Emporium lo vult.

Di Uriel Fanelli, 26 marzo 2012

Ieri leggevo qui e la’ dei giornali, e mi e’ capitato di notare il cambiamento di tono di due giornali italiani. Uno e’ il blog della finanza italiana (Il Corriere), e l’altro e’ il Sole 24 Ore, cioe’ il blog di confindustria. E’ divertente notare come i due giornali non siano piu’ gli entusiasti di Monti, a quanto pare. Sembra cioe’ che si siano resi conto di come Monti stia obbedendo ad un altro padrone, e che stia mettendo in piedi un sistema che non era proprio quello che i signori avevano in mente.

Per prima cosa occorre chiarire questo: qualcuno sognava i licenziamenti facili, ed ha ottenuto licenziamenti ancora piu’ costosi. Come faccio a saperlo? Lo dico perche’ se il problema fosse di garantire flessibilita’ alle aziende, non si sarebbe cianciato tanto di applicare la legge agli statali. Per quale diamine di motivo dare flessibilita’ ai lavoratori statali avrebbe aiutato gli investimenti stranieri, o le imprese a crescere?

In realta’, qualcuno in confindustria sognava che ci sarebbe stato un bel “permesso di licenziare” generico e assolutamente economico, nella misura in cui si sperava che fosse lo stato a prendersi la perdita secca di pagare il sussidio legato ai primi anni di disoccupazione.

Al contrario, quello che si e’ fatto e’ stato di applicare un “modello tedesco”, modello che e’ stato tanto vantato, ma solo nella misura in cui lo si conosce poco. Cosi’ oggi hanno scoperto quale fosse la soluzione “tedesca” della fornero: i licenziamenti sono piu’ semplici, e’ vero, ma contemporaneamente sono piu’ costosi.

Un tempo, cioe’, quando il lavoratore veniva licenziato ingiustamente e si rivolgeva al giudice, il giudice “teoricamente” parlava di reintegro, perche’ il lavoratore NON voleva tornare in un ambiente ostile, per cui di fatto si discuteva di “buonuscita”. Le cause duravano anni e raramente si ottenevano le cifre che la Fornero ipotizza.

Oggi, le cause dureranno meno perche’ la legge dice gia’ al giudice che cosa fare: ordinare l’indennizzo. Ma l’indennizzo e’ PIU’ alto rispetto a quanto oggi pagavano i nostri eroici imprenditori. Questo significa, essenzialmente, che hanno avuto licenziamenti piu’ facili -perche’ non si parlera’ piu’ di reintegro- ma sono piu’ costosi di prima, e come se non bastasse c’e’ un livello minimo, cioe’ quella percentuale di licenziati che era possibile togliersi dalle scatole senza problemi -perche’ magari trovavano un altro lavoro durante la causa- oggi costeranno un botto ugualmente.

La cosa non e’ strana: per chiudere il cerchio, il sistema “tedesco” non fa altro che affidare il tutto ad una apposita assicurazione, gestita da un istituto (Bundesagentur für Arbeit) che di fatto eroga il sussidio (e viene preso dalla busta paga del lavoratore -me compreso-) ed e’ lo stesso che fa da ufficio di collocamento: alla terza offerta che rifiutate, perdete il sussidio. Ma il punto non e’ quello: con questo voglio dire che di per se’ il modello tedesco non e’ ancora completo.

Tuttavia, e’ abbastanza chiaro che agli imprenditori questa cosa non e’ andata giu’. In primo luogo, licenziare adesso e’ veloce, ma costa un botto di soldi. La morale e’ che in caso di licenziamento “per motivi economici” , la cifra complessiva da sborsare e’ molto alta, e di fatto corrisponde -si tratta della sentenza di un tribunale- ad una grossa grana in caso di “bad company”.

Insomma, il “lato oscuro” del “sistema tedesco” e’ che come sistema di welfare si “limita” a tutelare le persone, cioe’ i lavoratori. Alle aziende, ciccia. O meglio: no.

Non e’ una verita’ che le aziende non ricevano aiuti dallo stato: il vero problema (che in Italia non sarebbe gradito) e’ che questo avviene non mediante soldi a pioggia o prestiti a fondo perduto, ma attraverso la societa’: o lo stato (di solito il lander, per evitare problemi con la UE) diventa socio dell’azienda -caso classico di VW- oppure succede che il sindacato stesso cacci la lira e diventi socio, entrando nel CDA, oppure ancora che qualuna delle Krankenkasse (le numerose INPS) statali -o private – diventino socie dell’azienda.

Quindi, il famigerato “sistema tedesco” sembrava assai fico all’inizio, ma credo che ci siano alcuni , come dire, “dettagli” che a Confindustria non andranno proprio giu’. Il primo e’ che se si fa un “sistema tedesco” per avere soldi dallo stato dovranno cacciare in cambio delle azioni -ovvero far entrare la regione, o la provincia- dentro il CDA. In secondo luogo, se vogliono che i lavoratori -gia’ protetti dalla loro assicurazione- diano il contributo a salvare le aziende, o fanno entrare nel CDA i sindacati, o ci fanno entrare le assicurazioni (in questo caso INPS, o qualche cassa professionale).

Nel lungo termine questo produce quella stravagante economia monolitica che si vede all’opera in Germania -nella quale le aziende tedesche, essendo in relazione con sindacati ed enti locali, hanno comunque una marcia un piu’ su eventuali invasori stranieri- ma nel breve termine, se si applicasse in Italia, dovrebbe cambiare di molto la cultura di sindacati, enti locali, INPS ed imprenditori.

E’ assai probabile che la Fornero non stia cercando di applicare il “modello tedesco” per puro caso, cosi’ come si mormora che anche in francesi stiano pensando ad una riforma in quella direzione col prossimo governo. Quello che Confindustria ha scoperto all’improvviso e’ che non sono loro i padroni di Monti.

Andiamo adesso ai finanzieri, che sembrano ugualmente scontenti. Come mai lo sono? La risposta e’ abbastanza semplice: per licenziare, oggi, occorrera’ una certa liquidita’. Pari ad un bel pochino di mensilita’, di va da uno a piu’ di due anni.

Ora, in pratica quelli che potranno licenziare non saranno i poveracci -se avessero uno o due anni di spese fisse  liquide in cassa  non sarebbero in crisi- ma proprio i piu’ ricchi. La vera domanda e’: che senso ha per un’azienda bruciare quantita’ notevoli di liquidita’ allo scopo di licenziare?

In questo senso , cioe’, di solito una grande quantita’ di licenziamenti si fa per migliorare i bilanci. E i bilanci migliorano se grazie a quei licenziamenti rimangono soldi in cassa, normalmente distribuiti agli azionisti. Ma se io obbligo un’azienda a pagare due anni e rotti di stipendio ai dipendenti che si licenziano, probabilmente di liquidita’ in cassa non si parlera’ per qualche annetto. E gli azionisti rimarranno a bocca asciutta.

Poniamo come esempio una grande azienda banca che licenzi 3000 persone. Supponendo un reddito medio di 2000 euro/mese, e supponendo 24 mensilita’ da pagare per ciascuno, fanno 144.000.000 da cacciare fuori. Si tratta cioe’ di trovare liquidita’ per piu’ di cento milioni di euro -non esattamente una bazzecola- , i quali finiranno nelle tasche dei dipendenti e non degli azionisti. Insomma, il manager furbo che migliora i conti licenziando adesso ha, per dire, qualche problemino: licenziare NON migliora i conti per almeno 24 mesi, e quindi diventa un INVESTIMENTO, e come tale va giustificato.

Difficile pensare al licenziamento come ad una strategia contabile di corto termine, insomma. Se prima la causa sarebbe andata avanti per lungo tempo, anche grazie ad una certa complicita’ dei sindacati, adesso il lavoratore puo’ rivolgersi subito al giudice e portare a casa i suoi pochi, maledetti e subito.

Ecco perche’ ai finanzieri questa cosa piace poco: adesso licenziare e’ piu’ facile , ma essendo costoso in termini di liquidita’, non e’ piu’ una strategia di bilancio di breve termine.

Il licenziamento per motivi economici e’ diventato una strategia di medio o lungo termine, da intendersi quindi come ristrutturazione aziendale, se non come esplicito turnover. Oppure, conviene solo in caso di sindacalisti “troppo costosi”, ma davvero troppo costosi.

I finanzieri avrebbero preferito che il sussidio fosse pagato dallo stato, in modo da poter usare -e consigliare- il licenziamento come strategia per avere liquidita’ sui bilanci per pagare dividendi agli azionisti. Ma in questo sono stati delusi.

Anche sul piano della sicurezza dei debiti la cosa non e’ piaciuta: come ho detto, le aziende senza liquidi preferiranno fallire piuttosto che licenziare. Ma un fallimento, per le banche , e’ un salto nel vuoto. Specialmente quando l’azienda ha pochi liquidi.

Come se non bastasse, in mancanza dello stato, diventa impredicibile la sicurezza del lavoro delle grandi aziende: abbiamo detto che il dipendente di una grande azienda che sta bene in liquidi potra’ licenziare, cosi’ non potranno piu’ considerare “sicuro” chi lavora per questa azienda solo perche’ “sta bene”. Del resto nelle piccole aziende piuttosto di licenziare preferiranno fallire in proprio, e questo alle banche -come ho gia’ detto- non piace. Nessun debito a dipendenti, quindi, adesso e’ al sicuro come prima.

Cosi’, la Fornero ha prodotto effettivamente una riforma che va -parzialmente- in direzione “tedesca”, nel senso che ne implementa una -piccola- parte. Manca la parte assicurativa e il link tra assicurazione contro la disoccupazione e l’ufficio di collocamento, ma il concetto di “proteggiamo solo il lavoratore, tutti gli altri si rivolgano al mercato” e’ stato implementato.

Il guaio e’ che “il mercato” a quanto pare in Italia non gradisce.

Non gradiscono gli imprenditori che da ora in avanti hanno bisogno di liquidita’ per licenziare, non gradiscono i finanzieri che non possono piu’ licenziare per pagare dividendi, non gradiscono i sindacati che ora sono bypassati perche’ tutte le famiglie in difficolta’ sceglieranno “pochi, maledetti e subito” di fronte ad un giudice -che poi e’ il conciliatore della camera di commercio, se non ricordo male-.

Se ho ragione, il governo Monti iniziera’ ad indebolirsi nell’immagine, e iniziera’ ad avere “qualche problemino di stabilita’” subito dopo le prossime elezioni amministrative.

Uriel

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