I ritardo tecnologico come fonte di guadagno

di Uriel Fanelli

Nonostante il titolo, questo post non parla di questioni di marxismo o altro:
quando dico rivoluzioni, mi riferisco all’equivalente di una rivoluzione industriale.

Quando si discute di digital divide si calcolano i suoi danni in maniera aprioristica,
nel senso di occasioni mancate o di guadagni mancati, ma per esempio non si prende
mai in considerazione le tremende distorsioni del mercato, prodotte proprio dalle
mancate rivoluzioni.

Prendiamo allora tre “rivoluzioni digitali”, e vediamo come hanno interagito tra
loro i relativi ritardi nell’implementazione del digitale.

Piazzero’ nella storia attuale 3 milestones, scelte arbitrariamente ma non troppo,
per definire tre momenti “rivoluzionari” nella storia dell’ IT recente.

Parlo di rivoluzionari non nel senso degli storici, che scelgono un avvenimento per
dire “la rivoluzione inizia nel giorno tale dell’anno x”. A me del momento simbolico
frega pochissimo, a me interessa quando effettivamente succedono le cose per le grandi
masse. La presa della bastiglia non e’ nemmeno un evento, per me, quel che importa
e’ quando tutti i francesi sono sotto il nuovo regime. Da quel momento inizia il
nuovo ordine.

Detto questo , identifichiamo i momenti.

La prima con l’arrivo del personal computer. Prima di quel momento esistevano
i mainframes, quelli con le memorie a pizza che giravano, e i terminali (a schede
o stampanti) , ma era impossibile per le PMI o per il mondo HOME & SOHO averne una.
Diciamo che , tra alti e bassi, possiamo pensare ai primi veri pc per il mercato
home&soho con gli IBM Compatibili dalla serie 386 in poi, ovvero dall’introduzione
della modalita’ 386. Esistevano anche Apple ed Amiga, ma erano completamente fuori
dal mondo delle imprese “mainstream”. Occorre dare una data , e la data sensata
secondo me e’ questa: 1986. Dal 1986, esiste un PC abbastanza potente da eseguire
programmi in una modalita’ paginata, e contemporaneamente ad un prezzo avvicinabile
per la PMI, lo studio, eccetera.

Andiamo ad internet. Inizialmente (diciamo primi anni 90) esisteva per il mondo accademico
e alcune aziende illuminate la avevano ma c’era un problema. Tutti gli indirizzi erano pubblici.
Cosi’ per avere una
intera rete aziendale collegata ad internet dovevate , diciamo per 32 indirizzi, chiedere
al vostro ISP. Il vostro ISP chiedeva al maintainer. Il maintaner chiedeva al GARR,
e dopo qualche tempo arrivavano gli IP. Arrivava un tecnico che vi configurava
gli IP sui computer, e via. E se poi vi toccava di volerne 64, non era detto
che vi dessero la stessa sottorete, per cui magari vovevate reinstallare
tutto, rifare tutta la procedura, compilare un modulo ove descrivevate le sottoreti
e l’uso dei singoli indirizzi. Questa relativa complicazione burocratica faceva si’ che nelle
aziende la facesse da padrone Novell Netware, seguita da Appletalk, poi Decnet,
poi Banyan Vines, infine netbeui

Arriva ad un certo punto una parola “strana”: intranet. Salutata come una grande
rivoluzione, consiste nell’ RFC1918 : chiunque
puo’ avere una propria rete di indirizzi IP, grande quanto vuole, a patto di usare
indirizzi IP privati. Da quel momento la rete internet si apre al mondo delle PMI
e delle piccole aziende.

La terza rivoluzione la faccio arrivare con C60, ovvero con gli smartphone Symbian,
capaci di Internet e di email collegata. La ragione e’ semplice a spiegarsi:
per la prima volta arriva alle masse uno strumento semplice per usare l’email, ovvero
uno dei principali servizi di internet, e quindi la rete telefonica entra di tutto diritto
nelle reti telematiche e digitali, offrendo servizi all’utente.

Sono date arbitrarie, ma mi servono come milestones per spiegare cosa io abbia in mente,
e ho cercato di essere piu’ razionale possibile. Magari ci sono altre date proponibili,
ma serve una convenzione semplice, ed usero’ quella.

Per ricapitolare, abbiamo 3 rivoluzioni:

-1986, Hardware: arrivano le cose piu' simili che abbiamo ai PC IBM Compatibili.
-1996, Intranet: con gli IP privati, le reti IP possono essere costruite a casa e in azienda senza provisionare ogni IP al GARR.
-2002, Symbian C60 , internet diventa consumer e mobile. 

definite arbitrariamente queste tre rivoluzioni (ma poi potrete fare lo stesso esercizio come volete),
andiamo a vedere come hanno interagito tra loro. Prendiamo l’ Italia, come la ricordo all’epoca.

La prima rivoluzione fu semplicemente persa. Nel 1996, quando arriva la possibilita’ di dotare
un’azienda di internet con reti locali a costi economici, pochissime aziende hanno il
computer e pochissime case hanno computer e collegamento ad internet.

L’economia italiana soffre il ritardo , e le fotocopisterie hanno la postazione
per inviare l’email a pagamento, la postazione scanner, e offrono il servizio
di “stampa a getto di inchiostro” e di “stampa laser”. Siamo a questo punto: pagate
duemila lire per inviare una email. L’italia va ancora di fax.

Quando arrivano gli smartphone, l’italia ha una fame enorme di internet, ma NON
ha ne’ internet nelle case ne’ internet nelle aziende. Alcune hanno il PC, ma
lo usano su sistemi proprietari e non connessi.

Perche’ l’Italia diventa in quel periodo il primo paese al mondo ove esistono piu’ cellulari
che persone? E perche’ spopolano proprio i cellulari che possono ricevere email?

Eh, semplice. Mancano i PC nelle case, nelle aziende, e mancano le connessioni
ad internet nelle case e nelle aziende. Il mobile smartphone copre, improvvisamente
DUE rivoluzioni mancate.

La diffusione devastante di smartphone e di tablet si verifica principalmente ove NON e’ avvenuta nessuna delle due modernizzazioni precedenti, cioe’ dove mancano computer e connettivita’.

Qui c’e’ un punto interessante: perche’ se poi espandiamo la cosa su scala globale,
scopriamo che esistono intere industrie del mobile internet dedicate a recuperare
il gap delle prime due rivoluzioni mancate: Opera Mobile con la sua infrastruttura di proxy ottimizzatore, le varie pagine di wrapping per google , non sono altro se non l’unico modo col quale le nazioni emergenti possono accedere ad internet.

Ed infatti notate l’esplosione di vendite di smartphone e di tablet proprio nei paesi con piu’ bassa penetrazione del PC e della connessione broadband: la ragione e’ che manca la scolarizzazione che serve ad usare il PC, mancano le infrastrutture di rete, e l’unica cosa che si puo’ fare e’ di comprare una scatoletta che oltre a fare una cosa banale (telefonare) e quindi risultare familiare, non richiede particolari conoscenze per essere usata: compra una versione brandizzata, e hai tutti i servizi gia’ configurati.

E’ fondamentale capire come una rivoluzione mancata causi l’esplosione della successiva, per capire una cosa: il tablet fatica a penetrare ove tutti hanno un laptop, e il laptop smette di penetrare laddove si diffonde il tablet, specialmente se arriva con una sim incorporata, ovvero gia’ connesso ad internet.

E possiamo notare uno strano paradosso: quando una rivoluzione nasce per compensare la mancata innovazione alla rivoluzione precedente, essa cannibalizza il mercato precedente. Il tablet e lo smartphone colpiscono il mercato del PC e del Laptop.

Adesso pero’ guardate la situazione oggi: alle telco italiane viene chiesto SIA di ammodernare la connessione mobile, e portare un LTE 4G+ a tutti, SIA di potenziare la rete via cavo. Con il problema del cannibalismo, ovvero: ma se io ho gia’ LTE 4G+, perche’ devo portarmi un cavo in casa?

Il problema e’ che una rivoluzione si basa sulla precedente. Se la precedente non avviene, la rivoluzione industriale n-esima ingloba TUTTO IL GAP lasciato dalla n-1 esima. I telefoni smart sono nati per dare a tutti quello che non avevano mai installato a casa ed in azienda. Email ed Internet.

Ma il fatto che la n+1 -esima rivoluzione inglobi il gap con la n-esima significa che le due sono in competizione, ovvero una cannibalizza l’altra. Avendo un PC a casa e uno in ufficio, onestamente non avete bisogno di un tablet con la SIM. MA se avete un tablet con una sim 4G+ LTE, davvero poi comprerete un laptop per casa? MAgari per il bambino, forse. Ma se a scuola hanno i PC, al bimbo bastera’ uno smartphone per il resto.

Questa mancata rivoluzione iniziale, cioe’, ha prodotto una rivoluzione successiva che ha colmato il gap, cannibalizzando le tecnologie. Col paese coperto da 4G+ LTE, per dire, il vostro router domestico/SOHO potrebbe essere anche un router da wifi/ethernet a 4G+. A quel punto non ha senso portare anche il cavo, a meno che non si porti fibra.

Questo rallentera’ gli investimenti. Se ogni anno sempre piu’ gente si dota di smartphone, le telco sono chiamate a spendere follie per il 4G+ LTE, o anche solo per HSDPA. MA a quel punto, contemporaneamente sono chiamate a sviluppare l’agenda digitale e portare il cavo a tutti, ben sapendo che 4G+ lo cannibalizza. D’altro canto, pero’, che genere di fortune si sono costruite sul ritardo altrui?

Ma le rivoluzioni non finiscono qui. Prendiamone altre tre:

- E-commerce.
- E-payment.
- Valute digitali (es. Bitcoin).

non perdiamo tempo a dargli una data, e andiamo avanti assumendo che sia cosi’. All’e-commerce non si e’ adattata tutta Italia, e se aveste mai cercato di comprare “MAde in Italy” dall’estero usando i siti web di aziende italiane, ve ne accorgereste enormemente. Sotto Ebay niente.

Se passiamo ad E-payment, grazie al cielo e’ arrivata Paypal, ma ancora e’ una piccola percentuale dei siti che offrono di vendere qualcosa. Gli altri usano carte di credito, ma i gateway sono macchinosi e legati alla banca su cui si appoggia l’azienda. I grandi circuiti (VISA, AMEX) si sono ben guardati dall’offrire un enabler globale per i pagamenti.

Adesso arriva Bitcoin. MAgari sara’ qualche suo figliolo molto perfezionato a brillare, ma chiediamoci: “nel momento in cui arrivasse un enabler globale per i pagamenti, esso cosa dovrebbe fare?”.

Beh, dovrebbe ANCHE recuperare il GAP dell’E-commerce mai sviluppato, e dovrebbe recuperare ANCHE il Gap dell’epayment mai sviluppato, cioe’ qualcosa che sostituisca POS e carte di credito fisiche.

E’ quindi chiaro che Bitcoin, che si occupa solo di fare da enabler per il trasferimento di soldi, ma non si occupa di e-payment (un sistema di e-payment necessita anche di una proprieta’ robusta del wallet: rubare un wallet deve essere impossibile quanto rubare un conto corrente, cosa che Bitcoin nonha ) e’ ancora immaturo. Per non parlare del fatto che una moneta elettronica non e’ nemmeno un sistema di e-commerce/m-commerce.

Ma non e’ colpa di Bitcoin o del suo design: se fossero maturi E-commerce e E-Payment (o M-Commerce ed M-Payment), il passaggio sarebbe immediato. Ma siamo nella stessa situazione del mobile e degli smartphone: se arrivano, devono per forza rivoluzionare tutto, ASSORBENDO IL GAP delle due precedenti rivoluzioni mancate.

Allora, perche’ l’ultima delle tre rivoluzioni sopra possa esplodere davvero, occorre che inglobi:

- E-commerce. Deve abilitare chiunque a vendere e comprare liberamente qualsiasi cosa.
- E-Payment. Deve abilitare chiunque al pagamento di merce e alla finalizzazione di acquisti.
- E-Money. Deve costituire un sistema di deposito equivalente ad un conto corrente in sicurezza e portabilita'.

e tutto su scala globale. Insomma, un enabler completo per commercio, pagamenti e deposito di liquidi.

Se qualcuno di voi riesce a fare una APP con queste caratteristiche domani, che offra questi servizi in maniera globale SUBITO, click&go, probabilmente dominera’ la scena mondiale per i prossimi dieci anni. (1)

Ma il paradosso interessante che la potenzialita’ esplosiva di questo sistema e’ come la potenzialita’ esplosiva del tablet: la sua esplosivita’ non e’ data dalla bellezza del dispositivo in se’ (dai, ho posseduto un Newton 2100, e funziona ancora, ma eravamo 4 gatti) , ma dalla quantita’ di ritardo che esso colma.

Il “digital divide”, cioe’ ha gia’ arricchito enormemente il mondo degli smartphone. Oggi esiste un gigantesco divario digitale nel mondo dell’ E-Commerce (M-Commerce), E-Payment(M-Payment) ed E-banking (M-Banking).

Se riuscite oggi a colmare questo divario, potreste essere i prossimi Zuckerberg. E non per merito vostro, ma per demerito altrui.

I know

(1) Scrivere le specifiche e’ semplice.Chiunque, negoziante o singolo, deve avere la possibilita’ di usare il cellulare per fare una foto o un filmato alla cosa o al servizio che vende. Chiunque deve poterla inserire in un motore di ricerca che contiene anche la localita’ del servizio o della cosa e metterla in vendita. Chiunque deve poter cercare la cosa piu’ vicina e scatenare la vendita. La cosa si finalizza in near field contact, quando compratore e venditore (o un suo emissario, tipo un trasportatore) si incontrano per scambiarsi merci e servizi. E passano a quel punto i soldi da portafogli A a portafogli B. Il conto non deve essere legato al cellulare o al dispositivo fisico, ma alle credenziali del singolo. Massimo 3 click per transazione per entrambe le parti. La rete deve essere distribuita e non centralizzata, tipo DHT+Blockchain.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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2 pensieri su “I ritardo tecnologico come fonte di guadagno

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