Facebook, WhatsApp, Telegram & altro.

Sta tenendo banco la discussione riguardante l’ Acquisto di WhatsApp  da parte di Facebook, e si raccontano di storie circa l’ outage che ha colpito la piattaforma di messaging subito dopo. Altrettanto, sembra che alcuni altri servizi, nei giorni successivi, abbiano avuto problemi a reggere il picco di nuovi iscritti, picco che ha seguito l’acquisto. Cosa ne penso?

In realta’, tutto fa parte dello stesso quadro: molti sospettano che Facebook si stia “sgonfiando”, ma nessuno – o quasi – ha il coraggio di dirlo. E’ in generale il destino di tutte le startup che diventano grandi E POI si quotano in borsa. Ad un certo punto gli investitori vogliono vederci chiaro, e chiedono di avere visibilita’ della penetrazione del mercato. E qui iniziano i problemi.

In un database che tiene tutto, quanti sono gli utenti? Quelli che si collegano da un mese? Quelli che si collegano di continuo? Ci sono diverse opinioni a riguardo, e Facebook spiega di contare solo gli utenti “attivi”, spiegando cosa siano, ma il punto e’ : quanti sono davvero dei soggetti di campagne pubblicitarie?

Occorre capire una cosa: Facebook vive di pubblicita’. Questo dubbio e’ sufficiente alle agenzie di rating per capire come considerare il futuro della societa’. Di conseguenza, Facebook ha due scelte a riguardo: essere ambigua a riguardo, ponendo dei KPI facilistici, oppure cercare di dire il vero.

Il punto e’ che la clientela giovane sta lasciando la piattaforma. Ci sono tanti altri posti meno impegnativi per i ragazzini, da Ask.fm ad altri media, twitter compreso. In piu’ ci sono le mode locali.

Insomma, anche se si fatica a leggerlo tra i KPI di Facebook, la clientela giovane, quella piu’ ricettiva alla pubblicita’ ed ai giochini tipo FarmVille, sta lentamente lasciando Facebook.

A quel punto, visto il fallimento palese del Facebook Messanger, col quale F! voleva prendere il controllo di un mercato ormai quasi maturo (almeno nel segmento gratuito), Facebook ha cercato di comprare qualcuno che gli portasse in casa MOLTI utenti.

Sia chiaro che i tentativi di F! di entrare nel segmento iniziano gia’ da prima, con l’ Intesa con Microsoft + Skype. Sempre falliti.

Comprando WhatsApp Facebook credeva di essere diventato un leader, invece oggi si trova di fronte ad un messaggio terrificante.

Un esodo di utenti, che FUGGONO solo perche’ c’e’ di mezzo Facebook.

Tutto questo fa parte dello STESSO quadro: Facebook sta perdendo presa su precise fasce di mercato. Cerca di riprendersele, e … esse FUGGONO!

Ora, per un’azienda che vive di pubblicita’, il messaggio e’ catastrofico.

http://techcrunch.com/2014/02/21/bye-bye-whatsapp-germans-switch-to-threema-for-privacy-reasons/

ok, diciamo pure che i tedeschi siano dei fissati con la privacy. Tuttavia, adesso vorrei vedere l’ufficio commerciale di Facebook a vendere spazi pubblicitari, dopo che e’ CHIARO come il solo nome “Facebook” sia un “minus”, sia un handicap, faccia letteralmente SCAPPARE i clienti.

Poi succede questo:

https://twitter.com/telegram/status/437335049923727360
https://twitter.com/telegram/status/437313902058426368   (1)

e cosi’ inizia ad essere chiaro un concetto: il nome “Facebook” produce la fuga a gambe levate di MILIONI di persone.

Questo e’ il concetto: Facebook vive di pubblicita’. Deve convincere il cliente che mettere la propria azienda su Facebook e’ un “plus”, e’ qualcosa che piace, che attira, che aumenta il buon nome dell’azienda.

Ma , con questa mossa, e’ chiarissima invece una cosa: il nome “Facebook” produce la FUGA degli utenti.

Non e’ che se ne siano andati lentamente perche’ il servizio faceva schifo. Non se ne sono andati alla chetichella, magari perche’ un altro concorrente cresce. Nono: il momento di inizio del disastro e’ ESATTAMENTE l’annuncio dell’acquisizione di What’sapp.

Ora, sono diversi giorni che , a quanto dicono, in Telegram hanno 100TPS solo per le iscrizioni. 100TPS sembra un numero piccolo, ma fa qualcosa come 8640000 al giorno. Forse si nota poco su scala mondiale, ma su scala nazionale , in una nazione europea, significa aver perso 20,30% del mercato in pochi giorni.

Ma il punto non e’ la perdita di clienti, ripeto. I clienti si possono ritrovare. Il servizio puo’ migliorare. I concorrenti si possono eguagliare ed anche battere.

Il punto e’ il brand. Che in pubblicita’ e’ TUTTO.

Come fate a vendere pubblicita’ per un giornale di cui sapete soltanto che la prima volta che e’ arrivato in edicola hanno evacuato la piazza pur di non avere a che fare con lui?

Il problema cioe’ non e’ COSA sia successo. Ok, qualche decina di milioni di clienti persi. Il problema e’ il COME e’ successo: sono scappati appena hanno sentito il nome “Facebook”. Facebook, cioe’, e’ un nome che fa scappare la gente.

La cosa piu’ TERRIBILE che possa succedere a chi lavora in pubblicita’.

Gli impatti sono imprevedibili. Pensate ai webmaster tedeschi: sinora hanno messo la F! ovunque, in bella vista nel sito, a dire “ehi, ci siamo!”. Il quadratino blu con la F ci DEVE essere, se vuoi che il tuo sito sia credibile nel 2014. Oggi, a chi legge sui giornali della fuga da FAcebook, al CEO di un’Azienda tedesca che si sente dire che quella F fa FUGGIRE i suoi potenziali clienti a MILIONI  che cosa deve venire in mente?

Deve venire in mente di chiamare il webmaster e farsi togliere la F! , o di farla mettere un pochino in disparte. Che cosa faranno? Nella media piazzeranno una sfilza di 6,7 social network , in modo che F!, che prima campeggiava da solo on con Twitter, diventi “uno dei tanti”. Sic transit gloria mundi.

Fa bene, il CEO? Beh, si. Se io leggessi che milioni e milioni di utenti che prima usavano un servizio – ed erano soddisfatti del servizio, se ci stavano – migrano improvvisamente solo perche’ arriva il nome “Facebook”, anche io ci penserei sopra prima di associare la MIA azienda al nome Facebook.

Cioe’, se basta associare WhatsApp a Facebook per farne fuggire i clienti a gambe levate, si chiede il CEO, perche’ non potrebbe succedere alla MIA, di azienda? Dategli torto, se ci riuscite.

Questo va inserito in un quadro piu’ generale. Se l’ immagine di Facebook e’ cosi’ terribile da far fuggire milioni e milioni di utenti solo associandosi ad un altro nome, possiamo in qualche modo immaginare che la fuga che vediamo da WhatsApp sia una copia, in maniera brutale, di una fuga da Facebook stessa. Voglio dire, se sei un utente felice di Facebook non fuggi da WhatsApp perche’ la compra Facebook.

E’ difficile immaginare che quelli che stanno fuggendo da WhatsApp siano FELICI utenti di Facebook.

Quindi, possiamo pensare al problema di fuga da WhatsApp e al quadro generale che ha portato Facebook a comprarla come ad un unico fenomeno: Facebook ha un grosso problema di immagine.

Ora, che cos’ha che non va Facebook? Ok, Zuckerberg non e’ Bill Gates che va in giro a fare beneficenza in Africa, ma neanche ha  mangiato bambini con le olive e l’origano. (ftftftftfft) (cit.) .  Che cosa succede?

Possiamo essere abbastanza sicuri che quello che sta accadendo osservando i lavori preparatori dell’http://www.intgovforum.org , l’ente che per conto di ONU cerca di dare una governance meno americanocentrica ad Internet. Se andiamo a cercare in giro, scopriamo che le proposte fatte per il prossimo forum in Brasile saranno anche molto piu’ spinte di quelle che avevo immaginato io quando pensavo ad uno splitting.

C’e’ chi dice “crediamo reti di stato e gestiamo il traffico mediante accordi internazionali”, c’e’ chi dice “vietiamo il traffico per gli USA” , e insomma, alla fine io immaginando uno splitting ero stato addirittura ottimista.

Il tema della privacy e’ stato vastamente sottovalutato dagli USA. Gli americani vedono la privacy come un prezzo tutto sommato piccolo in cambio dei servizi che ricevono, per una ragione molto semplice: non hanno mai sperimentato le grandi dittature del novecento.Ovviamente, i popoli che ne sono usciti per ultimi – est europa e germania est , cosi’ come alcune nazioni balcaniche – sono molto piu’ sensibili al problema, ma che in Europa ci sia una maggiore sensibilita’ verso il discorso privacy e’ chiarissimo.

Questo pero’ non viene percepito dagli americani: per gli americani, le cose stanno come si fanno in USA; e se qualcun altro la pensa diversamente, allora bisognera’ spiegargli come si fa in USA e fargli capire che e’ giusto cosi’. Il guaio e’ che non funziona, e non ha mai funzionato.

Facebook sta pagando, nel modo piu’ terribile, il prezzo dell’operato di NSA. Lo ha pagato in un progressivo calo di utenti , cui ha cercato di rimediare comprando WhatsApp, ottenendo un catastrofico boomerang, ovvero il messaggio CHIARO “il nome Facebook fa scappare la gente”.

In qualche modo, in Facebook sono coscienti della cosa, se la prima cosa che Facebook ha annunciato e’ stata che “la privacy di WhatsApp” non cambia. E allora viene da chiedersi se la stessa fuga non succederebbe se fosse Google, o se fosse Twitter a comprare un servizio: essendo tutti coinvolti nell’affaire NSA, che succederebbe?

Si tratta dell’esito di una sottovalutazione che ha radici culturali. Sino a quando era chiaro che alcuni OTT fossero antipatici a molti europei, non era un problema: esso non minava il core business di Facebook.

Ma se il messaggio scala, e diventa “solo a vedere Facebook la gente scappa via”, il core business di Facebook adesso e’ in pericolo, perche’ farsi pubblicita’ su Facebook adesso rischia di essere visto come controproducente: gli utenti fuggono solo al nome e’ l’ ESATTO CONTRARIO del concetto di “PUBBLICITA'”.

Questo adesso e’ un vero problema commerciale, ed e’ una prima evidenza che l’affare NSA ha causato danni alle aziende USA.

Non so quanto Facebook possa citare per danni NSA, ma il punto e’ che adesso non possono piu’ negarlo: la vicenda dello spionaggio su internet STA causando danni di portata catastrofica alle aziende americane. Parliamo di aziende che VIVONO di pubblicita’ che oggi sono diventate “nomi che fanno scappare la gente”.

Si mormora da tempo, nell’ambiente, che un “BIG” dell’ IT americano abbia in programma di spostarsi in Europa. Non si sa quale, e non credo sara’ Facebook, che in Europa fa business, ma non cosi’ tanto da poter perdere il mercato USA.  Si tratta di rumors, legati anche ad una serie di acquisizioni nel mondo del Data Center.

Ma se qualche CDA in questo momento sta sperimentando la lotta tra i sostenitori del “restiamo” e quelli dell'”andiamo in Europa”, beh, questa cosa fara’ pendere la lancetta dal lato europeo.

Quindi, adesso le lancette dell’apocalisse sono molto piu’ vicine a mezzanotte. Non si sa bene quanto possa far danni per Facebook il boomerang sperimentato con WhatsApp, cioe’ diventare “il brand che fa scappare gli utenti” su ogni prima pagina di giornale, ma di certo non e’ qualcosa che rimarra’ impunita.

Prima o poi, e’ solo questione di tempo, qualche azienda che vive di pubblicita’, in crisi, tentera’ il rilancio muovendosi in Europa e cercando il riscatto sul tema della privacy.

E’ solo questione di tempo.

Uriel
(1) Questo porta , btw, ad una legittima domanda: il crash di Whatsapp puo’ essere stato provocato da un eccessivo ritmo di CANCELLAZIONI di account?
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Un pensiero su “Facebook, WhatsApp, Telegram & altro.

  1. Si mormora da tempo, nell’ambiente, che un “BIG” dell’ IT americano abbia in programma di spostarsi in Europa. Non si sa quale, e non credo sara’ Facebook, che in Europa fa business, ma non cosi’ tanto da poter perdere il mercato USA. Si tratta di rumors, legati anche ad una serie di acquisizioni nel mondo del Data Center.

    E’ poi successo qualcosa, alla fine?

    Mi piace

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