Internet bene tangibile

Vedo che fa notizia la decisione di Putin di intercettare e bloccare Gmail, Skype ed altri sul territorio russo a meno che non acconsentano a mettere i server sul territorio russo. Di per se’ e’ una notizia che fa strillare i farlocchi, ma era assolutamente chiaro che sarebbe successo, ed e’ successo per una ragione, ovvero per la vicenda di PRISM.

Il primo problema nella comprensione che le masse hanno di internet e’ che non se ne percepisce l’infrastruttura, se non nell’ultimo miglio. Tutto quello che il normale cittadino sa e’ che tutto dipende dal filo che gli portano a casa, e se parliamo di internet mobile , che dipende dal tipo di cellulare, e al massimo dalla “copertura”, qualcosa come il filo che ti arriva a casa.
Ora, se ci mettiamo nei panni di questo cittadino, e consideriamo che viene bombardato da parole come “Cloud”, capiamo bene perche’ durante i temporali gli helpdesk vengono bombardati di chiamate di persone che sono preoccupate per i loro dati “nel cloud”: credono davvero che tutto avvenga in aria, nel vuoto.
Il guaio e’ che si tratta di infrastrutture, costruite e mantenute da qualcuno, pero’ sono considerate come se fossero dei beni intangibili, come l’aria o il cielo. Quindi, chi “blocca internet” viene percepito come qualcuno che ferma l’inevitabile, l’ineluttabile, insomma,   ” internet c’e’  “,  e se lo blocchi sei un malvagio.
Il guaioancora piu’ grande  e’ che le cose non stanno esattamente cosi’. Internet e’ diventato un bene tangibilissimo, nel momento in cui Snowden ha iniziato a fare rivelazioni. Ma specialmente quando Sua Incompetenza il Presidente Obama ha risposto dicendo “certo che lo usiamo per spiare! E continueremo a farlo! E se mai ci limiteremo, questo vale SOLO per i cittadini americani, perche’ la giurisdizione ruleggia!”
Giuridicamente parlando questo puo’ avere senso, ma se trascriviamo il messaggio rimuovendo tutti i mediatori, otteniamo questo:
Internet e’ uno degli strumenti di spionaggio americano, e gli unici limiti di questo strumento sono quelli della volonta’ del legislatore americano.
da quel giorno, internet ha smesso di essere un bene intangibile dell’umanita’, e ha iniziato ad essere un bene tangibilissimo degli Stati Uniti d’America.
Ora, fatevi una domanda chiara: per quanto tempo paesi in rotta con gli USA possono accettare UNO STRUMENTO DI SPIONAGGIO AMERICANO in casa?
Non voglio chiedermi cosa faranno i paesi “amici” o “semiamici”, perche’ la costruzione di reti private e’ in corso, quindi la risposta e’ chiara. Si terranno internet, e si costruiranno le proprie reti.
Ma il problema avanza mano a mano che le relazioni tra USA e altri paesi vanno a peggiorare: e’ ovvio che se Google, Facebook e Twitter diventano strumenti delle forze armate americane, allora tenere Gmail in casa equivalga ad avere una base NATO in casa. Decisamente una cosa che nessuno (che abbia da ridire con gli americani) desidera.
La seconda domanda cui bisogna rispondere e’ semplice: ma e’ stato internet a venire snaturato dall’ NSA, o c’e’ qualcos’altro da dire?
Si, c’e’ qualcosa d’altro da dire.
Se volevate arrivare all’ovvia conclusione che internet fosse uno strumento americano, vi sarebbe bastato osservare l’ubicazione degli OTT, e la concentrazione degli investimenti : e’ quasi tutto in USA il mondo degli OTT, e per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali, c’e’ ancora una prevalenza statunitense netta.
L’errore, cioe’, e’ stato quello di credere che Internet fosse davvero un bene intangibile dell’umanita’, anziche’ quello che era, cioe’ un’infrastruttura americana che gli altri paesi si portavano in casa.
I capi di stato di ogni paese, che di per se’ sono cittadini come tutti sino a quando non vengono eletti, hanno voluto credere a questo mediatore, dal momento che qualora internet fosse stato un problema da gestire ed insieme un’opportunita’, non avrebbero avuto la competenza per gestirlo.
L’ internet come bene intangibile del genere umano era un mediatore, un mediatore tra il desiderata “Internet non richiede interventi dello stato perche’ non e’ un problema”, e la realta’ “in quanto strumento americano, concentra tutto il valore negli stati uniti, e quindi e’ un problema da gestire”.
Allo stesso modo, internet come bene intangibile e strumento di liberta’ e’ un mediatore , tra due opposti, il desiderata : “internet lotta coi popoli oppressi per la liberta’ ” e la dura realta’, e cioe’ “internet e’ uno strumento di pressione dell’amministrazione americana contro alcuni governi, a prescindere siano dittature o meno”.
In questo senso, quindi, non deve stupire se Erdogan blocchi Twitter o i DNS di Google, ne’ se Putin blocchi Gmail e Facebook. In ultima analisi, mano a mano che si raffreddano i rapporti, queste basi americane verranno chiuse da quei governi che non le vogliono sul loro territorio.
 Il resto dello scalpore sulle azioni di putin deve poi tenere conto di alcune cose: Vkontakte e’ il corrispondente di Facebook in Russia, ed e’ IL social network dei russi. Nel chiudere Facebook, Putin non fa altro che dare un monopolio a quell’azienda; se consideriamo che contemporaneamente lo stato ha preso il monopolio di VKontakte, di fatto Putin ha creato il social network di stato.
Lo stesso vale per mail.ru, il colosso che gestisce un equivalente di twitter, uno di gmail, uno di blogger, e cosi’ via: lo splitting di internet ,in situazioni di conflitto, e’ inevitabile.
So che un Guru si e’ messo a farneticare di Prometeus e si e’ messo a dire che Internet sopravviverebbe a vent’anni di guerra nucleare. A parte l’evidente contrasto tra un’arma che devasta gli apparecchi elettronici ancora piu’ degli esseri umani e un’idea simile, quello che emerge e’ molto diverso, e cioe’ che Internet non regge nemmeno ad una guerra fredda di portata limitatissima, qualcosa come una brezza fredda, senza sbriciolarsi in aree locali , magari interconnesse.
Non so se sia un bene od un male che tale consapevolezza si diffonda: in un certo senso, nel momento in cui internet e’ un bene tangibile della singola nazione, magari oltre ai treni in orario e alle strade senza buche, la gente iniziera’ a preoccuparsi di una buona internet.
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