Illusioni apocalittiche.

Di Uriel Fanelli, 08 aprile 2012

La tensione deve proprio essere alta , se la pregiata blogsfera di scuola austriaca si preoccupa di farmi arrivare le proprie farneticazioni (evidentemente il fatto che io le abbia cassate tra i commenti non e’ un gesto abbastanza chiaro). Come ho scritto nel post precedente, la cosa non mi stupisce: l’incubo della finanza americana, cioe’ un’ Europa-Fortezza in mano ai padroni di casa si sta realizzando sotto i loro occhi, e questo , come dire, scalda un tantino la partita.

Una delle cose che caratterizzano i liberisti moderni, e con loro le varie scuole , e’ la profonda avversione ai fatti, alla loro verifica, e al voler insistere con teorie che , se solo fossero confrontate coi fatti, darebbero loro la misura di quante stupidaggini si stiano dicendo.

La prima stupidaggine che e’ diventata di moda (curioso come gli pseudotecnici amino ammantarsi di credibilita’ usando termini tecnici) e’ il cosiddetto disavanzo delle partite correnti.

A detta di questi personaggi, l’euro collassera’ per via del disavanzo delle partite correnti. Sapete cos’e’?

Prendiamo un esempio: la Francia. Sin dalla sua creazione, o quasi, i e’ trattato di un paese di costituzione centralistica, nel quale piu’ del 20% delle risorse complessive finivano dentro la capitale.

Ovviamente, tutto attorno alla capitale si concentravano finanzieri, affaristi e imprenditori, che andavano a fare affari per via delle enormi disponibilita’ di liquidi. Questo ovviamente faceva di quei distretti i piu’ ricchi ed industrializzati, ovvero i distretti produttori.

Il resto della Francia, ovviamente, veniva beneficiato da tutte le attivita’ tipiche dello stato (infrastrutture, politiche commerciali), ma rimaneva il fatto che un enorme flusso di soldi andava verso il centro, depredando le periferie di capacita’ produttiva, per poi tornare magari in periferia come forma di liquidita’ neutra (nel senso di liquidita’ incapace di produrre sviluppo industriale/mercantile/economico), ma capace di far acquistare i beni prodotti nelle zone “liquide” del paese.

Ovviamente avrete riconosciuto il meccanismo che vige tra italia settentrionale e italia meridionale, cosi’ come se siete spagnoli avete riconosciuto i meccanismi in vigore tra alcune zone della spagna profonda ed altre piu’ sviluppate, e ancora avrete riconosciuto quasi tutta la storia dell’impero austroungarico, cosi’ come la normale dinamica della Russia.

Insomma, e’ una cosa normale , o quasi , che tra diverse zone dello stesso paese -se il paese e’ abbastanza grande- ci siano dislivelli di questo genere: da un lato una zona produce e/perche’  attira liquidi, dall’altra una zona diventa meno produttiva e diventa un mercato di sbocco.

Quando questo fenomeno si verifica tra stati diversi, allora si dice che vi sia disavanzo delle partite correnti, cioe’ che in qualche modo una nazione attiri la produzione e la finanza, mentre l’altra divenga un bacino commerciale.

Qual’e’ la differenza tra la stessa cosa che succede dentro una stessa nazione e quando una cosa succede tra due nazioni?

Se la cosa succede tra due nazioni , succedera’ (normalmente) che la nazione-cliente comprando dalla nazione-fornitore ne riempie le casse con la propria moneta. D’altro canto, la nazione fornitorecontinuando a vendere non fa altro che veder alzare il valore della propria moneta.

In questo senso, cioe’, si arriva ad una compensazione, dicono i liberisti. Come sapete loro credono in questa superstizione per cui il mercato si regolerebbe da solo. Ma dicono cazzate.

Che cosa succede, cioe’ ad un certo punto? Quando la nazione-cliente ha una moneta debolissima perche’ tutta nei forzieri della nazione-fornitore, si verificano due cose.

La prima e’ che alla nazione cliente conviene comprare altrove. Il rapporto di cambio, cioe’ e’ sbilanciato verso la nazione-fornitore, ma non verso altre nazioni. Cosi’, a meno che la nazione fornitore sia una nazione che ha una moneta standard di fatto, succede che la nazione-cliente esce lentamente dall’abbraccio mortale iniziando a comprare altrove, o a produrre in casa. Anche la nazione-fornitore non se la passa meglio, perche’ mano a mano che passa il tempo con l’aumento del valore della moneta si trova svantaggiata a COMPRARE, per via di un fenomeno deflattivo, e inizia a voler vendere altrove.

La conseguenza di tutto questo e’ molto semplice: tra nazioni, il problema del disavanzo delle partite correnti e’ un problema ILLOGICO. Nel senso che , per ovvie ragioni, il problema delle partite correnti e’ un problema di best fit ad n dimensioni per m categorie commerciali, e come tale non raggiungera’ MAI l’equilibrio in tempi storicamente accettabili.

Esiste certamente la probabilita’ di qualche squilibrio momentaneo nelle partite correnti, dove per momentaneo mi riferisco ai tempi della storia, per i quali cinquanta o cento anni sono un periodo breve, ma in generale questo rapporto NON arrivera’ a nessun equilibrio in tempi brevi, appartenendo il problema ad una classe di problemi che sono durissimamente non polinomiali.

Emesso questo verdetto matematico, va da se’ che tutti gli sproloqui circa il fatto che lo squilibrio delle partite correnti in europa si equilibrierebbe se si uscisse dall’euro e’ semplicemente una massa di merda. Trattandosi di un problema NON polinomiale, probabilmente l’equilibrio di cui si parla potra’ essere ottenuto tra qualche miliardo di anni, ma non prima.

RIDO IN FACCIA A CHI DICE CHE QUALCHE POLITICA O QUALCHE SITUAZIONE POSSANO PORTARE IN EQUILIBRIO I PROBLEMA DELLE PARTITE CORRENTI. TRATTANDOSI DI UN PROBLEMA NON POLINOMIALE, ANCHE SE QUALCHE AZIONE O QUALCHE POLITICA AVESSERO QUESTO EFFETTO, DI EQUILIBRIO  SE NE PARLEREBBE TRA MILIARDI DI ANNI.

Ma andiamo oltre: adesso vediamo cosa succede quando  questi disavanzi avvengono dentro le medesime nazioni. Qualcuno dice che lo stato, attraverso la distribuzione dei redditi, sia capace di rimettere a posto le cose mediante una politica fiscale.

Ma sono palle. Posso accettare che in linea di principio si tratti di un effetto calmierante, ma essendo , come ho detto, un problema non polinomiale, non mi aspetto di poter misurare gli effetti di una cosa del genere in pochi secoli.

Sapete cosa succede dentro una nazione quando ci sono fortissimi disavanzi delle partite correnti tra regioni diverse?

UN CAZZO DI NIENTE.

La Russia vive con un problema di disavanzo delle partite correnti (diciamo “piuttosto marcato”) da qualcosa come 800 anni. Potremmo dire che il disavanzo tra le partite correnti occidentali e orientali sia una costante della storia russa. Eppure, la Russia e’ stabile da 800 anni: sfido qualsiasi nazione a resistere ad un evento come il collasso del sistema comunista senza andare a pezzi.

Un altro esempio e’ l’ Italia. Il disavanzo tra le partite correnti tra regioni meridionali e settentrionali e’ enorme e lo e’ sempre stato, ma non ha mai rischiato di portare la nazione al collasso o a spezzarsi.

Potrei menzionare la Francia: il disavanzo delle partite correnti tra Parigi e il resto del paese ha raggiunto degli estremi da incubo, ma l’unita’ nazionale francese non ha mai rischiato per questo. Potrei andare avanti menzionando la Spagna, uno dei paesi piu’ disomogenei d’ Europa, oppure l’ Inghilterra, e persino negli Stati Uniti il disavanzo delle partite correnti e’ enorme, senza che lo stato centrale faccia chissa’ quale politica di ridistribuzione dei redditi.

Cosi’ , la domanda che dobbiamo farci e’: il disavanzo delle partite correnti tiene unite le nazioni o le divide? La risposta e’ molto semplice: le UNISCE.

Nel momento in cui dalla nazione A alla nazione B si verifica un fortissimo disavanzo delle partite correnti, significa che

  • C’e’ un enorme scambio commerciale tra le due nazioni.
  • C’e’ un fortissimo passaggio di know how tra le due nazioni.
  • C’e’ una grande migrazione di persone tra le due nazioni.

certo, una nazione ne trae vantaggio e l’altra apparentemente meno, ma se adesso ci proponessimo di chiudere il problema, che cosa succederebbe?

  • Si fermerebbe lo scambio commerciale.
  • Si fermerebbe il passaggio di know how.
  • Si fermerebbero le migrazioni.

Questa e’ la ragione per la quale la Francia sopravvive nonostante il gigantesco disavanzo tra le zone di Parigi e quelle di periferia: su quei flussi, negativi o pisitivi che siano, campano sia gli aquirenti di Parigi che i venditori della provincia. Di fatto, quei flussi economici TENGONO UNITA LA NAZIONE.

Quando una nazione si spezza in due, o va in pezzi, quello che misurate non sara’ MAI un disavanzo delle partite correnti, perche’ se cosi’ fosse la divisione spezzerebbe i commerci che stanno sotto. Quando una nazione si spezza , insomma, quello che misurate e’ una DIMINUZIONE dei disavanzi delle partite correnti, perche’ il divorzio ferma gli scambi.

 Allora, la domanda e’: e’ una cosa saggia per i francesi mantenere un tale disavanzo tra zone diverse della Francia? Certo. Sinche’ ci sara’ un tale disavanzo, da un lato chi vende cose a compratori parigini ha interesse che i clienti abbiano soldi. Dal’altro, ai parigini conviene che il 20% delle risorse nazionali siano concentrate li’. Cosi’, abbiamo DUE classi mercantili che vogliono il paese unito.

Il governo francese dovrebbe preoccuparsi, semmai, se il disavanzo diminuisse: significherebbe che esistono le condizioni teoriche perche’ un pezzo di Francia si stacchi. Lo stesso dicasi per la Spagna, o per la Russia: sino a quando alcune zone sono industriali e vendono ed altre sono contadine e comprano, i russi non devono preoccuparsi di nulla: la quantita’ di commercio necessaria a sostenere una cosa simile sara’ sempre sufficiente a costruire il consenso perche’ la nazione rimanga unita.

Allo stesso modo, tra nord e sud dell’ Italia non ci sara’ mai un divorzio e proprio per l’estrema differenza che produce un enorme disavanzo: dal sud vengono risorse umane e alcuni prodotti agricoli, mentre poi dal nord arrivano prodotti ei servizi. L’enorme disavanzo che ne deriva e’, nei fatti, un collante. Sinche’ avverra’ questo, al sud ci sara’ una classe di persone che vuole rimanere legata ai clienti del nord, e di commercianti che vogliono rimanere in sella. I quali costituiscono una base di consenso che va contro lo spezzarsi del paese.

E’ quanto accaduto tra Cina e USA: ad un certo punto si e’ creato un tale disavanzo che oggi gli USA e la Cina non possono piu’ litigare, da entrambe le parti c’e’ una base mercantile molto popolosa  cui conviene che il commercio Cina USA continui. Da quando Cina e USA si sono messe ad accrescere il disavanzo nelle partite correnti che hanno, non ci sono piu’ quasi piu’ attriti politici tra le due nazioni, ed anche la questione taiwanese e’ sempre piu’ in sordina. Del resto, non potrebbe essere diversamente: il disavanzo delle partite correnti, ovvero l’intensita’ delle relazioni commerciali (cui e’ proporzionale) ha sempre UNITO le nazioni.

LA prima cosa che fa un impero e’ di creare un enorme disavanzo delle partite correnti tra centro e periferia. Lo fanno creando vie di comunicazione, imponendo tasse che arricchiscono il centro, facilitando i commerci e gli spostamenti in ogni modo.

In questo modo si costruisce una rete di relazioni commerciali che tiene unito l’impero. Se la Francia e’ ancora li’ non e’ “nonostante” il disavanzo delle partite correnti tra Parigi e le periferie, ma GRAZIE al disavanzo delle partite correnti. Se la Russia esiste da 800 anni e’ GRAZIE al disavanzo delle partite correnti tra centro e boiardi di periferia. Se gli USA non si sono spaccati non e’ NONOSTANTE le differenze tra uno stato e l’altro, ma GRAZIE a queste differenze, che producono continui flussi commerciali , di persone, di know how, tra  stati diversi.

Cosi’ ho brutte notizie per chi spera che il disavanzo delle partite correnti verso la GErmania possa spezzare l’ euro. MAno a mano che questo disavanzo aumenta, significa che aumentano i commerci. Nell’aumentare, si fa sempre piu’ numeroso il sostegno mercantile alla CONTINUAZIONE di questi commerci. Cosi’ come col disavanzo tra Cina e USA i due paesi si sono trovati costretti a firmare intese economiche ed a consultarsi a vicenda, quello che succedera’ e’ che questo disavanzo IMPEDISCE all’euro di andare a pezzi.

Potete fermare il disavanzo delle partite tra Italia e Germania? provateci. Ma quelle partite sono tutte aziende che commerciano, e se commerciano gli conviene farlo. Ma se gli conviene farlo, esse costituiscono una base di consenso CONTRO chi vuole interrompere il flusso, o metterci in mezzo un rapporto di cambio che (a detta dei liberisti ) compenserebbe (in tempi geologici) le cose.

Quindi no, rido in faccia a chi mi dice che il disavanzo delle partite correnti sia un PROBLEMA , una forza che spezzera’ l’ europa. Al contrario, sarebbe preoccupante se gli scambi DECRESCESSERO. Se gli scambi decrescono, allora c’e’ possibilita’ di rottura: nessuno piu’ ci tiene, nessun interesse mercantile viene leso.

Questi fomentatori di masse che predicano la fine dell’euro per via del disavanzo commerciale , oltre a doversi leggere qualche buon libro di storia, continuano a lamentarsi del fatto che BMW vende in italia piu’ di Fiat in Germania. Ma dimenticano che in Italia esistono cosi’ dei commercianti di auto -italianissimi- che si arricchiscono. Adesso andate da loro a chiedere se vorrebbero che il flusso fosse compensato da una politica di cambi diversa, e saprete chi votera’ CONTRO ad un partito centrifugo.

Il commercio in se’ conviene a tutte le parti. Un forte disavanzo delle partite correnti e’ frutto di grandi commerci. Ma grandi commerci indicano grande numero di addetti e grande reddito. Ovvero, ad una base di consenso economico e politico alla continuazione dei commerci stessi cosi’ come sono.

Iniziero’ a temere la rottura dell’eurozona quando vedro’ il bilancio delle partite correnti arrivare vicino al pareggio. Allora gli stati diranno “posso fare a meno di questo commercio”, e allora inizieranno le fughe.

Ma finche’ c’e’ uno che compra ed uno che vende, la lite non nasce. Chi compra vuole comprare da chi vende, e chi vende vuole vendere a chi compra. In assenza di consenso, non succede nulla.

In definitiva, se in Italia esistessero degli umanisti, ed esistesse un’educazione DECENTE alla storia, storielle come il disavanzo delle partite correnti che divide i paesi non passerebbero neanche nei bar.

Poiche’ queste cose le deve spiegare un tecnico, ovvero gli umanisti in Italia sono inutili ed assenti, se ne ottiene che qualcuno possa spacciare in giro queste frottole.

Il disavanzo delle partite correnti puo’ fare a pezzi l’europa come ha fatto disintegrato la francia allontanando le provincie da Parigi. Ovvero, una cippa di niente.

Uriel

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