Ancora sulla Net Neutrality

di Uriel Fanelli

C’e’ tutto un hype riguardo alla storia della net neutrality, e del fatto che Obama abbia usato i suoi poteri presidenziali per fare della rete un “bene pubblico”.


Che l’amministrazione americana avrebbe ascoltato i finanzieri (i quali minacciavano di non finanziare piu’ le startup se si fossero fatte le slow lanes) era abbastanza scontato. Il problema e’ che, come al solito, si sono fatte le cose senza cercare una mediazione, con il solito sfoggio di muscoli tipico di chi deve far capire che comanda, piu’ che comandare nel modo giusto.

Il problema delle leggi e’ molto semplice: esse non dovrebbero rappresentare una vittoria di una delle parti sull’altra, ma il compromesso che soddisfa tutte le parti. Per una ragione: far stravincere i contenuti sull’infrastruttura sembra sensato solo in termini politici, ovvero nella misura in cui siamo tutti degli ammiratori di Obama, e ci piace quando fa il negro.
Ma questo non implica che mettere in difficolta’ gli ISP sia una cosa saggia.
Il punto e’ che , mentre i piu’ identificano la internet americana con la Silicon VAlley dove tutti hanno 1 Gb/s anche nel bagno, la realta’ odierna e’ un pelo diversa:
Lo so che per voi USA significa “super internet”, ma questo e’ vero solo in alcune realta’ privilegiate. Nella media, gli USA sono molto arretrati, sia nel mondo telco che nel mondo ISP.
Sorpresa, eh?
In realta’ c’e’ anche un problema serio di oligopolio, ma il punto e’ che gli americani, escluse alcune zone privilegiate, tutta questa buona connettivita’ non ce l’hanno.
Oltre al monopolio esistono diverse ragioni per le quali questo succede, per esempio il fatto che gli USA sono molto grandi e i costi crescono molto con il quadrato delle distanze, e come se non bastasse la densita’ media della popolazione (ho detto media) e’ molto inferiore a quella europea. Questo fa si’ che le grandi citta’ siano economicamente convenienti da coprire, mentre i paesi piu’ piccoli spesso si fermano a 640 Kb/s di una ADSL di prima generazione.
Ora, il problema di questo e’ che gli USA procedono col progresso e quindi Netflix e Spotify, e con loro le varie Apple TV , Google Film e tutto quanto, cercheranno di raggiungere tutto il territorio.
Il guaio e’ che, usciti dalle citta’ che ormai sono mercati maturi, si troveranno ad avere a che fare con un tipo particolare di “slow lane”, che non e’ dovuta ad un settaggio del QoS, ma ad una infrastruttura obsoleta.
A quel punto si parlera’ di investimenti, e qui viene il dramma: i due monopolisti americani hanno gia’ detto che 10Mbs sono troppi, e che 4 Mb come “broadband” bastano ed avanzano:
E stiamo parlando proprio di USA, proprio quel paese che tutti credono essere quello informaticamente piu’ avanzato, e che invece passa il tempo ad invidiare gli europei, italiani compresi, con la sola eccezione dei templi della Silicon Valley.
Adesso immaginate che improvvisamente arrivi NetFlix e dica “ma io ho bisogno di piu’ di 4 Mb per andare bene”. Qui non si tratta piu’ di fast lane o slow lane.
Qui si tratta di una situazione nella quale gli ISP dicono “io non ci guadagno, quindi non investo”.
Ed e’ qui il punto: sinche’ il traffico non viene pagato, gli iSP non guadagnano. E sinche’ non guadagnano, non investono.
Possiamo fare l’esempio italiano per capire: supponiamo che Telecom Italia si trovi a dover investire 4 miliardi di euro per portare chi non ne gode a , diciamo , una connessione in fibra ottica.
Diciamo che intenda portare tutti i suoi utenti DSL alla fibra, diciamo 5 milioni di utenti. Se dividiamo la cifra, otteniamo circa 1000 euro ad utente. Se supponiamo di ammortizzarlo in 42 mesi, otteniamo che il passaggio costera’ 23 euro aggiuntivi agli utenti. Dico aggiuntivi perche’ quei soldi vengono spesi in una NUOVA infrastruttura, e quindi devono rientrare , a meno di non poter demolire la vecchia, che pero” NON costa 23 euro ad utente, quindi ci sara’ comunque un delta.
Se la vecchia infrastruttura costava, diciamo di manutenzione, 5 euro ad utente al mese in media, e li passiamo alla fibra, otteniamo che rimangono 18 euro di costi aggiuntivi, almeno per i primi 3 anni e mezzo.
E la domanda e’: chi paga?
Se usciamo dalla rete di accesso e andiamo nel mondo carrier, il problema e’ sempre quello, anche se e’ mitigato dalle CDN: occorrono altri investimenti se vogliamo che NetFlix arrivi in HD ovunque.
La verita’ e’ che i provider agiranno in questo modo:

+ Smetteranno di investire nella rete di accesso.


+ La quantita' di banda sara' troppo bassa per i nuovi servizi streaming.


+ Ciononostante, sara' impossibile accusare gli ISP di usare "slow lanes"


+ Ad un certo punto, i provider dovranno pagare in qualche modo.

Il fatto che per legge non ci possano essere delle slow lines contrattuali non implica che non ci possano essere slow lines. Le telco gestiscono normalmente QoS e subscriber policy, per cui ci sono sempre delle delle priorita’.
Quello che succedera’ e’ che i vari Netflix , Sporify, Apple TV &co andranno dalle telco e diranno “dividiamo le revenues: ti pago 0.5$ per ogni film che mando”. A questo punto la telco non firma un contratto per fare una slow line: firma un contratto per dividere le revenues sui film che fa arrivare a casa, tipo una specie di “pacchetto film” da aggiungere alla propria offerta di banda.
Poiche’ viene pagata da Netflix e non dal blog di tuo cugino, la Telco (che pure non ha firmato un contratto per una fast lane ) avra’ molta piu’ cura del traffico di NetFlix che del traffico di tuo cugino: il risultato di tutto questo e’ che in ogni caso si trovera’ a fare QoS.
Ma non lo fara’ per via di un contratto: lo fara’ come “soluzione tecnologica” all’interno della propria rete.
In questo modo avranno aggirato la legge, ma quel che e’ peggio e’ che avranno aggirato la legge senza che sia possibile alcuna trasparenza.
LA cosa migliore sarebbe stata quella di fare un compromesso tra le parti, ovvero di discutere su un quid pro quo: ti lascio fare le fast line, se tu porti la banda minima obbligatoria a 25Mb. A quel punto, anche facendo QoS, ovvero dando la precedenza ai pacchetti streaming, resta ancora abbastanza banda per vedere il blog di vostro cugino.
Obama invece ha agito su una pura posizione di principio, che non tiene conto dei bisogni di una delle parti, e che quindi constringera’ le telco a giocare molto sporco, semplicemente sospendendo gli invesitmenti al di fuori delle grandi metropoli, sino a quando , per prendere altro mercato, i content provider dovranno offrirsi di finanziare l’aggiornamento delle infrastrutture.
Chi festeggia, quindi, non ha ben capito quale fosse la situazione sul campo, e specialmente, che genere di comportamento avranno adesso le telco americane.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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2 pensieri su “Ancora sulla Net Neutrality

  1. a parte che puoi essere un manico quanto vuoi, ma se usi termini come “negro”, rimani comunque un coglione ignorante, Obama ha fatto benissimo a mantenere la net neutrality. se non l’avesse fatto, gli olo avrebbero avviato pratiche discriminatorie verso i content provider più marginali e bloccato l’innovazione, perché le startup avrebbero avuto vita più difficile.
    Il problema che indichi tu però, quello di portare connettività in zone poco densamente abitate, è in effetti un pericolo concreto. Sarebbe sufficiente destinare dei fondi pubblici a questo scopo. E se anche così non succedesse, e in caso domani i content offrissero una parte dei ricavi agli olo per incentivarli a portare banda larga in zone dove non c’è, con lo scopo di aggredire una base clienti nuova, le varie autority nazionali o sovranazionali potrebbero monitorare gli indicatori di qualità del traffico e scoprire con estrema facilità se l’olo ha messo in atto comportamenti discriminatori a vantaggio del content che fa revenue sharing. Questo, unito a delle multe rilevanti, sarebbe un deterrente efficace.

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    • (A scanso d’equivoci, il pezzo è di Uriel e non mio. E se poi dovessimo vivere nel mondo dell’Accademia della crusca il termine “negro” non avrebbe / aveva accenti denigratori perlomeno nel fiorentino di pochi anni fa, prima che fosse anglificato) cordialità

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