Gli ultimi saranno gli ultimi.

C’e’ una mia opinione che spesso emerge ma non e’ quasi mai chiara. Secondo me e’ ora di renderla esplicita: io contesto l’affermazione secondo cui nelle societa’ perfette non ci sarebbe disoccupazione. Essa equivale a dire che il 100% della popolazione in eta’ abile sia capace di fare qualcosa di utile. La mia personale opinione e’ che solo gli USA si stiano avvicinando , anche se lentamente, alla percentuale razionale: e’ vero che l’ 1% della popolazione possiede tutte il 50% ricchezze, ma e’ anche vero che negli USA l’ 1% della popolazione possiede l’ 80% DELL’ INTELLIGENZA. Quindi, secondo me , il 50% e’ ancora poco.
Detta cosi’, l’affermazione sembra essere enorme, ma non lo e’ . E non lo e’ perche’ esaminando le premesse del concetto di meritocrazia, non si potra’ ottenere altro se non una ripetizione numerica di quanto ho appena detto.
Innanzitutto, il concetto di meritocrazia consiste nell’affermare che esista un riconoscimento sociale ed economico del merito. Ora, abbiamo stabilito quindi che si tratti di un sistema che non garantisce ne’ equita’ ne’ uguaglianza: chi “merita” di piu’ avra’ inevitabilmente piu’ soldi e una posizione sociale piu’ desiderabile, a prescindere dal fatto che altri 10 non ce l’abbiano, e a prescindere dal fatto che altri 10 la vorrebbero.
Fin qui tutto bene, ma nessuno ha ancora provato a metterci i numeri.
Proviamo a trasformare “meritocrazia” in qualcosa che sia simile a dei numeri. Diciamo che “merito” sia essenzialmente due proposizioni:
  1. La quantita’ di cose che si sanno fare, nell’unita’ di tempo,  garantendo una qualita’ alta.
  2. La capacita’ di migliorare , nell’unita’ di tempo, la quantita’ del punto (1).
Voi direte: e dove sono i numeri? Beh, ci arriviamo. Possiamo dire che la quantita’ di cose sia un F(cose,t), dove F e’ una proposizione che riguarda il fare e la qualita’. La prima e’ la derivata nel tempo di quante cose una persona fa, la seconda e’ la derivata seconda nel tempo. E’ abbastanza semplice capire come “quante cose fai nel tempo” sia l’analogo di “quanti km fai nel tempo”, cioe’ una derivata di primo ordine nel dominio del tempo, e che “quanto migliori la capacita’ di fare cose nel tempo” sia “quanto aumenta la tua velocita’ nel tempo”, ovvero la derivata seconda.

Ora, che tipo di funzione dei redditi, nel tempo, ci aspettiamo da un simile andamemento? Beh, il risultato e’ ovvio:

E’ abbastanza ovvio: se abbiamo detto che siamo in un sistema meritocratico, allora chi migliora avra’ un aumento del reddito e della posizione. Poiche’ alla fine dei conti la posizione consente di fare ancora piu’ cose perche’ si comandano sistemi piu’ grandi, a quel punto si potra’ migliorare qualcosa di piu’ grande. Il direttore di una banca usando buone tecniche potra’ migliorare il bilancio di quella banca, se viene promosso a dirigere un gruppo di dieci filiali, ed e’ abile, migliorera’ i risultati di dieci filiali.

Anche a chi mantiene le performance in linea con i tempi le cose non vanno male , nel senso che cresce un pochino: mano a mano che va avanti, siccome la sua filiale va bene , i ripetuti risultati positivi gli daranno magari dei premi , anche se non riesce a fare il “salto” che gli permette di fare delle cose piu’ grandi.

La persona che fa il suo lavoro sempre allo stesso modo invece vede il suo reddito in calo: se alcuni migliorano e fanno meglio dell’anno precedente, o hanno risultati positivi, loro appaiono sempre piu’ indietro. Se qualcuno cammina e qualcuno corre, chi sta fermo rimane sempre piu’ indietro.

Alcuni diranno: eh, ma se nasci figlio di papa’ avrai vantaggi che gli altri non hanno. Verissimo, ma fa inevitabilmente parte delle regole del gioco: se notate, chi si limita a mantenere lo status quo delle proprie performance cala molto lentamente (linea blu). Se supponiamo che arrivi un figlio di paparino che parte dall’alto perche’ parte con le risorse del padre, otteniamo questo:

Come vedete il figlio del paparino decresce, ma siccome parte da un livello piu’ di dieci volte piu’ grande, il risultato e’ che rimane piu’ in alto di chi parte da un reddito normale.

Allora voi direte che questo non e’ giusto e volete che il figlio di paparino ricominci da zero. Puo’ anche andare, ma non cambia di molto le cose: nel momento in cui avviene il danno, cioe’ quando voi fermate il figlio di paparino, siamo gia’ in una condizione nella quale c’e’ un reddito di 420, uno di 70 e uno di 25.

In quel momento, cioe’, la forbice sociale e’ mostruosa.  Se allarghiamo la cosa ad un livello tipo 50 anni, se supponiamo che i lavoratori vengano giudicati ogni anno,  quello che otteniamo e’ qualcosa di simile:

Quando cioe’ voi intervenite nel bloccare il figlio del paparino,  aspettando che abbia 20 anni e vi accorgete che sia un competitore per voi, ormai il reddito e’ distribuito in ragione di 13000:180:12 , nell’esempio cui sopra.

Questo e’ circa quello che sta succedendo, e sta succedendo per un motivo molto semplice: e’ arrivata sul mondo un’ondata di meritocrazia , esattamente come la si immagina: chi fa meglio ottiene redditi sempre migliori, chi si migliora ottiene anche una crescita della crescita del reddito. O , se preferite dirlo come si fa nella moda di oggi “l’uno per cento possiede il 50% della ricchezza”.

Qual’e’ il punto? Il punto e’ che se in Italia ed in molti paesi d’europa si e’ vissuto con un sistema che NON e’ meritocratico. Se fino a qualche tempo fa si aveva una distribuzione “equa” del reddito non era perche’ il sistema fosse meritocratico: era perche’ il sistema era ANTI-meritocratico.  E lo stesso e’ valso in occidente, quasi ovunque, nel periodi del famoso “ceto medio raggiante”: si garantivano stili di vita al “ceto medio” che non avevano giustificazione in un sistema meritocratico. Un sistema strettamente meritocratico e’ un sistema ove la SPROPORZIONE tra i redditi e’ enorme: non puo’ esistere NESSUN “ceto medio” in un sistema meritocratico.

Questo spiega chiaramente la nostra eredita’: il motivo per cui tutti i paesi occidentali oggi affogano nei debiti e’ legato al fatto che si e’ mantenuta una classe che NON ha ragione di esistere in un sistema meritocratico. Alcune nazioni lo hanno fatto avendo il petrolio, come per esempio l’ Arabia Saudita o la Norvegia o la Svezia. Altre l’hanno fatto usando il debito pubblico, come USA, Italia, Germania ed altre. Ma il punto rimane quello: il sistema meritocratico non garantisce uguaglianza ne’ equita’. L’unica garanzia e’ che in un sistema meritocratico i bravi arriveranno sempre piu’ in alto, sino a quando ci sara’ un abisso tra loro e gli altri.Non esistono, quindi, posizioni “medie”.

Adesso i soliti diranno che non e’ detto che questi ricconi meritino , o che siano piu’ validi come persone. Ma un sistema meritocratico non giudica la persona: e’ un problema irrisolvibile, nessuno a questo mondo da giudicare il valore di una persona. Quello che fa un sistema meritocratico e’ di giudicare l’ output della persona. 

E’ vero che questa mentalita’ delle potenzialita’ e’ diffusissima: 3/4 dei CV contengono accuratissime descrizioni delle potenzialita’ dell’individuo. Sembrano tanti giudizi di fine anno dello studente, dimenticando una cosa: quando andate a lavorare state firmando un contratto commerciale. In un contratto commerciale non ci sono potenzialita’. Ci sono fatti. Tu pagherai qualcosa e io in cambio faro’ qualcosa d’altro. Quello che interessa le parti e’ quando pago e quanto ricevo, non “quanto potenzialmente vale la mia controparte contrattuale intesa come essere umano”. Quando voi comprate un’auto, non comprate il fatto che potenzialmente BMW possa darvi una buona auto: la pagate proprio perche’ e quando VE LA DARA’ SUL SERIO.

Nessuno, si questo pianeta, paga per le potenzialita’ di qualcosa. Nemmeno voi: quando telecom italia vi fa firmare un contratto dove di dice che la vostra banda passante arriva “fino a” (cioe’ potenzialmente fino ad ) una certa banda, voi vi sentite truffati: vi piacerebbe avere  un contratto in cui vi si GARANTISCE che la banda sara’ tot, e non che POTENZIALMENTE sara’ toto.

Cosi’ c’e’ questa mentalita’ secondo cui un individuo dovrebbe venire pagato per il suo “valore” a prescindere da quanto produce, cioe’ dall’output: e’ una cosa che non fareste nemmeno voi, che vorreste non fare qualora siate costretti (come nell’esempio delle telco) , e che potete scordarvi qualcuno fara’.

Cosi’ torniamo al punto di prima:

un modello economico ove l’ 1% della popolazione possiede, dopo poco tempo, la maggior parte delle risorse e’ perfettamente compatibile con l’idea di meritocrazia. E non solo: ne’ e’ l’inevitabile risultato.

Con questo ovviamente non intendo dire che ogni sistema sbilanciato sia meritocratico: ma qui andiamo in un altro campo. Andiamo in un campo ove a qualcuno si chiede di discutere se il sistema sia meritocratico o meno.

Ovviamente, tutti quelli che stanno in cima alla nostra curva dei redditi diranno “certo che e’ meritocratico! non sarei qui, se non mi fossi sudato ogni centesimo”. Ovviamente, chi sta alla base della curva dei redditi dira’ “ehi, questo non e’ meritocratico! Io sono piu’ intelligente di Leonardo da Vinci, piu’ bello di Brad Pitt, piu’ preparato di Stephen Hawkins, ma sono ancora qui in questo call center di merda“.

Questo dibattito ovviamente e’ inutile, perche’ la valutazione della bonta’ del metodo con cui i sistema premia il merito coinvolge per forza di cose la percezione che le persone hanno del PROPRIO reddito in quella societa’. Ne’ serve usare un osservatore esterno, che e’ ugualmente influenzato: dal punto di vista di chi fa la fame, del resto, la societa’ italiana e’ fantastica e retribuisce benissimo i redditi; anche chi ha meno in Italia ha sempre piu’ di colui che in alcuni paesi lavora il triplo.

Allora, la domanda principale e’ “perche’ un sistema e’ giusto?” . La risposta e’ che la domanda e’ sbagliata ed e’ il classico modo di pensare la storia che ha diffuso la pessima universita’ umanistica italiana: la storia NON e’ fatta di perche’, ma di percome.

Un sistema e’ giusto sino  a quando non esiste un sistema antagonista capace di abbatterlo per maggiore efficacia. Voi direte: ma allora sei a favore delle rivoluzioni? Certo. Ma questa NON e’ una buona notizia: le rivoluzioni sono rarissime nella storia, e avvengono solo quando compaiono tra i rivoluzionari dei talenti straordinari, o almeno superiori rispetto al talento di chi si oppone alle rivoluzioni stesse.

Le rivoluzioni, quindi, si dividono in due categorie: quelle che riescono e quelle che riescono. Quelle che non riescono sono solo rivolte sedate o cambi di potere, e normalmente non modificano la struttura dei redditi, se non di pochissimo. Solo quando un altro sistema abbatte il tuo, allora puoi dire che il tuo era ingiusto: non ci sono perche’ di questa affermazione, ma solo percome. Nel senso che, quando un sistema viene abbattuto da una rivoluzione, i rivoluzionari scriveranno sui libri di storia che era ingiusto. (1)

Occupy Wall Street e’ una rivoluzione? No, non e’ neppure una rivolta. E’ essenzialmente un momento di romantica eccitazione per vecchie carampane sessantottine e rincoglioniti con la pelata e il codino di capelli bianchi, niente di piu’. Ci sono rivoluzioni in corso? Certo, e sotto i vostri occhi.

Una rivoluzione economica sta avvenendo,  sotto i nostri occhi.

Negli anni ’80 piu’ o meno in tutto l’occidente arrivano questi nuovi protagonisti che saranno i capintesta del “ceto medio”: la piccola distribuzione  e le PMI. In Italia la cosa e’ piu’ accentuata, ma si tratta di un fenomeno diffuso. Contemporaneamente inizia il declino delle grandi corporation, che decadono per colpa di una complessita’ diventata sempre piu’ ingestibile. E’ impossibile controllare l’efficienza, i tempi, la logistica, eccetera.

Ma oggi e’ arrivata l’ IT, per Information Technology.  E la tendenza si sta invertendo.

Nel mondo del commercio la grande distribuzione ha arrancato per quasi due decenni, contro l’apparente agilita’ dei piccoli commercianti. Ma ora, grazie a sistemi di logistica piu’ avanzati e a sistemi di gestione finanziaria piu’ veloci , le grandi catene di distribuzione hanno superato il GAP coi negozietti, sono diventate piu’ efficienti di loro, e stanno lentamente cancellando i piccoli negozi. Dall’altro lato, mi arriva oggi il dato delle vendite natalizie: SOLO un settore, quello delle vendite online, ha guadagnato il 12%. Tutti gli altri sono IN PERDITA.

Insomma, IT da un lato, IT dall’altro: e i negozianti stanno sparendo.

Lo stesso dicasi per le PMI: il loro sviluppo e la loro apparente vittoria contro le grandi corporate era dovuto alla dimensione delle corporate, che faticavano cosi’ a gestirsi. La PMI, piu’ agile, le batteva quasi sempre sul tempo. Ma oggi, con l’ arrivo dell’ IT, le grandi corporate riescono a recuperare efficienza, mentre le PMI – che non potranno MAI pagare infrastrutture IT  allo stato dell’arte – stanno perdendo terreno.

Il motivo e’ che mediante l’uso di ERP sempre piu’ sofisticati le grandi corporate riescono a parcellizzare le spese e a parcellizzare la produzione. Nelle PMI gli ERP sono quasi sconosciuti, e siccome molte di loro sono contoterziste di grandi aziende non riescono a controllare flussi molto parcellizzati: il risultato e’ che i loro margini stanno crollando sotto il peso della miriade di sub-ordini in cui un ordine viene spezzettato. Inoltre, la parcellizzazione diminuisce l’orizzonte delle PMI: se hai solo piccoli ordini, “vedi” solo fino a fine mese. Con ordini grandi, prima, si vedeva il futuro anche lontano un anno: perche’ prima si riceveva l’ordinativo di 1200 pezzi, da consegnarsi in un anno. Oggi, con l’uso intensivo di ERP da parte delle grandi aziende e della grande distribuzione, riceverete 12 ordini da 100 pezzi. E avrete un mese di cassa anziche’ un anno.

Tutto questo, unito alla possibilita’ di gestire la logistica su piu’ continenti e di gestire la produzione su piu’ continenti, e’ un vantaggio che sta facendo recuperare terreno alla grande distribuzione, alla grande industria, contro le PMI , ed i negozianti.

La rivoluzione e’ in corso. La strage di PMI e di negozianti che vedete ne e’ una chiara avvisaglia. E con l’arrivo sempre piu’ preponderante del Mobile , la cosa si fara’ sempre piu’ evidente e catastrofica anche per categorie che si sentivano immuni, quelle dei servizi alla persona. Finora organizzare grandi aziende che si occupano di servizi alla  persona era difficilissimo (e quindi vincevano le piccole realta’) perche’ per gli enti grandi era impossibile gestire capillarmente  la presenza locale. Ma con le tecnologie mobili, gestire la presenza in loco e’ fattibile, ed e’ piu’ efficiente dei metodi usati dalle PMI e dai professionisti del settore. Quindi anche quei settori sono destinati ad un drastico ridimensionamento.

Che cosa voglio dire, riassumendo?

Voglio dire questo:

  1. Il vecchio sistema, anti-meritocratico, e’ al tramonto a favore di un sistema che e’ meritocratico, ottiene i dislivelli di reddito che sono TIPICI ed INEVITABILI dei sistemi meritocratici, ed e’ osteggiato da persone che non hanno alcuna speranza di vincere perche’ propongono la meritocrazia come valore, quando non si rendono conto che e’ proprio quella ad aver creato questa situazione.
  2. Nessuna rivoluzione sta riuscendo, il che significa che il nuovo sistema e’ giusto. E’ giusto non per qualche motivo, ma per qualche fatto: nessuna rivoluzione contro questo sistema sta riuscendo.
  3. Nel contempo, c’e’ una rivoluzione in corso che STA riuscendo, e che sta lentamente distruggendo -anche laddove si tirano in ballo i soliti mezzucci- i capisaldi del vecchio sistema. Ed e’ l’arrivo dell’ IT e delle grandi reti di comunicazione.

Queste non sono belle notizie per i figli di papa’ in Italia: il vostro paparino vi lasciera’ l’azienda, e’ vero, ma la PMI di cui parliamo non ha un gran futuro davanti. Se voi foste capaci di dargli un futuro, del resto, lavorereste per una realta’ piu’ grande. 

Il vostro papa’ vi lasciera’ un eredita’ la posizione sociale, e forse la professione, ma non la manterrete per molto: la stragrande maggioranza del valore aggiunto oggi e’ raggiungibile in rete a prezzo scontato. Potrete proteggervi quanto volete, ma oggi e’ possibile andare a farsi curare i denti in un altro paese: fate pure il numero chiuso all’universita’, chissenefrega?

No, non riuscirete a cambiare le cose: avete confuso merito ed equita’, e ovviamente pensate che il merito vada di pari passo con l’equita’: il risultato e’ che siete dei rivoluzionari che propongono lo status quo come soluzione dei problemi attuali. E’ come se la rivoluzione russa l’avesse fatta l’ Ochrana. Non ha nessun senso andare contro questo sistema economico chiedendo meritocrazia, perche’ dal punto di vista della meritocrazia e’ assai facile dimostrare che, se e’ vero che l’ 1% degli USA detiene il 50% delle risorse, e’ anche vero che quell’ 1% detiene l’ 80% dell’intelligenza e della cultura d’America. In questa situazione, chiedere ancora piu’ meritocrazia non fara’ altro che far assegnare a loro l’80% delle risorse peggiorando la situazione.(2)

Il punto e’ che molti hanno vissuto credendo che per misteriosi motivi gli ultimi saranno i primi. Avete disprezzato i primi della classe, avete disprezzato chi faceva a favore di una tranquilla mediocrita’ meritevole soltanto di sembrarvi modesta quando era solo mediocre.

Adesso avete scoprto che “gli ultimi saranno i primi” e’ un’invenzione di un tizio che tra le altre cose credeva di essere Re del Mondo, Figlio di Dio, di essere nato da un angelo e di poter camminare sull’acqua. Per il resto della popolazione, intendo quella che non ha disturbi mentali , la verita’ e’ un pochino diversa, e suona circa cosi’:

gli ultimi saranno gli ultimi.
Uriel

(1) Faccio notare, infatti, che la caduta del comunismo in Russia non ha cambiato l’opinione che avevamo dello Zar. I comunisti, comunque, hanno scritto il giudizio storico sullo Zar, o almeno l’assunzione comunista coincide, guardacaso, con l’opinione degli storici.
(2) La redistribuzione dei redditi, ovviamente, NON e’ una operazione meritocratica: non si vede per quali meriti X debba ricevere una parte del reddito di Y. E i diritti non sono “meriti”.
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