Liberache?

Mi chiedono che cosa io pensi delle liberalizzazioni fatte dal governo, e oggi postposte ad un nuovo decreto. Questa domanda contiene un equivoco, nella misura in cui si pretende che “cosa pensi delle liberalizzazioni in Italia” sia la stessa cosa di “cosa pensi delle liberalizzazioni di questo governo”. E spiegando la differenza dovrei aver detto anche cosa ne penso.

 

Innanzitutto, le liberalizzazioni si fanno quando si pensa che il mercato sia in grado di crescere se lasciato libero di farlo, e solo perche’ lasciato libero di farlo. Ora, questo implica che ci siano le risorse, i mercati, i margini di crescita ed capitali da investire per la crescita.
Questo significa una cosa molto semplice: le liberalizzazioni si fanno durante i periodi congiunturalmente positivi, e non quando c’e’ un credit crunch possente, un mercato in contrazione, un outlook di recessione, un’elasticita’ del mercato quasi nulla.
In questo senso la mossa puo’ essere buona quanto si vuole, ma non e’ il momento di attuarla: il governo sembra un tizio che abbia studiato il Karate sui libri e per questo salga sul tatami. Scagliera’ un possente MaiGeri proprio mentre l’avversario decide di combattere al suolo e gli afferra la caviglia che lo regge.  Calcio perfetto, momento sbagliato.

Allo stesso modo questo governo sembra fare la legge perfetta, peccato che siamo almeno 10 anni fuori tempo massimo. In queste condizioni, sarebbe assai meglio migliorare la regolamentazione che liberalizzare. Qualcuno ricordi a quegli idioti che gli esercizi di Kata’ si fanno senza l’avversario sul tatami.

Il secondo punto delle liberalizzazioni e’ che si tratta di uno strumento. Questo strumento puo’ essere usato per arricchire come per impoverire, a seconda delle intenzioni. Quali sono le intenzioni del governo? Di certo non arricchire. Faro’ un esempio preso dalla mia esperienza personale per chiarire il concetto.
Quando iniziai a lavorare, mi diedero da “sorvegliare” il canale educazionale e ricerca dell’Emilia Romagna. per le piccole workstation – lavoro che si dava ai nuovi arrivati, i vecchi gestivano le commesse grandi.  Tra gli istituti che avevamo come clienti ce n’era uno che non pagava un fornitore da tre anni. Ovviamente era nella nostra lista nera. A quei tempi eravamo in tutto in cinque a fornire workstation e server di una certa potenza
( SGI/Cray, Sun, Digital Equipment, IBM, HP ) , dette le “Big 5”. Poiche’ le persone che lavoravano nel settore  HPC si giravano queste cinque aziende, andava da se’ che in pratica ci conoscessimo tutti, e che questo istituto fosse nella lista nera di tutti. In altre parole, tutte le gare finivano rigorosamente deserte.
Il barone che dirigeva l’istituto ci dava continuamente degli appuntamenti per discutere, con tanto di dottorande dal labbro salvagoccia al seguito, (1) ma da un lato non faceva niente per risolvere la situazione (avevo ereditato 270 milioni di lire di insoluti ) e dall’altro ci diceva che “adesso la gestione era cambiata” e che se i vecchi crediti erano ancora difficili da sbloccare (all’epoca c’erano i fondi 60%, i fondi 40%, e compagnia), i nuovi conti sarebbero sicuramente stati pagati puntualmente.
La mia risposta era che prima pagavano gli arretrati, poi facevano una gara e pagavano regolarmente, e allora sarebbero usciti dalla blacklist.
Allora sapete che faceva il barone? Andava dai nostri (miei) rivenditori e mandava i fax con il bando a loro. Fortunatamente, dovevano passare da me per avere il 35% di sconto che facevamo sull’educazionale, e la mia risposta appena vedevo quell’istituto era “no, non solo NON ti faccio lo sconto educazionale, ma questo me lo paghi cash, cioe’ prima di essere pagato“. Era una risposta dura -so che mi odiavano- ma in realta’ non si rendevano conto che gli stavo salvando il culo.(2)  Quella merda di istituto faceva fallire i fornitori per poi trattare coi curatori fallimentari.
Alla fine vincemmo, dopo 2 anni di aste deserte, e fummo (anche le altre aziende IT ) pagati, e il prof arrivo’ a fare dei piccoli bandi (5-10 milioni di forniture) che pago’ in tempo.(3) Stranamente, i pagamenti cash che “non si potevano fare” , dopo mezza dozzina di gare andate deserte, si potevano fare.
Che cosa successe ad un certo punto? Successe che i regolamenti del ministero non imposero piu’ una assicurazione di inventario che richiedeva soltanto marche “assicurabili”. Insomma, improvvisamente potevano rivolgersi a chiunque  per avere delle macchine assemblate e non necessariamente da noi. Il barone in questione inizio’ a riceverci’ dicendo che era arrivato “il tempo delle mele” perche’ adesso Apple faceva macchine con il risc PPC , e cosi’ via.
Nel corso dei due anni successivi, quell’istituto inizio’ ad emanare gare per qualcosa come un miliardo e mezzo di lire l’anno, che non pago’ mai. Ricordo mezza dozzina di aziende “Storiche” di Bologna che fallirono per colpa loro, molte delle quali erano nate sulle prime BBS , da appassionati. Alcuni di loro li conoscevo e li avevo sconsigliati , ma la risposta era “cerca di capire, per noi e’ l’opportunita’ di entrare nel giro dei grandi, di fare i fatturati che poi ci permetteranno di lavorare con voi, che chiedete un buon fatturato per fare un punto vendita autorizzato“. Da un lato capivo le speranze di questi miei coetanei, dall’altro prevedevo la fine che avrebbero fatto.
Comunque, il punto fu che questa “liberalizzazione” del mercato non fece altro che indebolire il mercato, mettendo lo stato nelle condizioni di VIOLARE il mercato stesso, evitando di pagare i debiti. Questo e’ il lato oscuro delle “privatizzazioni” : e’ vero, noi eravamo un cartello delle cinque “big”, ma e’ anche vero che noi eravamo quelli che potevano battagliare coi grandi baroni dello stato e COSTRINGERLI a pagare i fornitori.

Quindi, state molto attenti quando vi parlano di liberalizzazioni. Se in linea di principio e’ vero che i cartelli non vanno bene, e’ altrettanto vero che lo scopo dello stato e’ di trattare con privati debolissimi ed incapaci di far valere i propri diritti. I ripetuti suicidi di imprenditori padroni di  aziende che non vengono pagate dallo stato mostrano proprio che , almeno contro lo stato, i cartelli CI VOGLIONO, perche’ SOLO un cartello forte, capace di far andare deserte le aste, e’ capace di costringere lo stato a pagare.

Come faccio a vedere la cattiva fede dello stato? Semplice, prendiamo il caso degli avvocati.
Ammettiamo di aver misurato che -come e’- le spese legali in Italia siano eccessive. La maniera migliore di ottenere un miglioramento sistemico e’ , ovviamente, di semplificare il diritto e di fare una riforma della giustizia garantendo processi brevi e predicibili nel flusso.
Invece, si sceglie di liberalizzare le professioni: si fa pero’ SENZA dare agli avvocati completa liberta’ di organizzarsi con qualsiasi forma sociale , si mantengono limiti obsoleti sull’ iscrizione ai tribunali (certo, l’avvocato puo’ esercitare ovunque sul territorio, ma non in tutti i tribunali) , sulle norme di accesso dei cassazionisti, sulla possibilita’ di pubblicizzarsi, eccetera.
Volete sapere perche’? Perche’ quando il governo ha analizzato i bilanci, si e’ trovato a leggere grandi cifre alla voce “oneri legali”, “spese legali” “consulenze legali”, eccetera.  Ovviamente lo stato vuole pagare meno queste persone, ma scopre che non sono ricattabili.

Siccome ci sono grossi cartelli che tengono testa allo stato e non accettano parcelle minori, allora lo stato conta di demolire i cartelli per trovarsi con giovani avvocati precari da pagare due lire. Liberalizzazione per lo stato significa miseria e precariato.

Lo stato sta liberalizzando quei settori ove ha spese vive piu’ forti, al solo scopo di trattare con controparti piu’ deboli. Questo si vuole tradurre con un risparmio , il che significa, dall’altro lato, un CALO DEL REDDITO.

Queste privatizzazioni, cioe’, nascono per produrre un calo del reddito. Supponiamo che non sia cosi’, e che queste privatizzazioni producano ricchezza. Produrre ricchezza significa che gli avvocati dovrebbero guadagnare di piu’. Ma se guadagnano di piu’ le parcelle saranno ancora piu’ alte. Oppure, significa che ci saranno piu’ avvocati sul mercato allo stesso prezzo.L’alternativa a queste due strade e’ chegli avvocati guadagnino meno, che e’ escluso dall’ipotesi.
Cosi’, supponiamo che ci siano piu’ avvocati che guadagnano lo stesso o che ci siano avvocati che guadagnano di piu’. Hanno risolto il problema delle troppe spese legali in Italia? Ovviamente no. 
Tutte le liberalizzazioni fatte e proposte puzzano di questa strategia lontano ad un miglio: lo stato non vuole liberalizzare per migliorare il mercato, vuole abbattere i cartelli perche’ sono gli unici che possono scontrarsi testa a testa coi boiardi pubblici e tenere alti i redditi.
Altro esempio: i farmacisti. Sono perfettamente d’accordo che la liberalizzazione ci voglia. Ma una liberalizzazione significa rendere le aziende delle vere aziende, cioe’ capaci di migliorare il servizio. Da quando vivo in GErmania ho provato nuove medicine contro cose varie. Ho scoperto che il prontuario italiano e’ obsoleto e poco efficace: gli stranieri non stanno sempre bene, gli stranieri hanno semplicemente medicine piu’ moderne e migliori.(4)
Ora, liberalizzare le farmacie sta benone: ma almeno date loro la possibilita’ di SCEGLIERE le medicine -visto che hanno le competenze – sul mercato, e di lavorare insieme a medici col medico dentro la farmacia, a tale scopo. Cosi’ avresti le farmacie migliori e quelle peggiori.
 Invece no: l’unica cosa che liberalizzano e’ il NUMERO di farmacie, che rimangono inchiodate al prontuario, che rimangono inchiodate alla classificazione dei farmaci ed ai prodotti che il ministero permette e classifica in Italia, che rimangono INCHIODATE AI CANALI DI DISTRIBUZIONE ITALIANI perche’ ovviamente non si liberalizza il fatto di poter comprare all’estero , su internet od ovunque.  Ovviamente, in un mercato poco elastico, ne risultera’ un crollo del reddito , a favore dell’ SSN, che potra’ iniziare a peggiorare le condizioni finanziarie.

SI fa un bel parlare di mercato: ma quando un imprenditore si suicida perche’ lo stato non paga, DI QUALE MERCATO STIAMO PARLANDO? Il mercato richiede -per esistere- che ci sia scambio, e guarda caso le merci e i servizi si scambiano con soldi. Lo stato non paga, ma diventa il principale sostenitore di un libero mercato che significa solo che nessuno deve rompere i coglioni al barone, e se non ti vuole pagare, bonta’ sua, e’ perche’ e’ troppo occupato a farselo succhiare dalla dottoranda.

I cartelli sono devastanti, ma se ci fosse stato un cartello capace di far andare deserte tutte le aste del veneto per due anni -come facemmo all’epoca a Bologna con un istituto – quell’imprenditore Veneto non sarebbe morto perche’ lo stato non paga da anni.
La stessa attenzione pelosa la vedete con la storia del valore legale delle lauree. NON si tratta di un problema di mercato, perche’ chi sta cercando lavoro SA che la laurea in italia non fa piu’ reddito, ne’ che il voto di laurea fa la differenza. Non e’ un problema del paese. Ma lo stato ne parla, la politica ne parla sin dai tempi di Prodi.
Sapete perche’? Perche’ dentro lo stato si fa carriera per anzianita’ E TITOLI. Quello del valore legale delle lauree e’ un problema DEL BILANCIO DELLO STATO. E’ un problema dei concorsi ove non si puo’ piazzare davvero chi si vuole perche’ comunque c’e’ un lieve sbarramento; si potra’ piazzare il figlio laureato, ma non la troia che ha iniziato la professione senza laurearsi.

Cosi’, lo stato sta modificando il mercato non per migliorarlo -dovrebbe prendere iniziative molto diverse- ma per agire al ribasso sulle PROPRIE voci di spesa. Queste liberalizzazioni , fatte in questo modo, significano solo MISERIA.

Non e’ la prima volta. Anni fa lo stato aveva il problema delle carriere per anzianita’ e titoli. I dipendenti diventavano dirigenti solo presentandosi al lavoro ogni giorno, facevano carriera solo andando a lavorare, e i loro stipendi crescevano. Cosi’ bloccarono le assunzioni, ma i nuovi dirigenti si presentavano in giacca e cravatta al lavoro e di fare qualcosa di utile non se ne parlava.Cosi’, si crearono i precari al solo e semplice scopo di avere dei ragazzi da sfruttare al posto dei neopromossi statali.
Personalmente, contesto l’idea che sia stato un “favore a confindustria”, per la semplice ragione che le imprese che hanno usato il precariato a loro favore sono poche; in genere chi lo fa entra in un loop suicida perche’ trasformano spese fisse in spese variabili senza sapere che diamine significhi e come vada gestita la cosa.
Quelli che ci hanno guadagnato davvero col precariato sono stati i servizi pubblici che improvvisamente hanno iniziato a dover pagare meno i nuovi entrati, potendo cosi’ sostenere il costo nel tempo delle carriere automatiche per anzianita’: i nuovi non erano assunti e non avevano quindi anzianita’.

Non vedo NESSUN intento liberalizzatore nelle misure di Monti e Passera. Vedo solo il desiderio di abbattere dei cartelli NON allo scopo di ottimizzare il mercato, ma allo scopo preciso di togliere di mezzo le uniche entita’ che ancora possono OBBLIGARE LO STATO A PAGARE ADEGUATAMENTE merci e lavoro.

Ovviamente a questo si unisce la cultura dell’odio sociale secondo cui se il mio vicino guadagna meno io sono piu’ ricco, e il cerchio si chiude.
Quando avrete nuove schiere di impoveriti , baroni della PA piu’ grassi e nessun vantaggio come cittadini, ricordate sempre una cosa: se fate bene i pompini, magari lo stato vi compra un gelato. Personalmente ho fatto parte in passato di un cartello di grandi aziende, e vi posso garantire una cosa: di rivenditori  affiliati che si suicidavano perche’ lo stato non pagava noi non ne avevamo.
Sono, in generale, d’accordo con le privatizzazioni. Che si fanno nel momento giusto e non in recessione, si fanno nel modo giusto cioe’ lasciando spazio per le aziende di migliorarsi e ingrandirsi stabilendo cosi’ politiche interne di qualita’, e specialmente NON al mero intento di togliere potere di trattativa ai soggetti economici che discutono con lo stato, al solo scopo di poter pagare quando e se lo stato vuole.
Uriel
(1) In fondo, fare la escort per una praticante di medicina e’ conveniente. Dovra’ succhiare sempre il cazzo allo stesso barone della medicina, probabilmente alla medesima finta convention,  ma lo fara’ ad un prezzo decisamente piu’ alto. Non ho mai capito perche’ tante giovani donne accettassero di essere le amanti di questi vecchi coglioni, onestamente.
(2) I baroni odiavano ancora di piu’ sia me che gli altri giovani – il mercato educational e research e’ il mercato che si da’ ai nuovi arrivati – delle altre quattro big five, perche’ coi VECCHI manager si poteva sempre trattare, gestire, aggirare il problema. Con noi no: eravamo pagati con un fisso piu’ una percentuale di premio , e senza obiettivi economici non si andava da nessuna parte. Alcuni dottorandi di ingegneria che poi vennero a lavorare da noi riferirono che mi definivano “ragazzino aggressivo”, “cocainomane milanese” , “ragazzino rampante” e compagnia bella.
(3)Come mi spiegarono in seguito i loro dottorandi passati a noi, ogni volta che compravano piccola una workstation pagandola non facevano altro che esaurire i fondi di ricerca del LORO dottorato, col che in pratica i ricercatori lavoravano gratis per un anno. Per farvi capire i tipi.
(4) Non ho mai raccontato la mia vicenda con la fusafungina. Qui in Germania per il mal di gola trovo una medicina spray a base di eseditina. Sono in ferie In Italia ed ho mal di gola. Cosi’ prendo il mio spray tedesco che ho finito, e lo porto in una farmacia italica per chiedere lo stesso principio attivo o analogo. Mi rifilano una merda, il Locabiotal,  a base di fusafungina. http://it.wikipedia.org/wiki/Fusafungina La fusafungina e’ stata ritirata dal mercato perche’ produce batteri resistenti. In soldoni, finisco le mie ferie convinto di aver trovato una medicina efficace, torno al lavoro in Germania dopo 3-4 giorni, e mi sveglio la notte con la bocca piena di liquido, ed e’ sangue che esce copioso dalle gengive infette. (dico “pieno di liquido” perche’  avevo  una boccata -piena- di sangue filaccioso) Cuscino che sembra scena da un crimine. Corro a cercare aiuto . Il medico tedesco mi chiede che cosa prendo, glielo mostro, e mi chiede chi e’ il criminale che nel 2011 prescrive ancora fusafungina. Risposta: il prontuario farmaceutico  italiano.
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