Sul matrimonio tra napoletani della stessa citta’.

Di Uriel Fanelli, domenica 12 ottobre 2014

Siccome va molto di moda tra i nazisti dell’ Illinois “le sentinelle in piedi”  andare in giro a discutere se i gay abbiano o meno il diritto di sposarsi, e se (o meno) un bambino possa crescere bene in una coppia fatta da genitori dello stesso sesso, ho deciso di unirmi alla moda e chiedermi se i napoletani abbiano il diritto di sposarsi, e se un bambino possa crescere bene in una coppia fatta da due individui ugualmente napoletani (omonapoletani, appunto).

In ultima analisi, se posso chiedermelo per per i gay , per quale ragione non potrei chiedermelo per qualsiasi altro gruppo? Visti i recenti fatti di cronaca, del resto, il dubbio e’ lecito. Si tratta di rapporti secondo natura, per esempio?

Chiedersi se il matrimonio tra napoletani rispetti le leggi della natura e’ piuttosto interessante, dal momento che, tendenzialmente, i napoletani non rispettano le leggi in generale. Secondo la definizione normale, le leggi della natura sarebbero leggi che sono intrinseche all’ordine del cosmo, che sono frutto della volonta’ ultima di governarlo.

 

Ma questo entra in contrasto con la definizione di napoletanita’: il napoletano rifiuta di rispettare le regole di per se’, naturali o meno, e ancora meno puo’ accettare che esista un ordine , nel cosmo o meno, e che vada rispettata qualsiasi volonta’ di governarlo.

 

Di conseguenza, possiamo affermare con una relativa certezza che il matrimonio tra napoletani sia contrario alle leggi della natura, cosi’ come ad ogni altra legge – dello stato o meno – dal momento che ogni membro della coppia si propone sia di violare tali leggi – tutte – sia di prendere tale violazione come naturale.

 

Quindi, partiamo di per se’ dalla convinzione che il matrimonio tra napoletani sia contronatura.

 

Ma anche se , in un impeto di ugualitarismo, ipocrisia della sinistra, lobby dei napoletani e volonta’ di distruggere la famiglia tradizionale , si consentisse loro di formare coppie riconosciute , tale rapporto dovrebbe chiamarsi “matrimonio”?

 

Anche senza andare alla questione dell’etimologia – ricordiamo che matrimonio indica l’acquisto della possibilita’ di avere prole, ma se poi aprite la scatola e dentro c’e’ una pietra non avete comprato nulla – rimane il fatto che il matrimonio richiede che ci siano delle promesse , delle condizioni, e che esse vengano mantenute.

 

Possiamo davvero chiedere a due napoletani di mantenere le promesse, di attenersi ai patti, di comportarsi con onesta’ e lealta’ l’uno con l’altro, quando a malapena evitano di andare in quattro su uno scooter, e solo perche’ il sellino e’ troppo corto? E’ ovvio che due napoletani possano unirsi in qualche modo, certo, ma non possiamo compromettere la sacralita’ della famiglia tradizionale.

 

“La Corte Costituzionale”, scrive il Cardinale Otto Fuel richiamandosi a precedenti giurisprudenziali, “ricalcando il Codice civile, è stata chiara: l’intera disciplina del matrimonio «postula l’esistenza del diritto ed il rispetto delle regole» e le unioni tra napoletani pertanto «non possono essere ritenute omogenee al matrimonio».

 

 

“Tra l’altro”, ricorda il Cardinale Otto Fuel, “la coppia di napoletani non puo’, per sua natura, dare origine alla vita. E’ vero , dice il Cardinale, che a volte nascono delle cose dalla pancia di queste donne, ma si tratta di cose che infilano compressori nel retto di quattordicenni, grumi di cellule che bucano un posto di blocco in tre su un motorino, organismi che finiscono la propria esistenza in qualche carcere o passano la vita scippando turisti. I figli sono un’altra cosa.”

 

E qui andiamo verso un tema ancora piu’ scottante, ovvero la questione della genitorialita’ dei napoletani.  Puo’ una coppia omonapoletana crescere bambini? E’ sano che un bambino cresca in una famiglia fatta da due napoletani? Avra’ tutte le figure di riferimento di cui ha bisogno per uno sviluppo neomelodico armonioso della personalita’?

 

Abbiamo qui una “sentinella in piedi”, il signor Milite Ignoto (1), che sta manifestando (circa dal 1861) la sua contrarieta’ verso il matrimonio tra napoletani. Una manifestazione condotta in silenzio, con dignita’ , rimanendo in piedi , senza parlare, di fronte ad un’ istituzione simbolica per il paese.

 

 

  • Signor Milite, buongiorno. Ci dica, perche’ e’ qui oggi?
  • Sono fatto di bronzo, idiota. Dove vuoi che vada?
  • E che cosa fa qui oggi?
  • Faccio la sentinella in piedi, e aiuto piccioni a defecare.
  • Ci parli del significato simbolico della sua protesta.
  • Sono qui per manifestare la mia contrarieta’ all’affidamento di bambini alle coppie napoletane.
  • E perche’ e’ contrario?
  • Perche’ un bambino per crescere ha bisogno di un papa’ e di una mamma, di due figure genitoriali.
  • E i napoletani non possono essere figure genitoriali?
  • Cosa pensa lei di una che se ne va in televisione a dire che mandare in ospedale un quattordicenne per averlo violentato con un compressore sia uno scherzo perdonabile? E’ una figura genitoriale, secondo lei?
  • Ma non ci sono studi scientifici che provano come un bambino cresca peggio in una coppia di napoletani.
  • Eccome se ci sono. Si chiamano statistiche sulla criminalita’ : e provano assolutamente che il posto di un bambino e’ in una famiglia tradizionale, non in una coppia di napoletani.
  • Quindi, secondo lei, le coppie di napoletani non possono crescere un bambino.
  • Ripeto: un bambino per crescere bene ha bisogno di figure genitoriali. Non di istigazione a delinquere e continua apologia dei reati. Ha bisogno di una coppia secondo le leggi di natura, o almeno secondo la legge.
  • E quindi continuera’ a manifestare?
  • Certo. Quello delle statue del milite ignoto e’ un impegno costante.

la manifestazione silenziosa continuera’, sembra, ancora a lungo.

 

Ma anche dalla chiesa abbiamo visto delle prese di posizione nette contro il matrimonio tra napoletani. Il Monsignor Viacavo, portavoce ufficiale del, ha rilasciato un durissimo comunicato stampa, che dice A loro dico che persino gli animali rispettano l’ordine della natura e loro non rispettano nessuna legge, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali. La tolleranza verso il crimine e’ un vizio osceno, una cosa che denota mancanza di equilibrio e violazione della natura. Ad un napoletano  non darei la comunione certo no. Bisogna sempre far prevalere la misericordia per quanto riguarda il suicida e credo che sia giusto dar loro il funerale; per il napoletano che pubblicamente ha oltraggiato la chiesa e l’ordine etico, oltre che il codice penale, direi no.

 

Ancora, il Ministro Vecchiardi, ha dichiarato : Due napoletani che si baciano? Come chi fa pipì per strada. Se uno lo fa in bagno va bene, ma in pubblico può dar fastidio

 

Francesco Mella, onorevole dell’ S5M, ha dichiarato: A quel punto potremo anche sposarci in tre o col proprio animale.

 

Anche un altro monsignore, che preferisce rimanere anonimo, ha detto: Queste unioni sono una offesa grave a Dio, alla umanità e in sintesi non è sbagliato affermare che queste rivendicazioni… parenopee siano manifestazioni del demonio per portare disordine , scippi, rapine, assenteismo e divisione nella nostra società.

 

 

Anche Minimo D’A. , noto politico italiano, ha dichiarato: Non sono favorevole al matrimonio tra  napoletani perché il rispetto del codice penale  è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra napoletani, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone di Napoli, e persino di Sorrento, possono vivere unite senza bisogno di simulare un matrimonio

 

Un altro clerico, il Cardinal Asciuttasco, ha detto: Il matrimonio tra napoletani un vulnus grave alla famiglia, che ovunque nel mondo, non solo nel nostro Paese, è il presidio dell’umano, dove i bambini, le nuove generazioni vengono non solo concepite e generate ma educate, come è diritto e dovere primario e fondamentale dei genitori, di un papà e una mamma che nella loro completezza di personalità danno ai propri figli una educazione integrale nella libertà di ciascuno e nel rispetto del codice penale.. 

 

Anche dalla societa’ civile arrivano durissime proteste: per il rappresentante di Primizia Cisti, “La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione sotto il crisma del codice penale , rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione partenopea che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale , promuovendo lo scippo, il furto, la delinquenza e il bullismo.

 

Quando cosi’ alte voci si sollevano , e’ chiaro che bisogna ascoltarle.

 

 

Questo blog, pertanto:

 

 

  • E’ contrario al matrimonio tra napoletani, che rappresenta una minaccia alla famiglia tradizionale, e specialmente a quella legale , all’ordine naturale e all’ordine pubblico.
  • E’ contrario all’adozione e all’allevamento di bambini da parte di coppie omonapoletane, dal momento che un bambino ha bisogno di figure genitoriali precise, e non di istigazione al crimine e sproloqui in dialetto.

 

e se qualcuno mi dice che sono razzista, ricordatevi che siete schiavi delle lobby vesuviane, che da sempre si ingegnano per mettere a tacere le voci libere che vogliono difendere la famiglia tradizionale.E ancora, se qualcuno volesse darmi del razzista, ricordate che non ho inventato nulla, e ho solo ricopiato cose apparse sui giornali, dirette ai gay, e pronunciate da noti esponenti politici.

(1) Da non confondere col Limite Ignoto, terrore dei liceali, ovvero il limite per x che tende a zero del seno di uno fratto x.

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3 pensieri su “Sul matrimonio tra napoletani della stessa citta’.

  1. Tuo padre la sera che si accoppiò con tua madre…. Se si fosse sparato una sega avrebbe fatto un gran bel gesto…. Ti avrebbe buttato nel cesso…..

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