Inversione, un post H+

Di Uriel Fanelli, 08 marzo 2014

Circa due anni fa (L’era del sorpasso, un post H+ ndr: collegamento corretto )  parlai di un fenomeno, che definii “inversione”, ovvero il fenomeno per il quale i robot sono piu’ economici di molta manodopera umana, e in questi giorni ho letto, anche sulla stampa italiana, degli articoli come questo: http://www.lastampa.it/2014/03/05/societa/la-carica-dei-robot-a-rischio-il-dei-posti-di-lavoro-americani-IseOhW3sqte6lwfHRvffpL/pagina.html

Bene. Come vedete, siamo nel 2014, e l’inversione e’ iniziata. Adesso ci sono tutti i futurologi che scrivono articoli come questo: http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2013/02/04/se-i-robot-ci-rubano-il-lavoro/ , attribuendo al futuro qualcosa che sta gia’ avvenendo. I grandi centri logistici sono gia’ robotizzati, e la robotica avanza quasi ovunque.

Contrariamente a quanto si pensava, pero’, i robot possono prendere il posto di moltissime persone che prima non se lo aspettavano.

Anni fa, quando parlavate di robot, i manager gongolavano: ecco, finalmente ci libereremo dei sindacati. Gongolavano i cosiddetti colletti bianchi, che dicevano “ehi, e’ finita l’era delle tute blu”. Il guaio e’ che le cose non stanno andando esattamente cosi’.

A rovinare tutto e’ stato un mondo, del cosiddetto “big data”. L’idea era che un robot, di per se’, non potesse prendere decisioni “complesse” in quanto non avrebbe mai potuto tenere in considerazione OGNI dato, ma specialmente, il problema era la definizione di complessita’.

Prendiamo per esempio un “drone”. Avrete notato come tutti siano droni volanti. Il che ci lascia perplessi, vero? In passato, camminare potevano farlo tutti. Nuotare alcuni. Volare era il sogno. Non occorre una patente per camminare, mentre volare era una cosa da pochi. Anche oggi, per guidare un’auto non ci vuole nulla, mentre per volare occorre un pilota, e non sono mica seghe. Volare e’ “difficile”.

Al contrario, i droni che volano sono un pochino ovunque ormai, mentre i droni che camminano o girano su ruote con la stessa autonomia sono un pochino delle cose sperimentali. Cosa significa? Significa che , anche intellettualmente, volare e’ MENO complesso di camminare. E quindi costruire una macchina che cammini su qualsiasi terreno e’ piu’ difficile che costruirne una che vola con in condizioni metereologiche diverse.

E’ esistita, cioe’, una sopravvalutazione riguardante la complessita’ del volo come funzione: siccome il volo e’ stato il trasporto piu’ moderno, quello che ha richiesto maggiori conoscenza della fisica, allora lo si e’ classificato tra le attivita’ intellettualmente piu’ difficili da svolgere, pensando che un pilota sia piu’ qualificato di un pedone. Il che e’ vero se osserviamo la necessita’ di addestramento , diciamo “specialistico”, ma ancora una volta: il compito di camminare, quando si tenta di realizzarlo, e’ di gran lunga piu’ difficile rispetto quello di volare.

Abbiamo quindi DUE sopravvalutazioni:

  1. Che gli impieghi piu’ moderni, che richiedono piu’ tecnologia e quindi sono piu’ recenti, siano per questo piu’ difficili da automatizzare. Chi fa contabilita’ di fronte ad un computer si crede piu’ difficile da rimpiazzare di chi ripara le biciclette, l’imprenditore si crede piu’ difficile da rimpiazzare rispetto ai suoi stessi dipendenti.
  2. Che gli impieghi che oggi richiedono maggiore istruzione scolastica siano piu’ complessi da rimpiazzare rispetto a quelli che ne richiedono meno, e specialmente che gli impieghi che richiedono istruzione umanistica siano piu’ difficili da rimpiazzare degli altri. Si ritiene che la macchina sia superiore solo negli impieghi ripetitivi, e che non sappia prendere decisioni.

come successe col volo, la cosa non e’ cosi’ scontata. Se prendiamo i piccoli imprenditori, osserviamo che essi appartengono al ceto medio. E osserviamo che la modernizzazione ha letteralmente falcidiato il ceto medio.

Le ragioni sono due:

  1. Per usare un robot occorre un tecnico ancora piu’ specializzato. Quando i robot vengono impiegati in produzione, il vero problema diventa la supervisione e l’interazione con loro. Il risultato e’ che il robot diventa qualcosa come uno strumento estremamente sofisticato.
  2. Le funzioni del management sono molto piu’ ripetitive di quelle di un operaio in catena di montaggio. Sebbene i manager amino atteggiarsi a grandi capitani di navi in tempesta, la stragrande maggioranza di loro ha piu’ o meno la funzione di un pilota automatico.

se mi trovate un manager che non passi almeno 0.5 FTE a fare reporting, probabilmente avrete in mente si e no due o tre CEO. Ora, 0.5 FTE a fare reporting significa, di fatto, che un software come Splunk sta per prendere il loro posto. Il posto DELLA META’ di loro, o lo ha gia’ fatto.

L’altra funzione di molti “manager” consiste nel fare demand management, cioe’ nel negoziare quello che il proprio dipartimento debba o non debba fare. Il che significa che un software come Jira/Remedy/Action sta per prendere il loro posto, o lo ha gia’ fatto. Se pensate che il vostro manager faccia demand management, diciamo per 0.3 FTE, abbiamo gia’ un altro 30% di manager che salteranno dal proprio posto.

Nel momento in cui abbiamo licenziato 4 manager su 5, di fatto non sembra che la “robotica” ed in generale l’innovazione , sia qualcosa che spinge nel baratro solo le classi lavoratrici: attualmente, la classe falcidiata dall’innovazione non e’ la working class, ma la classe MEDIA.

La working class risente del calo dei consumi di una middle class devastata, ma non e’ l’innovazione ad ucciderli direttamente: l’innovazione degli scorsi anni ha colpito il ceto medio, e il crollo dei consumi poi distrugge la working class facendo calare la produzione. (oltre, ovviamente, ad una crisi finanziaria , o piu’ di una).

Non credo che un rapporto di McKinsey sia luddista, onestamente, quindi penso che la suggestione luddista venga essenzialmente da chi scrive l’articolo. Il quale, forse, teme di perdere il lavoro. Perche’ dovete chiedervi una cosa: come mai sino a quando si mandano i lavori in outsourcing dagli schiavi negri cinesi allora va bene, e quando i robot tolgono lavoro in USA va male?

La risposta e’ in quello che ho detto sopra: stavolta la classe colpita e’ quella dei manager. Il manager passa 0.5 FTE a fare reporting. Se io metto , che so, uno Splunk in azienda, il reporting non richiede piu’ tutto quel tempo. E il numero di manager si assottiglia.

Se leggete articoli preoccupati sui giornali, per la storia che i robot tolgono lavoro, non e’ perche’ qualcuno si preoccupa dei lavoro della working class: gli stessi giornali hanno chiamato “competitivita’” l’outsourcing in Cina. Se sono preoccupati e’ perche’ stavolta ad essere in pericolo sono i LORO lavori; quelli dei manager e dei finanzieri – che poi possiedono i giornali.

Andiamo all’ultimo punto. Il rapporto citato viene da McKinsey. Una specie di santuario della consulenza. Ora, al consulente , a noi consulenti, non viene solo chiesto di valutare i rischi. Quello puo’ farlo chiunque sia un ottimo ingegnere, ma il lavoro del consulente e’ diverso. Non e’ superiore o inferiore, ma a differenza della semplice individuazione del rischio – che spesso si affida ad un tecnico specifico – occorre anche individuare le opportunita’ collegate al rischio. La semplice individuazione del rischio ha un valore tecnico per via del design e della individuazione delle contromisure o delle misure per l’attenuazione. Ma al consulente si chiedono opportunita’.

Il fatto che il rapporto sia di McKinsey mi fa pensare che  lo abbiano fatto, perche’ non sono cosi’ specificatamente tecnici da essere l’azienda a cui si chiede solo la stima dei rischi. Ci sono altre aziende per questo. Se tirate in ballo Roland Berger o McKinsey e’ perche’ vi serve capire le opportunita’. Altrimenti non pagate un consulente, ma date gli stessi soldi ad un ingegnere o ad un tecnico.

Allora, proviamo ad immaginare la cosa che i giornalisti NON hanno riportato, del rapporto di McKinsey. Non credo che, visto il valore, lo si trovi pubblicato nella sua versione completa, probabilmente si trova una versione pubblica.

Andiamo quindi a pensare come consulenti.

Dunque, di cosa stiamo parlando? Di robot. (anche una stampante 3D, per dire, e’ un robot).

Costruire robot e’, innanzitutto, industria.

E’ industria leggera o pesante?

Se pensiamo ad un robot come una stampante 3D, si trattera’ di industria “leggera”. Se pensiamo a robot che lavorano in una cava di marmo, o ad un robot pesante, diciamo, quando una motocicletta, allora siamo nel campo dell’industria “pesante”.

Che normalmente chiamiamo “pesante” se volete uscire dall’ambiguita’ della definizione. Diciamo pure che arbitrariamente chiamiamo una stampante 3D come “leggera” e una grossa fresatrice numerica la definiamo “pesante”.

Allora, stiamo parlando di una nascente industria pesante, e di una nascente industria leggera.

Quante di queste macchine vende? Abbastanza da sostituire il 47% della forza lavoro USA. Stiamo parlando quindi di  http://www.wolframalpha.com/input/?i=usa+employment&lk=4 .

Le nostre macchine quindi devono essere prodotte in circa 60 MILIONI di pezzi.

Se li confrontiamo con http://www.wolframalpha.com/input/?i=USA+car+number , e consideriamo che  la produzione di automobili funziona cosi’, http://www.wolframalpha.com/input/?i=USA+car+manufacturing , stiamo parlando allora di una NUOVA INDUSTRIA PESANTE.

E’ vero che toglie 47 milioni di posti di lavoro alle altre industrie, ma quanti posti di lavoro richiede?

Stiamo parlando , se vogliamo introdurla in OGNI azienda per realizzare appieno la “profezia”, di un’industria che:

  • Robotizza OGNI macchina ed ogni strumento “pesante” usato per la produzione.
  • Trasforma OGNI industria in un sistema robotizzato.
  • Produce quindi robot e sistemi IT in varieta’ e quantita’ adeguate per ogni lavoro.

Ora, il primo requisito lo abbiamo gia’ , di massima, esaminato. tale industria, se fosse una sola, diciamo la Asimov INC, avrebbe la cubatura di una General Motors dei tempi migliori.  Mica male, per togliere posti di lavoro.

Il secondo requisito e’ ancora piu’ enorme. Il robot svolge , appunto, una funzione. Per intenderci sulla differenza, la funzione e’ un sottoinsieme del processo che e’ contenuto in se’ stesso, cioe’ che non ha bisogno di assegnare azioni ad altri.

In pratica, in una catena di montaggio, ogni singolo operaio della cantena svolge una funzione; la catena completa (che sforna, che so, il motore di una moto) svolge un processo.

Reingegnerizzare in questi termini OGNI lavoro produttivo implica una quantita’ enorme di IT, di consulenza, di varieta’ nel software. Se volete mettere un robot dentro il negozio di un fornaio vi serve una definizione chiara delle fasi, di QA per ogni fase, una serie di controllori di QA per fase, una definizione di messa in sicurezza e di igiene del robot stesso (nel caso del fornaio) , con dei cicli di manutenzione, e tutto quanto.

Insomma, e’ un lavoraccio lungo e molto complesso. Se qualcuno si illude di robotizzarsi solo comprando un robot androide e poi mettendolo in una catena di montaggio per umani, gli sfugge completamente cosa sia la robotica moderna.

C’e’ poi la questione dei sistemi IT che controllano il processo. Quanti Use-Case abbiamo? Uhm. Abbiamo detto che vogliamo robotizzare TUTTO onde risparmiare 47 milioni di dipendenti. Quindi, di quanti Use-Case abbiamo bisogno?

Ehm.

Tutti.

Il software di controllo di questi singoli robot, e di processo per una catena completamente robotizzata, deve coprire TUTTI gli use-case dell’industria. Deve tenere conto di guasti, rotture, cicli di manutenzione, ricambi, e di tutto il PERSONALE che serve. Nessuno lasciera’ mai un robot a fare manutenzione sui robot. Per una ragione semplice: se si guasta il robot che fa manutenzione, rompe tutti i robot che deve invece riparare o testare.

Stiamo parlando di una produzione di software mai vista prima. Non parliamo di una suite di Office, con una decina di programmi per gli usi dell’ office automation. Stiamo parlando di software che gestiscono le macchine che prendono le calze da donna, le piegano, e le imbustano (1), per capire di quanti use-case stiamo parlando: “se una cosa esiste, qualcuno l’ha fatta. Se qualcuno l’ha fatta e dovete metterci un robot, dovrete scrivere il suo software”. Insomma, se le calze stanno in una busta, qualcuno ha scritto un software per imbustare calze.

Quando parliamo di robot industriali, cioe’, non stiamo parlando delle macchine di Apple, che fanno uno use-case per l’ IT, il tipico assemblaggio. Stiamo parlando di cambiare TUTTE le industrie del mondo. Significa, in breve, un’industria pesante di ALMENO un ordine di grandezza piu’ grande rispetto all’industria dell’auto.

Ecco che cominciamo a immaginare un attimo cosa siano le opportunita’ contenute nel rapporto. Chi ha commissionato il rapporto non voleva sentirsi dire “manderai a casa il 47% dei dipendenti”, non ha nessun valore.

Voleva sentirsi dire “venderai robot come se piovessero”, perche’ questa e’ un’opportunita’: produrre robot e’ il business del futuro.

Non per nulla Google sta investendo come investe: capite che ora tutto ha senso? McKinsey fa un rapporto in cui dice si’ che i robot prenderanno il posto del 47% dei lavoratori, ma poi ci mette le opportunita’, ovvero: chi produce Robot sara’ il prossimo BMW, il prossimo WolkSwagen, il prossimo Renault, Fiat, IBM, e cosi’ via.

Questa e’ l’opportunita’ che sta dietro al rischio. E, se dietro al rischio si mette l’ opportunita’, allora il rapporto di McKinsey ha VALORE, e quindi viene pagato tutti i milioni che e’ costato. E se e’ fatto bene, succede che Google lo legge, e inizia a comprare aziende che fanno robot. Ecco che tutto torna.

Ma allora mi direte: si, certo, perdiamo il 47% dei posti, poi alcuni li mettiamo a fare robot, e nell’indotto di questa industria poi… li recuperiamo tutti? Anche questa industria, dopotutto, sara’ robotizzata. Esiste allora il caso di robot che non tolgano alcun lavoro, ma lo diano e basta, con un bilancio positivo?

Andiamo all’industria leggera. Prendiamo il robot che taglia l’erba al mio giardino. E’ un cassoncino a tre ruote con dei sensori di urto , che prende le misure al giardino e poi passa il tempo a tagliare l’erba. Di per se’ si potrebbe dire che abbia preso il posto di un giardiniere, ma non e’ vero: non ho mai chiamato un giardiniere per tagliare l’erba.

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In questo caso specifico, siamo nella situazione in cui non ho tolto lavoro a nessuno. Pero’ ne ho dato. Qualcuno l’ha costruito, ha pagato ingegneri, qualcuno lo ha venduto, qualcuno ci fa manutenzione, produce pezzi di ricambio, eccetera.

Se andiamo sull’industria leggera, rientrano nella categoria dei robot tutti i robot personali. Anche in questo caso, una lavastoviglie e’ un robot, per esempio. Non e’ un androide, ma e’ un robot. http://en.wikipedia.org/wiki/Robot

Un tempo le lavastoviglie erano delle macchine semplici, ma quelle moderne reagiscono a quanto succede all’interno, tipo alla sporcizia dell’acqua o alla durezza, e questo fa si’ che siano “autonome” nel fare delle scelte. In questo senso, sono robot.

Anche nel caso della lavatrice asciugatrice, che asciuga “sinche’ e’ asciutto”, prendendo o meno  in autonomia la decisione di continuare o meno a seconda dell’umita’  , e’ diventata un robot a tutti gli effetti.

Non e’ un androide, nel senso che non ha forma umana, e non ha braccia meccaniche (non servono), ma essendo una macchina che prende decisioni su come raggiungere un obiettivo, e’ un robot a tutti gli effetti.

Del resto, anche il roomba  , il robot che pulisce i pavimenti, e’ un robot:

roombapur senza avere forme umane e con una reattivita’ che non definirei nemmeno “autonoma”.

In tutti i casi di robot leggeri, o ad uso domestico, la robotica non TOGLIE lavoro, se non a voi stessi. Quando sia economicamente neutro il fatto che io vada in giro in bicicletta anziche’ tagliare il prato e’ oggetto di analisi, dal momento che il tempo libero e’ uno dei motori piu’ forti dell’economia (2), ma il punto e’ che abbiamo due generi di industria robotica:

  1. Quella “pesante”, che per ottenere i numeri menzionati (sostituire il 47% delle FTE in USA) , richiede agglomerati produttivi analoghi all’industria pesante automobilistica, capace di produrre robot per OGNI campo ed OGNI Use-Case  di OGNI manufattura.
  2. Quella leggera, che si occupa di macchine personali, che NON toglie lavoro, ha un bilancio positivo, e libera il tempo alle persone.

Allora, voi mi chiedete: come mai i giornali ne parlano con tono allarmistico?

Non crediate che De Benedetti sia allarmato perche’ dovra’ licenziare gli operai: quando si trattava degli operai, con le delocalizzazioni in India e Cina, i giornali erano quasi entusiasti. Il problema sapete qual’e’?

Il problema e’ che adesso la robotizzazione delle funzioni sta colpendo LORO.

  • In finanza, gli agenti artificiali stanno sostituendo i broker e gli operatori. Disoccupati come se piovessero.
  • Il lavoro dei manager, che era reportistica al 50%, ovviamente soffre del “big data” che sta dimezzando letteralmente il loro lavoro. Il CEO e’ ancora li’, ma se prima aveva otto persone -sempre manager – come prime linee, adesso ne bastano 4.
  • Sta nascendo una nuova industria , un nuovo tipo di manufattura, che probabilmente mandera’ a casa molte vecchie industrie, e i nuovi concorrenti robotizzati non saranno semplici da fermare agendo sulle obsolete leggi sul lavoro o alleandosi concertando coi sindacati per impedire alle PMI di crescere.

in definitiva, il cinese sottopagato andava bene, mentre il robot no.

Perche’? Perche’ la robotica e l’innovazione stanno creando nuovi tipi di lavoratore, ma stanno mandando a casa manager e finanzieri.

E adesso, allora, improvvisamente la perdita di posti e’ diventata un problema.

Ma guarda che strano.

Uriel

(1) Non e’ un’esempio a caso, uno dei leader del settore e’ stato mio cliente quando lavoravo in Italia: http://www.cortese.it   Lo cito perche’ , sebbene sia un Use-Case “di nicchia”, se volete che i collant siano in una busta, deve esserci un robot che lo fa. Ed un software che lo controlla. Forse i loro robot non hanno l’aspetto che credevate, non sono androidi, ma vi spiega come mai io parli di “industria pesante”.

(2) Mi fanno ridere quelli che credono di aiutare l’economia passando piu’ tempo al lavoro.  In realta’ stanno facendo danni.

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