Contesto e prospettiva.

Di Uriel Fanelli, 30 marzo 2013

Nel post precedente ho superato la quantita’ consentita dalla legge di anglismi nel titolo di un post, cosi’ per fare ammenda usero’ un’espressione ferrarese come etichetta del post, mentre completo quanto ho scritto. Ci tengo a completare perche’ noto che si siano persi due concetti , ovvero che qualcuno ha pensato che usare le opinioni come status symbol sia un bene. Cosa che non e’.

Usare le opinioni come status symbol significa sostenere in qualsiasi occasione sociale delle posizioni e delle opinioni che siano:

  • Novita’ e attualita’. Lo status symbol deve essere una novita’, ovvero qualcosa che il portatore possa dire di possedere per primo nel gruppo. In questo modo il portatore e’ “pioniere” di qualcosa, come quando si possiede l’ultimo cellulare o l’ultimo modello di qualcosa. Esso viene accettato come tale quando “io sono tra i primi ad averlo” diventa “noi siamo tra i primi ad averlo”, e quando le due condizioni sono soddisfatte, il leader-trascinatore del gruppo andra’ in cerca di un nuovo status symbol per essere il primo nel gruppo.
  • Visibilita’. Lo status symbol deve essere visibile e deve diventare popolare. Una opinione del genere deve in qualche modo fare scalpore o apparire interessante, suscitare interesse, discussioni, dibattiti, essere controversa.
  • Estetica. A seconda del canone del gruppo o della societa’, questa opinione deve in qualche modo essere vista come bella, che nel caso di opinioni significa intelligente, o comunque qualcosa che dia una comprensione apprezzabile del problema o che introduca una nuova argomentazione.
  • Prevalenza. Lo scopo dello status symbol e’ di sollevarsi sopra qualcun altro, Allo stesso modo, l’opinione moderna deve permettere alla persona di sollevarsi sopra gli altri. Nel concreto, l’argomentazione in questione deve permettere di prevalere in una discussione lasciando l’interlocutore polemico nelle condizioni di non sapere cosa rispondere. Qusta prevalenza puo’ essere temporanea.
  • Impatto: le opinioni devono essere capaci di produrre qualche emozione, o qualche sensazione che sul momento impressionino le persone. Insomma, occorre che si diano emozioni a chi ascolta.

Tutto questo crea una specie di mercato delle opinioni, dal momento che nessuno vuole essere uguale a tutti gli altri, sebbene tutti vogliano seguire la moda. Poiche’ la moda assimila, occorre essere all’ultima moda, ma per non essere uguali agli altri occorre essere i primi a portare lo status symbol. Per questo il mercato delle opinioni e’ costellato da “ma io lo dicevo da prima di te”, si vuole semplicemente dire di essere stati i primi a portare i pantaloni a zampa di elefante.

Tutto questo pero’ ha un piccolo problema. Se pensate alla moda, possiamo riferirci alla tendenza di avere la pancia scoperta durante l’inverno, o di usare dei tacchi da 14 cm per viaggiare in aereo, esponendosi a cadute catastrofiche nei fingers e sulle scale mobili.

 

Esiste un analogo? Si, esiste.

 

Supponiamo di essere su una nave da crociera. Si sta cenando e si discute a travola quando uno degli ospiti dice “in realta’ io penso che tra dieci minuti la nave affondera’ e chi non e’ adesso su una scialuppa possa gia’ considerarsi morto”. Tuttavia il nostro amabile conviviale sta mangiando tranquillamente e non sembra assolutamente allarmato o deciso a cercare una scialuppa. Sta solo sostenendo una tesi d’impatto, assolutamente discutibile, di sicuro interesse, e tutto quanto.

 

A guastare il tutto c’e’ solo il fatto che tale opinione non collima col contesto. Se qualcuno pensasse DAVVERO che la nave affonda sarebbe con il suo bel salvagente sul ponte , nel punto di ritrovo , per salire su una scialuppa. Sarebbe sicuramente allarmato. Di certo non ne discuterebbe amabilmente a tavola.

 

Le opinioni catastrofiste ovviamente sono molto utili allo scopo di fare da status symbol perche’ ovviamente hanno un alto impatto. Ciononostante, faccio notare una cosa. Quando IO ho capito che l’Italia puo’ solo peggiorare e che non ci sia futuro per le nuove generazioni, me ne sono andato. Ho fatto delle cose , esattamente le cose che ci si aspetta da chi pensa davvero qualcosa.

 

Cioe’, se pensate che la vostra nave stia affondando, indossate un salvagente e andate al punto di raccolta. Se pensate che il vostro paese non abbia speranze, emigrate in un altro paese.(1)

 

Il primo effetto devastante delle opinioni usate come status symbol e’ che il mercato delle opinioni e’ un mercato di gadget: la gran parte delle opinioni – politiche e non – che vengono sostenute da chiunque in pubblico non sono vere opinioni, perche’ nessuno si comporta come dovrebbe comportarsi se davvero credesse a quelle cose.

 

Quando si diffuse la storia dell’apocalisse Maya, qualcuno prese il suo zaino e ando’ sulle ande , credendo che sarebbe sopravvissuto, spendendo cifre assurde e sacrificando il suo tempo al nulla. Eppure, SE io pensassi DAVVERO che stia arrivando un evento apocalittico, farei la stessa cosa.

 

In questo senso, erano sbagliate le premesse, ma quelle opinioni non erano dei gadget, nel senso che le persone usavano le opinioni nella maniera giusta: produrre decisioni.

 

Le opinioni erano sicuramente sbagliate, ma almeno il processo decisionale era corretto. Ma nello stesso momento, milioni di persone scrivevano sui social network dicendo di credere all’apocalisse, senza fare nulla di quanto ci si aspettava in tal caso: sostenevano che la nave stesse affondando mentre si versavano del vino, tranquillamente, sul ponte panoramico.

 

Questa disforia e’ tipica di quando l’opinione e’ solo un gadget. Quando l’opinione e’ un gadget, il suo unico scopo e’ quello di venire esibita. Pertanto, tali opinioni NON concorrono alla formazione di alcuna decisione.

Ci sono moltissime opinioni-gadget in giro, dalle previsioni catastrofiche di Casaleggio, che nelle sue predizioni annuncia la sostanziale scomparsa della sua stessa azienda, ma rimane al suo posto e non cambia il core business dell’azienda che – a suo dire – scomparira’ quando apparira’ in rete il “prosumer”. Se io credessi solo il 10% di quel che Grillo dice di credere, avrei comprato CDS sulle banche italiane, avrei acquistato terreni , avrei venduto la mia casa in citta’ perche’ dovra’ deprezzare quando si finira’ di cementificare, eccetera. Ma Grillo continua ad abitare li’ e a gestire i suoi affari come sempre. Segno che anche le sue opinioni sono gadget. Oggi i le opinioni gadget sono “il default e’ inevitabile”, “l’euro ha i giorni contati”, e molti altri.Ma se pensassi che il debito italiano stia per andare in default ritirerei immediatamente i miei soldi da qualsiasi banca e venderei ogni immobile, nonche’ fuggirei dal paese, cosa che i sostenitori di questa tesi non fanno. E se pensassi che l’euro abbia i giorni contati avrei tutti i soldi a Londra, in sterline, o in USA, in dollari, mentre chi sostiene questa tesi ha normalmente un conto in euro in una banca locale.

 

 

Il secondo effetto dell’opinione come gadget e’ che manca di prospettiva temporale . Per quanto tempo un gadget e’ di moda? Esso rimane di moda per qualche tempo, poi tramonta. Detto questo, ne deriva una cosa semplice: quando l’opinione e’ ungadget, il suo orizzonte temporale e’ brevissimo.

 

Facciamo un esempio. I pony express. Sapete cos’erano? All’inizio degli anni ’90 in Italia esistevano i pony express, come in altri paesi. Erano aziende che, per piccoli pacchi o plichi, vi mandavano un ragazzo a domicilio a ritirare il pacco e portarlo a destinazione, normalmente nella stessa citta’.

 

 

Era un lavoro dignitosissimo, comodo (potevi mandare un documento in originale al commercialista in poche decine di minuti, senza dover andare in posta ed aspettare un giorno, oppure andarci tu) e impiegava quantita’ impressionanti di lavoratori. Erano in gran parte giovani, dotati di motorino (alcuni adirittura in bici, a Bologna), e andavano in giro velocissimi per la citta’ col loro pacco nel cassettino dello scooter, o addosso.

 

All’epoca costava molto piu’ di oggi perche’ dovevate dare un prodel o un apparecchio radio ai ragazzi (non c’erano i cellulari , o meglio non erano alla portata dell giuovine medio) , eppure proliferavano. E davano lavoro , ripeto DAVANO LAVORO a tantissimi.

 

Ora, ad un certo punto si dovevano privatizzare le poste, e si sapeva bene che tra corrieri e pony express le poste italiane non avevano alcuna speranza di sopravvivere. Se avessero semplicemente privatizzato le poste, come prevedeva la nuova normativa europea, Poste SpA sarebbe fallita in pochi mesi. Cosi’ il decreto legge 1º dicembre 1993 n. 487 cadeva insieme  al DIVIETO di fare cio’ che le aziende di pony express facevano. Li hanno CHIUSI per LEGGE.(2)

 

In pratica, il governo ha DISTRUTTO migliaia di PMI, semplicemente per proteggere gli interessi di un carrozzone pubblico, che a sua volta si consorzio’ con altri corrieri enormi – ed ammanicati – come SDA, BArtolini & co, risultando in un oligopolio, cioe’ in un monopolio di fatto, formalmente legale.

 

Potrei farvi numerosi esempi di quando il governo, per proteggere gli interessi di qualche ammanicato, ha distrutto migliaia e migliaia di PMI. Che cosa voglio dire? Voglio dire che la burocrazia e la pressione fiscale che in Italia opprimono e distruggono le PMI non sono effetti collaterali di una cattiva politica.

 

Un esame in prospettiva , in prospettiva temporale, mostra che siano effetti VOLUTI di una politica FIN TROPPO DETERMINATA allo scopo. Dagli anni ’90 ad oggi, ogni modernizzazione del mercato e’ stata VOLUTAMENTE e COSCIENTEMENTE da leggi concepite, sotto la pressione della lobby di confindustria, per impedire al nuovo di togliere guadagni al vecchio.

 

Vista in prospettiva, cioe’, appare con chiarezza che l’unica opinione sensata e’ che Confindustria, per difendere i suoi grossi soci, ha voluto ed ottenuto leggi il cui unico scopo era distruggere le PMI, ed impedire loro di crescere.

 

Se osserviamo il problema della disoccupazione in Italia, e lo osserviamo IN PROSPETTIVA, notiamo subito una cosa: la disoccupazione non e’ stata causata da effetti non desiderati di politiche che non avevano quell’obiettivo. I PONY EXPRESS pagavano MOLTO PIU’ di quanto siano pagati oggi i precari delle poste: quei posti di lavoro SONO STATI DISTRUTTI appositamente per consentire alle poste di gestire i loro precari: NESSUNO sarebbe andato a fare il postino precario delle poste quando poteva guadagnare di piu’ facendo il pony express.

 

Ma per avere questa opinione occorre lasciare andare le esigenze del gadget: se io volessi fare di questa opinione un gadget, dovrei dirvi che a gestire la privatizzazione delle poste furono Prodi e Passera. Allora siccome questi nomi sono attuali, inizia a diventare opinione gadget, e quindi la accetterete come tale, e la esibirete nei salotti.

 

Allora, vi faccio un esempio piu’ astratto: quando si inizio’ a discutere di co.co.co e via dicendo, il dibattito fu forte. E giro’ per qualche tempo l’idea del body rental puro: in poche parole, l’unico modo di avere un lavoratore temporaneo era che apposite aziende avrebbero dovuto ASSUMERLI con tutte le tutele del caso, e poi affittarli per qualche tempo alle aziende che cchiedevano personale per qualche tempo. Avrebbero poi avuto sconti fiscali assumendo il lavoratore che accettasse di licenziarsi dall’azienda prestataria e andare da loro.

 

Interessante, ma Confindustria non volle. Perche’ non voleva? Perche’ questo permetteva alle PMI di crescere efficacemente, ma la domanda e’ : perche’ lo stato stava dietro a Confindustria? Perche’ Prodi stava privatizzando, e sapeva bene che sul mercato del lavoro le sue aziende non potevano sopravvivere.

 

Il meccanismo della carriera per anzianita’ aveva creato una moltitudine di dirigenti strapagati e devastava i bilanci delle aziende privatizzate. Per sopravvivere, dovevano bloccare le assunzioni, e quindi costringere i dirigenti ad uscire dall’ufficio e tornare al lavoro, oppure pagare pochissimo i nuovi entrati che si sporcavano le mani mentre i dirigenti promossi per anzianita’ facevano un cazzo, strapagati.

 

Lo stato ascolto’ Confindustria perche’, e solo perche’, SERVIVA e FACEVA COMODO che ci fossero in Italia MILIONI DI DISPERATI disposti a lavorare come precari nelle grandi aziende dei boiardi di stato e nelle aziende statali “privatizzate”.

 

Allora siamo di nuovo al punto:

 

L’altissima disoccupazione in Italia e per certi versi in tutto l’occidente e’ un fenomeno VOLUTO dagli industriali – e questo non e’ nuovo – ma specialmente da quei governi che stavano liberalizzando i servizi pubblici e avevano bisogno di schiavi a buon mercato.Il governo italiano scrisse le riforme del lavoro al preciso scopo di produrre la disoccupazione che vedete su pressione degli industriali.

 

 

per avere questa opinione occorre ovviamente vedere le cose in prospettiva. Ricordare, mettere in fila nel tempo, e osservare risultati ottenuti e dialettiche , come si svolsero nel tempo.

 

 

Non si tratta di un effetto collaterale del liberismo economico, o di una ideologia che magari si proponeva un mondo migliore ma poi ha fallito. No, no: la situazione attuale e’ il SUCCESSO di politiche le quali avevano come esatto SCOPO quello di produrre IL DISASTRO ATTUALE.

 

ESISTE in Italia sin dagli anni 90 una precisa strategia, perseguita sistematicamente, la quale ha come risultato ESATTAMENTE il disastro che vedete, il quale non e’ un esperimento fuori controllo o l’effetto collaterale di politiche intese a fin di bene. No, quello che vedete e’ LO SCOPO di una PRECISA politica. Cosciente.

E se andiamo a prendere i nomi di quel periodo, ci troviamo i Prodi, i Passera, i Profumo, e TUTTO il governo MONTI. Andate a leggere le loro biografie e osservate cosa stessero facendo nei primi anni ’90, e vedrete chiaramente questa cosa. Hanno fatto il disastro che vedete  oggi, e ovviamente quando sono tornati al potere hanno se possibile peggiorato ancora la situazione, ma “peggiorato”e’ dal vostro punto di vista, perche’ dal loro HANNO RAGGIUNTO LO SCOPO CHE SI PREFIGGEVANO DA 25 anni. Sono 25 anni che lavorano COERENTEMENTE e COSCIENTEMENTE a questo obiettivo, che e’ lo scenario che vedete attorno a voi in Italia.

 

Ora, capite bene per quale motivo io abbia deciso di andarmene quando e’ andato al potere Monti. Io penso DAVVERO questa cosa, e se penso che la nave affondi, scendo dalla nave.

 

Ma il punto e’ la prospettiva: qualcuno, leggendo quel che scrivo, dira’ che lo hanno detto altri, e dira’ che lo hanno gia’ sentito dire, e che si sente dire da molto. Ma queste sono obiezioni con le quali potrete distruggere la reputazione di un vestito: e’ gia’ stato di moda, lo hanno cani e porci, e’ una cosa vecchia.

 

Ma le opinioni non sono gadget, non sono vestiti: una opinione rimane valida finche’ porta decisioni vantaggiose.

 

Invece, la critica che farete a questa mia opinione non sara’ nella forma “tu hai opinioni vantaggiose o meno”, ma sara fatta in due modi:

 

  • Dimostrare che il mio gadget non e’ un vero status symbol. (e’ vecchio, e’ brutto, ce l’hanno tutti, e’ fuori moda, etc)
  • Esibire qualche gadget che dia status a chi fa l’obiezione.

 

Ma nessuno si chiedera’ due cose:

 

  • Quello che dici e’ vero oppure falso.
  • Quello che dici ha prospettiva e contesto?
  • Cosa dovrei fare, stabilito che e’ vero?

Ora, stabilito che una bufala (come l’attacco che faceva crollare Internet, o la vicenda dei Maya) siano per forza opinioni gadget, vi fornisco adesso due o tre domande con le quali potete facilmente sgamare la bufala:

 

  • Cosa dovrebbe fare, di conseguenza, chi propaga una certa opinione, SE CI CREDESSE (es: il New York Times terrebbe in piedi il sito web e ci baserebbe la sua strategia commerciale sapendo che il web puo essere distrutto da un giorno all’altro?)
  • Quanto tempo dura questa opinione? (es: la leggenda dei MAYA e’ durata uno anno circa, quanto una normale moda, ma una verita’ non puo’ passare di moda, oppure la crisi attuale e’ spiegata solo con i protagonisti di oggi e gli eventi di oggi ma nessuno cerca le radici negli anni 90, etc)

Con due semplicissimi criteri, potete facilmente sgamare qualsiasi bufala: essendo la bufala un’opinione gadget, manca di contesto e  di prospettiva. Chi la propaga appare come un tizio che sorseggia vino sul ponte panoramico annunciando che la nave affondera’ certamente perche’ e’ mal gestita, e se esaminate la portata della bufala nel tempo scoprirete SEMPRE che tutto lo svolgimento della storia riguarda pochissimo tempo in termini di moda del periodo (3).

 

E adesso, buona caccia. E ricordate: la caccia alle bufale inizia sempre meglio nel giardino di casa.

 

 

 

 

Uriel

 

 

 

 

(1) C’e’ chi dice “io resto per combattere”, ma allora avete speranze.

 

(2) In pratica resero cosi’ oneroso il lavoro dei pony express che non era piu’ conveneinte. Mentre potevate assumere un precario , farlo lavorare 23 ore al giorno , senza diritti e malattia ne’ assicurazioni, le agenzie di pony express potevano solo assumere a tempo indeterminato, sottoporre i propri dipendenti a periodi di rotazione (per via del traffico) e assicurarli piu’ di un astronauta. Potevano essere co.co.co e precari tutti, (compreso chi lavorava PER LE POSTE) tranne loro.

 

(3) Ovviamente una teoria del complotto puo’ parlare di migliaia di anni, ma se prendete il periodo contemporaneo, il momento di massimo impatto dura pochissimo. Insomma, la teoria del complotto spiega eventi di 50, 100, 1000, anni fa, ma non quelli di 5 anni fa. Se lo facesse sarebbe fuori moda, e il gadget deve essere di moda.

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