Magna Grecia

Ho ricevuto diverse richieste riguardanti la situazione tra Grecia ed Eurozona, ma devo dire che si trattava di tensioni nell’aria, e l’unica novita’ e’ l’uscita alla ribalta di un gruppo di “Falchi” dentro l’eurozona, i quali vogliono che la Grecia esca prima possibile, e spingono in quella direzione. Essenzialmente si sapeva che esistesse un gruppo di affari che vuole papparsi la Grecia a basso costo, ma non si era mai concretizzata, in maniera cosi’ evidente, una lobby politica.

Innanzitutto, la ratio di questi falchi.
Essi hanno calcolato , e quasi tutti gli istituti concordano, che in caso di ritorno alla Dracma la Grecia dovrebbe svalutare circa 70% del valore della moneta rispetto al tasso fisso attuale con l’euro.
Ora, il punto e’ che la Grecia non e’ l’ Argentina: mentre il paese sudamericano ha risorse naturali e una certa industria, la Grecia importa dall’estero quasi tutto cio’ che permette ad una nazione di passare, diciamo, dal 1850 al 2012. Quasi tutta la tecnologia, i servizi, l’energia, di Grecia sono importati. Nemmeno il turismo, che tra tour operators viene interfatturato, e i trasporti, possono resistere senza importazioni.
A differenza dell’ Argentina, che veniva da un periodo di dottrina iperliberista e aveva tantissimi privati, la Grecia mantiene una imbarazzante influenza dello stato in quasi ogni settore. Il che significa che sebbene le imprese siano state privatizzate per via delle regole europee, lo stato ne possiede ancora molte e significative.
La morale della storia e’ questa: in caso di svalutazione della Dracma del 70% rispetto al valore di cambio odierno con l’ Euro, ci sarebbe una improvvisa inflazione di circa il 300%. Significa che se prima potevate vivere con il vostro stipendio, dopo ve ne serviranno tre. E stampare altra moneta non aiutera’, anzi peggiorera’ le cose.
Il risultato di questo sarebbe che , almeno sino alla stabilizzazione dei prezzi, i greci dovranno ritirare tutti i risparmi dalle banche, svuotandole di liquidita’. Magari non faranno corse allo sportello se potranno usare il corrispondente locale del bancomat, ma il punto e’ che le banche greche andranno fuori di liquidita’ e di depositi in pochissimi giorni. In un paio di settimane, cioe’, le banche greche avranno solo debiti e ipoteche.  E se anche il governo le riempisse di liquidita’ in dracme, il risultato sarebbe semplicemente quello di aumentare ancora l’inflazione.
Il conto di questi falchi, cioe’, (ed e’ assai verosimile) e’ che se la Grecia dovesse tornare alla Dracma, in pratica le banche greche dovranno vendere le proprie azioni per avere liquidita’ che non sia carta straccia.
Nello stesso momento, e sinche’ i prezzi non saranno stabili, nessuno vendera’ niente ai greci usando la nuova moneta. Il 70% di svalutazione e’, presumibilmente, il PRIMO dei provvedimenti del genere, e nessuno vorra’ essere col cerino in mano, le risorse di euro , dollari o altro si esaurirebbero rapidamente.
Nello scenario piu’ probabile, cioe’, la Grecia si trovera’ a mendicare liquidita’ in monete “buone” entro poche settimane , molti servizi cesseranno di funzionare perche’ nessun fornitore straniero vorra’ essere pagato in Dracme almeno sino a quando non si stabilizzeranno di valore,  e l’acquisto di qualsiasi cosa dall’estero sara’ praticamente un sogno.

Anche sul piano degli immobiliari, ed in Grecia il piatto e’ MOLTO ricco, le cose non vanno meglio. La fine delle liquidita’ in Euro costringera’ le banche a concedere prestiti e fidi solo in dracme. Ma, sino a quando la situazione non si stabilizzera’, nessun fornitore straniero di nessuna azienda europea o terrestre accettera’ dracme almeno per un anno. Le aziende greche, anche se ottenessero fido e credito , non potranno farci nulla. Energia, servizi, materie prime, merci, trasporti, quasi tutto cio’ che serve all’economia moderna viene da fuori.

Fatto questo, le aziende falliranno a catena. I loro magazzini rivalutati saranno troppo costosi, i conti saranno impagabili, e tutto quel che succedera’ sara’ che gli immobili dati a garanzia verranno messi sul mercato. Anche le famiglie che hanno acceduto al credito usando euribor , eurlitbor ed altri mercati dovranno rinunciare ai mutui, e altre case finiranno sul mercato, trascinandosi dietro le aziende di Real Estate. Risultato: un intero paese in vendita a prezzi stracciati.

Va da se’ che questi “falchi” della finanza continentale abbiano gia’ pronti i loro carrelli di euro (complice anche la seconda tranche di prestiti concessi dalla BCE) per comprare praticamente tutte le grandi entita’ greche (utilities, banche, etc), fare incetta di immobili, di ex proprieta’ del demanio greco, eccetera.
Questi sono i falchi “finanzieri”. Poi ci sono quelli politici. I falchi che, essendo politici, spingono all’uscita della Grecia sono essenzialmente gli stessi che si sono bevuti -pur sapendolo- il bel quadretto finto dei conti greci, al momento dell’ingresso nell’ Euro.
Sono quelli che hanno fatto finta di bersi i conti clamorosamente falsi presentati dal governo greco, mettendoli alla voce “investimenti per il futuro”. E’ un pochino come quando vi rivolgete ad uno strozzino: gli dite “ehi, ma io tra una settimana pago tutto”. E lui finge di credervi, ben sapendo che vi togliera’ anche le mutande.
Quando qualcuno fa il passo piu’ lungo della gamba chiedendo un prestito che non potra’ mai restituire, cioe’, il fesso che crede ad una bufala non e’ chi gli presta i soldi. Il fesso che si beve la balla piu’ grossa  e’ lo stesso indebitato, che si illude di uscirne facilmente.
La cosa che i greci non capivano quando hanno falsificato i bilanci per entrare nell’ Euro era molto semplice: se fai il passo piu’ lungo della gamba, quello che si fara’ male sei tu. E se racconti palle pur di fare il passo piu’ lungo della gamba, quello che si e’ bevuto panzane sei tu.
Davvero in Grecia si illudevano, quando falsificavano i conti, che nessuno sapesse? Quando andate in banca a chiedere un mutuo casa e vi siete fatti sopravvalutare la casa per finanziare anche i mobili, e magari date le dichiarazioni dei redditi “belle” alla banca, credete davvero che la banca se la beva? Credete che la banca non sappia? No, semplicemente la banca sa di essere comunque in una condizione per la quale potra’ riscuotere.
Cosi’, questi politici adesso hanno due possibili scelte:
  • La lezione esemplare. Lasciar uscire la Grecia, lasciarla passare alla Dracma, e guardare una nazione morire , senza fare nulla. Questo fara’ passare la voglia agli altri paesi di fare i cazzoni nazionalisti. Si tratterebbe di un anno di frontiere chiuse, grecia allo sbando, barconi di profughi, disordini di piazza e fame.
  • Il capestro: e’ chiaro a tutti i tecnici del governo greco che cosa succederebbe tornando alla Dracma, almeno per i primi sei mesi, forse per un anno. Per questo, il “piano di uscita” della Grecia, se dovesse esistere, sara’ un’offerta chei greci non potranno rifiutare. E ci lascieranno il 100% delle loro banche, aziende, e delle proprieta’ immobiliari che sostengono il turismo.
Non c’e’, in generale, un terzo piano. Certo, entro le prossime elezioni greche sara’ in azione l’ AIFM, sara’ in azione la direttiva sulle responsabilita’ dei soci di banche fallite, e sara’ in azione la direttiva sulle agenzie di rating. Ma di certo non si sblocchera’ un’altra tranche di fondi per la Grecia, e gia’ adesso la BCE sta transitando i prestiti a breve attraverso le autorita’ locali greche. Morale: e’ possibile che le elezioni si tengano con meta’ della popolazione che teme di non mangiare domani se la UE non portera’ avanti altri aiuti.
Certo, forse non e’ la maniera migliore di condurre “libere” elezioni. Il rigurgito d’orgoglio e’ indubbiamente una cosa che magari salva l’onore, salva l’orgoglio, ma la Grecia e’ troppo piccola per inficiare davvero qualcosa oggi -ormai le carte sono state giocate da tutti- e tutto quello che succedera’ e’ che a pagare sara’ la parte piu’ debole, ovvero una nazione con troppe poche risorse, troppi debiti e una serie di “difetti nazionali” da far impallidire la peggiore Italia.
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