Quella voglietta di ordini.

Poiche’ la saga di De Falco continua, ieri sera stavo riflettendo su quanto sia stato facile per De Falco diventare una figura , per dire, “abbastanza sopravvalutata” semplicemente  perche’ ha fatto il suo dovere. In realta’ non e’ un mistero, e mi fa piacere notare che gli italiani si stiano lentamente convertendo all’idea di gerarchia&autorita’.

Per prima cosa, bisogna capire che cosa sia piaciuto di De Falco. Se togliamo il “torni a bordo, cazzo!” – che non e’ proprio un bagno di stile ma come attenuante possiamo dire che “io la porto veramente male” e’ un modo di minacciare che ha riequilibrato le cose – , ci sono state principalmente due cose.

 

  1. Nella vita quotidiana abbiamo l’impressione -fondata- che nei momenti di concitazione la linea di comando scompaia. La persona che ti chiama e ti dice “ho preso il comando” e ti dice cosa fare e’ qualcosa di cui sentiamo la mancanza, perche’ in Italia la gerarchia viene intesa come diritto di passare la palla ad un sottoposto. Qualcuno che dica “adesso comando io”, prendendosi la responsabilita’, e’ qualcosa che non sentiamo dire: anzi, di solito quando si vuole fermare una decisione si chiede “e chi si prende la responsabilita’?” , e questo terribile mostro -la responsabilita’- di solito terrorizza tutti. (1) L’idea di qualcuno cui e’ stato inculcato di non lasciare nessuno senza ordini piace a molti.
  2. Il comando come servizio. L’errore che fanno gli italiani nell’avere un ruolo di comando e’ che non concepiscono il comando come servizio. Le donne italiane poi sono catastrofiche -faticano a far carriera anche all’estero per questo – in quanto pensano che un gradino di gerarchia consista nel diventare regine e far fare il proprio lavoro ai sottoposti. La regina pensa ad altro. Anche i maschi non scherzano, e il “ho ben altro cui pensare , io!” e’ una mentalita’ molto comune. L’idea che essere in comando significhi dare un ordine ogni volta che viene richiesto (non fosse altro che “salga una scala e mi dica quanta gente vede” o “rimanga al suo posto” in altri casi) , significa che -sebbene comandi- non decidi tu se e quando devi comandare. In questo senso, appunto, il comando e’ prima di tutto servizio. Spesso in Italia abbiamo l’impressione che la classe dirigente scompaia e rifiuti il servizio: a volte danno ordini e a volte no, dipende.
Cosi’ per un attimo l’italiano ha visto due cose che amerebbe vedere nella vita di ogni giorno, e ha scoperto (ma non e’ la prima volta che accade) un insospettabile amore per le uniformi.
In genere il cittadino italiano si divide in tre grandi correnti di opinione:
  1. Gerarchia e Autorita’. Una parte della popolazione vorrebbe che la vita pubblica fosse gestita secondo un principio gerarchico, ovvero con una catena di comando-servizio e un concetto di obbedienza, e mediante un principio di autorita’, ovvero “la tua opinione perde se quella del tuo superiore e’ diversa”. Allo stesso modo, si vorrebbe sentir dire chiaramente che se tu non riesci a fare quel che vorresti non sono le regole che devono cambiare, sei tu che devi volere cose diverse. Col cavolo che le regole si adattano ai comportamenti, sono i comportamenti ad adattarsi alle regole. Io sono tra questi.
  2. I civisti. Una parte della popolazione pensa – a mio avviso si illude- che in una condizione di grande liberta’ e grande educazione dei cittadini e una ottima amministrazione pubblica sia possibile , mediante la moral liaison e mediante l’esempio, sia possibile ottenere risultati simili a quelli ottenuti dai sistemi gerarchici ed autoritari pur mantenendo un alto grado di liberta’ individuale. Essi di solito sostengono la democrazia, e non menzionano mai la fregatura : “con molta educazione dei cittadini” significa un indottrinamento da lavaggio del cervello come accade nei paesi del nord europa, e “con una ottima amministrazione pubblica” significa che il grande fratello ti osserva.
  3. I fancazzisti. Sono poco piu’ che animali con un bel vestito addosso , non desiderano un sistema funzionante perche’ li emarginerebbe subito, non desiderano prendere ordini perche’ la disciplina e’ faticosa, e nella loro mente il concetto di liberta’ non e’ altro che una deliberata licenza di fare i propri porci comodi a scapito altrui.
Normalmente, il terzo blocco opera una strategia mimetica nel prendere i propri porci comodi e chiamarli “liberta’”, accodandosi ai cosiddetti “civisti” nella determinazione a lottare contro i “gerarchici”, mettiamola cosi’.
In questo modo, la societa’ rimane liberale fino a quando ancora ai gerarchici e’ consentito di tenere a bada i fancazzisti. Sino a quando una minoranza di De Falco in divisa gridano “torni  a bordo, cazzo!” ai fancazzisti, i civisti possono illudersi di essere la maggioranza e di sostenere la democrazia. Tanto i De Falco entrano in scena solo nei casi di emergenza.
Questo e’ piu’ o meno l’equilibrio tipico di quelle che chiamiamo “democrazie avanzate”, e che personalmente chiamo “democrazie mummificate”. Una maggioranza di “civisti” mantiene un discreto stile di vita pubblico, mentre gli amanti della gerarchia danno una caccia spietata a chi vuole fare i propri porci comodi.
Ma le cose stanno prendendo una piega diversa. Il blocco sociale e culturale dei fancazzisti si e’ specializzato nell’imitare la dialettica dei civisti e li appoggia ogni qual volta i gerarchici(2) chiedono punizioni, disciplina, autorita’. Cosi’ facendo, ogni forma di punizione e’ stata affievolita sino a diventare irrilevante (c’e’ gente che chiede l’ergastolo se investite un pedone e scappate, Schettino ha ammazzato 40 persone e si e’ sottratto ai suoi doveri e c’e’ gente che lo difende) , parlare di disciplina ormai si fa solo nei club sadomaso, e la parola autorita’ e’ quasi un tabu’.
Cosi’ facendo, che cosa e’ successo? E’ successo che i fan del mondo autoritario e gerarchico si sono seduti sul bordo del fiume e aspettano -aspettiamo- di vedere la vostra amata democrazia affondare nella merda, -la vostra merda- come merita un’idea cosi’ bislacca.
Mano a mano che i fancazzisti ridipingono i propri porci comodi come una forma di inalienabile liberta’, se non di diritto umano fondamentale (il vibratore con le palline non e’ ancora un diritto umano sancito dall’ ONU? Strano!) ovviamente la qualita’ della vita pubblica diminuisce  – e sta accadendo in tutta Europa , piu’ o meno lentamente.
Il risultato e’ che il sodalizio tra quelli che chiamo “civisti” e quelli che chiamo “fancazzisti” si e’ un pochettino incrinato. I civisti, anche se non concordano coi militaristi sul -come- fare le cose, concordano comunque sul le cose da fare. Che i civisti sognino una societa’ ordinata, pulita e responsabile almeno quanto i militaristi e’ un dato di fatto: certo propongono strumenti diversi , e di fronte al disastro che sta avvenendo stanno iniziando a chiedersi “vengono prima i mezzi o i fini?”.
Cioe’, i sostenitori delle virtu’ civiche sono oggi di fronte ad un bivio: se continuano a tollerare infiltrazioni culturali  dai fancazzisti  e ad assecondarli chiamando “liberta’” e “diritto” ognuno dei porci comodi possibili, rifiutando l’idea di “dura punizione”, rigettando l’idea di “autorita’” e di “gerarchia”, il sistema va a pezzi. La nave affonda, ed e’ proprio quello che e’ successo al Costa Concordia.
Quella nave e’ una metafora, fa capire chiaramente che per quanto grande sia un sistema nessuno puo’ “annegare” le responsabilita’ nella speranza che “qualcun altro ci pensera’” , e se fai cosi’ tutto va in merda. Non esiste il “too big to fail”.
Cosi’, di fronte ad una situazione nella quale i porci fancazzisti hanno preso il dominio della situazione sfruttando la buona fede dei “civisti”, improvvisamente vi spunta un tizio che “prende il comando” e “impartisce ordini”. Immagino chiaramente la boccata di aria fresca: da quanto tempo , in una situazione di merda (non e’ che una capitaneria che deve coordinare ospedali e natanti per 4500 persone sia proprio in una situazione di calma, eh) , qualcuno non vi ha detto “assumo io il comando?”.
Cosi’, l’enorme popolarita’ avuta da un tizio che si e’ limitato a mettere le persone al proprio posto e a dare ordini dove mancavano mostra chiaramente una cosa: mano a mano che la nave affonda , i civisti stanno cominciando a stigmatizzare i fancazzisti e ad avvicinarsi ai gerarchici.
Ho pero’ alcune brutte notizie per voi.
La prima e’ che c’e’ una sola fabbrica di De Falco in Italia e nel mondo, e sono i militari. De Falco e’ un CF, quindi si e’ fatto 7 anni di accademia per diventare ufficiale e quattro di scuola comando per diventare ufficiale in comando, piu’ uno di tirocinio prima di entrare alla scuola comando. Dodici anni di formazione, e non parlo di un corso -che alla sera torni a casa- , parlo di vivere dentro una caserma. E non una caserma da coscritti, una caserma dove ti cazziano se cammini male e la testa non e’ abbastanza alta, dove nel corridoio c’e’ il servizio di “scolta” col banchetto che se vai in bagno a pisciare scrive “ore 4:40, tizio va in bagno”, e “4:45 tizio torna in camerata dal bagno”. E cosi’ via.

Mi dicono che De falco abbia fatto (come i commissari di bordo) il corso breve, ma quella che ho descritta sopra e’ la formazione normale di quelli che voi chiamate normalmente “ufficiali di carriera”. Se De Falco -non tendo al fanatismo, ammetto di non aver letto il CV– non ha fatto quanto sopra lo stato maggiore gli e’ precluso, btw. Ma cambia poco nel mio discorso, tanto fa la vita militare -e di porto-  da anni.

Dodici anni di full immersion trasformano la persona , e non c’e’ modo di imitare il processo con minchiatine “motivanti” come fanno i “manager”, tipo camminare scalzi sul barbecue o andare a fare un weekend di rafting.
Non esiste, e mi spiace per voi, alcuna altro gruppo umano che dedichi cosi’ tanta attenzione e sforzo alla formazione dei suoi quadri dirigenti. Il mio comandante in seconda , che di cognome faceva Sauro (devo dire altro?) , gestiva 400 persone di equipaggio, non andava MAI di fretta (a bordo era vietato correre) , sapeva sempre cosa doveva aspettarsi che venisse fatto, conosceva sempre tutto lo stato dei lavori, e gli restava tempo libero per giocare a ping pong nell’hangar del ponte di volo e fare jogging e non usava il cellulare.
Il vostro migliore manager, quando ha 30 persone sotto, e’ introvabile, stressato, usa pillole per la performance, nervosissimo, due volte su tre lo cercate e non vi risponde perche’ ha troppo da fare, se la situazione e’ di merda si occupa piu’ di cercare un capro espiatorio che di risolvere la situazione, e’ sempre al telefono. Mi viene da ridere quando alcuni manager credono di essere militari senza divisa: vi mancano quei 12 anni di caserma, cocchini. Io ci passai pochi mesi alle scuole di mare come AUC, e vi posso dire che sono un bello choc. Quando entri sei praticamente “materia prima grezza”, quella roba ti trasforma.
Quindi, prima brutta notizia: se volete un De Falco al potere, c’e’ una sola fabbrica che li fa. E sono i militari. Si, anche Monti vi piace perche’ ha preso il comando e si e’ messo a dare ordini (anche se dolorosi) e sembra uno bello squadrato (ha imparato nel mondo accademico a rappresentare una gerarchia : il mondo accademico e’ gerarchico, anche se manca la formazione dei quadri che hanno i militari) , ma sia chiaro, il maschio alfa della situazione ancora manca.
La seconda brutta notizia che ho da darvi e’ che De Falco comunque parlava con il comandante della Concordia. Che cosa significa? Pensiamo alla gerarchia dei gradi di marina:
marinaio, marinaio scelto, sottocapo, sergente, secondo capo, maresciallo di terza, di seconda, di prima, aspirante guardiamarina, guardiamarina, sottotenente di vascello, tenente di vascello, comandante di corvetta, comandante di fregata, comandante di vascello, e su verso i contrammiragli, ammiragli, ammiragli di squadra, di stato maggiore.
De Falco e’ un comandante di fregata, CF, e come potete vedere ha una bella catena di comando sotto. Che cosa significa? Significa che voi in un sistema gerarchico non prendete ordini dal De Falco. Li prendete dal sottocapo (nell’esercito detto “caporalmaggiore”) , cioe’ quello che comanda il vostro condominio, o il vostro isolato(3) . Che potrebbe essere anche “quella faccia di merda di” , cioe’ la persona che odiate tanto.
A questo punto, scommetto, la gerarchia vi piace molto di meno: in tutta questa concitazione non avete notato che comunque il De Falco della situazione non parla con l’ultimo pirla del mondo : o meglio, parla con l’ultimo pirla del mondo, ma il pirla e’ ufficialmente “il comandante”.
Cosi’, ci sono due lati che considerate poco dei sistemi “gerarchia e autorita’”: il primo e’ che si tratta di un prodotto che esce da una sola ditta, che sono i militari e da una sola fabbrica che sono le caserme. Il secondo e’ che ognuno sta al suo posto, e i pari parlano coi pari. Il che vi porta, in maniera imbarazzante, a scoprire (o a poter scoprire) quanto in basso state nella gerarchia.
Quindi, mi rendo conto che alla fine (specialmente se arrivano dei brutti momenti) le divise vi affascinino. E’ bello avere sempre degli ordini -cioe’ sapere sempre cosa fare- , e’ bello che qualcuno dica “prendo il comando” quando le cose vanno male, e’ bello che qualcuno vi dica “e’ un ordine” quando siete confusi e vi viene da scappare.
Ma c’e’ anche un prezzo da pagare. Questo non significa che sia un male -a mio avviso il prezzo vale la candela- ma semplicemente vale la pena ricordarlo: i De Falco non arrivano gratis.
Ho infatti un ultimo appunto da fare: come avete letto sui brogliacci della comunicazione, De Falco ha dovuto ripetere l’ordine di salire a bordo piu’ di una volta. Se considerate che il De Falco ha la capitaneria a Livorno, ove c’e’ l’accademia -gente che vuole far carriera, insomma- , e’ assolutamente possibile che sia stata la prima volta in vita sua che un ufficiale non ha obbedito immediatamente. Allo stesso modo, ha dovuto chiedere al comandante di presentarsi -orrore!- e di presentare il secondo con nome e cognome.

Cosa voglio dire? Che limitarsi a dare un’educazione ottima e una preparazione paranoica alla classe dirigente non basta, se poi gli strati sottostanti sono formati da personale male addestrato e pusillanime: anche i sottufficiali fanno, tra le scuole CEMM, i corsi SPE, i corsi IGP, una decina di anni di formazione in caserma. E anche i sottufficiali di truppa qualche mese – qualche anno i piu’ giovani- alle scuole CEMM lo passano -e nemmeno a San Vito la disciplina manca, se non ricordo male.

Quindi, quando dico “i De Falco non arrivano gratis”, intendo proprio dire che se volete una classe dirigente cosi’ i militari ve la possono anche dare, ma perche’ poi FUNZIONI occorre che il resto della societa’ si comporti di conseguenza. 

E questo, non e’ esattamente “gratis”. Costa esattamente quanto vi costa l’idea di OBBEDIRE. E pesa quanto vi pesa l’idea di rispondere a tono, presentarvi prima di aprire bocca, rispondere del vostro operato, VENIRE PUNITI se non lo fae.

Uriel
(1) Il mio ex capo/idolo crucco terrorizzava i sottoposti italiani perche’ quando gli veniva obiettato “chi si prende la responsabilita’?”  di solito rispondeva “naturalmente io. Chi altri?”. E quando gli veniva fatto presente che una cosa era rischiosa poteva rispondere “accetto il rischio”, cosa che normalmente mandava in merda le controparti italiane. E’ l’unica cosa che mi piace dei manager tedeschi da quando sono qui, quel profumo come  di Potsdam e Hindeburg.
(2) Di Pietro NON e’ un “gerarchico” neanche a morire. Non illudetevi, e’ un solo un furbetto che ha vissuto all’ombra di Berlusconi. In un mondo gerarchico, il magistrato che viola la legge -come si fa con la violazione del segreto istruttorio- viene accusato di tradimento -essendo un pubblico ufficiale- e impiccato per dare l’esempio: chi e’ preposto a far rispettare la legge la rispetta al 100%, non solo quando gli pare, e per lui le pene sono PIU’ dure proprio perche’ occupa il posto che occupa. Per come e’ stata gestita Mani Pulite, il pool doveva pendere dalla forca: troppe leggi violate , aggirate o non applicate.
(3) In quasi tutti i sistemi militari o totalitari ci sono figure simili, condominio per condominio o isolato per isolato. Non so come si chiamassero nel ventennio, non sono un grande fan del pelato di predappio, coi pelati ci faccio il sugo.
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