Politichina.

Ho scritto il post sul default e me ne sono quasi pentito. La stragrande maggioranza dei commenti in coda e’ fatta di persone che vengono qui a sbavare contro Berlusconi. Il che e’ assurdo, dal momento che sono proprio gli attacchi contro di lui ad averlo personalizzato cosi’ tanto da sopravvivere. Volete che parli di politica? Ok, parlo di politica.

Io non ho preferenze politiche. Per come la vedo, la democrazia e’ una merda indistinta, nella quale non puoi neppure uccidere un avversario politico per il bene della nazione. L’idea che un Matteotti fosse cosi’ indispensabile alla nazione, quando di lui non si ricorda altro se non un discorso idiota , e’ del tutto ridicola. Non che io stimi Mussolini, ma se avessi dovuto confrontare il bene del paese (o quello che io consideravo tale) con la vita di un politico inutile, vuoto ed insulso come Matteotti, personalmente non avrei esitato un attimo a dare l’ordine.

Stranamente, invece, la repubblica si basa sulla stravagante opinione secondo la quale c’e’ merda e merda, ma specialmente merda, e quindi una merda del tutto speciale ha il diritto di governare, e se tra il futuro della nazione e la regolarita’ della merda si deve scegliere, allora una regolare cagata vale piu’ della ragione di stato. Mai vista idea piu’ ridicola, ma tant’e’.

Non che il fascismo o il comunismo europeo, basato sull’idealismo tedesco, siano migliori. In generale, chiunque si consideri soltanto il mero portavoce di qualcosa -sia la legge o sia un’ideologia- e’ un politico idiota. Non ho particolari inibizioni verso la parola “comando”. Comandare e’ un’attivita’ necessaria se si vuole che esista una qualche organizzazione nella quale qualcuno dice a qualcun altro cosa fare. Per me la parola “governo” e’ semplicemente un’idiozia: o comandi, o non comandi. O la tua volonta’ viene accettata e le tue richieste esaudite solo perche’ sei tu, oppure non comandi. E se non comandi, “governare” non ti servira’ ad un cazzo -di manzoniana memoria-  di niente, ognuno fara’ quel che vuole, a seconda di quanto puo’ ignorare i tuoi ordini. La fine di qualsiasi organizzazione civile.
Il capo e’ il capo. Quindi sta sopra alle leggi, come alle ideologie. Non esiste che una legge fermi il capo, come non esiste che lo fermi una ideologia. Sono in entrambi i casi delle cose stampate su un libro di carta. Nessuno dovrebbe permettere che un libro di carta fermi un leader dall’agire come crede meglio. Specialmente un leader. Non sono del resto l’unico a pensarlo: secondo Weber, il leader e’ uno che sfrutta il consenso per prendere il potere, prende il potere e poi CAMBIA le regole e le IDEE a suo piacimento. Jobs e’ un leader, per dire. Quindi no, il leader essendo PRINCIPALMENTE un rivoluzionario NON rispetta ne’ le leggi ne’ le idee del momento: CAMBIA le leggi e porta in auge le SUE idee. Cio’ che c’e’ prima, di fronte al leader, si scioglie come neve al sole, legge o ideale che sia. Non esistono leader conservatori, per definizione.
Cosi’, a me le azioni di Berlusconi interessano SOLO perche’ e’ attore di un gioco economico. E’ uno degli attori. Cosi’ come mi interessa Bossi, specialmente in questo periodo, perche’ con un default potrebbe chiamare a se’ la parte che definisco “il maiale grasso” e dirgli che se si fa la Padania, a Dicembre si ammazzera’ qualche altro maiale. Uno del sud, o uno di Roma. In caso di default, alla Lega basterebbe una spintarella moderata per spezzare il paese.
Non perche’ il default rafforzi la Lega in termini di consenso. Perche’, come diceva Hitler prima del Putsch, non hai bisogno di consenso quando hai la paura. Non per nulla Hitler prese il potere con la paura, non col consenso.
In ogni caso, siccome alcuni player di questo gioco SONO politici, e’ ovvio che devo guardare alla politica. Ma ci guardo come leggo un libro di storia, ovvero attenendomi ai fatti e non ai teoremi. Nerone e Cesare avevano una condotta sessuale ben piu’ dissoluta di Berlusconi. Quanto all’opinione delle donne, per Nerone si poteva ammazzare una moglie gravida a calci, tanto poi si prendeva un eunuco che le assomigliava. Per Cesare le mogli servivano principalmente alla politica, e l’unica donna davvero rilevante era mamma Aurelia.
Ciononostante, non mi sembra che i giudizi politici debbano cambiare di molto.(1)
Qualcuno mi fa presente il problema dell’ “intelligenza”, ma anche qui non siamo d’accordo. Per me l’intelligenza e’ la capacita’ di raggiungere gli obiettivi e la cultura e’ l’efficacia con cui si scelgono gli obiettivi piu’ paganti -paganti nel lungo termine e su grandi scenari- . Non riesco nemmeno a pensare una cosa come “ho perso perche’ ero quello intelligente”. E’ una contraddizione in termini. Se perdi contro qualcuno sarai anche intelligente, ma meno del vincitore.
Andiamo alla politica attuale. Che cosa ne penso? Non c’e’ alcun bisogno di pensare, basta un pochino di osservazione.
Tutti i partiti in gioco sono partiti basati sul nome del leader, tranne il PD ove regna l’incertezza. In tutto il mondo, il partito che va avanti si dota di un leader, che viene presentato come leader. Dove per leader intendo colui che cambiera’ leggi, regole e idee, portando le proprie. Il leader e’ una necessita’ persino in Cina, ove tutto avviene praticamente in segreto , dentro un inestricabile labirinto decisionale che in confronto il Cremlino era trasparente.
Quello che vedo e’ che
  • IDV -> Di pietro
  • PDL -> Berlusconi
  • UDC -> Casini.
  • Lega -> Bossi
  • Sel -> Vendola
  • Ψ(Ω,ξ) -> Fini
  • PD -> Bersani Bindi D’Alema Franceschini Rutelli Weltroni Ψ(Ω,ξ)
E’ vero che forse Bossi verra’ sostituito da Maroni. E forse Berlusconi da Alfano. Ma quando la gente vede queste cose, dice “il nuovo CAPO sara’ o meno adatto quanto il vecchio CAPO?”. Capo. Leader. Guida. Papa. Imam. Imperatore. Muad’dib. Satrapo. Sultano. Emiro. Fuhrer. Duce. Segretario Generale del PCUS. Qualsiasi sarcazzo di cosa vogliate dire, ma e’ quella persona che tutti fanno come dice lui e tutti sono contenti che ci sia lui a prendere le decisioni.
E’ fondamentale che ci sia un capo. Tutti guardano a quel che dice il capo. Se si fallisce, la colpa e’ del capo. Se non si fallisce, il merito e’ del capo. Eccetera.
Questo e’ un principio generale: se per governare occorre almeno un “rappresentante”, quando al governo occorre sommare il “cambiamento” allora serve un leader. Il “rappresentante” va bene per l’ordinaria amministrazione e per vendere servizi di pentole. Ma il cambiamento ha bisogno di un leader. Di uno che arriva  e dice “io ho la visione. Io so come stanno le cose. Io faro’ una rivoluzione. Le vecchie leggi verranno cambiate. Le vecchie idee verranno sostituite”. Questo e’ un leader. Solo questo e’ un leader. “Rimbocchiamoci le maniche” me lo aspetto dal mio macellaio. Il leader le maniche se le rimbocca lui.

Ora, questo e’ vero ovunque, ma specialmente e’ vero in Italia. Per vincere in Italia devi essere un elemento alfa. Devi essere il capo di qualcosa. Se altrove puoi essere anche solo “il rappresentante” qui devi essere il capo. Il leader. Il gran mogol, paperon de paperoni, insomma quello che fa il capo.

Cosi’, ecco il primo punto. Per vincere ci vuole un capo. Potete dire quel che volete, ma la storia politica italiana, da quando c’e’ l’italia, e’ sempre passata da un capo all’altro. Che fosse Cavour, Giolitti, Mussolini, De Gasperi o Togliatti, che ci fossero di mezzo il Re o il Duce o il Papa, Lorenzo il Magnifico o il Doge, di questo si parla: il capo. The boss. Der Fuehrer. Punto.

Esistono quindi diversi candidati , se vogliamo. In termini di Ψ(Ω,ξ) potrei dire che gli orbitali di qualcuno sono piu’ vicini alla poltrona degli orbitali di qualcun altro. Ma cio’ non toglie che, chiunque sia il prossimo presidente del consiglio, e’ il LEADER di un partito. Fine. In Italia se NON sei davvero il leader, non vinci. Occhetto, Rutelli, Weltroni ne sono prove sufficienti.

Il PD non ha un leader. Quindi, in Italia non vincera’. Ma non solo: oltre a non avere un leader, contesta con farlocchesca incompetenza politica che avere un leader sia “male”, e che la “cultura del leaderismo” sia sbagliata. Certo. Ovvio. Posso anche costruire auto senza motore dicendo che “la potenza e’ male” e che “la cultura del  motorismo” e’ male. Il guaio e’ che non le vendero’. E’ vero che su un’auto senza motore potete salire e fare i rumori con la bocca, e potete far guidare i bambini per divertirli e tante altre cose. Ma non scommetterei sul vostro prodotto.

Cosi’, il PD non solo non ha un leader, ma va dicendo che loro un leader non ce lo avranno mai. Aha. Quindi, anche se vincessero per sfinimento, andranno al potere e diranno: ehi, e adesso che facciamo? Chi ha le idee? Chi ci guida verso il cambiamento? Chi ha la visione? Chi sa cosa fare? Chi sa dove andare? Chi, di preciso, ha chiesto il mandato per governare?

Un governo cosi’ dura si e no due anni. Se qualcuno sta pensando “Prodi” non e’ telepatia. E’ semplice fisica. Per governare occorre comandare, e per comandare ci vuole un leader. Fine.

Certo, le condizioni necessarie non sono sufficienti: non sempre UN leader e’ un BUON leader. Mussolini era un leader, ma NON era un BUON leader. Togliatti era un leader, ma non un buon leader.

Tuttavia, se non tutti i leader sono buoni leader, solo un leader puo’ combinare qualcosa di buono nella politica italiana. Questo e’ un fatto, se non altro perche’ c’e’ la democrazia, e “fatto” e’ semplicemente l’opinione della maggioranza. Siccome la maggioranza degli italiani vota per un leader, che puo’ essere a destra o a sinistra ma deve essere un maschio alfa, la fisica della democrazia trasforma questa convinzione in una fisica della politica. Ci vuole il leader.

Per quanto teorizziate, parliate, chiamiate gli intellettuali, non cambia niente: ci vuole un cazzo di leader per vincere le elezioni in Italia. Se le vincete per sbaglio, o perche’ gli altri leader hanno stufato, conta poco. Ci vuole un leader. Fine.

Secondo punto. Da chi viene sconfitto un leader? Da un altro leader. Se ci sono due galli nel pollaio, si battono. Ma “battersi” significa battersi. Confronto uno ad uno. Se volete che Bersani abbatta Berlusconi, non potete sperare nella magistratura o in Confindustria. Se e’ Confindustria ad abbattere berlusconi dandogli una spallata, non e’ che sia Bersani contro Berlusconi. E’ Marcegaglia contro Berlusconi. Se e’ la magistratura ad abbattere Berlusconi, non e’ Bersani contro Berlusconi. E’ -giudice del caso- contro Berlusconi.

Se e’ Santoro che fa cadere il governo, non e’ Bersani contro Berlusconi. E’ Santoro contro Berlusconi. Comunque la si giri, quando due leader si battono, nell’arena ci sono PROPRIO e SOLO loro due. Se anche fosse la BCE a dire “Berlusconi vattene”, e funzionasse, non sarebbe Bersani contro Berlusconi. Sarebbe Trichet contro Berlusconi. Ma Trichet non governera’ mai il paese.

Cosi’, deve essere molto chiaro: in italia vince un leader. Se non sei leader, e’ meglio non provarci neanche. L’italiano intende “leader” per “maschio alfa”. Fine.Il che esclude Vendola, a torto o ragione. (2) Di Pietro poteva avere quel retrogusto di “addapuzza’” che serve, ma ormai e’ bollito, e quella specie di zampone che si porta appresso -suo figlio- sara’ una palla al piede peggio del “trota”. Cioe’, avere il soprannome di “Il Trota” non e’ il massimo. Ma anche “Er Foca” non e’ proprio da ridere.

Non restano in molti. Fini NON e’ un leader. E’ un vice. Un ottimo vice, forse. Ma non un leader. Un politico che non riesce a trattenere 30 persone non e’ uno che trascina folle, eh.

Allora, la situazione e’ questa: serve un leader. Le proposte sono.

  • IDV -> Di Pietro Er Foca
  • PDL -> Berlusconi Alfano.
  • UDC -> Casini
  • Lega -> Bossi  Maroni. (per ora Il Trota e’ da escludere).
  • Sel -> Vendola Dolce&Gabbana? Jean Paul Gaultier? Madonna?  (se non sono troppo “maschi”).
  • Ψ(Ω,ξ) -> Fini  Montezemolo (quando e se riuscira’ a prendere la prima decisione della sua vita).
  • PD -> Bersani Bindi D’Alema Franceschini Rutelli Weltroni  Noi non crediamo ai leader e vedrete che faremo l’ulivo su cui cresce la quercia alla cui ombra riposa un grifone albino di Chieti che mangia un pezzo di abbecedario del periodo bizantino intinto nell’assenzio biblico di manzoniana memoria, mentre il vento tira da nordest e garruli pappagalli gorgheggiano giacinti ,  e comunque e’ tutta colpa di Berlusconi.

Ora, vi faccio una domanda: anche nel caso dell’ improbabile coppia Alfano-Maroni, qual’e’ l’opposizione? Il partito der Foca, Dolce& Gabbana, Jean Paul Gaultier, Madonna, Montezemolo l’indeciso?

Mi spiace, ma la “sinistra” potra’ vincere solo se si dota di un leader. E mi spiace per vendola, ma ne serve uno “maschio”. Non dico che debba puzzare, ma neanche profumare troppo. E’ vero che gli italiani di oggi trascorrono piu’ tempo davanti allo specchio delle loro sorelle, ma non lo ammetterebbero mai. Si sentono ancora maschi nel senso -patologico- del termine: essi vi racconteranno di come si svegliano la mattina gia’ liberi e belli con l’occhietto svenevole e il capello naturalmente scolpito -Naomi Campbell, prendi e porta a casa- , piuttosto che ammettere di usare la matita e di passare davanti allo specchio piu’ tempo di una bagascia del Bengala(3).

Teorizzare che si possa fare a meno di un leader e che la cultura del leaderismo sia deleteria e’ letto solo come una ammissione plateale dell’ incapacita’ di produrre leader. Fine. Anche perche’  gente che e’ passata da un leader maximo all’altro per cinquant’anni non sembra cosi’ credibile quando mi spiega con aria dotta che la cultura del leaderismo e’ sbagliata. Non e’ che avevate il libretto di Mao in tasca perche’ cucinava  bene gli involtini primavera: avevate il libretto di Mao in tasca perche’ era un leader.

Cosi’, nel caso che non arrivino in fretta eventi catastrofici , con ogni probabilita’ al potere ci restera’ il centrodestra. A meno di cose tipo un default, ma in quel caso le poltrone del governo scotteranno cosi’ tanto che solo un leader “maschio” accettera’ di sedercisi sopra.

Il che, al massimo, vi portera’ ancora piu’ a destra.

Uriel

(1) Su Nerone si raccontano cose terribili perche’ era inviso ai cristiani. In realta’, come politico non era per nulla male. E no, non incendio’ Roma. Non piu’ di quanto ci sia bisogno della vostra sigaretta per far saltare un arsenale che si trova nel mezzo di un bosco che brucia. Una citta’ costruita quasi interamente di baracche di legno tutte a contatto tra loro ed estesa per chilometri, senza un vero servizio di pompieri (non c’erano idranti, per dire), e con l’unica fonte energetica della fiamma viva,  probabilmente bruciava due o tre volte l’anno per una semplice questione di grandi numeri.Poi, a seconda di calura e vento, l’incendio si propagava in maniera impredicibile. Quello che avvenne sotto Nerone fu ricordato piu’ di altri, tutto qui. Semmai, sarebbe d’uopo ricordare come Nerone -ricostrui’ – la citta’ dopo l’incendio, che se avessimo gente cosi’ oggi, a l’ Aquila si farebbe il festival dell’architettura moderna, oggi.

(2) Vendola ha appena dichiarato che il problema del paese sono dei vecchi rincoglioniti e , come se non bastasse, “maschi”. In che modo essere maschi sia un problema nazionale -nella mente di Vendola-  non lo so, ma se consideriamo il fatto che la media degli italiani di sesso maschile si considera -patologicamente- maschio , altre due frasi del genere e Vendola finisce nel dimenticatoio con Weltroni.

(3) Invoco il diritto divino di lasciar cadere un assioma nel discorso. A1: le bagasce del Bengala passano davanti allo specchio molto tempo.

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