Dare fastidio perche’ si esiste.

di Uriel Fanelli

E’ un tema che e’ uscito dal mio post su Manno, ed e’ il meccanismo – di cui si parla sempre poco – che da sempre coinvolge la societa’ italiana, specialmente quando si parla di economia. Mi riferisco alla tremenda ostilita’ che colpisce non il singolo imprenditore, ma un nuovo settore di imprenditori.

Mi riferisco al momento, cioe’, in cui nasce una nuova professione. Il momento specifico nel quale un lavoro o un settore che prima non esistevano minaccia di creare una nuova classe di imprenditori e di lavoratori.

Per capire questo dobbiamo andare indietro ci circa un secolo. Il 95% della popolazione lavorava in campagna, ovvero nell’agricoltura. La quale aveva certamene una fame di braccia, visti i metodi arcaici che si usavano per coltivare.

D’altro canto, questa fame di braccia NON produceva alcuna crescita dei redditi perche’ il rapporto col lavoro era di tipo cattolico: il lavoro come punizione per l’uomo, come male imposto da dio in seguito al peccato originale. Di conseguenza non bastava lavorare: occorreva faticare. E non bastava essere stanchi: occorreva che la fatica diventasse tormento.

Solo quando potevate mostrare chiari segni di tormento da fatica, si diceva di voi che foste dei lavoratori. In questo senso, le condizioni del lavoratori nelle campagne erano subumane. Chi creda ancora alle storie di campagna molto Eataly, con le fattorie del Mulino Bianco e le famigliole felici, non ha capito nulla di quanto avveniva. Le persone valevano poco piu’ delle bestie, in certi casi anche meno (dovendo scegliere a chi dare soldi, si curava la mucca ma non la moglie, insomma) e la dignita’ dei lavoratori era una cosa praticamente sconosciuta.

C’erano i grandi proprietari, spesso nobili, i proprietari meno grandi (che spesso erano i pochi prfessionisti dell’epoca, come medici o notai) , pochissimi piccoli, e poi a seconda della zona manovali o mezzadri, ovvero gli schiavi.

Non dico che i primi godessero dello Jus Primae Noctis, ma diciamolo apertamente: era meglio essere molto gentili con loro.

Allora, arriva l’industria, che inizia a svuotare le campagne. Certo, Charlie Chaplin e la dialettica sindacale ci fanno vedere che nella fabbrica gli uomini erano solo numeri e che avevano a che fare con macchine, ma rispetto a prima era un miglioramento notevole. Era un miglioramente notevole perche’ un rapporto impersonale con la fabbrica era meglio del personalissimo schiavismo di prima. Meglio essere un numero come tanti, che essere lo schiavo con il nome e il cognome stampato sulle catene , insomma.

Questa cosa non piacque ai latifondisti e ai caporali che davano lavoro ai braccianti. Sia perche’ fece salire la domanda di braccia , sia perche’ fece salire il costo della manodopera, ma il problema era diverso:

Adesso c’era l’alternativa.

Prima non c’era. Dovevate chinare la testa, perche’ cambiare aria era difficilissimo, gli artigiani ereditavano il mestiere del padre, e in quella zona c’era solo “lui”, quello che vi vessava. E non potevate farci niente.

Ad un certo punto arriva alternativa: vado a lavorare in citta’, e ci porto pure la famiglia. E I FIGLI. Le future braccia che se ne vanno.

Ovviamente la societa’ italiana reagisce, e in pochi decenni si riesce a dare le stesse condizioni di merda a contadini ed operai. Nasce Confindustria, si crea la corporazione degli industriali, e via. Ma le sorprese non arrivano qui.

La cosa si ripete quando , nel dopoguerra, nasce il mondo dei servizi. Industriali e proprietari di terre si trovano per la seconda volta ad avere di fronte un settore che cresce, assorbe la manodopera, e cambia gli equilibri di potere tra datore di lavoro e lavoratore.

Ma anche questo si blocca con la nascita degli Ordini, che prendono i professionisti, ovvero le figure chiave del mondo dei servizi del secolo scorso, e li imbrigliano in un sistema corporativo che ne regola il numero.

Ed ecco che sfuma l’alternativa.

Adesso siamo alla nascita del settore IT, del mondo dei computer di massa. Chiedetevi quali fossero le speranze di un giovane diplomato che prendesse la maturita’ nel 1989. Quali erano?

  • Lavorare per qualche industria e piano piano crescere di reddito.
  • Diventare un professionista iscritto ad un Ordine.
  • Lavorare per un imprenditore del luogo e subirne il carattere.
  • Aprire un negozio.
  • Ereditare il lavoro di papa’.
  • Trovare un impiego statale.

se esaminate le prospettive nel 1989, scoprite che in TUTTI i casi si sarebbe trattato di una trafila di ostacoli , esercitati da ordini, associazioni, comune, politici vari al preciso scopo di mantenere un numero chiuso ovvero di gestire in qualche modo il rapporto tra domanda ed offerta nel mercato del lavoro.

Lavorare per qualche industria significava finire nelle mani di sindacati e varie politiche industriali. Per diventare professionisti avevate bisogno di superare le barriere poste dagli ordini. Per andare a lavorare da un piccolo imprenditore dovevate essere disposti a lunghi apprendistati, lavoro nero, e tante altre angherie. Per aprire un negozio avevate bisogno che nessuna altra associazione facesse ricorso al comune per avervi dato la licenza. Per ereditare il lavoro di papa’ serviva il papa’ con il lavoro, e per l’impiego statale serviva la raccomandazione.

Non potevate fare niente senza dover elemosinare un favore a qualcuno

Poi esplode l’informatica. Negozi ovunque, e spesso non erano nemmeno negozi, visto che la categoria non esisteva. Consulenti, programmatori, tutti professionisti nuovi, SENZA CHE ESISTESSE UN ORDINE capace di gestirne i numeri.

Imprese sulle quali confindustria aveva poco da dettare legge, come gli ISP, i quali – ed era chiaro – si trovavano a gestire qualcosa che sarebbe presto diventato essenziale.

Ma specialmente:

gente che mollava il lavoro di prima per darsi all'informatica.

Questo li faceva imbestialire. Il fatto che vi fosse spazio. Il fatto che potesse aprire un negozio di informatica , che i negozi di computer non fossero quasi mai iscritti a nessuna conf-*, che stessero nascendo catene di negozi dei quali nessuno sapeva “di chi sei figlio”.

Gli ISP poi erano visti come il demonio. Il comune di Bologna arrivo’ ad offrire connettivita’ gratis pur di farli chiudere.Il motivo per il quale si trattava di una inizitiva pelosa era legato sia alla scelta del fornitore (Cineca) sia per il fatto che , oltre a quell’iniziativa , altri forzi del comune di Bologna per lo sviluppo del digitale non se ne videro. Se non quando la Bertolini, sfidante di Guazzaloca, voleva costruire il “campus digitale”, fatto esclusivamente di cooperative rosse e di onlus, con impiego di soli volontari e obiettori di coscienza, cosa che avrebbe fatto chiudere qualsiasi altra azienda digitale di Bologna, che invece la manodopera la pagava. Per fortuna vinse Guazzaloca.

Come se non bastasse, imbrigliare gli informatici in un Sacro Ordine Italiano, costringendo i giovani a subire anni di angherie e sfruttamento prima di essere in grado di lavorare, era difficilissimo. Le universita’ non erano ancora pronte alla rivoluzione, mentre gli ITIS e i licei AMBRA avevano gia’ iniziato a sfornare i loro diplomati con conoscenze di programmazione ed elettronica. E come se non bastasse, c’erano gli autodidatti che poi aprivano il negozietto, quelli che avevano la BBS che prima vendevano sulla BBS e poi aprivano il negozio (con BBS dentro) quelli che avevano la BBS e poi aprivano l’ ISP….

Quando andavamo in giro alle fiere e parlavamo con gli altri imprenditori, percepivamo chiaramente l’odio, dal momento che noi eravamo quelli che “non avevano dovuto fare la gavetta”. La “new economy ” era bersagliata di critiche proprio perche’ si diceva che i “veri” imprenditori e i “veri” professionisti “hanno fatto una lunga gavetta”.

“Una lunga gavetta” era il nome degli ostacoli, dei colli di bottiglia e dello sfruttamento nonnistico che “chi era dentro” applicava su “chi voleva entrare”. Con la scusa della lunga gavetta, chi voleva aprire un negozio doveva lavorare sottopagato, sfruttato ed in nero in un negozio esistente, gli avvocati dovevano regalare due anni gratuiti ad altri avvocati, e cosi’ via.

La struttura essenzialmente schiavista della societa’ romana in realta’ si e’ mantenuta alla perfezione.

Usciti dalla scuola, siete schiavi per una decina di anni.
Dopo dieci anni di schiavitu’, siete liberti, e potete finalmente essere liberi, MA non siete ancora cittadini completi e c’e’ qualcuno che ha piu’ diritti e decide.
Dopo 20,30 anni di lavoro, siete tra quelli che “conoscono tizio”, che “conoscono caio”, che “sono un punto di riferimento”, e avete persino voce in capitolo: benvenuti tra i patrizi.

La struttura schiavistica di Roma, semplicemente esercitata, anziche’ per nascita, per eta’. Previo rimanendo che, comunque, chi nasce nella famiglia buona puo’ ancora superare la piu’ brutta delle fasi, e partire dallo status di liberto.

In questa struttura della societa’, ovviamente noi informatici eravamo insopportabili, perche’ saltavamo la prima parte. Non eravamo mai schiavi.

Di fronte ad un nuovo settore, che non si strutturi secondo la visione schiavistica della societa’ italiana, la reazione e’ sempre quella di ostilita’ feroce ed istintiva. Se appartenete ad una New Economy del caso, tutti quelli che potranno farvi del male ve lo faranno: per invidia, per difesa corporativa, per difesa dello status quo.

Chi appartiene al vecchio status quo NON puo’ tollerare un mondo del lavoro che non sia ritagliato sul sistema schiavista medioevale, cambiando la nascita con l’eta’:

  • 5,10 anni da schiavi finite le scuole.
  • 20,30 anni da liberti dopo una lunga schiavitu’.
  • da vecchi essere “punti di riferimento”, ovvero la completa cittadinanza economica, ovvero la rendita.

Quando nasce l’ IT, e’ chiaro a tutti che non si pieghera’ a questo modello: e’ fatto di persone che non sono fatte di quella sostanza. E questo basto’ a produrre la reazione.

Tutto cio’ che poteva andare contro le nuove aziende ed i nuovi professionisti, che cercavano di sfuggire allo schema schiavista, era visto come buono. Il blasfemo che osava offrire un reddito pieno ad un giovane andava avversato e combattuto con ogni mezzo: tutto il male che potevano farvi, ve lo facevano. Avevate osato emanciparvi senza passare per la schiavitu’! Come osate? Presuntuosi! Arroganti!

Persino i vostri coetanei vi erano contro: loro erano in qualche studio a fare gli schiavi, e voi eravate gia’ liberi. Hybris! Bestemmia!

Chi ha vinto?

Alla fine, chi ha avuto la meglio?

Ovviamente loro.

E potete vederlo chiaramente quando osservate un informatico di oggi, in Italia.

Che cosa vedete? Com’e’ la sua carriera?

  • 5,10 anni da schiavi finite le scuole.
  • 20,30 anni da liberti dopo una lunga schiavitu’.
  • da vecchi essere “punti di riferimento”, ovvero la completa cittadinanza economica, ovvero la rendita.

come vedete , alla fine hanno vinto loro.

Manno e’ solo una delle storie. Lui dava lavoro, e senza chiedere cinque, dieci anni di schiavitu’. Solo per questo: aveva di fronte una societa’ che non poteva tollerare un giovane, che non fosse di buona famiglia, e che saltasse la parte di schiavitu’.

Saltare la schiavitu’ iniziale ad inizio carriera e’ privilegio dei rampolli di alcune famiglie patrizie

Chiunque non sia nobile e si arroghi il privilegio di fare lo stesso, chiunque sfoggi pubblicamente un reddito pieno in giovane eta’ (coprite gli occhi alle vostre figlie!!) senza essere schiavo e senza appartenere ad una famiglia di patrizi, viene visto come un usurpatore, un eretico, un attentatore dell’ordine naturale delle cose.

Egli avra’ contro una ostilita’ che non e’ organizzata ma semplicemente generale: ma prima di lui avra’ questa ostilita’ chiunque abbia osato offrire a dei giovani questo status contronatura di “giovane con un reddito pieno”.

Perche’ i vecchi bastardi, in Italia, mangiano la carne dei propri figli. E vogliono continuare a farlo.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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