Ohoho, FIAT

Avevo gia’ scritto in passato che FIAT avrebbe lasciato l’ Italia, per la semplice ragione che i suoi piani industriali apparivano evidenti: se compri un mercato ove vendi maggiormente, ove hai maggiore credito e dove produci di piu’, e’ chiaro che non sei tu a comprare loro, ma sono loro ad assorbirti, capitale compreso. Adesso che arriva l’indiscrezione che Fiat andrebbe a Londra come ragione sociale e a New York come quotazione in borsa, mi arrivano le richieste di commento. Allora forse non avete capito bene l’intervista di Marchionne. Cosi’, vedo di tradurla per chi non ha capito:

Magari  se leggete bene l’intervista che ha rilasciato, e la traducete in italiano, capirete meglio l’evidente futuro di Fiat:

http://www.repubblica.it/economia/2014/01/09/news/intervista_a_marchionne-75530856/

in rosso la traduzione in italiano:

DOTTOR MARCHIONNE, la settimana scorsa la Fiat si è comprata tutta la Chrysler, ha cambiato dimensione e identità e lei non ha ancora detto una parola. Cosa succede?
“Quel che dovevo dire l’ho scritto il giorno dopo la firma ai 300 mila dipendenti del gruppo, insieme con John Elkann. Adesso dobbiamo soltanto lavorare perché questo sogno che abbiamo realizzato, e che io inseguivo dal 2009, si metta a camminare, anzi a correre, e produca i suoi effetti”.
Mi faccio un pelo di cazzi miei , insomma. Ho scritto una lettera, che altro volete? Sono italiano, io. Insomma, spaghetti meatballs, si? A uno uaglione si crede, paisa`!

Si ricorda come è incominciato tutto?
“Sì. Avevamo un accordo tecnologico con Chrysler, un’intesa di minima, e mi sono accorto che non serviva a niente, perché non produceva risultati di qualche rilievo né per Fiat né per gli americani. È stato allora che l’idea ha cominciato a ronzarmi per la testa. Un’idea, non un progetto. Diceva così: o tutto o niente. O posso entrare nella gestione e prendermi la responsabilità delle due aziende, oppure perdiamo tempo”.

Eravamo praticamente spacciati.Non avevamo nuovi modelli, le vendite in crollo, il mercato di fascia alta perso, Lancia scomparsa dal mercato. Il governo italiano non ci dava una lira e i nostri bond erano classificati come junk. In USA c’era un’altra azienda simile, ma il governo aveva una paccata di soldi per chi se la fosse caricata in groppa. E cosi’, siccome piu’ buio che a mezzanotte non puo’ fare, ci abbiamo provato, dopo che ho fatto dei sogni per via delle fettuccini alfredo.

E poi?
“Poi è arrivato il piano. La chiami fortuna, istinto, visione, quel che vuole. Resta il fatto che in quel momento di crisi spaventosa abbiamo visto nei rottami dell’industria automobilistica americana la possibilità di far rinascere una grande azienda in forma completamente diversa. E l’America ha creduto nelle nostre idee e ci ha aperto le porte”.

Una botta di culo: erano in ginocchio, ma e’ bastato fare un pochino di blablabla e ci hanno dato una paccata di soldi. Insomma, non c’e’ stato alcun management, nessuna pianificazione, nessuna strategia: passavamo di li’ per caso e abbiamo visto un’azienda in regalo.Ecco tutto. Ste cose tipo la pianificazione, noi, non le abbiamo mai fatte. Per questo l’azionista crede in noi: improvvisazione e fatalismo.

Vuol dire che soltanto in America sarebbe stata possibile un’operazione di questo tipo?
“Dico che per tante ragioni storiche e culturali noi europei siamo condizionati dal passato, l’idea di chiuderlo per far nascere una cosa nuova ci spaventa. Da loro no: c’è una disponibilità quasi naturale verso il cambiamento, la voglia di ripartire”.

Negli USA puoi prendere soldi dallo stato per devastare una citta’ come Detroit , comprare un’azienda in perdita e devastare ancora di piu’ Detroit, e quando hai finito, dopo che hai comunque licenziato 3000 persone e cacciato i sindacalisti dal CDA, ti fanno pure gli applausi. Quando sono arrivato in USA e ho spiegato quanti danni avessi fatto ai lavoratori italiani, hanno capito che potevo fare ancora piu’ danni a Detroit . Hanno creduto in me. Non e’ come in Europa, che appena parlo si mettono a ridere.
 

Meno vincoli e meno dubbi?
“Se porti un’idea nuova, in Italia trovi subito dieci obiezioni. In America nello stesso tempo trovi dieci soluzioni a possibili problemi. E poi è arrivato Obama”.

Se ti proponi di trasformare una Torino nella periferia radioattiva di Seveso, in italia ti rompono un sacco i coglioni. Mentre negli USA, mi hanno subito chiesto se gradissi anche un incendio a Detroit, o se sarebbe bastato un sindaco come quello che hanno. E poi, ci coprivano di soldi solo per far vedere che il governo non stava fermo. Mica seghe. Sembrava di rivedere i bei tempi di De Mita , dai soldi che piovevano. Gli USA sono profondamente dorotei.

Che ha creduto subito al suo progetto?
“Aveva l’obiettivo di salvare quelle aziende. La nostra fortuna è stata di poter trattare direttamente con il Tesoro, con la task force del Presidente, non con i creditori di Chrysler, come voleva la vecchia logica. Se no, oggi non saremmo qui”.

Il sindaco di Detroit ci ha creduto subito, poi e’ crollato ubriaco sul parquet. MA per fortuna, abbiamo potuto andare subito alla politica, come facevamo in Italia per avere soldi dallo stato. Mica abbiamo dovuto pagare i nostri debiti, come voleva la vecchia logica: li abbiamo fatti pagare agli americani. Altrimenti, non saremmo certo qui: meglio la basilicata, allora.
L’amministrazione vi ha sempre sostenuti?
“Abbiamo scoperto che il nostro piano era più prudente del loro. Ma la seconda fortuna è stata che il mercato è ripartito prima del previsto, gli Usa oggi sono tornati a produrre 15 milioni di veicoli, la cura che abbiamo fatto a Chrysler funziona, noi ci siamo, tanto che la Jeep non ha mai venduto tante macchine come nel 2013, cioè 730 mila”.

Non ne capivano un cazzo di niente, cosi’ balbettavano minchiate senza senso. Noi almeno sappiamo distinguere un parafango dal portacenere, almeno il 75% delle volte, cosi’ li abbiamo supercazzolati subito, tra-trAAA-TRAAAAAAAHHH!!! Godi, troia!. Poi, per un’altra botta di culo (sia chiaro che le strategie ed il mio management non c’entrano un cazzo) gli americani hanno ricominciato a comprare automobili senza nemmeno chiedersi che cazzo comprassero, pensi che si comprano persino la Jeep Wrangler.

Questo basta per mettere Chrysler al riparo?
“Guardi che in America il mercato c’è ma è difficile, la competizione è durissima. Ma nelle vendite retail lo scorso anno Chrysler è cresciuta negli Usa più degli altri due big, Ford e Gm. Siamo il quarto produttore americano, perché in mezzo si è infilata Toyota. Quindi c’è molta strada ancora da fare, ma siamo in cammino. E meno male che l’istinto aveva visto giusto nel 2009, perché un’occasione così si presenta una volta sola nella vita: non accadrà mai più”.

In USA ci sono dei concorrenti, il che per noi di Fiat era una cosa nuova, pensavamo che fosse una cosa tutta francese e tedesca. Pero’ siamo il quarto produttore americano su un totale di tre. Voglio dire, essere quarti con tre concorrenti non e’ semplice. Eppure, perdendo coi giapponesi, ce l’abbiamo fatta. E sia chiaro: vendere questo risultato come una vittoria, voglio dire, e quando lo troviamo un altro paese cosi’?
Un piccolo non potrà mai più comprare un grande grazie alla crisi?
“Abbiamo sfruttato condizioni irripetibili. È vero che normalmente il sistema americano è capace a digerire la bancarotta e a assicurarti le condizioni finanziarie per ripartire, perché il Chapter 11 negli Usa ti lava la macchia del fallimento. Ma quando siamo arrivati noi il sistema digestivo delle banche si era bloccato, ed ecco che abbiamo potuto negoziare direttamente con il governo, cosa mai accaduta prima”.

Noi vinciamo principalmente quando gli altri perdono per pura sfortuna. E’ anche vero che negli USA pagare i debiti non e’ piu’ una cosa tanto comune, perche’ col Chapter 11 non paghi un cazzo di fornitori e nessuno ti puo’ toccare. Abbiamo fatto quello che abbiamo sempre fatto in Italia, ovvero chiedere solo al governo, e gli abbiamo pure raccontato che era la prima volta. Ma gli USA sono un paese meraviglioso, dove Cicciolina avrebbe ancora tre anni di garanzia. E li ha: il primo anno onsite.

Un negoziatore più facile perché politicamente interessato al risanamento aziendale?
“Mica tanto facile. Continuavano a dirmi che la Fiat doveva metterci la pelle, cioè i soldi. Ho avuto la faccia tosta all’inizio di dire no. Avevamo studiato bene le ceneri dell’automobile americana, sapevamo che il rischio era altissimo. Se vuoi, rispondevo, metto in gioco la mia pelle, vale a dire reputazione e carriera, ma la Fiat no. Nemmeno un euro”.

Erano allo stremo, ma hanno cercato di dire cose sensate, tipo che se vuoi soldi dal governo e poi ti va male, allora dovrai restituirli. Neanche De Mita era mai stato cosi’ arrogante. Cosi’ gli abbiamo detto: il rischio lo paga il contribuente, i profitti li facciamo noi: e’ la cucina italiana, darling. Pizza salami, yes.

Perché hanno accettato?
“Tenga conto che stiamo parlando della tragedia del 2009, quando i manager uscivano per strada con gli scatoloni perché le aziende chiudevano, quando la quota di mercato di Chrysler era precipitata al 6 per cento, non so se mi spiego. Certo, ogni tanto mi arrivava un messaggio dal mio partner al Tesoro: secondo te, questa rotta si sta invertendo? Bene, si è invertita. Abbiamo restituito al governo Usa tutti i soldi che aveva messo in Chrysler, 7 miliardi e mezzo di dollari, abbiamo ripagato tutti e dopo l’accordo con Veba non dobbiamo più niente a nessuno. A questo punto, ci siamo comprati il resto dell’azienda. Chrysler ha trovato un partner”.

Erano nella merda. E’ gia’ tanto che gli abbiamo restituito i soldi, ma in cambio abbiamo preteso un bello scoop di Obama in persona che in TV si e’ messo a dire quanto siamo fichi. Adesso gli americani pensano che la Ferrari ha comprato Chrisler e che vedranno una monovolume da sei tonnellate in formula uno. Davvero, sono dei coglioni: glielo butti nel culo e dicono che sei un partner.Qui se gli dici che e’ hai la minchia detox, si mettono in fila per farti un pompino.

Direi un padrone, no?
“Direbbe male. La nostra non è una conquista, è la costruzione di un insieme. Ho scritto una lettera riservata al Gec, il Group Executive Council, cioè gli uomini che gestiscono il Gruppo, e ho detto che quello di Fiat-Chrysler è per me un sogno di cooperazione industriale a livello mondiale, ma soprattutto un sogno di integrazione culturale tra due mondi”.

Si, ma un padrone di sinistra, uno che ti supercazzola. Dovrebbe vedere che palle gli racconto, e come se le bevono!

Non vi sentite padroni di Chrysler, dunque?
“Qualcosa di più, di meglio. Abbiamo creato una cosa nuova. E da oggi il ragazzo americano che lavora in Chrysler quando vede una Ferrari per strada può dire: è nostra. Poi, certo, se quando sono arrivato qui mi avessero detto che saremmo diventati il settimo costruttore del mondo, mi sarei messo a ridere. Capisco anche che in questi anni qualcuno ci abbia preso per pazzi. Per fortuna gli azionisti hanno creduto nel progetto e lo hanno appoggiato. John è venuto subito a Detroit, ha capito il potenziale dell’operazione e l’ha sostenuta fino in fondo”.

E’ successo un casino. Non avevamo pianificato un cazzo di niente, non avevamo una strategia, non c’e’ stato nessun management, cioe’ ci stavamo a grattare i coglioni e vedere come andava a finire. E zac: e’ andata. Lo vedi, qualsiasi stronzo puo’ fare il manager quando ha culo. Fa tutto il culo. Non per niente il leit motiv del futuro sara’ proprio il culo. Magari faremo anche una Fiat Culo, o una Ferrari Culo, cosi’, per ricordare all’operaio di Detroit che vive in un porcile malavitoso  che lo stiamo, appunto, prendendo per il culo.

Lei sa che su questo successo americano c’è il sospetto che sia stato costruito a danno dell’Italia, delle sue fabbriche e dei suoi operai. Cosa risponde?
“Che è vero il contrario. Questa operazione ha riparato Fiat e i suoi lavoratori dalla tempesta della crisi italiana ed europea, che non è affatto finita. Non solo: ha dato la possibilità di sopravvivere all’industria automobilistica italiana in un mercato dimezzato. Altrimenti non ce l’avremmo più. E invece potrà ripartire con basi, dimensioni e reti più forti”.

Insomma, che cazzo vi aspettate? Non comprate piu’ automobili, vi state buttando sul car sharing, invece di allargare le autostrade fate ferrovie, state costruendo una – mi tenga la manina che mi sento male  solo a dirlo – TAV in piemonte, sapendo che la famiglia agnelli ha sempre vietato di costruire buone ferrovie nella Terra Sacra dell’ Auto, e che cazzo volete ancora, branco di ingrati? Una stazione ferroviaria decente a Torino? Dico, ma si rende conto che hanno addirittura costruito una metropolitana, nella citta’ Feudo dell’ Auto? Una metropolitana! Roba da fare la Jihad! E voi pensate che adesso noi vi vogliamo bene?

Lei dopo la firma è ottimista, ma proprio oggi il Financial Times le fa notare che 4,4 milioni di vetture prodotte da Fiat- Chrysler sono appena la metà di Toyota, e l’accusa di essere un abile negoziatore ma non un costruttore, un uomo d’automobili. Come si difende?
“Se adesso che ho Chrysler valgo mezza Toyota, quale sarebbe il mio valore senza l’America? Quanto alle automobili, al salone di Detroit 2011 abbiamo presentato 16 nuovi modelli tutti insieme. E aspettiamo il nuovo piano Alfa Romeo, per favore, prima di parlare”.

Miva, lanciami i componenti! Supercazzola prematurata come se fosse antani. Alabarda spaziale! Maglio perforante! Urbi et orbi!

Però Moody’s non ha aspettato, e ha già minacciato il downgrade Fiat per i troppi debiti e la poca liquidità dopo l’acquisto di Chrysler. Chi ha ragione?
“Capisco il loro ragionamento, ma ricordo che nel 2007 arrivammo a zero debiti, prima che scoppiasse quel bordello nei mercati. Bisognerà vedere con il piano di aprile dei nuovi modelli dove si posizionerà il debito. Io non sono preoccupato, proprio no”.

Sti stronzi. Pensi che nel 2007 avevamo persino pagato i fornitori in tempo. Ma chi se ne frega, alla fine? Tanto, mica sono soldi miei.
Ma la strada maestra nelle vostre condizioni non sarebbe un aumento di capitale?
“Sarebbe una distruzione di valore. Ci sono metodi, modelli diversi e innovativi per finanziare gli investimenti”.

E chi cazzo viene a buttare soldi?
Come il convertendo da un miliardo e mezzo di cui si parla?
“Lasci stare le cifre. Ma il convertendo potrebbe essere una misura adatta”.

A me i numeri mi fanno male, sono allergico. Diciamo che procediamo a spanne. Ma anche a yarde indiane.
In un passato recente con il convertendo i banchieri italiani si sentivano già padroni della Fiat, non ricorda?
“Ricordo, anche perché quando venivano al Lingotto mancava solo che prendessero la misura delle sedie. Invece la verità è che siamo qui, pronti a ripartire, ma abbiamo bisogno di soldi per finanziare la ripartenza. Le sembra un discorso troppo esplicito, troppo poco italiano?”

Quando hanno smesso di piovere soldi dal governo, ce la siamo vista brutta. Per poco non fallivamo. Ma poi piovevano soldi dal governo americano. Ah Obama: un uomo della tradizione dorotea, quasi come De Mita.

No, se lei però mi dice dove quoterete la nuova società.
“Fiat è quotata a Milano. Poi, andremo dove ci sono i soldi. Mi spiego: dove c’è un accesso più facile ai capitali. Non c’è dubbio che il mercato più fluido è quello americano, quello di New York, ma deciderà il Consiglio di amministrazione. Io sono pronto anche ad andare a Honk Kong per finanziare lo sforzo di Fiat-Chrysler”.

Insomma, a Milano nessuno ci da’ una lira. Ormai ci conoscono. Ma il mondo e’ pieno di fessi. Insomma, e’ come quando fai phishing: qualcuno che clicca c’e’ sempre. A me non frega un cazzo in quale borsa trovo credito, tanto non ho nessuna strategia per il futuro, quindi vediamo un pochino: se qualcuno si illude di trovare un briciolo di management in me si illude, per me una borsa vale l’altra.

Come si chiamerà la nuova società?
“Avrà un nome nuovo”.

Volevamo chiamarla “Derivato”. Insomma, stiamo facendo un derivato con azioni in cui non crede nessuno, e lo stiamo vendendo con un altro nome, ma e’ sempre un tipo di azione, diciamo un’azione subprime. Creiamo una societa’ fantoccio che contiene le due cui nessuno fa credito a sufficienza, e la vendiamo come una cosa nuova. Coi mutui subprime ha funzionato, perche’ non dovrebbe funzionare con noi?

Quando avverrà la fusione?
“Spero subito, con l’approvazione del Consiglio al dividendo Chrysler di 1,9 miliardi. A quel punto il processo è chiuso, si può partire”.

Non ho una strategia, quindi non ho date. Non sto neanche facendo qualcosa tipo il manager, quindi posso solo sperare che sia subito. Vedremo quando sara’ . Chissa’. E’ per questo che si pagano i manager, per sperare che le cose succedano subito.Stabilire una data e’ una cosa che non ho mai fatto, e puzza molto di tedesco. Vade retro!

E dove sarà la sede della nuova società?
“Lo decideremo, anche in base alla scelta di Borsa, ma mi lasci dire che è una questione che ha un valore puramente simbolico, emotivo. La sede di Cnh Industrial si è spostata in Olanda, ma la produzione che era qui è rimasta qui”.

A dire la verita’, non sappiamo neanche dove cazzo andremo al lavoro alla mattina il mese prossimo. Vi assicuro, non e’ cosi’ facile cancellare qualsiasi tipo di pianificazione dal calendario e dipendere totalmente dal caso, ma abbiamo una vasta esperienza di spianificazione, e di random expectations. Prima o poi qualcuno mi dara’ un post-it con scritto sopra dove abbiamo l’ufficio domani.
Lei dovrebbe capire dove nascono certe preoccupazioni. Quando è arrivato in Fiat si producevano un milione di auto in Italia, due milioni dieci anni prima, oggi appena 370 mila su un totale di 1,5 milioni di auto vostre. Come si può aver fiducia nel futuro dell’auto italiana in queste condizioni?
“Se ritorniamo al punto in cui Fiat doveva investire in controtendenza in questi anni di mercato calante, io non ci sto, perché se posso scegliere preferisco evitare la bancarotta. Peugeot ha investito, e oggi si vede che i soldi sono usciti, ma il mercato non c’è. In più bisogna tener conto che le auto invecchiano, e un modello lanciato (e non comprato) durante la crisi sarà vecchio a crisi finita, quando i consumi possono ripartire. No, la strada è un’altra”.

Ma nessuno vuole la vostra fiducia. Ci facciamo la birra , con la vostra fiducia. Noi volevamo i soldi dal governo. Guardi i francesi: hanno prodotto automobili e ci hanno rimesso. Noi abbiamo prodotto solo interviste di Marchionne, e guardi dove siamo arrivati con un pochino di culo. Ma le sembra che adesso noi ci rimettiamo a fare automobili, coi rischi che si corrono?
Quale, dopo le promesse mancate di Fabbrica Italia?
“Ecco un’altra differenza tra Italia e America. Là quando cambiano le carte si cambia gioco, tutti d’accordo, qui avrei dovuto mantenere gli investimenti anche quando il mercato è sparito. No, la nostra strategia è uscire dal mass market, dove i clienti sono pochi, i concorrenti sono tanti, i margini sono bassi e il futuro è complicato”.

Ecco la differenza tra italia e america. Li’, se fai una promessa e non la mantieni, non si incazzano. Gli accordi sono carta straccia, se sei ricco puoi fare il cazzo che vuoi e se sei povero la prendi nel chiu’. I piani in USA si fanno solo per le interviste, nessuno segue i piani in USA. E poi per fare piani ci vogliono manager , non certo il primo italiano che passa per far credere agli Italiani che ci teniamo a loro. Spaghetti Meatballs, cazzo! Questo e’ il cibo del guerriero, lo diceva anche Julius Evola.
Uscire dal mercato tradizionale Fiat per andare dove?
“Nella fascia Premium, prodotti di alta qualità, con concorrenza ridotta, clienti più attenti, margini più larghi. In fondo abbiamo marchi fantastici e per definizione Premium, come l’Alfa Romeo e la Maserati. Perché non reinventarli?”.

Droga. Ci daremo alla droga. E grazie alla droga, ci illudiamo di produrre l’intera filiera del lusso su volumi cento volte piu’ grandi di oggi, usando la stessa catena di distribuzione, per portare marchi di cui nessuno sa un cazzo fuori dall’ Italia a negozi sconosciuti ai clienti che potrebbero comprarle. Perche’ no? Con la droga, puoi credere tutto.  E non mi parli di Supply Chain, che il suppli me se rinfaccia.

E perché non lo avete fatto?
“E lei, mi scusi, che ne sa? Sa della Maserati a Grugliasco, dove lavora gente in guanti bianchi a scegliere le rifiniture in pelle per andare sui mercati del mondo. Ma non sa che in capannoni-fantasma, mimetizzati in giro per l’Italia, squadre di uomini nostri stanno preparando i nuovi modelli Alfa Romeo che annunceremo ad aprile e cambieranno l’immagine del marchio, riportandolo all’eccellenza assoluta”.

Alabarda spaziale urbi et orbi! Pornovampiri in leasing! Ti pisciamo in testa, ti diciamo che c’e’ il sole, e ti vendiamo pure una crema abbronzante! E se non ci stai, abbiamo l’ Alfa Romeo Goldrake, che esce da sotto una fontana con Actarus che guida. Maglio perforante!

Allora perché non lo avete fatto prima?
“Mi servivano due cose: la capacità finanziaria, e oggi finalmente Chrysler come utili e come cassa mi copre le spalle, e un accesso al mercato mondiale. Oggi se mi presento con l’Alfa negli Usa ho una rete mia di 2.300 concessionari capaci di portare quelle auto dovunque in America, rispettandone il dna italiano”.

Ma come glielo devo dire, che abbiamo venduto 15 milioni di auto in piu’ e siamo ancora senza una lira? Certo, non mi chieda dove sono finiti tutti quei soldi. Non lo so. Davvero. Comunque siamo senza una lira, e non abbiamo piu’ un canale di distribuzione decente. Figuriamoci per vendere auto di lusso.

Dunque mi pare di capire che non venderà l’Alfa Romeo ai tedeschi, è così?
“Se la possono sognare. E credo che la sognino, infatti. L’Alfa è centrale nella nostra nuova strategia. Ma come la Jeep è venduta in tutto il mondo ma è americana fino al midollo, così il dna dell’Alfa dev’essere autenticamente tutto italiano, sempre, non potrà mai diventare americano. Basta anche coi motori Fiat nell’Alfa Romeo. Così come sarebbe stato un errore produrre il suv Maserati a Detroit: e infatti resterà a casa”.

Non abbiamo neanche una catena di distribuzione decente, li’ . Qualche expat ha aperto un concessionario, ma vendiamo solo ad altri expat. Del resto, chi comprerebbe un’auto che costa come una BMW e si rompe come una trabant? Ci hanno trattati di merda e umiliati quando hanno venduto Opel ad un bordello austrosovietico piuttosto che a noi, ma devo dire che il tempo e’ galantuomo, e riusciremo a far pensare a tutti che avessero ragione loro.E’ difficile, lo so, ma questo e’ il nostro periodo fortunato, ce la faremo.

E cosa sarà degli altri marchi?
“Fiat andrà nella parte alta del mass market, con le famiglie Panda e Cinquecento, e uscirà dal segmento basso e intermedio. Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea Y. Come vede la vera scommessa è utilizzare tutta la rete industriale per produrre il nuovo sviluppo dell’Alfa, rilanciandola come eccellenza italiana”.

Fiat vendera’ auto a fighette single vegane e pensionati col minimo, se opel, toyota e Smart ce lo permetteranno. Le altre auto, insomma, le Lancia le conoscono solo in Italia… per il resto, cercheremo di convincere la gente che Alfa sia un marchio sportivo, tipo mustang. Gli americani credono davvero a tutto, credono.

Lei parla di modelli, parliamo di lavoro. Questa strategia come si calerà negli impianti che oggi sono fermi, o girano con la cassa integrazione, aumentando l’incertezza italiana nel futuro?
“Senza una rete di vendita nei mercati che tirano, far la Maserati ad esempio non servirebbe a nulla. Adesso Chrysler ci ha completato gran parte del puzzle, soprattutto nell’area cruciale Usa-Canada-Messico, dove oggi possiamo entrare con gli stivali mentre ieri dovevamo presentarci con le scarpe da ballerina”.

Insomma, in Italia nemmeno i concessionari vogliono piu’ vendere le nostre auto. Come cazzo facciamo a vendere se ci ridono in faccia anche con le Maserati? In USA i concessionari non ci conoscono ancora, il ritardino a pagare ci sta, la figura di merda col cliente la sanno ancora gestire. Insomma, in nordamerica Cicciolina ha ancora tre anni di garanzia.

Non è che nell’acquisto Chrysler c’è per caso una clausola di protezione dell’occupazione e della produzione americana?
“Neanche per sogno, sarebbe una cosa tipicamente italiana, che là non è venuta in mente a nessuno”.

Faccia un giro a Detroit. Sembra Scampia dopo un bombardamento. Ma le sembra? Noi miriamo sempre al disastro sociale massimo.

Parliamo allora delle fabbriche italiane. Quando e come ripartiranno?
“Ecco il quadro. Nel polo Mirafiori-Grugliasco si faranno le Maserati, compreso un nuovo suv e qualcos’altro che non le dico. A Melfi la 500 X e la piccola Jeep, a Pomigliano la Panda e forse una seconda vettura. Rimane Cassino, che strutturalmente e per capacità produttiva è lo stabilimento più adatto al rilancio Alfa Romeo. Mi impegno: quando il piano sarà a regime la rete industriale italiana sarà piena, naturalmente mercato permettendo”.

Faremo qualcosa che somiglia a quello che facciamo gia’, piu’ Alabarda Spaziale, piu’ macchine che ci divertiamo a scarrozzare per l’atlantico per venderle in USA. E mi avanza anche un colosseo usato, se le va. Faccio il tre per due, se mi crede. Mi crede?

Sta dicendo che finirà la cassa integrazione eterna per i lavoratori Fiat?
“Sì, dico che col tempo – se non crolla un’altra volta il mercato – rientreranno tutti”.

Prima o poi andranno pure in pensione, porca troia.

Scommettendo sull’Alfa e sulle auto Premium lei scommette sul dna italiano dell’auto: ma ha ancora corso nel mondo, con la crisi del nostro Paese?
“La capacità italiana di produrre sostanza e qualità, di inventare, di costruire è enormemente più apprezzata all’estero che da noi. Il carattere dell’automobile italiana esiste, eccome. Tutto ciò è una ricchezza da cui ripartire. Noi siamo pronti. Ma se continuiamo a martellarci i piedi, invece di puntare al meglio, finirà anche questa storia”.

Fettuccini alfredo, Spaghetti Meatballs, Pizza Salami e Spaghetti Bolognese. Mica seghe. Credeteci davvero: basta adularvi, e vi bevete ogni cosa. Vi credete  tutti dei geni incompresi solo per essere italiani, dei Leonardo da Vinci in pectore, se solo decideste di scatenare la panterona che avete nei pantaloni, che tutto il mondo vi invidia. Pioggia di lasagne! Missile alla carbonara!

Ma cos’è il meglio, in un Paese che perdendo il lavoro sta perdendo anche la coscienza delle sue potenzialità, dei doveri e dei diritti?
“È aprirsi al mondo, trovarsi spazio nel mondo, non chiudersi in casa, soprattutto quando intorno c’è tempesta. Fiat ci prova. Ho scritto ai miei che possiamo concorrere a dare forma e significato alla società del futuro. Anche per me arriverà il giorno di lasciare. Ma intanto, dieci anni dopo, è una bella partita”.

Insomma, io il posto fisso l’ho trovato. Fatevi furbi anche voi.
Uriel
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