Marchionne & Confindustria.

Mi e’ stato chiesto cosa io pensi dell’ uscita di Marchionne e FIAT da Confindustria. Onestamente avevo gia’ scritto di questo, e la mia opinione non e’ cambiata. Potrei riassumerla cosi’: confindustria e sindacati sono un blocco unico, detto anche “sistema di relazioni industriali”, al punto che rompere con il sindacato ma non con confindustria, e viceversa, e’ impossibile. Tuttavia, ritengo di poter aggiungere ancora qualcosa, qualcosa di ordine culturale.

Spesso si prende in scarsa considerazione gli effetti culturali della vigente legislazione. Per esempio, pochi si chiedono quale sia l’effetto culturale che l’articolo 18 produce sulla popolazione attiva. O quale sia l’effetto della triade sindacale sul cittadino comune.
Andiamo avanti di un passo, e cerchiamo di definire cosa sia la cultura della rendita. Iniziamo con una definizione di rendita:
una definizione di rendita e’ quella di essere un vantaggio economico o sociale il quale deriva da una posizione. Posizione che ha la caratteristica peculiare di non richiedere alcuno sforzo di miglioramento per essere mantenuta. L’unico requisito per una posizione di rendita e’ di aver avuto, in un momento del tempo, i requisiti per accedervi. Dopodiche’ , nulla e’ richiesto per mantenere la posizione.
Ci vuole poco a capire che l’immobilita’ economica e sociale in Italia, di fatto, si traduce in un continuo di posizioni di rendita. Se la societa’ e’ immobile, e sottoposta a vincoli tali da non potersi muovere, possiamo facilmente immaginare che praticamente OGNI posizione sia -data la nostra definizione- una posizione di rendita.
Se ogni essere umano fosse immortale e non nascessero mai nuove persone, si tratterebbe di uno stallo eterno. Poiche’ nascono di continuo nuove persone, e vecchie persone muoiono, per mantenere stabile una situazione del genere e’ necessario che:
  • Il momento della nascita ed il momento del raggiungimento della posizione di rendita siano molto distanti. Questo evita che i vecchi possano essere minacciati dal maggiore dinamismo dei giovani. Per esempio, se il senato accetta solo persone con piu’ di X anni tra i propri membri, nessuna idea che abbia meno di X anni -o che sia tipica di persone piu’ giovani- puo’ cambiare sostanzialmente il senato. Questo si realizza mediante un sistema che accentui enormemente i vantaggi -economici e sociali-  dell’eta’.
  • Non esista di fatto concorrenza sociale o economica. Se cosi’ fosse, i nuovi nati potrebbero -almeno in teoria- battere i vecchi nati e prendere il loro posto anche in tempi brevi. Non deve mai succedere, cioe’, che qualcuno sia messo nelle condizioni di essere confrontato con un altro per mere ragioni di merito. La comparazione , ogni cosa sia comparativa, deve essere ostacolata.
  • Il sistema sia chiuso. Non deve essere possibile per nessuno entrare dall’esterno e minacciare cosi’ le posizioni di rendita del sistema. Se il sistema deve rimanere immobile per conservare ogni posizione consolidata, ovviamente NON puo’ accettare che dall’esterno arrivino nuovi elementi a minacciare le posizioni esistenti.
Questo e’ stato il sogno di ogni italiano, e possiamo riassumerlo nel modo di dire “il solito tran-tran”. Ogni tipo di funzione economica viene legata a parametri che sono rigidi e caratterizzano la persona che possiede la posizione di rendita. Nel caso di un negozio, questo implica che la posizione -parametro fisico praticamente immutabile- ne determini il successo. Se qualcosa (citta’ che crescono, strade che cambiano percorso) minaccia la “posizione” del negozio stesso, ovviamente si riconoscera’ il diritto dei negozianti di veder tutelata la loro posizione. Faccio presente, tuttavia, che la posizione non e’ un merito del negoziante, che non fa nulla di speciale per mantenerla: apri un negozio in viale della Vittoria, e ce l’ha.
Allo stesso modo, si pretende che una ricetta sia buona se e’ “della nonna”(1), cosi’ come si pretende che una banca sia migliore se fa la banca dal 1478: non c’e’ nessun valore aggiunto di fatto, tranne una affermazione secondo la quale invecchiare, da solo, crea valore. La ragione e’ semplice: invecchiare non richiede nessun particolare sforzo, e d’altro canto e’ un processo che non puo’ venire imitato dai giovani.
Questo ha stravolto la cultura italiana: poiche’ tale modo di procedere e’ stato applicato in OGNI componente della vita nazionale, dalle componenti economiche alle componenti sociali, esso e’ diventato cultura nazionale.
L’italiano, oggi, e’ DAVVERO convinto che sia possibile sopravvivere in un mondo ove , raggiunta una posizione soddisfacente, non sia piu’ necessario alcun miglioramento per rimanere in un dato posto. Per l’italiano l’idea di dover migliorare ogni giorno, al solo scopo di evitare che qualcun altro prenda il tuo posto, e’ un’idea recente -molti la attribuiscono alla globalizzazione, altri alla modernita’- , oppure un’idea straniera. In ogni caso, un’idea che e’ possibile questionare, come se fosse possibile questionare il colore del cielo o il fatto che il sole sorge.
Di conseguenza, l’idea di competizione e’ vista in Italia come una cosa arrivata dai cinesi. Un tempo era piu’ facile: aprivi un’azienda, ti facevi dei clienti, tali clienti erano tuoi fino a quando non chiudevi l’azienda. Poi, si dice, sono arrivati i cinesi. Una cosa recente e ovviamente aliena.
In realta’ le cose non stanno cosi’. Volendo attribuire la cosa alla globalizzazione, essa inizia quando i Greci si trovano dei tizi persiani alle porte, quando i Galli trovano i romani in casa loro, quando Gengis Khan spinge gli Unni verso l’Europa, quando dei pellerossa vedono sbarcare degli strani tipi pallidi, e cosi’ via.
Quella realta’ di fatto che gli italiani vogliono negare -l’esigenza di rimanere al passo, dunque migliorare, per non soccombere- e’ una costante della storia. Tuttavia, la societa’ italiana  e l’economia italiana si sono specializzate nel negare questi fatti, nel tenerli fuori dalla porta, nel far credere che si tratti di cose lontane, comunque delle novita’ di breve corso, e in ogni caso cose che ci riguardano poco.
E’ possibile fare questo: si fa anche, per dire, nelle riserve indiane. Sino a quando pompiamo soldi e’ possibile che si possano mentenere in vita usanze obsolete , antieconomiche, al solo scopo di mantenere ogni posizione di una tribu’ quella che era ed e’ sempre stata.
Questo si e’ fatto, pompando nel sistema economico enormi quantita’ di soldi, che oggi conosciamo come “debito pubblico”. Finiti i sussidi, la riserva indiana si deve adeguare: o la smette con le cazzate arcaiche, o muore di fame insieme alle cazzate arcaiche. A quanto pare, l’ Italia ha deciso di morire di fame con le cazzate arcaiche.
In tutta questa cultura, non possiamo semplicemente pensare a Confindustria o ai sindacati o alla chiesa o a qualsiasi parte della societa’ come ad un corpo distinto: poiche’ tutti cooperavano allo stesso obiettivo , cioe’ a trasformare la storia del paese in un “solito tran-tran”, possiamo solo chiederci quale parte abbiano avuto nel progetto.
I sindacati hanno partecipato al progetto in due modi, ma per capirlo bisogna capire le esigenze di Confindustria. Confindustria e’ il cartello degli industriali italiani. Che cosa vogliono, prima di tutto, i suoi membri? Vogliono, come tutti gli italiani, una vita di rendita. Vogliono cioe’ mantenere la propria posizione senza fare alcuno sforzo di innovazione o di miglioramento. In questo, hanno due nemici: le nuove imprese che potrebbero scalzarli, e le aziende straniere che potrebbero scalzarli. Ma in questo e’ andato loro in aiuto il sindacato:
  • Grazie ad un sindacato ottocentesco che parla ancora di Marx ed Hegel (che, e’ bene ricordarlo, era un pirla) , nessuno straniero ha la minima voglia di venire in italia a far concorrenza ad aziende italiane coi suoi prodotti. Se lo facesse, Confindustria si attiverebbe mediante gli amici sindacalisti per devastare il pericoloso concorrente.
  • Uno straniero che venga in Italia potrebbe propagare una cultura dell’efficienza e del miglioramento, che porterebbe l’indotto della ditta straniera a rendere di piu’ e a far concorrenza agli attuali membri di Confindustria. Mediante gli amici sindacalisti, lo straniero e chi lavora principalmente per stranieri e’ stato osteggiato . Le uniche aziende a poter sviluppare commercio estero sono state le PMI venete, che non avevano il sindacato.
  • Le nuove aziende possono venire osteggiate nel raggiungere gli obiettivi di crescita attraverso opportune agitazioni. Sapendo che il sindacato boicotta la produzione, nessun piccolo imprenditore ha mai voluto superare la soglia dell’ art 18.
In questo modo, il sindacato ha fatto la sua parte, per fare in modo che i soci di Confindustria fossero tali per sempre, senza doversi preoccupare di stranieri che arrivano in Italia e/o di nuove aziende condotte in maniera piu’ moderna. Ovviamente il governo partecipava al gioco unendo una legislazione adeguata a tenere lo status quo, ovvero il “solito tran-tran”.
Confindustria partecipava, in un modo molto semplice: per il sindacato ed i sindacalisti, mantenere il “solito tran-tran” significava semplicemente poter scioperare, avere dei delegati pagati dalle aziende per non fare nulla, avere i propri uomini in carriera dentro le grandi aziende. Ma specialmente, significava il rifiuto sistematico di qualsiasi altro nascente sindacato, e specialmente la soppressione di qualsiasi politica aziendale che fosse volta a evidenziare il successo dei lavoratori migliori.
Il sindacato si e’ sempre opposto ai lavoratori “migliori” perche’ essenzialmente temeva che , se avessero fatto un loro sindacato, esso sarebbe stato preferito ai loro nelle trattative. In altre parole, non solo gli accordi con Confindustria dovevano garantire ai sindacalisti un posto inamovibile, ma dovevano fare in modo che le condizioni contrattuali venissero adeguate verso il basso.
Scopo del gioco: impedire che un lavoratore molto abile , o un gruppo di loro, possa fondare una sigla credibile. Il crumiro, cioe’, non deve poter organizzare una propria sigla sindacale.
Tutto questo accrocchio, unito al ruolo non indifferente del governo, non e’ stato altro che il “complesso delle relazioni industriali”. Si tratta cioe’ di un insieme organico di azioni tutte sistematicamente volte a raggiungere l’acme, il sogno di ogni italiano: “il solito tran-tran”, una vita nella quale si raggiunge una posizione che NON necessita di ulteriori sforzi migliorativi per essere mantenuta.
Il valore della laurea nei concorsi di stato, gli albi professionali, ogni parte del paese ha contribuito a costruire quella che e’ una riserva indiana, ovvero uno spazio nel quale una tribu’ puo’ continuare a vivere come ha sempre fatto, mantenendo ruoli obsoleti e organizzazioni arcaiche, accusando qualsiasi cambiamento di essere un male perche’ moderno e perche’ straniero.
Se abbiamo gli unici ecologisti al mondo che siano contrari ai treni c’e’ una ragione: cambieranno il volto sociale ed economico di una zona. Ci saranno opportunita’ di crescita troppo rapide per essere gestite tutte dai soliti vecchi, e questa e’ una minaccia per il “solito tran-tran”.
In questo si inserisce Marchionne. Il quale, in un solo contratto rompe DUE recinti della riserva indiana:
  • Da un lato chiede piu’ produttivita’, perlomeno una quantita’ fissa. Piu’ alta di prima, e specialmente PIU’ ALTA DELLA MEDIA ITALIANA.
  • Dall’altro offre 700 euro di stipendio/mese in piu’,  portando gli stipendi ad una media PIU’ ALTA della media italiana.
  • Inoltre, sta trasformando FIAT in un ente sempre piu’ straniero. Dedito a logiche che non sono piu’ locali, che possono minacciare gli equilibri locali. E se i fornitori di FIAT passassero alla stessa musica?
Per forza di cose, Marchionne ha semplicemente rotto il solito tran-tran, il tran-tran di dipendenti fancazzisti, di scioperanti che danneggiano strutture aziendali per non far lavorare altri, che producono poco per uno stipendio piccolo, il solito tran-tran di sindacalisti che hanno il loro ufficio in azienda (2) , di contratti sempre rinnovati in ritardo che obbligano il sindacato a qualche processione in piazza per poi avere l’aumento di 30 euro/anno al lordo di tasse. YAWN.
Confindustria ovviamente e’ terrificata. Marchionne intende costruire stabilimenti con un indice di produttivita’ che supera del 40% la media degli iscritti a Confindustria stessa. E se altre aziende (diciamo fornitori di Fiat) decidessero di crescere cosi’, FORSE NON RISCHIEREBBERO DI SCOMPARIRE MOLTI DEI MEMBRI ATTUALI DI CONFINDUSTRIA? Che fine faranno, se adesso molte aziende inizieranno a produrre agli stessi ritmi? Che sicurezza hanno, oggi, i membri di confindustria, se alcune aziende per stare al passo dovranno migliorarsi, e forse diventeranno piu’ competitive?
Dall’altro lato, i sindacati sono terrificati. In primo luogo, Marchionne aumentera’ agli operai che accettano il contratto lo stipendio. Produci di piu’ degli altri operai italiani? Allora guadagni di piu’. Aha. Cosi’, pero’, arriva l’orrore: ci sono gli operai buoni che guadagnano di piu’ e gli operai cattivi che guadagnano meno! Ovvove! Ovvove! C’e’ il confronto. C’e’ il paragone.
Cosi’ il problema e’ che adesso ci sono operai che guadagnano di piu’ per il fatto di produrre di piu’, e operai che guadagnano meno per il fatto di produrre meno. Il che per i sindacati e’ scandaloso: poiche’ questi operai si riconoscono in due sindacati e non in quello egemone, ancora di piu’ lo e’ per la CGIL.

In generale, TUTTE le componenti della societa’ italiana hanno contribuito a creare il mito della rendita, cioe’ a far credere al cittadino che esista uno stato che puoi mantenere, con tutti i suoi vantaggi, senza MAI migliorare niente, senza MAI fare nulla meglio di come lo fai oggi.

Questa cosa e’ entrata nella cultura italiana, tanto che ormai e’ persino impossibile dire che il miglioramento sia una cosa buona: salteranno fuori innumerevoli contestazioni pseudofilosofiche sull’idea. Perche’? Perche’ in questa riserva indiana che si chiama Italia, mantenuta coi soldi del debito pubblico, la modernita’ ed il resto del mondo sono fuori, fuori dai confini. Fuori dalla vita quotidiana. Come i pellerossa delle riserve, continuiamo a chiamare Squaw le donne e a girare con le penne in testa, ad usare tecnologie dell’era del bronzo, come e fuori non ci fosse internet e il mondo moderno.

E quando qualcuno da fuori arriva e ricorda che fuori c’e’ un mondo che funziona diversamente, e che non ci sono piu’ soldi per mantenere la riserva indiana, arriva il TERRORE.

Ci viene il dubbio che la nostra italianita’, il “made in Italy di cui tanto andiamo orgogliosi”, ci portera’ qui:

Perche’ questa e’ la fine che fanno le riserve indiane.

Marchionne sta semplicemente portando nella nostra riserva indiana, tutta concentrata a rimanere sempre uguale in eterno, un pochino del mondo che c’e’ fuori. Sta dicendo che le aziende devono produrre di piu’ o chiudere , che gli operai devono sforzarsi di fare di meglio e per questo venire pagati di piu’, che non puoi chiedere l’aumento perche’ sei bravo a scioperare ma perche’ sei bravo a produrre, (3) che non puoi bloccare le aziende solo per non avere concorrenti , che non puoi mettere i bastoni tra le ruote ai piccoli solo per tenere i grandi sul trono.

La verita’ e’ che Confindustria non e’ altro che un CARTELLO, il cartello di quelli che ce l’hanno fatta. Pensate ad una cosa: se FIAT inizia la produzione in Italia, forse qualcuno dei suoi fornitori si spostera’ qui. E magari, oltre che a FIAT andra’ ad offrirsi anche sul mercato italiano. Quanti soci di Confindustria secondo voi desiderano avere concorrenti stranieri?

Rispondete a questa domanda, e capirete il motivo dello scazzo. La produttivita’ e’ un problema scandaloso per entrambe le estremita’ del “sistema di relazioni industriali”, che costituisce un corpus unico e corrotto , mirante allo status quo ed alla rendita di mercato. La produttivita’ e’ uno scandalo per i sindacati perche’ divide i bravi dai fannulloni, ma e’ uno scandlo ANCHE per Confindustria, perche’ ALLO STESSO MODO la produttivita’ divide le aziende buone da quelle fatiscenti.

Dentro il sindatato sono tutti uguali, ma alcuni piu’ uguali. Dentro confindustria, tutti i soci sono uguali, ma alcuni piu’ uguali. L’unica differenza tra il sindacato e confindustria e’, essenzialmente, che sono identici. Uniti nei contratti, che firmano entrambi , definendoli di volta in volta “un passo in avanti” da entrambe le parti, uniti nella disfatta, con lavoratori italiani peggio pagati in europa e le industrie italiane meno produttive del continente.

Marchionne non scuote Confindustria. Marchionne non scuote il sindacato.

Marchionne scuote un paese che crede in un mito, il mito del “solito tran-tran”, il mito di una posizione sociale ed economica che, una volta raggiunta, non richiede alcuno sforzo ulteriore per venire mantenuta.

Anche gli indiani d’america ci credevano. Per tremila anni non hanno inventato una cippa di nulla, non hanno migliorato NULLA del loro sistema, di loro stessi, convinti che si potesse continuare cosi’ all’infinito. Un giorno, dei tizi coperti di ferro con degli strani bastoni tonanti arrivarono sulle loro spiagge. E questi signori somigliavano un pochino a Marchionne: erano li’ a ricordare ai fessi con le penne che fuori dal loro confine c’era gente che era migliorata fino a costruire armi da fuoco.

E le loro tradizioni millenarie, la loro identita’, il loro comodo tran-tran fatto di regole sempre uguali , di ruoli sempre identici, di posizioni sociali immutabili ed ereditarie, erano semplicemente al tramonto.

Presto Marchionne vi offrira’ degli specchietti e delle perline.

E voi le comprerete.

Uriel

(1)Il problema e’ che ormai esistono nonne punk, nonne pornostar come Cicciolina, o nonne che hanno lavorato con l’elettronica. Presto, insieme alle tagliatelle della nonna o alla marmellata della nonna vedremo pubblicizzare il dildo della nonna, il transistor della nonna -ah, il silicio di una volta- , e l’eroina della nonna. Ah, i bei tempi, quando le donne si alzavano all’alba per debuggare del codice AJAX.
(2)Con la quale “lottano”, ah ah ah! Cofferati guadagnava 26.000 euro/mese -pagati dall’azienda- per non fare un cazzo, quando era leader della CGIL. Ammazza che lotta dura senza paura, eh? Averne, di nemici di classe che ti pagano 26.000/mese. Con nemici di classe cosi’, chi ha bisogno di compagni di lotta?

(3) Qualcuno si e’ reso conto che, negli ultimi decenni , gli aumenti li hanno avuti i lavoratori piu’ bravi a scioperare, anziche’ quelli piu’ bravi a lavorare? Qualcuno si e’ reso conto che la logica dello sciopero per l’aumento premia chi fa piu’ scioperi e non chi lavora meglio? E dove pensavate di arrivare, con una logica simile?

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