Lo sputino d’inchiostro.

Mancano 364 giorni alla fine del morboso interesse del mondo occidentale verso i Maya (1), mentre io stavo riflettendo su quanto accaduto nell’ultimo mese, mi riferisco ad alcuni commenti che ho avuto su questo blog. Mi sto convincendo che in Italia si sia diffusa un’ideologia, che chiamero’ “sputismo”, la quale consiste nel demotivare, scoraggiare, aggredire chiunque faccia qualcosa, allo scopo di ridurre la societa’ intera ad una distesa di mediocrita’, nella quale ovviamente lamentarsi perche’ nessuno fa niente.

Quando ho scritto molto chiaramente che mi sentivo demoralizzato e stavo riflettendo di chiudere il blog, moltissimi che di solito non intervengono si sono affacciati dicendo “ehi, stai facendo un blog bellissimo, non smettere”. Ora, non ho intenzione di scendere nel merito del blog, ma supponiamo almeno per ipotesi che sia vero. E supponiamo quindi che io stia “facendo qualcosa”.
Allora, in questo caso si verifica un fenomeno: chi pensa che io stia “facendo qualcosa” se ne sta in silenzio a leggere. Chi invece intende demoralizzare, demotivare, vandalizzare, posta praticamente ad ogni cosa che scrivo, in una costante esibizione di miserie umane, bassezze dell’animo, voglia esplicita di vandalizzare, eccetera.
Che genere di mondo si ottiene con un algoritmo del genere? Si ottiene un mondo nel quale chi “fa” viene in continuazione aggredito , almeno verbalmente, e mai sostenuto: chi scriveva per farmi compliementi in genere lo faceva con grande imbarazzo, dicendo che temeva di fare “pompini”.
Interessante. E’ interessante perche’ mostra la coerenza ideologica dello sputismo: se da un lato si insegna ai mediocri ed ai miserabili a sputare su ogni cosa LORO NON SONO CAPACI DI FARE, dall’altro insegna a tutti gli altri che fare dei complimenti sia “fare pompini” (2), bloccando cosi’ chiunque voglia , in un certo senso, sostenere chi “fa”.
Quello che si ottiene aducando le persone ad apprezzare in silenzio e disprezzare rumorosamente non e’ altro  che un processo volto a trasformare la societa’ in un gigantesco, osceno coro, il cui risultato (che era anche l’obiettivo principale dello sputismo) e’ che piano piano chi fa le cose si ritira, lasciando la societa’ in un baratro nel quale niente migliora perche’ per migliorare occorre prima di tutto fare qualcosa, e chi fa qualcosa se n’e’ andato. A quel punto lo sputismo inizia a sputare sulla societa’ anche perche’ non migliora, ingenerando una convinzione che “qui da noi non si potra’ mai fare”.
E’ vero, nel senso che ormai lo sputismo e’ cosi’ diffuso in Italia che probabilmente la voglia di fare qualcosa per migliorare il paese va scomparendo. Ma occorre capire che al processo non ha contribuito SOLO chi sputa su chi “fa”, bensi’ -come ho capito leggendo i vostri commenti- contribuisce anche chi sta zitto ad apprezzare chi fa, ben sapendo che cosi’ si sentiranno solo gli sputi.
Domandiamoci: chi vi ha convinti del fatto che far complimenti , incoraggiare, sostenere, sia fare “pompini”? Perche’ chi pensa che qualcosa faccia schifo ha diritto a dirlo ogni volta che lo pensa , mentre chi pensa che una cosa sia bella NON ha diritto a dirlo ogni volta che lo pensa? Addirittura si pensa che chi combatte una battaglia “contro qualcuno” sia sempre una persona integra e coerente, mentre chi combatte a favore di qualcuno sia per forza di cose un ruffiano, un leccaculo, uno che fa pompini.
Eppure, si tratta in entrambi i casi di esprimere un’opinione. Perche’ mai, allora, alcune opinioni -quelle negative, quindi gli sputi- hanno preso dignita’ superiore alle altre?
Il primo motivo e’ quello che definirei “il teorema di Anton Ego”:
  • il modo migliore per fingere competenza specifica in materia e’ sputare su  qualcun altro.
Quando dico fingere intendo proprio “fingere”: facciamo un esempio col post precedente. Volendo sputare semplicemente su Hegel, avrei potuto dire “Hegel pensa che tutto cio’ che e’ reale e’ anche razionale; che fesso, questa merda e’ stata contestata dal filosofo X,Y,Z. Di questa merda non voglio nemmeno parlare.” . Questo sarebbe stato un mero sputare: chiunque di voi, se volesse leggere i filosofi X,Y,Z, potrebbe farlo senza bisogno di questo blog.
Ma dire “competenza” significa dire “bene, io ho dato un sacco di esami di logica. Adesso vi tiro fuori dal cappello UN caso in cui qualcosa di razionale NON ha appigli nella realta’, cioe’ la scelta tra due vantaggi identici”. Questo e’ un discorso diverso: innanzitutto di quella merda devi parlare, in secondo luogo se qualcuno piazza un ragionamento devi anche tu tirare fuori dal cappello un ragionamento.
Questa e’ la ragione per cui prima di abbandonare il cristianesimo me lo sono studiato un bel pochino: per i credenti cattolici saro’ anche un maledetto pagano, ma almeno io non vado in giro a dire che Madre Teresa fosse atea solo perche’ ha scritto di non aver ricevuto il dono della fede. Semmai potrei ridere di chi si professa cattolico senza sapere cosa sia la fede nella religione che dice di professare.
Cosi’, io non mi metterei a fare il critico col tono di Anton Ego se prima non avessi scritto dei best seller da far impallidire Tolkien, (ahr ahr ahr, esempio non casuale) , perche’ ad un pessimo libro si risponde con un ottimo libro. Ad un pessimo ragionamento si risponde con un ragionamento logico, e cosi’ via. C’e’ chi non lo fa? Certo: chiunque voglia simulare competenza non fara’ altro che armarsi del bignamino della situazione (ovvero , di scolastica sintetica e riduttiva) e andare a cercare piccole scemenze su cui attaccarsi. Il prodotto sta alla cultura come il Wahhabismo sta all’ islam, o se preferite sta alla cultura come Borghezio sta ai valori della tradizione cattolica: un mero imbigottimento fondato su minchiatine senza nessuna importanza.
Il secondo motivo per il quale lo sputo ha preso dignita’ superiore al complimento e’ molto semplicemente che:
  • tutti i porci pensano che le perle siano un cibo pessimo.
Si tratta semplicemente di stimolare la parte peggiore dell’ignoranza, ovvero il lato dell’ignoranza che pretende di spacciare l’incomprensione di qualcosa per la cattiva qualita’ della cosa. Il maiale riceve perle a pranzo ma non sa che valore abbiano ; scambiatele per cibo le mangia, e a fronte di questo decide che le perle siano un cibo scadente: cosa che e’, dal momento che le perle non sono fatte per essere mangiate. E’ la suina incomprensione della bestia a fare delle perle qualcosa di scadente, e non qualche caratteristica delle perle in se’.
Cosi’ , e’ facile spingere una massa ignorante a disprezzare ogni cosa: le bestie suine non faranno altro che constatare la loro incapacita’ di comprendere il valore, scambiando tale incapacita’ per una caratteristica della cosa su cui sputano. Cosi’ e’ inutile scrivere per chi gira col bignamino in tasca: dal suo punto di vista, qualsiasi cosa vada oltre il bignamino non e’ masticabile, ergo fara’ schifo.
Un tempo, nelle scuole uscite dalla mente di Gentile, era consentito fare “dibattito” durante le ore di filosofia. Durante queste ore qualcuno era invitato a presentare una tesi “eretica” e a sostenerla , anche per quanto assurda. Una persona a caso sostenne che Manzoni non aveva quasi nulla a che fare con la cultura italiana del periodo, dal momento che in quel periodo i messaggi venivano veicolati da uno strumento ben piu’ sofisticato (e per certi versi multimediale) che era l’ Opera.
Cosi’, disse qualcuno, se i Promessi Sposi si propongono di dire “tutto e’ bene quel che va a finire bene”, i messaggi piu’ “alti” -dal patriottismo al valore della liberta’- vengono veicolati agli italiani attraverso l’opera. E non era questione di un italiano che leggeva poco: l’ Opera era , come mass media, enormemente superiore nel merito. Aveva testo, poesia , ritmo, musica e arte figurativa: il paragone con uno strumento primitivo e monolitico come la letteratura scritta era persino imbarazzante: gli italiani, cioe’, facevano bene a scegliere l’ Opera e a lasciar perdere i romanzi.
Questa ‘ una tesi difficile che chiunque detesti leggere puo’ sostenere, almeno in apparenza. Se la persone che ha sostenuto questa tesi avesse conosciuto meglio l’ Opera avrebbe potuto argomentare molto meglio e non sarebbe stato cosi’ facile demolirlo col paragone della TV , ma e’ proprio questo il punto: se soltanto chi sosteneva questa tesi avesse potuto scendere di piu’ nel merito dell’ Opera, i Promessi Sposi – di fatto l’unica grossa produzione letteraria del periodo , a fronte delle decine di grandi romanzieri presenti nella letteratura straniera- avrebbero fatto davvero una misera figura, e con loro gran parte della letteratura romanzesca del periodo : come “media” l’ Opera non solo fa le stesse cose di un romanzo, ma e’ di gran lunga uno strumento piu’ moderno (per i tempi ) , sofisticato, colto ed efficace.
Insomma, anche per criticare occorre prima CONOSCERE, il che restringerebbe la critica a pochissime persone. Per forza di cose, dunque, una critica “pop” si basa sul principio delle perle ai porci, ovvero all’orgoglio del maiale che , di fronte alle risate di chi gli vede mangiare perle, risponde “fanno schifo”.  La forza che spinge il porco non e’ altro che un misto tra la frustrazione di non poter comprendere le perle e l’orgoglio che si cela dietro al fatto di non volerlo ammettere.
Cosi’, siamo al fatto che sia comodo, semplice e pagante (in termini di consenso) sputare su qualsiasi cosa venga fatta, e convincere altri a sputare allo stesso modo.
Possiamo porci la domanda opposta: perche’ improvvisamente fare i complimenti, applaudire o mostrare di apprezzare qualcosa e’ diventato quasi un marchio d’infamia?
Lo e’ per la ragione che questo e’ il punto debole di ogni ideologia “sputista”. Se un gruppo di persone si mette ad apprezzare qualcosa o qualcuno, e spiega per quale motivo lo apprezza, lo sputista si trova in difficolta’: non solo fatica a trovare sul sui bignamino quattro o cinque scuse per sputare su una cosa; ma sullo stesso bignamino non c’e’ abbastanza per contestare OGNI argomento a favore.
Cosi’, la cultura generata dall’ideologia sputista non fa altro che dire: “il maggior pericolo per lo sputismo e’ che qualcuno inizi a scrivere a favore di qualcun altro.
“Se una critica  severa puo’ stroncare un’opera, dieci complimenti
motivati non solo la riabilitano, ma coprono il critico di ridicolo:
lasciano dubitare, per via della loro stessa esistenza, che ci sia qualcosa
che il critico non e’ stato capace di notare, e comprendere.”
Questo e’ il motivo per il quale la scuola italiana ha indotto una severa antipatia verso i primi della classe, si e’ sforzata di isolarli, e tutto quanto. In ultima analisi la scuola italiana e’ fatta da docenti professionalmente e culturalmente mediocri, il cui scopo principale e’ di impedire a qualsiasi studente di andare oltre alla loro stessa mediocrita’. Mediocrita’ che, oltre che esistenziale, e’ sempre e comunque culturale e scientifica.(3)
Questo e’ il motivo per il quale, con tanta veemenza, chiunque faccia i complimenti a qualcuno o esprima apprezzamento per quanto fatto viene aggredito ed accusato di “fare pompini” o di “leccare culi”: il disprezzo e’ semplicemente uno strumento sistematico attraverso il quale chi simula competenza mediante le critiche conta di mantenere la propria commedia.

Se il solito idiota (con la fica o meno: gli idioti con la fica tendono ad avere un certo numero di fans) apre il bignamino  e tira fuori due o tre cazzatine per demotivare qualcuno , nel momento in cui altre persone fanno complimenti motivati emerge in tutta la sua evidenza il fatto che il bignamino non sia sufficiente a comprendere l’opera stessa. Il bilancio dell’operazione e’ di un tipo che dice

  • – Rompicoglioni: “ehi, ma il tale autore ha rotto quello che il bignamino chiama consecutio cojones”
  • – Tizio 1: “bellissimo. Ho apprezzato moltissimo la scena in cui succede questo perche’ A, B, C”
  • – Tizio 2: “molto bello. Mi e’ piaciuto un molto quando X,Y,Z”
a questo punto il problema non e’ che siano due contro uno: e’ che colui che osserva la scena  ha la netta sensazione che il rompicoglioni non abbia notato ne’ A,B,C, ne’ X,Y,Z.
In secondo luogo, l’ideologia sputista teme i commenti positivi perche’ per apprezzare qualcosa e motivarlo occorre capirne o conoscerne piu’ di quanto occorra per partorire qualche cosiddetta critica. Prendiamo l’accusa di “volgarita’”: qualsiasi coglione puo’ puntare il dito e dire “e’ volgare”. Cosa ci vuole? Niente.Si tratta di una classica scusa pronta per ogni stagione, una stroncatura pret-a-porter, a disposizione di chiunque e di facile applicazione in un’epoca di costumi rilassati come la nostra.
Al contrario, per dire “trovo raffinata la tal cosa” e spiegare il perche’ serve molto ma molto di piu’: occorre sicuramente conoscere la tal cosa al punto da riconoscerla. Insomma, succede che:
  • se la critica severa e’ il miglior modo per SIMULARE la conoscenza di una materia, il complimento motivato e’ il metodo migliore per PROVARE la conosceiza di una materia.
E di questo il critico sputista ha paura: se infatti appare qualcuno che prova la propria competenza elencando i pregi di qualcosa, la sua miserabile simulazione appare immediatamente IN TUTTA LA SUA FALSITA’.
Ora, la percezione chiara di quanto sia dannosa questa cultura non ve la posso dare, chi di voi ha un cervello sapra’ ben rappresentarla; di certo vi posso dire come si vive questa cosa dall’altro lato. Ti viene voglia di smettere e di dire “ma chi cazzo me lo fa fare”.
Il fatto che chi apprezza il tuo lavoro te lo dica sempre in privato -via email- o non lo dica affatto -per paura di farmi un pompino- (4) non fa altro che lasciare chi fa le cose -non fosse altro che uno stupido blog- nella sensazione di essere esposto ad un mondo nel quale e’ meglio stare zitti, perche’ se tanto apri bocca ti arrivano solo sputi ed insulti.

Puntualmente, quando dall’abisso escono i peggiori subumani – di solito quando oso insinuare che molti di loro dovrebbero cercare in se’ stessi la causa dei loro mali – , mi trovo al centro di un’ondata di melma, di parole scritte al preciso scopo di causare disagio, malessere, orrore spirituale , e siccome tutti quelli che apprezzano le discussioni qui se ne stanno zitti – guai a farmi un pompino! – in quel momento viene a mancare la percezione di qualsiasi cosa “valga la pena di continuare per”. (fantastica questa costruzione, fa capire quanto idiota sia un popolo -quello inglese- che ragiona davvero cosi’).

Come se non bastasse, ormai il numero di lettori unici per post si aggira attorno ai 3500: il risultato di tutto questo e’ che e’ facilissimo tirare su qualche decina di sbroccati che vengano a vomitare bile nei commenti; c’e’ chi mi aizza contro gente perche’ gli rovino spesso e volentieri il suo millennarismo preferito, chi lo fa perche’ ho toccato la sua fica preferita -anche se come tutti gli amici sinceri ha ancor meno probabilita’ di me di toccarla- , e chi lo fa per ragioni cosi’ miserabili che non riesco a percepirle.

Cosi’ stavo riflettendo proprio su questo: convincendo le persone a star zitte mentre apprezzano qualcosa e a considerare competente solo chi critica ha prodotto , per forza di cose, un sistema che di per se’ demoralizza e spinge chiunque a desistere da cio’ che sta facendo. Il problema quindi non e’ che cosa succeda a me: il problema e’ che questa ideologia sta producendo una societa’ intera, ove nessuno fa nulla per paura di essere sommerso di sputi, e chi vorrebbe sostenere qualcuno che fa qualcosa che gli piace teme di farlo perche’ gli e’ stato insegnato -da una scuola di merda- che chi fa complimenti e’ solo un ruffiano e un leccaculo.

UPDATE: il post non sta chiedendo messaggi di sostegno. Voglio solo portarvi a riflettere su come un simile algoritmo possa portare allo sfacelo una societa’ intera. Anziche’ sforzarvi di fare complimenti motivati a me – avendo io un ego che ha un seggio all’ ONU non ne ho strettamente bisogno, anche quando sale la marea di merda mi riprendo subito – provate a vedere che cavolo di effetti questo abbia sul mondo -o sulla nazione- ove vivete, e semmai dovete sforzarvi , contrastatelo li’.

Uriel
(1) Fare un calendario utile (almeno per contadini e marinai) richiede un sacco di calcoli ed un sacco di tempo. Nei tempi passati occorrevano anni di lavoro ed osservazioni. Cosi’ i maya , saggiamente, li facevano a blocchi di 500 anni: dopodiche’ ci avrebbe pensato qualcun altro. Questo saggio utilizzo deil budget viene oggi scambiato per profezia: probabilmente , semmai i maya hanno mai predetto qualcosa, e’ stata la fine del buonsenso.
(2) Non ho mai capito per quale motivo fare pompini declasserebbe chi usa la bocca dei due, come se chi ci mette il pisello lo dominasse. In realta’ quando ricevi un pompino tu sei la parte passiva, completamente indifesa, e come se non bastasse  i gioielli di famiglia sono tra i denti di qualcun altro, cosa per la quale ti serve fiducia totale. Ho sempre visto il pompino come una situazione nella quale chi lo fa DOMINA e chi lo riceve SUBISCE, o perlomeno e’ succube di chi lo fa.
(3) Il problema della scuola italiana e’ che attira questo genere di elementi offrendo il posto fisso. Per come la vedo io, i professori andrebbero assunti solo dopo 4-5 anni di lavoro sul mercato, lavoro a buoni livelli per le scuole superiori e ai livelli massimi per l’universita’, con un mandato non superiore ai 4-5 anni. In questo modo si scoraggerebbero i soliti del “prendo un pezzo di carta inutile, che poi vado ad insegnare, che e’ un lavoro facile che lascia tanto tempo libero”.
(4) Fatta salva la (2), il pompino rimane un atto d’amore meraviglioso e chi non lo pensa mangia caviale soffritto.
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5 pensieri su “Lo sputino d’inchiostro.

  1. “Questo e’ il motivo per il quale la scuola italiana ha indotto una severa antipatia verso i primi della classe, si e’ sforzata di isolarli, e tutto quanto.”

    Disse colui che si riteneva il primo della classe. Di sicuro non era il primo all’università, visto che non l’ha terminata. Isn’t it?

    “In ultima analisi la scuola italiana e’ fatta da docenti professionalmente e culturalmente mediocri, il cui scopo principale e’ di impedire a qualsiasi studente di andare oltre alla loro stessa mediocrita’.”

    Disse colui che credeva che per dimostrare che la somma dei primi n numeri naturali dispari è uguale a n^2 ti serve per forza il principio di induzione.
    L’eccellenza. Uriel. Che non si capisce bene cosa abbia mai prodotto nella vita. E che se lo cerchi sui motori di ricerca escono tutti i suoi ononimi tranne che lui. LOL.

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