O terremoto.

Innanzitutto vi ringrazio per la premura, ma io sto bene (sono a Duesseldorf) e la mia famiglia anche. La scorsa volta erano con me in Germania, stavolta le due femmine di casa sono in Italia, ma dove vivono non si e’ sentito nulla. La faglia e’ lontana e si tratta di montagne di ardesia, e le scosse non si sono avvertite in nessuno dei due casi, anche gli animali (che cinque anni fa si allarmarono il giorno prima per molto meno) sono tranquilli. Altri mi chiedono di contestare le teorie farlocche dei vari complottisti. Ma che dire?

Innanzitutto, che quelle zone non siano pacifiche ed antisismiche lo si sa da decenni. Non e’ vero che non siano zone sismiche, a Carpi fanno regolari esercitazioni antiterremoto ormai da decenni che io ricordi, e il fatto che abbondino le terme nelle zone circostanti al Po dovrebbe far pensare che la terra non sia tutta una pacifica zolla alluvionale immobile e paciosa.
Le faglie dell’ emilia sono note, si erano gia’ usate le temperature generate (che di fatto, per compressione, creano un serbatoio di calore alla temperatura quasi costante di 100 gradi) per creare il teleriscaldamento a Ferrara ( http://www.fonti-rinnovabili.it/index.php?c=best-practice_dett&id=103 ) .
Esiste una mappa delle faglie emiliane, del resto, che sono state studiate ed analizzate da qualche anno ormai:
Quandi la gente che dice “ma l’ Emilia non e’ MAI STATA una zona sismica” sta dicendo una grossa corbelleria. L’ Emilia e’ una zona sismica, e quelle faglie sono li’ da svariate ere geologiche, quindi dire che l’ emilia sia cambiata ieri o l’anno scorso o negli scorsi anni e’ una cazzata.
Il terreno alluvionale, tuttavia, non aiuta. La gente puo’ pensare che un terreno naturalmente morbido e sedimentario possa assorbire meglio le vibrazioni e le onde, risultando in una attenuazione. Il che e’ vero, ma non e’ per nulla una buona notizia.
E’ vero che quando si sposta una faglia si generano energie di ordine enorme:
Stima tra valori della scala, energia TNT equivalente e occorrenza eventi sismici
magnitudo TNT equivalente Frequenza stimata
0 1 chilogrammo circa 8.000 al giorno
0,5 5,6 chilogrammi
1 31,6 chilogrammi
1,5 178 chilogrammi
2 1 tonnellata circa 1.000 al giorno
2,5 5,6 tonnellate
3 31,6 tonnellate circa 130 al giorno
3,5 178 tonnellate
4 1000 tonnellate circa 15 al giorno
4,5 5600 tonnellate
5 31600 tonnellate 2-3 al giorno
5,5 178000 tonnellate
6 1 milione di tonnellate 120 all’anno
6,5 5,6 milioni di tonnellate
7 31,6 milioni di tonnellate 18 all’anno
7,5 178 milioni di tonnellate
8 1 miliardo di tonnellate 1 all’anno
8,5 5,6 miliardi di tonnellate
9 31,6 miliardi di tonnellate 1 ogni 20 anni
9,5 178 miliardi di tonnellate
10 1000 miliardi di tonnellate sconosciuto

 

In definitiva, quindi, una singola scossa muove circa la potenza di un ordigno da un megatone. Se consideriamo che una scossa puo’ durare decine di secondi, e che di scosse ce ne sono decine al giorno, prima, dopo, etc, il risultato e’ che si generano onde meccaniche possenti.
Il terreno queste onde le assorbe, tantevvero che arrivano meno lontane che in altri terreni. Ma “assorbire” energia non significa rimanere sani: quando vi beccate un cazzotto in un occhio potete dire che la vostra testa ha assorbito il cazzotto fermandolo, tuttavia non ne esce proprio indenne. E piu’ assorbe del cazzotto, e meno indenne ne esce.
Siccome tutta questa potenza agisce su una zona piu’ piccola, che la assorbe, nelle zone di pianura come quella emiliana i terremoti quando arrivano si sentono molto di piu’. Peraltro, succede che quei terreni contengano faglie acquifere e banchi di sabbia. Sebbene la sabbia sia piuttosto pesante e difficile da muovere in circostanze normali, per le energie in gioco in questi eventi si comporta in maniera simile ad un fluido, come se sotto la terra ci fosse della maionese in un tubetto spremuto, e quindi ne ottenete che ci sono improvvisi “schizzi” di sabbia dal suolo quando il suolo stesso viene compresso da queste forze immani.
Un altro punto e’ la frequenza. E’ vero che in Emilia non succedevano terremoti simili dal 1500 e rotti. Ma questo, per fenomeni casuali, e’ piu’ una prova che altro: se i fenomeni bernoulliani sono legati da una legge di varianza e devianza, piu’ passa il tempo piu’ aumenta la probabilita’ che tocchi a voi.
Riguardo agli impatti del sisma, direi che ci siano alcune cose da notare. La prima e’ che i vecchi edifici storici, prodotti senza particolari tutele antiterremoto sono pericolosi. PRobabilmente negli ultimi secoli nessuno si e’ premunito di costruire monumenti con particolari tecnologie antismiche, e quindi crollano.
Le case, considerando il tipo di scossa e l’intensita’, stanno reggendo bene -visto il numero di vittime- se non fosse per quelle vecchie e per i capannoni industriali. Se osservate le foto dei paesi colpiti, vedete un fenomeno chiaro: case in briciole vicine a case intatte. Questa e’ la “mappa di Darwin”, ovvero la differenza che passa tra avere una casa progettata per rimanere in piedi ed una no. Certo, si tratta di situazioni particolari , ma quel genere di edifici post-rustici sono stati ristrutturati e venduti come se fossero regge di Versailles, a migliaia.

Sulle case vecchie ho poco da dire: si sa che non sono state costruite con criteri antisismici, e quindi che siano pericolose si dovrebbe sapre. Secondo me non si sa molto, perche’ nessuna legge obbliga a specificare il grado di protezione antisismica degli edifici nei contratti di affitto , e nessuna legge obbliga ad assicurare gli edifici contro i terremoti. Sarebbe ora di farne una, per evitare che succeda ancora una strage.

Certo, obbligare alla certificazione antisismica degli immobili fara’ perdere un pochino di valore ai “prestigiosi uffici in centro” e agli “antichi borghi medioevali ristrutturati”, cosa che dispiacera’ agli immobiliaristi. Tuttavia, preferisco sopravvivere nel calcestruzzo che morire nell’antico merdame edilizio di un centro storico, e credo che molti siano d’accordo con me.

Il secondo punto dolente sono i capannoni industriali. Evidentemente qualcosa va storto nella certificazione antiterremoto degli edifici industriali, visto che la stragrande maggioranza dei morti avviene li’.
La norma che introduce l’obbligo di certificazione antisismica dei capannoni industriali, infatti risale e riguarda solo gli edifici costruiti dopo il 2005. Gli edifici che hanno subito il crollo appartengono tutti a un’epoca di costruzione precedente al 2005, e in particolare hanno ceduto i capannoni prefabbricati in cemento armato con copertura orizzontale a travi e tegole: questa tipologia costruttiva, peraltro molto in uso nell’edilizia industriale, ha subito gravi danni anche in molte altre zone colpite dal sisma. Le foto, a guardare bene, ci dicono che genere di edifici prefabbricati contenga il problema:

Ora, che senso abbia una normativa antisismica che funzioni -da adesso in poi- ma non sugli edifici costruiti prima e’ tutto da vedersi, l’idea  -senza l’assunzione per cui il terremoto colpisca solo edifici nuovi- sta poco in piedi. La verita’ e’ semplicemente che per risparmiare le aziende si sono fatte leggi che non obbligassero i titolari di impresa a rifare i capannoni, e adesso si paga il prezzo. Il prezzo del rischio e’ il danno, e il conto , nel lungo termine, arriva sempre. Questo vale per l’ Aquila, come ho detto in passato, e vale anche in Emilia. Chi ha costruito bene -e i pochi morti in case nuove lo testimoniano – si e’ salvato la buccia. Chi ha costruito male -e i morti dentro i capannoni industriali lo testimoniano – ha ammazzato i propri dipendenti.
Bene ha fatto la procura di Ferrara (cosi’ come quella di Modena) ad aprire delle inchieste: e’ ora di cominciare a dire che se una persona e’ nella TUA infrastruttura, TU ne rispondi. Non che uno possa fare miracoli, ma almeno IL POSSIBILE , TUTTO il possibile, deve essere fatto. Poi, se dopo aver fatto tutto il possibile la gente muore ancora, e’ la sfiga. Ma sinche’ non hai fatto TUTTO il possibile, non puoi accusare la sfiga, bensi’ solo la tua negligenza.
C’e’ gente che sta trovando correlazioni tra le zone del terremoto e le cose piu’ disparate, dagli inceneritori alle centrali elettriche, sino alle solite scie chimiche. Si tratta di emerite cazzate: se dovessi credere alla correlazione,  la zona interessata dal sisma e’ una zona che , piu’ di molte altre, produce parmigiano reggiano DOGC.Se dovessi credere alle correlazioni, quindi , dovrei pensare che produrre parmigiano reggiano secondo l’antichissima ricetta (1) causi il terremoto . Ridicolo.

Invece, il problema e’ che non esiste nessuna legge della fisica che leghi il parmigiano reggiano ai sismi, cosi’ come non ne esiste nessuna che leghi i sismi a qualsiasi altra cosa , DAL MOMENTO CHE LA CAUSA SCATENANTE E’ IGNOTA A TUTT’OGGI. Quindi no, non c’e’ alcuna relazione tra fracking e terremoti, cosi’ come non c’e’ alcuna correlazione tra terremoti e parmigiano reggiano, o tra terremoti e tette di formato modenese.
Quindi, venirmi a mobbare la minchia dicendo che c’e’ correlazione non significa nulla: niente modello e niente prova negativa, niente correlazione. Perche’ io creda alla storia del fracking, non vi basta la correlazione: c’e’ molta piu’ correlazione con la zona delle faglie, e specialmente c’e’ molta piu’ correlazione con l’area di produzione del parmigiano. Se vi basta la correlazione col fracking, beh, allora vi posso garantire che la colpa e’ del parmigiano reggiano.
Un’altra scuola di cazzologi viene a dire che si tratta di esplosioni nucleari sottomarine o che altro: il problema e’ che queste esplosioni si vedono proprio ai sismografi, e non c’e’ traccia delle loro onde caratteristiche.  Per esempio, quella sotto e’ la traccia di un esperimento nucleare indiano, vista dai sismografi svizzeri:
Se quindi si trattasse di onde sismiche prodotte da esperimenti nucleari, beh, ho brutte notizie per voi: tutti gli osservatori sismologici sono capaci di identificarle con precisione, perche’ hanno forme d’onda precise.
Le esplosioni nucleari sotterranee infatti, liberano una enorme quantità di energia. Attorno al punto di deflagrazione si generano pressioni fortissime e temperature nell’ordine dei milioni di gradi, mentre l’onda d’urto provoca la frantumazione delle rocce in una fascia più o meno concentrica. Queste esplosioni tremende provocano quindi, come i terremoti, delle onde elastiche, registrabili dai sismografi di tutto il mondo.Ma nel mondo avvengono ogni giorno decine e decine di terremoti, come si può distinguere quelli naturali da quelli provocati attraverso esplosioni nucleari?

Esistono delle differenze, e da queste differenze si risale al tipo di causa: per esempio nelle esplosioni nucleari non essendovi slittamento di faglie, le onde P (cioè il tipo di onde sismiche di compressione-dilatazione) hanno sempre una prima fase caratterizzata da movimento compressivo e si propagano attorno al punto d’esplosione in modo radiale, in tutte le direzioni.Quindi qualsiasi sismografo intorno alla zona dell’esplosione rileva che la prima onda P ad arrivare è di compressione. Quando avvengono terremoti naturali invece, la prima oscillazione di onda P rilevata dai sismografi intorno all’epicentro può essere o di compressione o di dilatazione, a seconda del posto in cui il sismografo si trova: ricordiamo infatti che i terremoti naturali sono generati da rotture improvvise all’interno della litosfera, nelle quali si ha movimento relativo delle masse rocciose lungo un piano di frattura. Quindi le onde P non si propagano in modo radiale attorno al punto di rottura.

Di conseguenza, durante la guerra fredda era semplicissimo per USA ed URSS tenersi sotto controllo e far rispettare i trattati sul numero di esperimenti nucleari: per registrare un esperimento nucleare basta cercare terremoti selezionandoli in base al comportamento delle onde P.
Se quindi volete sostenere col sottoscritto che si tratti di esperimenti nucleari, non dovete fare altro che prendere i tracciati sismografici e mostrarmi onde P radiali. E’ facile, e vi faccio presente che dalla Russia si sentono benissimo gli esperimenti fatti negli USA, quindi avete campo libero. Inoltre i tracciati di quasi tutti gli osservatori sono disponibili pubblicamente. Basta saperli leggere e trovare onde P radiali. Come dite, non li sapete leggere. Eh, e allora perche’ non la smettete di inventare cazzate?
Ecco, siccome questo post attirera’ un sacco di farlocchi…
TETTE. Che con la tettonica a zolle ci stanno.
Uriel
(1) Non si tratta affatto di una ricetta antichissima, e peraltro e’ arrivata in Emilia con le truppe francesi. Ma non ditelo ai locali, che stanno facendo il formaggio con una ricetta francese. Ci tengono troppo. Quello antichissimo invece e’ il Grana Padano, di cui si parla anche nel medioevo.
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