La sacca.

Dopo post precedente , che i fanatici dell’odio non hanno apprezzato, ho avuto come risposta la solita accusa di difendere la “casta”, e una serie di risposte da persone che trovano impossibile una politica dei redditi, ma faticano ad ammettere con se’ stesse per quale motivo. Bene, il motivo per il quale trovate cosi’ improbabile di poter guadagnare di piu’ e’ che , essenzialmente, vi siete ficcati in una sacca redditizia.

Per entrare nel contesto occorre capire che cosa sia stato il lavoro “dipendente” in Italia, come sia stato strutturato e quali spinte abbiano mosso gli italiani nel cercare un determinato lavoro.
Se prendiamo i lavori che -erroneamente- in Italia sono considerati a basso contenuto scolastico, quelli che vengono marcati dispregiativamente come “operaio” , essi sono stati riservati essenzialmente da chi abbandonava il percorso scolastico. Il “desiderata” medio era quello di un individuo che studia , si laurea e va a fare il dirigente o almeno l’impiegato di concetto.
Fare l’operaio era considerato il “Piano B”: un ripiego onesto e dignitoso nel caso si uscisse dal percorso scolastico prima di (o senza)  raggiungere l’optimum. Che cosa chiedeva il ragazzo che “la scuola non faceva per me?” Essendo un individuo che  , appunto, era a disagio a scuola, chiedeva un lavoro a basso contenuto formativo che si ripetesse sempre uguale nel tempo, fino alla pensione, nel quale l’unico progresso possibile fosse l’esperienza, cioe’ la conoscenza dei minimi dettagli.
Esisteva , in questa visione, la possibilita’ di progressione di carriera? In generale no, nel senso che alla fine si trattava o di scatti di anzianita’ garantiti dal sindacato, o della promozione a caposquadra, dovuta al fatto che la familiarita’ con l’azienda consentiva all’operaio di introdurre i nuovi arrivati ai minimi dettagli del lavoro, i cosiddetti “trucchi del mestiere”.
In pratica, cioe’, chi ha cercato un lavoro da operaio ha cercato una SACCA redditizia, nella quale sopravvivere dignitosamente senza dover piu’ studiare -fa l’operaio perche’ la scuola non fa per lui, ricordate?- niente di nuovo. Il lavoro deve essere cosi’ ripetitivo, e mantenersi tale, che il tempo trascorso nel curare ogni insignificante dettaglio diviene valore. Quali prospettive di carriera avra’ questo impiego? Piu’ o meno, la possibilita’ -forse- di diventare caposquadra. Fine.

Ovviamente, in queste condizioni, l’ipotesi di lottare per un aumento del reddito suona strana per prima a chi ha il lavoro: lui stesso ha chiesto un lavoro senza carriera per evitare qualsiasi esigenza di automiglioramento, lui stesso ha puntato ai livelli minimi della sua scala delle competenze scolastiche: l’operaio stesso comprende l’idea dell’aumento del reddito SOLO se i prezzi aumentano per via dell’inflazione. Nella sua idea, se i prezzi si mantenessero costanti non ci sarebbe ragione di alzare gli stipendi: dopotutto lui fa le stesse cose di sempre come sempre, al massimo conosce qualche dettaglio in piu’, lo scatto di anzianita’ e’ tutto quanto merita e desidera.

In altre situazioni, l’operaio e’ un individuo specializzato, che si tiene aggiornato perche’ l’azienda produce prodotti sempre diversi e sempre migliori. Cosi’, siccome deve studiare ancora e migliorare, l’operaio ha ben chiaro che tutto questo miglioramento personale debba tradursi in un aumento del reddito. Al contrario, l’operaio italiano e’ gia’ entrato nel ciclo con l’idea di essere un fallito (ha mancato l’obiettivo sociale di essere dottore, magari quello di essere diplomato) , e si limita a chiedere un minimo.

Si getta cioe’ in una sacca creditizia, dalla quale LUI PER PRIMO crede di non dover piu’ uscire, e pensa che alla fine lo stipendo debba “CONSERVARE il suo potere di acquisto.” Aumentarlo? E perche?

La donna che va a fare l’operaia (o il lavoro corrispondente, vedi cassiere, commesse &co) ha addirittura aspirazioni minori. Se almeno il maschio operaio punta, grazie ad una manualita’ sempre piu’ addestrata, a diventare caposquadra, la femmina operaia in Italia parte dall’idea di portare a casa lo stipendio minore tra i due di casa , e comunque non acquisira’ mai la manualita’ fisica che serve a diventare capofficina in una torneria. Forse potrebbe conoscere due o tre trucchi in piu’ se si parla di una cassiera, quando il cliente arriva e ha un’etichetta danneggiata, ma nient’altro.
Sia i maschi che le femmine, poi, non hanno MAI discusso la propria carriera al colloquio di lavoro: loro cercavano un posto “tranquillo”, per “uscire la sera e non avere pensieri”(1), mentre la carriera richiede uno sforzo competitivo, il quale richiedera’ un ulteriore impegno, orrore orrore. Quindi, se la domanda e’ “perche’ aumentare gli stipendi” la loro risposta sara’ “perche’ i prezzi sono saliti e lo stipendio deve conservare il potere d’acquisto”.

In un’ottica di pura CONSERVAZIONE, non esiste lo spazio MENTALE e CULTURALE per una politica dei redditi che non sia la semplice compensazione dell’inflazione.

Lo stesso dicasi dei lavoratori statali. La spinta per il lavoro statale e’ essenzialmente la spinta verso un lavoro da fare , ripetitivamente, uguale ogni giorno, avendo piu’ tempo libero possibile e una posizione garantita a vita. Spesso nel lavoro statale finiscono laureati, ma si tratta di gente che ha lottato per il pezzo di carta onde fare il concorso ricevendo piu’ punti. Se l’operaio esce dal percorso socio-scolastico presto, questi signori escono dal percorso socio-scolastico di propria volonta’, subito dopo il traguardo: si qualificano per le olimpiadi, ma poi scelgono di non presentarsi a gareggiare e ripiegano per il corrispondente diplomato dell’operaio.
Ora, per come procede l’impiego statale, la carriera e’ ben definita: titoli e anzianita’. La regola e’ chiara sin dall’inizio, quindi tantovale non discuterla. Se ne otterrebbero pensieri, ma i “pensieri” sono proprio cio’ che lo statale non vuole, egli ha deciso di fare una vita che gli eviti proprio il fardello di pensare.
Cosi’, anche in questo caso l’idea di politica dei redditi e’ incomprensibile. Innanzitutto perche’ per comprenderla bisogna pensare. E poi, si sa gia’ quando si alzano gli stipendi: ancora una volta, perche’ CONSERVINO il potere di acquisto iniziale. L’ottica e’ sempre e comunque conservativa. (2)
Cosi’, abbiamo sette milioni di dipendenti del privato piu’ tre milioni e mezzo di dipendenti del settore pubblico i quali non capiscono nemmeno che diamine sia questa “politica dei redditi”: il reddito che hanno avuto quando hanno iniziato a lavorare gli andava bene, la prospettiva (quasi inesistente o completamente automatica per gli statali) di carriera gli andava bene sin dall’inizio. Dunque, se il potere di acquisto si mantiene, perche’ MAI alzare gli stipendi? E’ fuori dal loro mondo: se loro stessi non si sono mai preoccupati di chiedere come sarebbero aumentati gli stipendi al momento del colloquio iniziale, per quale diamine di motivo oggi dovrebbero preoccuparsene, se non per via dell’inflazione?
Per questa ragione l’inflazione e’ il loro incubo.

Sono DIECI ANNI che il mondo occidentale vive una ferocissima deflazione. Le famiglie soffrono non per l’inflazione, ma per l’aumento delle voci di spesa,(3) ma siccome sono entrati nel mondo del lavoro pensando che l’ UNICA insidia al loro reddito sarebbe stata la perdita di valore d’acquisto, continuano a temere l’inflazione IN UN MONDO DEFLATTIVO DA ALMENO 10 ANNI!

Cosi’, appena propongo di fare una politica dei redditi mi dicono “ehi, cosi’ arriva l’inflazione!”. Ah si? Sono DIECI ANNI che le banche centrali regalano soldi ad interessi ridicoli. Sono DIECI ANNI che la finanza stampa soldi a piu’ non posso. Sono DIECI ANNI che i derivati proliferano  senza controllo. E NON SI E’ VISTO UNO STRACCIO DI INFLAZIONE. Ma come cazzo arrivate a pensare che , dove la finanza ha creato derivati per DIECI VOLTE il PIL MONDIALE -e regalano dividendi e redditi- , dove gli indici M3 sono schizzati in alto senza controllo, dove la FED fa Quantitative Easing senza variare di una virgola l’inflazione, e  se aumentiamo lo stipendio agli italiani allora secondo voi aumenteremo l’ inflazione? Ma vi siete bevuti il cervello?
LA verita’ e’ che si, il cervello non ve lo sieet bevuti, semplicemente avete scelto di gettarlo via al primo colloquio di lavoro, quando avete mirato a “stabilita’” e “sicurezza” , rinunciando per questo a chiedere se per caso non siete VOI che avete bisogno di un aumento. Nella media, VOI avete accettato uno stipendio che andava bene per un single che viveva a casa. Poi vi siete sposati, e allora non ce la fate piu’ appena vi nasce un figlio. Qual’e’ il problema? Il problema e’ che VOI avete CERCATO un lavoro fisso con stipendio fisso e poco variabile, ben  sapendo che nel vostro futuro c’era un AUMENTO di spese, quando vi sareste fatti una famiglia.
Cosi’ oggi lamentate al governo la mancanza di “politica per la famiglia”, ma vorrei chiedervi “ehi, parliamo della TUA politica della famiglia?”. No, perche’ cercare un lavoro fisso a stipendio quasi costante, se si pensa ad un futuro con la famiglia, non mi sembra una mossa saggia. Sapendo di voler avere figli in futuro, per prima cosa io tratterei la possibilita’ di aumenti di stipendio e non la “stabilita’” , isnt’it?
Non che nel settore dei privati la cosa vada meglio. Moltissimi hanno ereditato il negozio da papa’ o da mamma. Ci sono entrati con lo stesso animo con cui hanno lasciato la scuola , e avrebbero cercato un lavoro da operai se la mamma o il papa’ non avessero detto “lasci la scuola e vieni a lavorare in ditta”. Sono entrati nella ditta pensando che il negozio “vista la posizione e vista la clientela affezionata” avrebbe fornito loro un reddito COSTANTE nel tempo, a patto di adattare i prezzi all’inflazione.

Quello che gli italiani , nel pianificare il proprio futuro, non tengono MAI in considerazione e’ che anche senza inflazione e senza alcuna mutazione delle condizioni di mercato, POTREBBERO CAMBIARE I LORO BISOGNI ECONOMICI. E cosi’ non pianificano MAI il loro aumento del reddito. Risultato: col matrimonio gli serve una casa e da due stipendi si passa ad uno, all’arrivo del primo figlio sono sul baratro, e col secondo iniziano a cenare a caffelatte. A CHI manca una “politica per la famiglia?” Al governo o a VOI?

I negozi nuovi, poi, neanche a parlarne. Nella media si tratta di persone con specializzazioni pessime (per questo si buttano sul catering, e per questo la merda che si mangia nelle trattorie italiane e’ quel che e’, e per questo i bar sono quei posti che sono) , che se giovani hanno papa’ che “gli presta la buonuscita per fargli aprire un negozio” , hanno zero idee e ancora meno pianificazione. Pensano che aprendo un negozio in una precisa zona si avra’ un preciso reddito, diventano dei lavoratori dipendenti del mercato.
Ovviamente non considerano che hanno un futuro: quando formano una famiglia serve loro una casa, e via a fare debiti con il conto aziendale. Poi hanno figli, e via a caricare spese sul conto aziendale. Entro poco tempo devono alzare i prezzi, uscendo dal mercato. I loro negozi sono tutti uguali, per cui non c’e’ ragione di andare da uno anziche’ dall’altro: se uno non ha una data cosa, NESSUNO ce l’ha.
In definitiva, cioe’, la resistenza dell’italiano alla prospettiva di una politica dei redditi e’ dovuta al fatto che

gli italiani sognano una situazione di perfetto equilibrio economico per il quale a fronte dello stesso medesimo e costante impegno ottengono lo stesso medesimo e costante reddito, minacciato solo dall’inflazione, che e’ il solo motivo razionale per aumentare le entrate. Altrimenti, l’equilibrio perfetto dovra’ resistere immutato per sempre.

Di conseguenza, quando si propone all’italiano -che sogna tale equilibrio- di aumentare i redditi, immediatamente scatta l’accusa di stregoneria: cavolo, tu vuoi SOVVERTIRE le LEGGI DI NATURA, vuoi TURBARE UN EQUILIBRIO (4) preziosissimo sul quale abbiamo (non)pianificato e basato le nostre vite?
Il succo e’ che tale equilibrio non era un assunto per pianificare il futuro: se assumessi un futuro a prezzi costanti o compensati , dovrei comunque considerare l’idea che le voci di spesa potrebbero crescere con l’arrivo dei figli, di una nuova auto, di una casa piu’ grande, di nuove tecnologie, etc etc.
La verita’ e’ che la costanza di tale equilibrio economico non e’ stata usata come paradigma per pianificare , ma come SCUSA per NON pianificare. L’arrivo del lavoro a tempo indeterminato non e’ stata vista come l’ INIZIO di una carriera, ma la sua FINE.
E’ ovvio che a quel punto, con tutti (o quasi) i lavoratori del paese che credono di poter vivere in un eterno equilibrio completamente statico (5) , chi parla di politica dei redditi appare come uno stregone che vuole cambiare, che so io, i principi della termodinamica: su di essi si basa l’universo, “CHE COSA FAI, STOLTO, stai toccando forze al di la’ della tua comprensione!!!!
In realta’ la situazione e’ chiarissima. Dopo dieci anni di deflazione, e sapendo che continuera’ probabilmente per altri dieci, siamo proprio nel momento GIUSTO per portare i redditi in alto. Sappiamo che l’aumento sara’ assorbito senza quasi causare inflazione sistemica: sono ben altri i fattori che causano inflazione, e sebbene siano presenti TUTTI al massimo livello l’inflazione non si verifica, prova dell’estrema potenza del fenomeno deflattivo: se anche aumentare i redditi causasse inflazione, avremmo semplicemente fatto del bene al sistema frenando la deflazione che ci sta devastando.
Per cui no, la principale opposizione all’idea di alzare gli stipendi e’ legata, oltre che alla cultura dell’odio, ad una superstizione che pensa il sistema economico come un sistema quasi-statico in continuo equilibrio, dove il prodotto tra reddito e potere d’acquisto sia costante.
Chiusi in questa assurda mentalita’, gli italiani saranno sempre disposti ad accusare di stregoneria finanziaria chiunque proponga una politica dei redditi, e semmai chiederanno ANCORA PIU’ DEFLAZIONE, cioe’ di agire sui prezzi, non appena le nuove voci di spesa (e non l’aumento dei prezzi)(6) riducono le famiglie sul baratro.
I soli che pianificano, i pochi che pianificano, che mirano a redditi ancora piu’ alti ovviamente beneficiano di questo: essendo gli UNICI dipendenti a chiedere un aumento, e’ OVVIO che tutti gli aumenti (prima sparpagliati su tutti i dipendente) saranno concentrati su di loro: e’ vero che c’e’ sbilanciamento nella distribuzione dei redditi, ma e’ vero che esiste laddove c’e’ uno sbilanciamento enorme nelle pianificazioni di carriera, nelle capacita’ di trattare il proprio reddito. Quelli che arrivano in alto sono proprio quelli, -e ormai i soli- che pianificano la propria crescita.
La vera domanda che chiedo a coloro che si lamentano col governo di non arrivare a fine mese, essenzialmente, e’
“e che cosa hai fatto, TU, nel tempo, per migliorare il tuo reddito?”
Cosi’, siccoma la risposta e’ “niente, io ho solo cercato un reddito costante”, l’unica cosa che puo’ fare lo stato e’ di IMPORVI un aumento di reddito. Che forse portera’ i vostri titolari a chiedervi di produrre di piu’ e meglio, cioe’ di riprendere in mano qualche libro.
Ma e’ sempre meglio che chiedere al governo di tenere fermi i prezzi in un mondo gia’ in piena deflazione.
Servisse a qualcosa, poi.
Uriel
(1) Evidentemente “mancano i soldi a casa” non e’ considerato un “pensiero”. Cosi’ escono dall’azienda e non pensano piu’ al lavoro. Vero. Pensano pero’ a quanto miserabile sia la loro condizione. Onestamente, sarebbe stato meglio avere piu’ soldi e magari pensare al lavoro.
(2) In un mondo inflattivo questo puo’ anche funzionare, come ha funzionato in passato. Ma da una quindicina di anni il mondo e’ deflattivo per via dell’invasione di prodotti a basso costo dai paesi emergenti. Col risultato che il giocattolo si rompe: i prezzi apparentemente non salgono, ma aumentano le voci di spesa, e i nostri non sanno piu’ a che cosa ancorare l’aumento dello stipendio.
(3) No, i prezzi non aumentano. Non e’ questo che manda in merda le spese delle famiglie.  Sono le voci di spesa che aumentano. Quando avevo l’eta’ di mia figlia, a casa mia si pagavano  UNA bolletta della luce, UNA bolletta dell’acqua, UN affitto , la spesa del cibo e dei vestiti. Oggi, si sono aggiunte tutte le spese per servizi (telefoni, telefoni cellulari, collegamenti ad internet) , le spese accessorie per i figli (palestre, corsi, collaterali scolastici) , un’automobile in piu’ a famiglia , elettrodomestici un tempo inesistenti nelle case come la lavastoviglie o i condizionatori d’aria, (e relative manutenzioni)  etc etc.
(4) Una delle ragioni del livore contro le streghe consisteva nell’idea che le leggi naturali fossero anche leggi divine, e leggi universali, pilastri che tenevano in piedi il mondo. La strega, infrangendo le leggi della fisica mediante la magia, aveva potenzialmente il potere di incrinare l’equilibrio universale, potendo potenzialmente demolire l’universo tutto. Oggi tale ratio si e’ attenuata e ci si limita ad accusare il CERN di voler creare un buco nero che inghiottira’ la galassia, ma il principio che sta alla base e’ il medesimo, tanto per dire quanto siano immutabili certi atteggiamenti.
(5) Un fisico direbbe che questo sistema di trasformazioni economiche sia “quasi statico” e che per soddisfare le condizioni richieste debba essere adiabatico. Curiosamente, i difensori di tale equilibrio contestano l’apertura delle frontiere commerciali e l’eccessiva turbolenza della competizione. E poi dicono che l’economia non sia una forma di fisica.
(6) A riguardo, circa l’aumento delle voci di spesa, osservate pure il paniere ISTAT. Noterete subito una correlazione tra l’aumento delle voci di spesa e l’impoverimento delle famiglie.
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