano nelle piantagioni di cotone, ma una distesa di consumatori che lavora per mettere i risparmi nelle loro mani.
Il corriere quindi appare piu’ “popolare” perche’ sembra appoggiare l’idea di un ceto medio forte. E’ il giornale di Romiti, cioe’ il giornale della marcia dei colletti bianchi, che potrebbe -come allegoria- riassumere la missione del giornale stesso. Il Corriere non vuole la scomparsa delle aziende o la perdita di posti di lavoro, ma immagina le aziende come composte interamente da colletti bianchi con il posto fisso e la scrivania. Poiche’ si tratta del sogno dell’italiano medio, esso viene percepito in misura MOLTO piu’ popolare di quanto non sia -in realta’-  la Cattedrale della Finanza Italiana.
Tutto  nel Corriere sogna un risveglio dei colletti bianchi , la cui marcia deve comprimere i sindacati ai margini della societa’ per chiarire che la nazione sia della classe media e dei piccoli borghesi pantofolai, ovvero colletti bianchi in pensione che gestiscono i loro risparmi.

– La Stampa.

Con La Stampa e’ Facile. Si tratta del portavoce ufficiale della famiglia Agnelli, che di fatto costituisce la Signoria di Torino. Sulla Stampa potreste trovare quello che avreste trovato a Firenze se i Medici avessero posseduto un giornale. Indubbiamente i Medici erano una famiglia illuminata e abbastanza aristocratica, per cui sul piano culturale avreste ottenuto un giornale piuttosto sofisticato, almeno nelle intenzioni. Allo stesso tempo, essendo la Signoria di Firenze, avrebbe dato grandissimo risalto a ogni vicenda locale, come fa La Stampa con Torino quando racconta ogni cosa vi accada, ivi compreso il campionato condominiale di palla avvelenata di Corso Racconigi, 35.  Non arriva ai livelli di provincialismo del Resto del Carlino, dal momento che evita cose tipo “i nomi dei piu’ bravi diplomati delle scuole superiori di Bologna di quest’anno”, perche’ sarebbe una caduta di stile. Ma solo per quello: dovessero farlo, istituirebbero un premio per i migliori diplomati attraverso la Fondazione Agnelli, per premiare il merito ed i giovani. Magari cosi’ ci starebbe.
La missione della Stampa e’ semplice:
  • Far sapere cosa pensa la famiglia agnelli delle cose. Quando non c’e’ da dire quello che pensa la famiglia Agnelli -e non e’ che ultimamente pensino molto- allora hanno una sostanziale liberta’ nel dire cio’ che accade a torino, a patto di dipingerlo con toni vagamente savoiardi, di dargli un sapore vagamente ottocentesco, quella roba che oscilla tra il sapore dolce del Rosolio e il tono Pulp di Tarantino che fa il baciamano a Carla Bruni. La Francia ovviamente e’ definita “cugini d’oltralpe”, e la sua visione sociale si riassume nel motto “noblesse oblige”, dove “noblesse” e’ il grado di vicinanza agli Agnelli. La visione della stampa e’ consociativa, e si rifa’ a qualche patto tra sinistra concertazionista e famiglia Agnelli, risalente agli anni ’80. Nella loro visione l’ Italia e’ Torino, cioe’ una serie di citta’ industriali nelle quali una aristocrazia acculturata mantiene la societa’ in condizioni modeste ma dignitose e i ricchi vivono nel lusso, -ma senza farlo vedere troppo, che e’ volgare- noblesse oblige. Gli industriali, che sono -per forza di cose- famiglie industriali si preoccupano che ci siano buone scuole, tanto lavoro, strade pulite e palazzi sempre ridipinti, e -durante le giornate di riposo concordate coi sindacati- dei parchi per i bambini. In cambio, nessuno si deve scandalizzare se il giovane Duca un rampollo della famiglia dominante si prende qualche liberta’ con qualche fanciulla un transessuale pugliese e ha una tale testa di cazzo la sfortuna di farsi beccare. I vizi dei giovani cittadini -come la droga- sono ” drammatici problemi sociali” perche’ la famiglia dominante possa fare beneficenza e fare del sociale -e accontentare i sindacati- mentre i vizi dei membri della famiglia del Duca sono privati, e comunque -si sa- non tutte le ciambelle riescono col buco. E’ proprio necessario che si sappia, in fondo?
Quando si legge La Stampa bisogna ricordare che Torino non e’ piu’ capitale del paese da tempo, che i Savoia hanno ampiamente dimostrato di essere un patetico branco di cialtroni privi di qualsiasi contatto con il mondo dei numeri reali, che la Francia non e’ piu’ un paese cosi’ importante sul piano culturale, e che la Fiat non e’ piu’ un’azienda davvero italiana.
E’ un giornale ragionevolmente corretto quando parla di societa’ e di cultura -noblesse oblige- e va letta come si legge -nel 2001-  un giornale di mille pagine in mogano, rilegato in cuoio, pipa e un pizzico di barba. Ideale per chi voglia attraversare il polo su una slitta per cani, abbracciato ad un duca. Il mio amico, il barone  Otto vom Trinkhalle, lo apprezza specialmente quando spiega come offrire Rosolio ad una madamin di origini pugliesi incontrata Piazza Duca d’Aosta.  Ah! La Tauromachia! Il bene supremo!

– Il Giornale e l’ Unita’.

Si tratta di un episodio molto imbarazzante dovuto, probabilmente, alla collisione tra un buco nero e qualche genere di stella nana , circa due miliardi di anni fa, in una zona particolarmente merdosa di qualche hinterland lombardo. La linea filosofica del giornale e dell’Unita’ sembra trarre ispirazione da un pensiero che si direbbe Berlusconiano oppure Antiberlusconiano -se si crede che Berlusconi pensi- e che potrei riassumere come una via di mezzo tra il Paperon de Paperoni’s speech , un film di Vanzina e la raffinata dialettica di Chuck Norris. La visione sociale del Giornale  , ispirata anche a filosofi come Buttiglione o Vittorio Sgarbi o , e’ simile a quella di Paperopoli, con un piu’ una religiosita’ da quaccheri e Clarabella con piu’ tette. La visione dell’ Unita’ , ispirata a chiunque contraddica Sgarbi e Buttiglione, invece e’ quella dei Puffi. Insomma, si tratta di un titanico scontro tra filosofie opposte, quella di Walt Disney e quella di Peyo.  Il mondo capitalista di Paperopoli, con ben DUE ricchi e un circolo dei miliardari, contro il soviet azzurro dove tutti sono uguali e non esiste moneta. Tale visione della societa’ viene detta “societa’ perfetta” oppure “orrendo crimine” , a seconda della parte e dei giornali, nel tipico editoriale, che di solito si intitola tipo “i due minuti di odio” per dare un tono di garrula leggerezza al tutto.

 

La missione del giornale, cosi’ come dell’ Unita’, e’ difficile da identificare perche’ e’ incoerente. Si direbbe semplicemente che il Giornale si proponga di essere  una copia speculare ed opposta dell’ Unita’, e che l’ Unita’ di proponga di essere una copia speculare del Giornale e si puo’ riassimere cosi’:
  • Se una cosa e’ cattiva per l’ Unita’ e’ buona per il Giornale, e viceversa.
Sembra che le persone che sono li’ abbiano passato anni a subire soprusi dentro dei gulag comunisti, o nei lager fascisti ,  senza mai essersi mossi da Gulenzago sul Sgrambate. E’ impossibile capire quale sia la parte di verita’ contenuta nelle notizie del Giornale o dell’ Unita’ , perche’ l’incredibile sentimento anticomunista -simile all’antifascismo che si ebbe DOPO il fascismo che trovate sull’Unita’- copre di un’alone di falsita’ anche le notizie vere.
Non riesco a capire per quale motivo una persona dovrebbe leggere il Giornale, o l’ Unita’, a meno che non sia DAVVERO incazzato per tutto il male che i fascisti , o i comunisti, NON gli hanno fatto perche’ e’ troppo giovane per incontrarne qualcuno. L’unica differenza tra il Giornale e l’ Unita’ e’ che entrambi odiano tanto -ma tanto- gli ebrei. Esiste anche Libero , e’ vero. Ma nessuno se ne e’ mai accorto sul serio.

  • Sia il Giornale che l’ Unita’ non sono esattamente giornali che stanno dalla parte delle vittime: diciamo che il loro scopo e’ di stare dalla parte del vittimismo. Il vittimismo di gente che parla come se i comunisti gli avessero ucciso il cane , o come se i fascisti gli avessero fucilato la mamma. La societa’ non si divide piu’ in carnefici e vittime perche’ non ci sono carneficine, ma l’importante e’ partecipare dagli spalti con un tifo adeguato.
In generale, potremmo dire che il Giornale e l’Unita’ siano una unica forma d’onda esprimibile con una notazione di Dirac. Questa forma d’onda rappresenta due elettroni , di spin opposto. Se quindi ruotiamo uno dei due elettroni cambiandone lo spin, l’altro ruota a sua volta , immediatamente(1). Se domani l’ Unita’ scrive , che so io, che tutti i gravi cadono al suolo allo stesso modo, il Giornale vi spieghera’ che in un paese libero i ricchi cadono di piu’. Deus lo vult, e se i poveri vogliono cadere quanto i ricchi si diano da fare, diamine!

– La Repubblica e Il Foglio.

Tra i dualismi perfetti, oltre all’ Unita’ e al Giornale potremmo indicare La Repubblica ed il Foglio. Il Foglio di Ferrara si sforza , essenzialmente, di essere per La Repubblica  cio’ che il Giornale e’ per l’ Unita’. In pratica, sono due giornali del tutto speculari, con la sola differenza che Ferrara NON ha ancora trovato il suo De Benedetti. O meglio lo aveva anche trovato, ma poi ha divorziato: Ferrara ha piu’ tette della Arcuri, ma dalle parti di Arcore non e’ la stessa cosa.
La Repubblica e’ legata, come ho detto, a De Benedetti. De Benedetti e’ un sedicente finanziere specializzato nel distruggere aziende cambiandone completamente l’assetto, e nel farlo guadagnandoci. De Benedetti e’ quello che ha distrutto Olivetti alla vigilia del boom dell’ IT e di Internet, per fondare una telco che ha poi spezzato e rivenduto alla vigilia del boom delle telco. In pratica uno Sgenio, cioe’ l’opposto di un Genio.  Ferrara non e’ che sia un Genio, e’ semplicemente un De Benedetti al contrario: se De Benedetti vende rottami e macerie guadagnandoci, Ferrara e’ specializzato nel comprare rottami e macerie rimettendoci. De Benedetti prendera’ l’ultima tendenza vincente, ne fara’ scempio e ne rivendera’ i rottami al rigattiere, guadagnandoci. Ferrara prendera’ ogni possibile rottame -le istanze antiabortiste del movimento teocon, per dire- e cerchera’ di unirle insieme -con un liberismo cattolico ormai bollito, per dire- allo scopo di rimetterci -come ha fatto con le scorse elezioni-.

La visione sociale di entrambi e’:

  • La societa’ e’ fatta di gente che e’ indignata contro il governo che non mantiene le promesse. In generale esiste una elite culturale che non viene ascoltata da una massa stupida ed omologata che ascolta “quello la’”, a seconda dei due casi. Se c’e’ un problema, allora il problema semmai e’ un’altro. Se due cose sono uguali, e’ bene distinguere tra le due cose. Se una cosa e’ stata dimenticata, e’ bene ricordarla. Se una cosa viene ricordata in continuazione, sarebbe meglio consegnarla all’oblio della storia. Se una cosa e’ chiara, allora e’ evidentemente una cosa diversa da come appare. Se una cosa non e’ stata detta, allora e’ la cosa piu’ importante di un discorso. Esiste una non meglio specificata massa di persone che e’ allo stremo e non si sa fino a quando pazientera’, ma sebbene entrambi i giornali abbiano idee rivoluzionarie, la rivoluzione e’ ben lungi dall’avvenire perche’ sono entrambi IL VERO riformismo: la rivoluzione non e’ un pranzo di gala, ma una cena da Rodrigo non puo’ mettere tutti d’accordo? Entrambi i giornali hanno in mente la societa’ americana, a patto che gli USA collassino su Manhattan emettendo raggi freedom.
Quando si legge la Repubblica, cosi’ come quando si legge il Foglio, bisogna ricordare che gli USA sono un paese di 300 milioni di abitanti fatto di luoghi ricchissimi e di luoghi ove la gente vive in baracche di lamiera ridipinte, che chiamano case. Bisogna ricordare che gli USA sono un posto ove c’e’ tutta la cultura che si cerca, cosi’ come tutta l’ignoranza che si cerca. E specialmente, che ne’ Ferrara ne’ Scalfari  capiscono un cazzo fritto -di manzoniana memoria- di USA.
Entrambi non fanno altro che arricchire l’ultima moda con parole che secondo loro sanno di cultura, secondo l’imperativo di chi, negli anni ’70, e’ entrato in libreria dicendo “devo farmi una cultura, mi dia il libro piu’ noioso che ha”. Entrambi hanno imparato il cattolicesimo leggendo I Promessi Sposi, e poi hanno fatto il Grande Salto verso la cultura protestante, leggendo il Leviatano di Hobbes. Uno pensa che sia un libro di destra, l’altro di sinistra. Nessuno dei due ci ha capito un cazzo di manzoniana memoria, ma tanto ormai la scuola e’ finita e la prof non interroga piu’, quindi I Promessi Sposi bastano ed avanzano. Sono le basi che contano, mica l’accademia, no?
La loro missione e’ semplicemente dimostrare che il loro regno (quello di Ferrara e quello di Scalfari) non e’ di questo mondo. La societa’ deve cambiare, ma , pero’, sebbene, non fatevi ingannare, non e’ quel che sembra, e probabilmente non lo sapremo mai. Che cosa? Su, non facciamo domande stupide, il problema e’ ben altro.
Oggi la Repubblica ha importato diversi giornalisti ed altre personalita’ dall’ Unita’, il che lo rende sempre piu’ l’opposto del Giornale, ma Ferrara sembra non voler inseguire questa tendenza , ed e’ alla ricerca di una sua Nemesi, che stenta a trovare nell’ Avvenire col quale tenta di discutere di teologia senza capirne cippa.

 

Cosi’ oggi la Repubblica ha la missione di dire le stesse cose che dice l’ Unita’ sforzandosi di assomigliare ad un giornale di Murdoch per confondere Il Giornale, mentre Il Foglio si sforza di apparire come un contraltare dell’ Avvenire di manzoniana memoria. Se solo Ferrara avesse capito qualcosa di piu’ del giansenismo, mannaggia a lui.
Avrete notato un certo dualismo tra i primi giornali e gli ultimi che ho recensito. C’e’ una ragione in questo: i primi giornali hanno ancora un forte padronato che ha interessi forti, e quindi essenzialmente ha una missione forte. Non per nulla guadagnano consensi e vendite. Gli ultimi sono gli orfani della confusione politica attuale, e non hanno ben capito che pesci pigliare. Si sforzano di fare quello che, a braccio, sembra loro doveroso fare, e sono di fatto dei giapponesi che dopo 50 anni aspettano ancora lo sbarco dei marines. NOn so perche’ qualcuno dovrebbe leggere Il Foglio, Repubblica, Unita’ o il Giornale,  ma sono certo che il problema sia un’altro, che stiamo cercando la verita’ nel posto sbagliato, e che in ogni caso la colpa sia di Berlusconi o di Stalin.

Ecco, con questa ottica io leggo le notizie sui giornali italiani.

Uriel

(1) So benissimo che si tratta di un paradosso. Per i fisici. Chiedete a loro.

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