Il ciclo dell’Odio.

E’ ormai scontato che, se anche si possono salvare i paesi “PIIGS” da se’ stessi, sara’ praticamente impossibile salvare l’ Euro, se non come larva o come sarcofago di un’ idea che poteva diventare ben altro. Adesso il problema sara’: bene, che fare? Non mi riferisco ad ipotesi di default (sospetto che se crollasse l’Euro, gli stati nazionali apparirebbero come l’unica salvezza e probabilmente i debiti sovrani verrebbero ricomprati, invertendo il trend) , ma mi riferisco al dopo. Come ricostruire il paese? Onestamente, sono pessimista a riguardo.

Il problema, con cui mi scontro sempre piu’ spesso nel tenere questo blog, e’ che in Italia si e’ creato un vero e proprio “ciclo dell’ Odio”, un processo capace di autosostenersi, contenuto in se’ stesso, che di fatto blocca ogni speranza di crescita economica, dal momento che paralizza tutti gli attori e trasforma l’economia in un sistema stocastico wieneriano(1): a fronte di moltissimo movimento degli attori, la somma e’ nulla.

 

Il ciclo dell’odio e’ un insieme di idee sbagliate, descritte abbastanza bene da Manzoni quando descrive le dinamiche delle rivolte per il pane. Il ciclo si svolge in questo modo:

 

  1. Mancano le risorse.
  2. Ma le risorse ci sarebbero perche’ lo dice mio cugino.
  3. Ergo, qualcuno ce le nega o ce le nasconde per convenienza.
  4. Bisogna colpire chi commette questo crimine e riappropriarci delle risorse.
  5. Poiche’ le risorse non c’erano, si torna al punto 1, ma peggiorato perche’ nella riappropriazione si sono distrutti i gestori delle risorse stesse.

 

Questo ciclo in Italia si mantiene per via degli scampi della cultura comunista, che ha usato questo ciclo sperando di fomentare una rivoluzione. Il ciclo persuade ogni persona che soffra di mancanza di risorse che le “sue” risorse siano illegittimamente trattenute da qualcun altro, il che a volte e’ vero perche’ i fenomeni di rendita esistono, ma commette un errore grossolano riguardo alla soluzione: suggerisce come soluzione che basti rompere le rendite perche’ le risorse non manchino piu’ a nessuno, sollevando il militante dalla responsabilita’ di usare bene le proprie, e di lavorare per produrre altre risorse.

 

Sotto l’influsso di questo ciclo nefasto, l’italiano si persuade che sia piu’ efficace lottare CONTRO un’altra  componente della nazione  piuttosto che lottare PER se’. Il militante infatti si pone un “problema di principio” che di per se’ e’ malposto, perche’ identifica la distribuzione delle risorse col mantenimento e con il loro rinnovo.
Un esempio e’ quello delle case. Il ciclo dell’odio si materializza circa in questo modo:

 

  1. Le case mancano e costano troppo.
  2. Ma mio cugino dice che le case sfitte sono una quantita’ enorme.
  3. Ergo, qualcuno ce le nega o ce le nasconde per alzare i prezzi.
  4. Tassando chi possiede immobili lo costringeremo a darci le case al prezzo che vogliamo.
Il processo ha numerosi punti di fallimento, che sono del tutto ovvi.
Con buona pace del cugino, infatti, moltissime di quelle case non possono essere affittate. I principali motivi sono
  1. Esse non sono in condizioni di abitabilita’. Lunghi periodi senza manutenzione hanno fatto perdere loro molti requisiti. Impianti elettrici opinabili, impianti idrici da rifare, eccetera.
  2. Molte sono in condizione di eccessiva abitabilita’. Una tendenza opposta, quella di usare finiture di pregio , di valore tale che un affitto al prezzo desiderato non copre i rischi di decadimento.
  3. Debiti. Moltissimi immobili sono usati come garanzia per debiti e fidi aziendali. La banca, ben sapendo che e’ impossibile sfrattare qualcuno , non ha piacere che si affittino.
  4. Posizioni improponibili: l’abitudine dell’italiano alla seconda casa in campagna o al mare ha portato alla costruzione di case in luoghi che non si prestano alla vita quotidiana.
  5. Proprieta’ latifondistiche: la pubblica amministrazione da sola possiede 475 miliardi di euro in immobili, la chiesa possiede circa 1200 miliardi di euro di immobili. In entrambi i casi, essi vengono messi sul mercato o meno in maniera indipendente dal ciclo di mercato oppure sono vincolati (volonta’ testamentarie o vincoli dei comuni).

 

Il dato di nostro cugino, cioe “in italia ci sono tremilamiliardidimilionidicasesfitte” puo’ essere numericamente  corretta, ma se andiamo a vedere quante possono effettivamente finire sul mercato, otteniamo che il mercato e’ gia’ in equilibrio. Non e’ l’equilibrio che vorremmo perche’ non esiste alcuna mano invisibile (e’ matematicamente dimostrato, quindi non mi mobbate la minchia con le cazzate austriache)
L’assunzione errata, che alimenta il ciclo dell’odio, e’ che le case siano tenute fuori dal mercato perche’ si vogliono alzare i prezzi. La realta’ e’ che gli immobili sono fuori mercato per N ragioni diverse, di cui soltanto una o due sono superabili.
A quel punto, il ciclo dell’odio suggerisce: tassiamo gli immobili sfitti, cosi’ verranno gettati sul mercato ai prezzi che vogliamo. Ovviamente , si aumentera’ il gettito fiscale, ma questo non cambiera’ di molto la situazione:
  1. Le case che non sono in condizioni di abitabilita’ richiedono un investimento troppo alto rispetto alla pressione fiscale aggiuntiva. Si otterranno affitti nominali a parenti e amici con partita IVA, i quali detrarranno l’affitto fittizio.
  2. Le case in condizioni di eccessiva abitabilita’ verranno semplicemente affittate allo stesso modo, oppure si usera’ lo strumento ereditario per farle diventare prime case.
  3. Le case usate come garanzia aziendale verranno affittate alle aziende stesse con contratti di uso foresteria, per ottenere un affitto nominale ed eludere la norma.
  4. Le case in posizioni improponibili verranno affittate a turisti per 1/2 mesi l’anno, onde coprire il costo delle tasse. Peraltro una tassazione su case sfitte esentera’ per forza di cose gli affitti turistici che sono stagionali, per cui si dovra’ per forza definire “sfitto” come “non affittato da almeno un tot di tempo”.
  5. La pubblica amministrazione e la chiesa non sono inficiate dalle tasse.
Ed ecco che la nostra nuova tassazione non mette nuove case sul mercato. Al contrario, non fa che alzare i prezzi delle case affittate in nero, il cui nuovo prezzo dovra’ coprire anche la nuova tassa.
Allora voi direte: ma allora la redistribuzione dei redditi? Ma allora la progressivita’ delle tasse? Avete dimenticato una cosa: lo scopo del welfare redistributivo NON e’ quello di redistribuire meglio il mercato o di ottimizzarlo (come vorreste voi) , ma di aiutare chi e’ marginalizzato. Mentre voi non volete solo che il welfare ridistribuisca, ma volete che ridistribuisca A TUTTI, cosa che non e’ lo scopo del welfare.
Qui in Germania c’e’ un welfare abbastanza pesante, che passa sotto diversi capitoli dell’ Hartz http://en.wikipedia.org/wiki/Hartz_concept , arrivato ormai alla versione IV. Ora, se si va ad osservare la redistribuzione operata dai servizi sociali, otteniamo che la stragrande maggioranza delle risorse finiscono FUORI dal vero e proprio mercato, cioe’ agli strati piu’ poveri della popolazione.(2)
Dire “agli strati piu’ poveri” significa pero’ che stiamo parlando di persone che sono FUORI dal mercato. “Fuori dal mercato” significa che qualsiasi welfare si introduca NON inficia i prezzi di mercato, in quanto agisce su soggetti che NON erano sul mercato sotto forma di domanda. 
Insomma, se diamo una casa popolare a chi NON puo’ pagarsi nessun affitto stiamo redistribuendo il reddito e togliendo gente dalle baracche, ma NON abbiamo cambiato di una virgola il prezzo di mercato delle case dal momento che queste persone vivevano, appunto, in baracche e ruderi.
Questo e’ il punto: il welfare NON influisce sul mercato piu’ di tanto. Puo’ limarne alcuni eccessi, ma si tratta di fenomeni marginali che non impattano la massa. L’idea di welfare come strumento distorsivo del mercato e’ semplicemente assurda, perche’ la distorsione porta altri impoverimenti, che poi ricadono sul welfare.
Cosi’ tutta una serie di distorsioni e di cattive analisi, volutamente maliziose e volutamente distorsive, alimentano il ciclo dell’ odio. Convincendo l’italiano che la cosa migliore da fare per portare giustizia sociale sia quella di usare il sistema fiscale ed il welfare per distorcere il mercato.

E faccio notare che coloro che predicano questo normalmente SI LAMENTANO sia per le tasse troppo alte che per come lo stato distorca il mercato col suo agire.

Questo non e’ molto strano: cosi’ come il padrone di case e’ oggetto della malevola attenzione di un altro gruppo sociale, il quale vuole sia colpito con tasse e distorsioni del mercato, a sua volta chi vuole colpire i padroni di case sara’ oggetto delle attenzioni malevole di qualche altro gruppo.  Cosi’, abbiamo gli inquilini che vogliono che ai padroni siano appioppate tasse e il mercato sia distorto.  A loro volta, magari i padroni di case allora si lamentano del traffico chiedendo che siano riservati parcheggi, e il nostro inquilino si trova a pagare 70 euro al mese di permesso per il parcheggio, e in piu’ il negoziante si lamenta della riqualificazione del centro, col risultato che i prezzi dei negozi crescono e il nostro inquilino perde 45 minuti al giorno per andare a fare la spesa.
Questo e’ un esempio abbastanza banale di come alla fine il tutti contro tutti non faccia altro che accontentare tutti: quando A chiede piu’ tasse contro B viene accontentato. Quando B chiede piu’ tasse contro C viene accontentato. Quando C chiede piu’ tasse contro A viene accontentato. TUTTI saranno accontentati dallo stato, perche’ ovviamente per lo stato si tratta di maggiori entrate. Ma sia A che B che C, alla fine della fiera, sono piegati dalle tasse: il ciclo dell’ odio si chiude con la sconfitta di tutti.
Prendiamo lo stipendio dei parlamentari. Sono circa 15.000 euro/mese piu’ benefici. Portiamolo pure a 5000. Adesso pero’ c’e’ il problema dei manager di fascia alta: i parlamentari avranno buon gioco a chiedere che sia abbassato anche il loro stipendio. Adesso il manager ha un problema, perche’ se lui deve guadagnare meno di 5000, il suo vice guadagna piu’ di lui. Cosi’, la catena si propaga verso il basso, sino a finire ai semplici impiegati: se il megadirettore guadagna 5000 euro/mese, tu coi tuoi 1500 guadagni troppo, considerando che ci sono almeno 5 livelli intermedi. 800 possono bastare.
Ovviamente, in entrambi gli esempi le soluzioni sono altre. Nel caso degli affitti, occorre che le retribuzioni siano meno rigide e una politica dei redditi adeguata porti gli stipendi ad alzarsi laddove il costo della vita e’ piu’ alto.
Allo stesso modo, il problema del cittadino non e’ quanto guadagnano i politici: il problema del cittadino e’ quanto guadagna lui medesimo.
 
Se il problema e’ che il politico guadagna 15.000 euro al mese, e’ perche’ troppa gente non va oltre i 1000. Ma in questo caso, il problema non e’ di ridimensionare i piu’ ricchi, il problema e’ di ridimensionare i piu’ poveri.

In italia si e’ diffusa la convinzione che il vero problema dell’economia sia l’esistenza di poche persone troppo ricche, quando il vero problema e’  l’esistenza di MOLTE persone troppo povere.

Il ciclo dell’odio, cioe’, ha spostato la catena delle priorita’. Se e’ vero che la redistribuzione dei redditi e’ un punto fondamentale del welfare moderno, e’ vero che NON si tratta di un valore IN QUANTO TOGLIE AI PRIMI, ma in quanto -e solo in quanto- va a sollevare GLI ULTIMI.

Per qualche motivo, invece , l’ Italiano crede -aiutato in questo da abili affabulatori – sia possibile un welfare “a pioggia”, che non toglie ai primi per dare agli ultimi come il welfare normale , ma toglie ai primi per dare A TUTTI GLI ALTRI.

Ragionando a questo modo, sui giornali l’urgenza di abbassare gli stipendi dei politici ha SUPERATO quella di alzare gli stipendi dei lavoratori. Ragionando a questo modo, l’esigenza di tassare i piu’ ricchi ha SUPERATO quella di detassare i piu’ poveri; non si discute nemmeno di cosa fare dei solti tolti ai piu’ ricchi; basta dire che li si tassa, e magicamente tutti ci sentiremo meglio.
Il che e’ vero: chi partecipa al ciclo dell’ odio si sente DAVVERO meglio nel sapere che qualcuno viene colpito: gli operai FIAT si sentono DAVVERO meglio quando leggono della fiat che perde mercato, senza che questo modifichi di una virgola la loro condizione.
Questo stravolgimento cognitivo, per il quale la poverta’ altrui viene prima della propria ricchezza, e’ quello che io chiamo “ciclo dell’odio”, un fenomeno endemico che ormai pervade la societa’ italiana. Ormai si discute solo e sempre di chi colpire , e mai di chi aiutare.
In queste condizioni, nessuna crescita e’ possibile, ne’ lo sara’ MAI. Un corpo sociale che non si rende conto di dover migliorare le condizioni del singolo ma pensa di poter ottenere qualcosa peggiorando le situazioni altrui non ha speranza:

L’ Italiano arriva a pensare che il PIL crescera’ se qualche categoria economica e’ colpita da misure che la impoveriscono, al punto da non prendere piu’ in considerazione l’idea di aumentare il PIL semplicemente facendo arricchire ancora piu’ gente (tra cui, il singolo che la pensa cosi’).

Chiusi in questo ciclo dell’odio, gli italiani hanno trasformato l’economia domestica in una continua rissa che non esprime mai alcuna direzione precisa in cui procedere. Se anche si parla di incentivare turismo, qualcuno si alza in piedi e dice che i ricconi del turismo guadagnano gia’ troppo e semmai vanno tassati di piu’ e devono guadagnare meno. Se parlate di incentivi al commercio, qualcuno si alza in piedi e dice che i commercianti guadagnano gia’ troppo e semmai vanno tassati di piu’. Se parlate di abbassare il carico fiscale alle imprese, qualcuno si alza e dice che semmai i padroni guadagnano troppo e andrebbero tassati. Se parlate di alzare le retribuzioni degli operai qualcuno si alza e dice che semmai i dipendenti a tempo indeterminato sono troppo tutelati e semmai dovrebbero  guadagnare meno.

Il governo non puo’ spingere NESSUN settore alla crescita, perche’ nello sconfinato fronte dell’ Odio ci sara’ qualcuno che predichera’, semmai, che quel settore e’ troppo privilegiato e semmai va tassato di piu’, figuriamoci di aiutarlo. E poi, “perche’ sempre lui?” (3)

Procedendo in questo modo, NESSUNA politica di crescita, dovendo per forza aiutare qualcuno a guadagnare di piu’, e dovendo per forza iniziare da qualche settore, puo’ avere atto: si trasformera’ in una faida sociale e politica senza fine, in un attrito viscoso immobilizzante in una continua discussione su questioni di principio che non appartengono a questo mondo, e finira’ col finire in una serie di emendamenti che “bilanciano” il tutto, ovvero impediscono a chiunque di godere di qualsiasi cosa.
Onestamente, penso che l’unico modo di procedere sia usare la forza contro i campioni del ciclo dell’odio: si usi il potere militare e appena qualcuno se ne esce con una questione di principio, lo si spedisca con una bella palla nel cranio a discuterne con chi di dovere, ovvero dove si puote cio’ che si vuole.
Poiche’ trovo improbabile un regime capace di sterminare fisicamente  sindacalisti e altri tipi di professionisti mugugnatori , piccoli partiti dell’odio e ideologi della ciabatta, onestamente non vedo molte possibilita’ di ripresa: se anche piovesse oro sull’ Italia, qualcuno solleverebbe il problema della dimensione degli ombrelli e vieterebbe di raccogliere l’oro da terra.
Uriel
(1) I liquidi sono un esempio. Sebbene si muovano molto al loro interno, mi riferisco ai moti browniani, la somma di tali moti e’ nulla.
(2) C’e’ un vastissimo dibattito circa il fatto che gli strati piu’ poveri siano principalmente composti da stranieri, ai quali va benissimo il trattamento economico e quindi non fanno nulla per andarsene. Di conseguenza, esso non “aiuta tedeschi”.

(3) Non esiste una politica industriale a favore della produzione da ormai 30 anni. Il sindacato che dice “perche’ sempre ai padroni” si rende conto di quanto falso sia, quel “sempre”, per esempio?

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