Italicum di qui e di la’.

Buffo come , dopo una tremenda caciara legata all’ Italicum, ci siano persone che faticano a capire come mai ci siano stati 47.000 emendamenti. Andiamo per ordine: il problema non nasce tanto per il fatto che l’ Italicum sia questo o quello: e’ un normale sistema proporzionale con ballottaggio – almeno sinora – quindi abbastanza simile a quello francese, almeno per alcuni versi. Il problema viene quando si prova ad immaginare cosa implichi il salto.

Nel sistema elettorale che avete sinora, il “porcellum”, come lo ha definito il porcellum che lo ha inventato, esiste un paradigma piuttosto evidente, che e’ quello di essere un sistema concepito per privilegiare puttane, ruffiani e inutili.
Non voglio dire che nessun sistema politico lo faccia, per carita’, ma il sistema italiano ad oggi e’ tra quelli che lo fanno di piu’.
Essenzialmente, succede che siano i partiti a nominare coloro che vengono eletti in parlamento. Quello che succede e’ che il partito ha un frontman , il quale conduce la campagna elettorale, e tanti irrilevanti coglioni che si, possono essere bravi a gestire il potere locale, a fare inciucetti o a colonizzare la PA del posto, ma politicamente parlando sono del tutto irrilevanti.
Certo, in quasi tutti i sistemi politici chi si offre di portare un pacchetto di voti al partito X  viene accettato, ma col Porcellum succedono delle cose perlomeno strane.
Siccome gli eletti ed i candidati sono un pochettino decisi dal partito, ovviamente tutta l’attenzione nazionale e’ sul leader. Il partito quindi deve partorire UN leader-frontman decente (che poi potra’ defenestrare in maniera relativamente semplice, trattandosi di un frontman) e poi non deve investire troppo nella formazione degli altri peones: tanto, siccome conta il leader, i peones non sono davvero importanti. L’importante e’ quanti voti portano.
I peones, poi, non devono davvero confrontarsi sul territorio: possono farlo se sono forti, ma al partito interessano piu’ i voti che portano.
Facciamo un esempio: a Sbruppate sul Terchio c’e’ un signore che ha un sacco di amici. Li ha perche’ e’ primario dell’ospedale e tutti ci tengono ad uscire vivi dalle operazioni, o perche’ gestisce il cimitero e vi fa trovare posto per la bara, insomma, e’ uno un pochino losco, ma ha un pacco di voti.
Allora bussa al vostro partito e dice “ehi, lo so che fino a ieri ero candidato per Nazismo&Satana, ma oggi voglio correre per voi. Questo e’ il pacco di voti.”.
In un partito normale, diciamo con un sistema elettorale decente, a quel punto – almeno nella sua zona – il nostro eroe dovrebbe sostenere l’urto del suo concorrente diretto, che dira’ “ehi, ma davvero votate uno che viene da Nazismo&Satana?”.
Col sistema porcellum, tutto questo va in secondo piano. Va in secondo piano perche’ tutto quello che vedete e’ UN leader che va sui media nazionali. Che a Sbruppate sul Terchio ci sia un ex di Nazismo&Satana non lo sapete. E la gente di Sbruppate sul Terchio, che gia’ se lo vuole tenere buono perche’ gli fa trovare un posto al cimitero per la bara del nonno, non pensa di dover votare per il tizio: loro votano per il partito.
Cosi’, una volta che il candidato ha costruito le relazioni adatte SUL POSTO, a prescindere dal perche’ ottenga voti, il partito lo accetta e fa un patto: se mi porti tot voti a Sbruppate sul Terchio e vinciamo con almeno il XY%, hai un posto in Parlamento.
Ovviamente ci sara’ sempre qualcuno che poi smascherera’ il fatto che tizio sia un ex esponente di Nazismo&Satana, ma sono cose che non vanno in prima serata , perche’ li’ ci va solo il Frontman segretario.
Insomma, questo sistema elettorale e’ concepito per mettere in primo piano, sui media nazionali, il frontman e per consentire, all’ombra del famoso “territorio” , le peggiori porcherie.  Questa e’ la ragione per la quale un comico puo’ prendere nove milioni di voti e poi distribuirli su 163 miracolati, e piu’ tardi ammettere che ne ha si e no 10-15 di brillanti, ed il resto sono dei fessi presi da meetup.
Ed il risultato e’ proprio questo: se escludiamo i leader , i guerrieri della campagna elettorale, (Bersani, Renzi, Berlusconi, Salvini, Grillo) e qualche residuo del vecchio “correntismo” (D’Alema, La Russa, etc) il parlamento ha ben poco da offrire: si tratta di un gruppo umano che considererei “subottimale”, e spesso anche “subumano”. Subumano nel senso che tra i Razzi , i Gasparri , e tutta la compagine che crede a sirene e signoraggio, piu’ che di una politica migliore si direbbe che serva un discreto programma di recupero per minorati mentali.
Ed ecco il problema: secondo voi, un Razzi o un Gasparri possono davvero contare sulla propria rielezione, se non e’ il partito a nominarli e questo dipende dai cittadini? Voi mi obietterete che sono gia’ stati eletti, ma dimenticate che in quella zona la gente non ha votato loro, ha votato il partito. Il partito il cui meraviglioso leader vedeva in TV.
Se adesso andiamo a mettere un concorrente di Razzi e di Gasparri nella stessa zona, e lo facciamo bloccando le liste, ovvero “vinci o muori”, Razzi e Gasparri dovranno almeno imparare a raggiungere un livello minimo di sufficienza.
Ma come se non bastasse, Renzi ha usato un sistema abbastanza terribile: SOLO IL CAPOLISTA e’ bloccato. Questo significa che ha di fatto introdotto la trombabilita’ del capolista.
In un sistema del genere, hai un capolista che deve mantenere la posizione, e il resto della lista che deve pedalare se vuole farcela. Il che significa che, non e’ possibile un accordo di “buon secondo”.
Nel momento in cui , con le preferenze, un altro candidato supera il capolista, il capolista stesso gira con una mannaia sospesa sul collo.
Il sistema di mescolare un capolista “bloccato” a candidati nominati con le preferenze fa si che il capolista sara’ eletto, ma se viene superato da un candidato preferenziale, saranno poi trombati nel partito. Dai loro stessi compagni di lista.Al momento del ballottaggio (ne parlo sotto).
E’ vero che cosi’ il 60% dei rappresentanti saranno ancora bloccati , e quindi nominati, ma e’ anche vero che, nel momento in cui i non-capilista prendessero meno voti, diventerebbero minoranza nel partito. E le minoranze del PD non sono mai state davvero amate, sin da quando si chiamava PCI.
Il fatto di mescolare un capolista bloccato – eletto comunque in caso di vittoria della lista – fa si che il capolista di per se’ debba aiutare i suoi stessi “concorrenti” nello stesso partito. Perche’ se la lista perde perde anche lui, mentre se vince, deve sperare che nessuno lo superi.
Non sto dicendo che senza questo sistema avreste solo scienziati in parlamento, sia chiaro: sto dicendo che almeno, come fece Peppone nel film, dovranno prendere la  quinta elementare.
Ovviamente, sia chiaro, una popolazione rimane quella che e’: chi ha votato Razzi lo avra’ fatto nonostante Razzi in qualche caso (ha votato il partito) o per Razzi in qualche altro caso (“rappresenta gli oppressi come me, che subiscono la prepotenza di chi conosce il presente indicativo del verbo essere”)   ma a prescindere dal fatto che un sistema elettorale non possa cambiare la popolazione, esso puo’ cambiarne il risultato elettorale.
Come se non bastasse, si va su un proporzionale. E’ importante, perche’ col proporzionale diventano fondamentali le citta’, che hanno normalmente istanze piu’ moderne. Se in una citta’ puo’ aprire un sexy shop con una certa facilita’, per dire, in un piccolo paese nascera’ la petizione per chiuderlo. Se potete fare un Muccassassina a Roma, non potete farlo in un paesello di 3000 abitanti: il prete locale vi fa chiudere.
Eppure le citta’ diventano importanti , perche’ sono il posto ove , con piu’ facilita’, un messaggio politico raggiunge gli elettori. Contemporaneamente, le citta’ sono piu’ impersonali, e quindi il messaggio politico conta piu’ dell’amicizia, o della bara del nonno.
Adesso mettetevi nei panni di chi e’ in parlamento oggi. La prima domanda che vi farete e’: ma chi cazzo li ha mai votati, quelli? Ed e’ corretta: sono stati votati i partiti, spesso senza nemmeno sapere chi avrebbero portato in parlamento.
La succhiacazzi del candidato-frontman, in questo senso , deve vincere nella sua circoscrizione, altrimenti, le piaccia o meno, potra’ solo sperare nel recupero.
Questo spiega lo “scandalo” dell’ Italicum: gran parte del parlamento attuale verra’ cancellato. E’ facile da prevedere.
Non sto dicendo che il parlamento italiano diventera’ un posto migliore: sto dicendo che diventera’ un posto diverso.
Il terrore di 47.000 emendamenti, e’ dovuto proprio a questo. Lo stesso problema del doppio turno e’ stato formulato in maniera catastrofica per i parlamentari attuali.
La vittoria va al primo partito, cui va un premio di maggioranza, ovvero il 55% dei voti in parlamento. Ma il partito deve superare il 40%, cosa che sinora ha fatto solo Renzi. Se nessun partito dovesse superare tale limite, si va al ballottaggio, come in Francia.
Il guaio di questo sistema e’ semplice: il partito ha bisogno dei suoi stessi candidati anche DOPO la prima elezione.
Adesso torniamo alla storia del capolista bloccato e superato dal candidato X. Il partito e’ arrivato al ballottaggio, ma il capolista Beppe ha MENO voti del capolista Luigi.
A quel punto, Luigi dice al partito: “o Beppe si fa da parte, o io non partecipo al ballottaggio”.
Ecco che diventa chiaro il metodo assassino delle liste bloccate SOLO per il capolista: quando viene battuto, e servono voti per il ballottaggio, chi lo ha battuto dentro la stessa lista ha una scure sulla sua testa.

Il D’Alema della situazione potra’ si’ farsi mettere a capolista bloccato. Chi vuole ammazzarlo dentro il partito, pero’, mettera’ in lista qualcuno che prende piu’ voti di D’Alema. Al ballottaggio, “qualcuno”, chiedera’ a D’Alema di farsi da parte se vuole i voti.

Il meccanismo del ballottaggio poi non funzionera’ come in Francia. Non nel senso che in Francia sia diverso, ma per una precisa questione culturale. Se ci fate caso, appena finisce il voto, il perdente dice “ma noi abbiamo vinto”, oppure “non perso”, oppure dice “ci sono stati i brogli, rivotiamo”.
Introdurre un voto di conferma per il vincitore e’ , in un certo senso, un toccasana. Nelle scorse elezioni, la cosa sarebbe finita con Grillo vs Bersani. Che cosa sarebbe successo allora?
Che Berlusconi, intimorito da Grillo, avrebbe detto al PD: se mettete al potere Renzi, dico ai miei di votare per voi. Non esplicitamente, ma esprimendomi contro Grillo. Obietterete che sia la stessa cosa che ha fatto adesso, ma la cosa importante e’ che dopo, col sistema del ballottaggio, TUTTI DOVRANNO PIANIFICARE TUTTO SIN DA PRIMA.
Prendete Vendola di quel periodo: e’ chiaro che, nel caso in cui Grillo e Bersani vadano al ballottaggio, dovra’ scegliere. Ma gli elettori potranno chiedere a vendola, SIN DALL’ INIZIO , per chi voterebbe tra i due in caso di ballottaggio.
Il vantaggio del ballottaggio e’ che, sapendo a furor di sondaggi chi potrebbe andare al ballottaggio, e’ possibile chiedere in anticipo al boss chi appoggerebbe in caso di ballottaggio.
In pratica, immaginate che Berlusconi dovesse dichiarare, esplicitamente, chi avrebbe appoggiato in caso di ballottaggio tra Bersani e Grillo. E lo stesso Salvini.
Cosa significa questo? Che i partiti “anti-tutto” o “facciamo tutto da soli” hanno due scelte: o dichiarare che stanno con qualcuno se altri vanno al ballottaggio, oppure – dati i sondaggi – sapere che diventeranno marginali subito dopo il secondo voto, visto che dovranno dividere il 45% dei posti con il partito perdente al ballottaggio, che comunque sara’ un partitone “pesante”, altrimenti non sarebbe andato al ballottaggio stesso.
Si tratta quindi di un sistema elettorale molto insidioso , ma ha un effetto collaterale ancora piu’ terribile, che e’ la distruzione del Median Voter Theorem.( http://en.wikipedia.org/wiki/Median_voter_theorem )
Sinora, cioe’, succede che tutti sono “moderati”. E si ha un partito di “moderati” di destra ed un partito di “moderati” di sinistra. Questa ovviamente sara’ la situazione dei partiti PRIMA di concorrere alle PRIME elezioni: ignorare gli estremi e concentrarsi sul centro.
Una volta saputo quanto del centro abbiano saputo attirare, e fatte le prime elezioni, a quel punto arrivano i due candidati al ballottaggio. I quali hanno la scelta di lottare ancora per il centro, ma devono prendere MOLTI voti al centro (dopotutto sono arrivati sotto il 40% entambi)  oppure devono ESPANDERSI VERSO GLI ESTREMI.
 Il partito di centro-sinistra, cioe’, dovra’ trattare con Vendola perche’ Vendola non dica ai suoi di andare al mare. Non potendo espandersi verso il centro, se non a prezzo di enormi rischi, dovra’ andare verso l’estrema sinistra durante il ballottaggio.
Allo stesso modo il partito di centro-destra non vorra’ rischiare lottando per un centro a numeri fatti, e dovra’ cercare di tirare dentro i voti di Grillo e di Salvini, Meloni &co, se vuole vincere al ballottaggio.
Quanto verso gli estremi dovranno spingersi? Dipende da come vincono e da quanto spazio hanno.
Supponiamo che il primo partito sia al 25% e il secondo al 20% . In tal caso, e’ il secondo che ha piu’ urgenza ad estremizzarsi, ammesso che ci siano elettori piu’ estremi. Il primo esce gia’ con una vittoria – e agli italiani il vincente piace piu’ che ai francesi – per cui il secondo ha piu’ urgenza ad inglobare gli estremi.
Domanda: e che cosa succede se nessun partito puo’ inglobare gli estremi, o se uno dei due fosse Grillo, che difficilmente trova altri “estremi”?
Succede che devono ricorrere agli astensionisti. E c’e’ un solo modo per svegliare gli astensionisti: la radicalizzazione dello scontro.
Quindi, a seconda delle elezioni, quando non emerga alcun partito superiore al 40%, avrete due scelte:
  • Entrambi i partiti al ballottaggio cercano di radicalizzare lo scontro per svegliare le masse di astensionisti.
  • Entrambi i partiti al ballottaggio cercano di assorbire gli estremi, di fatto… radicalizzando i programmi.

quindi avrete due fasi: la prima, durante la quale tutti mirano al centro moderato. Il ballottaggio, che piu’ o meno sara’ una cosa del genere:

ma con moderazione, per non far scappare i centristi.
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