La cultura dell’umiliazione

di Uriel Fanelli

Un argomento che oscilla tra lo stalking ossessivo ed il bigottismo, e che sta mostrandosi attuale mentre la societa’ intera consente l’umiliazione totale di qualcuno senza muovere ciglio, e’ la nascita di una “cultura dell’umiliazione”. In nome di questa cultura diventa apprezzabile o necessario il bullismo , e quindi l’umiliazione pubblica della persona.

E non e’ una mera questione di bigottismo.

Di per se’ il bigotto vuole causare infelicita’ o diminuire la felicita’ delle persone. Adesso quello che dobbiamo chiederci e’ semplicemente “ma qual’e’ la forma piu’ estrema di infelicita’?”. La domanda e’ semplice nella sua logica, nel senso che possiamo prevedere che i bigotti si muoveranno nella direzione di questo traguardo.

Se anche fosse una “nuova” forma di infelicita’, dobbiamo invece aspettarsi che i bigotti piu’ tradizionalisti rimangano fissi sulle vecchie forme di infelicita’, mentre i “nuovi” bigotti, i bigotti giovani, si dedichino principalmente alle nuove forme di infelicita’.

Quali sono allora i casi di infelicita’ piu’ eclatanti tra i giovani?

Se osserviamo i casi di infelicita’ che portano al suicidio, presumendo che se portano al suicidio siano i piu’ gravi, scopriamo una cosa:

Le giovani generazioni sono soggette ad un nuovo tipo di infelicita’, ovvero l’umiliazione basata sulla vergogna online.

Alcune persone, come Monica Lewinsky nel suo discorso al TED , chiedendosi in che modo internet abbia facilitato o amplificato questo genere di fenomeni, sostengono che si tratti del fenomeno del “click a pagamento”. Dal momento che piazzare su un sito le immagini della tale compagna di classe mentre ha rapporti sessuali aumenta le visite, e le visite sono pagate a colpi di pubblicita’, allora esiste un business della pubblica umiliazione.

Questa specie di visione marxista, se volete un modello che fa risalire tutto all’economia, e’ un modello plausibile nel caso della Lewinski o di Berlusconi, i cui processi hanno portato introiti enormi a Repubblica (il giornale che vi ha dato la maggiore copertura) , semplicemente per via del meccanismo del clickstream pubblicitario.

Ma se andiamo a questi ragazzi umiliati, spesso addirittura handicappati, la cui umiliazione e’ posta online, scopriamo che spesso chi mette online queste persone NON ha costruito il sito in modo da guadagnare con la pubblicita’. Spesso mettono questi filmati su Facebook, i cui profitti al massimo cadono nelle tasche di Zuckerberg. (1)

Quindi, la forza che spinge queste persone non e’ economica. E’ economica la forza che spinge Facebook, Twitter&co a non costruire politiche di privacy adeguate al progblema, per dire. E’ economica la forza che ha spinto qualcuno a scrivere un’applicazione che prendesse i messaggi volatili di Snapchat e li rendesse immortali.

Ma non e’ economica la forza che spinge tre ragazze a pestare un disabile e metterlo sulla sua pagina di Facebook.

Qual’e’ allora la forza che sta spingendo queste persone a perseguire deliberatamente lo stalking digitale, o il bullismo via internet?

  • Gli adulti rimangono a guardare – solo pochi si scandalizzano davvero – perche’ essendo bigotti a loro volta, trovano soddisfazione nel vedere la tremenda infelicita’ che la pubblica umiliazione infligge.

  • I giovani sono semplicemente bigotti in erba, ovvero persone che sono intolleranti alla felicita’ altrui, e che sono quindi votati alla altrui infelicita’. La differenza tra loro ed i vecchi sta nella padronanza dei nuovi media.

Il fatto che una nuova classe di giovani bigotti stia imparando a condurre la sua guerra alla felicita’ online dovrebbe allarmarci: significa che entro 5-10 anni ci troveremo con una classe di adulti che fa la stessa cosa, ma con i mezzi ed i metodi tipici degli adulti.

In realta’ lo stalking online esiste gia’, per cui la cosa che occorre chiedere e’: ma se i giovani bigotti agiscono con nuovi mezzi, esiste anche qualche nuova forza a spingerli?

Anche in questo settore, la mia personale opinione e’ che tale forza si divida in pochissime direttrici.

La prima e’ l’assoluta ininfluenza del giovane medio. Se ci chiediamo che cosa possa fare oggi un giovane , nel senso di “quali scelte importanti possa fare”, la risposta e’ che di scelte davvero influenti ne possa fare poche.

Se un tempo poteva almeno cambiare il proprio destino scegliendo che scuole frequentare, oggi si trova nelle condizioni per le quali ogni cosa e’ scritta nella posizione del padre, e nella sua capacita’ di spingerlo avanti. La mobilita’ sociale si va riducendo, il ceto medio scompare, e di conseguenza nessuna tra le decisioni che queste persone potra’ prendere sara’ davvero influente. In definitiva, il giovane di oggi non solo e’ ininfluente sul piano numerico (non vota, e se vota conta piccoli numeri) ma e’ ininfluente sul piano esistenziale. Puo’ andare bene o male a scuola, puo’ andare in questa o quella scuola, vestirsi in questo o quel modo, militare in questo o quel partito, professare questa o quella religione, ma la sua scelta non cambiera’ minimamente il suo destino.

Questa generazione di criceti che corrono dentro la propria ruota, ruota piena di gadget, senza davvero poter determinare nulla del proprio destino, ovvero immersi nell’irrilevanza, vive perennemente nella situazione per la quale guarda impotente l’ 1% degli altri giovani far strada nella propria vita: sono i figli dell’ 1% che influisce.

Un’azienda tra i nostri clienti ha deciso quest’anno di licenziare un tot di persone. Tra queste persone c’erano dei giovani, che si sono sentiti dire “sei tagliato, perche’ dobbiamo mostrare piu’ capex e meno opex”. Quando il tuo destino consiste nell’umiliazione di essere una “risorsa umana” e non una persona, e di venire “tagliato” per una scusa contabile priva di qualsiasi consistenza logica, ti rendi conto che l’unica decisione che puo’ davvero prendere e’ di distruggere la vita altrui. Se non fosse che nel mondo IT si trova lavoro in tempi relativamente brevi, almeno da queste parti, queste persone si aggirerebbero gonfie di umiliazione per la citta’.

In questo caso, a salvarli dalla situazione di irrilevanza e’ una buona congiuntura del mercato del lavoro locale. Hanno la sensazione che cercando, facendo colloqui e tutto quanto, possano agire, cambiare, guidare il proprio destino.

Se osservate gli stalker adulti (online o meno) e ne sezionate la vita, notate una strana caratteristica comune tra loro:

  1. Possono fare poco o niente per migliorare la propria vita. Si trovano in un cul de sac nel quale nessuna delle proprie decisioni puo’ davvero condurre ad un miglioramento. Dipendono dalle decisioni altrui: finanziamenti, borse di studio, contratti a termine, eccetera. Loro sono impotenti.
  2. Non hanno una professionalita’ vendibile al di fuori del posto che occupano. Essenzialmente, se qualcun altro decidesse di “tagliarli”, non ci sarebbe nessuna decisione da parte loro capace di recuperare la perdita. La stessa continuazione della loro esistenza dipende da altri: loro sono irrilevanti.

In questa situazione, l’essere umano diventa FEROCE

La situazione di totale impotenza e’ la situazione dell’animale in gabbia. E’ la situazione del cane alla catena. Lasciate libero un cane , e non abbaiera’ all’altro cane. Tenetelo al guinzaglio, e tentera’ di assalirlo.

Il passaggio dal semplice bigottismo, cioe’ la “semplice” ricerca dell’infelicita’ altrui, al bullismo aggressivo, ovvero alla cultura dell’umiliazione, avviene quando si sommano le seguenti condizioni:

  • La persona e’ bigotta. Prova piacere nel negare ad altri la felicita’, o nell’impedire ad altri di combattere l’infelicita’.
  • la persona e’ impotente. Nessuna delle decisioni materialmente a sua disposizione puo’ migliorare la qualita’ della sua vita.
  • La persona e’ irrilevante. Altre persone possono prendere decisioni che devastano la sua esistenza, senza che lui possa farci nulla.

Lo stalker, cioe’, e’ semplicemente un bigotto che si trova nella condizione ove puo’ solo subire decisioni altrui, e contemporaneamente non ha modo di migliorare la qualita’ della sua vita.

Un esempio sono gli ex fidanzati che vengono lasciati ,e mettono online le foto porno della ex: essi diventano “umiliatori” perche’:

  1. riconoscono se’ stessi solo in una situazione ove negano la felicita’ a qualcun altro.(sono bigotti)
  2. sono colpiti da una decisione (della ex fidanzata) di lasciarli. Decisione presa da altri. Non possono opporre resistenza.(sono irrilevanti)
  3. si trovano in una situazione materiale per la quale non riescono a migliorare la propria vita (trovare un’altra partner, per esempio).(sono impotenti)

Se andiamo alle ragazzine che si trovano a diventare bulle e pestano le amiche, scopriamo che:

  1. riconoscono se’ stesse solo nella condizione in cui possono rendere infelici qualcun altro.
  2. sono impotenti: nate in qualche sobborgo, qualsiasi scelta facciano, rimarranno white trash dentro quei sobborghi.
  3. sono completamente soggette a decisioni altrui.Scuola, famiglia, criminalita’ organizzata, qualsiasi cosa qualsiasi potere decida, loro non possono farci nulla.

La cultura dell’umiliazione non e’ altro che una ulteriore stratificazione di condizioni umane miserabili: sul bigotto aggiungiamo uno strato di irrilevanza, ed uno di impotenza. E abbiamo il bullo e lo stalker, che non cercano solo l’altrui infelicita’, ma cercano l’umiliazione pubblica delle loro vittime.

Questa e’ la ragione per la quale il nonnismo nasce dentro le strutture piu’ gerarchiche: l’impiegato gia’ bigotto si trova completamente soggetto ai suoi superiori, quindi e’ irrilevante, ma e’ anche impotente, dal momento che non puo’ prendere nessuna decisione , spesso nemmeno congedarsi (cosa soggetta ad approvazione, come capita ai militari).

Laddove una popolazione gia’ culturalmente arretrata (cioe’ bigotta) venga lasciata in una situazione nella quale molti si sentano impotenti e irrilevanti, (periferie cittadine, regioni svantaggiate, classi sociali economicamente depresse, organizzazioni aziendali/lavorative gerarchiche ) , il bigotto diventa uno stalker e si produce la cultura dell’umiliazione.

Questo ovviamente si riflette su internet. Mano a mano che la scala di internet aumenta, il risultato e’ la scomparsa dell’individuo.

Sapete come si chiama un essere umano che nuota nel big data? Si chiama “very very little data”. In pratica, se siete tra i 15.000 utenti di Video On Line nel 1996, e vi mettete a protestare per qualcosa in un forum, qualcuno di VOL vi ascolta. Se siete tra il miliardo di utenti di Twitter, gridare e’ inutile: non vi sente nessuno.

Con l’aumento della scala, cioe’ delle dimensioni di internet, nel momento in cui un singolo social network ha miliardi di utenti, l’individuo non riesce piu’ ad essere rilevante.

Chi “vive” dentro facebook e’ completamente irrilevante verso le decisioni prese dal vertice: se Facebook decide di cambiare la politica della privacy, basta, non ci puoi fare nulla. Se facebook decide di cambiare la politica sulla nudita’ e cancella migliaia di artisti e di associazioni LGBT locali, non possono nemmeno far sentire la loro voce. Contemporaneamente, l’utente non ha alcun modo per migliorare la propria vita su facebook, nel momento in cui e’ rinchiuso un una serie di regole che ne consentono l’umiliazione.

In tal senso, la crescita di dimensioni di internet sta mettendo sui giovani bigotti i due strati (impotenza e irrilevanza) che servivano per trasformare i bigotti in stalker. Ovviamente sia impotenza che irrilevanza sono virtuali, ma questo significa solo che anche la cultura dell’umiliazione sara’ virtuale.

In aggiunta alle persone che nella loro vita “reale” sono bigotte, irrilevanti ed impotenti, (ove irrilevanza ed impotenza sono causati da situazioni materiali contingenti) , si e’ aggiunta una massa enorme che NEL MONDO VIRTUALE e’ irrilevante ed impotente, e che il mondo virtuale si appresta a privare , ogni giorno di piu’, di rilevanza e potere decisionale.

In questo senso, temo che presto ci troveremo con un SERIO allarme legato alla cultura dell’umiliazione. Vedremo tantissime persone uccidersi per essere state umiliate online. E’ per come la vedo io, l’unica soluzione e’:

fare dell’umiliazione pubblica un reato, ovvero istituire il reato di umiliazione.

Altre soluzioni, personalmente, non ne vedo.

(1) Motivo per il quale NON credo che Facebook o Twitter faranno MAI qualcosa per mitigare il fenomeno dello stalking. E’ estremamente redditizio per loro.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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27 pensieri su “La cultura dell’umiliazione

  1. Questo post nasce dal fatto che mi sono ritrovato preso per il culo su internet da alcuni stalker italiani.
    Cosi’ adesso vi dico che c’e’ da considerare un altro aspetto del bigottismo e dello stalking digitale e vi parlo della cultura dell’umiliazione.
    In nome di questa cultura diventa accettabile il fatto che Uriel Fanelli venga preso per il culo sui blog e su youtube e si umili pubblicamente la sua avgvsta persona con una R moscia, una S sibilante e un affanno tipico di chi mangia troppa carne di maiale.

    E non e’ solo una questione di bigottismo.

    Di per se’ il bigotto vuole lottare contro la felicità di tutti, cioe’ la mia.
    Adesso invece dobbiamo chiederci, anzi dovete chiedervi dato che io so tutto, qual e’ la forma piu’ estrema di infelicita’. La domanda e’ semplice nella sua logica, ma siccome avete fatto scuole del cazzo, vi do’ io la risposta.
    Perche’ tutti mi scrivono delle email, mentre a voi non vi caga nessuno. Aha.
    Quindi possiamo prevedere che i bigotti si muoveranno in quella direzione, cioe’ nella direzione di guastare la giornata a Uriel Fanelli, che poi sono io.
    Ma io parlo di me in terza persona come Cesare, perche’ il mio ego permette a Giove di ruotare attorno al Sole.

    Se anche fosse una “nuova” forma di infelicita’, dobbiamo aspettarci che i bigotti piu’ tradizionalisti rimangano fissi sulle vecchie forme di infelicita’, mentre i “nuovi” bigotti, i cosiddetti bigotti moderni e innovativi, si dedichino a nuove forme di infelicita’, tipo l’imitazione di un consulente strategico su youtube.

    Quali sono allora i casi di infelicita’ piu’ eclatanti tra i giovani?
    Grazie per la domanda. Nel frattempo ti banno, poi ti rispondero’ con piu’ calma.
    Se osserviamo i casi di infelicita’ che portano al suicidio scopriamo che le nuove generazioni come la mia sono soggette ad un nuovo tipo di infelicita’, basata sulla vergogna online, ovvero:

    LA PARODIA SU YOUTUBE.

    Alcune persone, come Monica Lewinsky nel suo discorso al TED, sostengono che si tratti del fenomeno del “click a pagamento”. Quindi gli stalker che mi imitano su youtube lo fanno per i soldi. Aha. Vi ho smascherati.
    Come sarebbe a dire che non ci sono pubblicita’ sui video?
    Ti banno.

    Comunque questa visione marxista e’ un modello plausibile nel caso della Lewinski o di Berlusconi (di cui io sono un grande estimatore essendo uno dei miei esempi da seguire, come Putin, Napoleone, Mussolini e Gengis Khan, che pero’ non possedevano il concetto moderno di propaganda, al contrario del sottoscritto).
    Infatti questa umiliazione ha portato introiti a Repubblica, che io leggo da mane a sera per poi riversare tutta la mia frustrazione sul blog.

    Ma se andiamo a questi ragazzi umiliati, e nel caso specifico a Uriel Fanelli, cioè io, la cui umiliazione e’ posta online, scopriamo che spesso chi mette online queste persone NON ha costruito il sito in modo da guadagnare con la pubblicita’.
    E cosi’ rispondo allo scassacoglioni che mi ha fatto la domanda prima e che mi sono preso la briga di bannare. Dopo essermi scopato sua madre nel culo, naturalmente.

    Comunque questa gente spesso mette questi filmati su Facebook, i cui profitti al massimo cadono nelle tasche di Zuckerberg. E non nelle vostre. Aha. Tonni.
    Quindi, la forza che spinge queste persone non e’ economica. Non e’ economica la forza che spinge tre ragazze a pestare un disabile e metterlo sulla sua pagina di Facebook. E ci infilo questo episodio di cronaca preso da chissa’ dove per evitare di parlare esplicitamente di me.

    Ma allora qual’e’ (e ve lo scrivo con l’apostrofo perche’ non possedete il concetto moderno di grammatica) la forza che sta spingendo queste persone a perseguire deliberatamente lo stalking digitale, o il bullismo via internet?

    Gli adulti rimangono a guardare – solo pochi si scandalizzano davvero – perche’ essendo bigotti a loro volta, trovano soddisfazione nel vedere la tremenda infelicita’ inflitta a me medesimo quando millanto di possedere quattro lauree.

    I giovani sono semplicemente bigotti in erba, ovvero persone che sono intolleranti alla felicita’ altrui, e che sono quindi votati alla altrui infelicita’. La differenza tra loro ed i vecchi sta nella padronanza dei nuovi media. Essi dunque posseggono il concetto moderno di propaganda perche’ hanno letto la critica del pensiero di Goebbels sul mio blog.

    Il fatto che una nuova classe di giovani bigotti stia imparando a condurre la sua guerra alla felicita’ online dovrebbe allarmarci e qui ci infilo un’altra delle mie terribili profezie: significa che entro 5-10 anni ci troveremo con una classe di adulti che fa la stessa cosa, ma con i mezzi ed i metodi tipici degli adulti.

    In realta’ lo stalking online esiste gia’, per cui la cosa che occorre chiedere e’: ma se i giovani bigotti agiscono con nuovi mezzi, esiste anche qualche nuova forza a spingerli?
    E la risposta e’ si’: IO.

    Infatti se ci chiediamo che cosa possa fare oggi un giovane , nel senso di “quali scelte importanti possa fare”, la risposta e’ che di scelte davvero influenti ne possa fare poche. Questo per dirvi che siete dei miserabili falliti che avete un reddito più corto del mio. Aha.

    E qui ci metto un tarabaralla sociologico sulla scalata sociale che non c’e piu’ e sul fatto che oggi giorno la posizione dei figli e’ condizionata da quella dei padri, mica come nei fichissimi anni 80 della bassa ferrarese ove potevi essere chi volevi a patto di avere una BBS e sparare cazzate a nastro.

    Questa generazione di criceti (aha, tonni! criceti!) che corrono dentro la propria ruota, ruota piena di gadget, senza davvero poter determinare nulla del proprio destino, ovvero immersi nell’irrilevanza (aha, siete irrilevanti!), vive perennemente nella situazione per la quale guarda impotente l’ 1% degli altri giovani far strada nella propria vita: sono i figli dell’ 1% che influisce.
    Cioe’ i miei figli, che hanno come padre uno cazzuto e importante come me che fa le consulenze strategiche per Putin. Nel tempo libero.

    Un’azienda tra i nostri clienti ha deciso quest’anno di licenziare un tot di persone.
    E di aumentare lo stipendio del sottoscritto. Perche’ io sono lo squalo e loro i tonni.

    Tra queste persone c’erano dei giovani, che si sono sentiti dire “sei tagliato, perche’ sei soltanto un miserabile cialtrone con le tue quattro slides di power point”. Quando il tuo destino consiste nell’umiliazione di essere una “risorsa umana” e non una persona, e di venire “tagliato” per una scusa contabile priva di qualsiasi consistenza logica, ti rendi conto che l’unica decisione che puoi davvero prendere e’ di distruggere la vita altrui. Cioe’ la mia.

    E qui ci infilo un altro tarabaralla sociologico in cui vi dico che i giovani di oggi non hanno piu’ opportunita’ come quando ero giovane io e mi scopavo le madri dei miei amici nel culo mentre facevo il buttafuori a Casalecchio di Reno e prendevo quattro lauree a Bologna. Aha.

    Il passaggio dal semplice bigottismo, cioe’ la “semplice” ricerca dell’infelicita’ altrui, al bullismo aggressivo, ovvero alla cultura dell’umiliazione, avviene quando si sommano le seguenti condizioni:

    La persona e’ bigotta. Prova piacere nel negare la mia felicita’ nello scrivere cazzate su un blog.
    La persona e’ impotente. Nessuna delle decisioni materialmente a sua disposizione puo’ migliorare il suo tenore di vita e portarlo al tenore del mio.
    La persona e’ irrilevante. Consulenti strategici possono prendere decisioni che devastano la sua esistenza, senza che lui possa farci nulla. Aha.

    Lo stalker, cioe’, e’ semplicemente un bigotto che si trova nella condizione ove puo’ solo subire decisioni altrui, cioe’ le mie, e contemporaneamente non ha modo di migliorare la qualita’ della sua vita, cioe’ il suo reddito.

    E qui vi faccio l’esempio degli ex fidanzati che vengono lasciati e delle ragazzine che diventano bulle e pestano le amiche. Tutto questo per depistarvi dal fatto che in realta’ sto parlando di me, ma vorrei che non si notasse.

    La cultura dell’umiliazione non e’ altro che una ulteriore stratificazione di condizioni umane miserabili: sul bigotto aggiungiamo uno strato di irrilevanza, ed uno di impotenza. E abbiamo il bullo e lo stalker, che non cercano solo l’altrui infelicita’, ma cercano l’umiliazione pubblica delle loro vittime.
    Tutto questo per dirvi che voi che mi prendete per il culo siete bigotti, impotenti e irrilevanti. Del resto a voi non scrivono delle email dalla Presidenza del Consiglio.

    Laddove una popolazione gia’ culturalmente arretrata (cioe’ bigotta come quella italiana) venga lasciata in una situazione nella quale molti si sentano impotenti e irrilevanti, il bigotto diventa uno stalker e si produce la cultura dell’umiliazione.
    Cioe’ di caricare video su youtube in cui mi si piglia deliberatamente per il culo.

    Questo ovviamente si riflette su internet. Mano a mano che la scala di internet aumenta, il risultato e’ la scomparsa dell’individuo. Cioe’, io non riesco a eliminare quei video e chiudere quei blog dove mi si piglia per il culo, nonostante io faccia le consulenze per il Cremlino. Isn’t it?

    Sapete come si chiama un essere umano che nuota nel big data?
    Esatto: Uriel Fanelli.

    Con l’aumento della scala, cioe’ delle dimensioni di internet, nel momento in cui un singolo social network ha miliardi di utenti, l’individuo non riesce piu’ ad essere rilevante. Come voi.

    In aggiunta alle persone che nella loro vita “reale” sono bigotte, irrilevanti ed impotenti, (ove irrilevanza ed impotenza sono causati da situazioni materiali contingenti come il fatto che a voi non scrivono delle email e che non guadagnate 66.000 euro al mese come il sottoscritto) , si e’ aggiunta una massa enorme che NEL MONDO VIRTUALE e’ irrilevante ed impotente.
    E ve lo riscrivo: siete bigotti, impotenti e irrilevanti. Non si è capito? Ok: bigotti, impotenti e irrilevanti. Comunque siete bigotti, impotenti e irrilevanti.

    E qui vi sparo giu’ un’altra delle mie profezie apocalittiche: temo che presto ci troveremo con un SERIO allarme legato alla cultura dell’umiliazione. Vedremo tantissime persone uccidersi per essere state umiliate online.
    Milioni di persone moriranno e la causa di morte sara’:

    SUICIDIO LEGATO ALL’IMITAZIONE DI UN ACCENTO, DI UNA R MOSCIA, DI UNA S SIBILANTE E DI UN AFFANNO DA LOTTATORE DI SUMO.

    E’ per come la vedo io, l’unica soluzione e’:

    ISTITUIRE IL REATO DI LESA URIELITA’.

    Ovvero, lo stronzo pezzo di merda che mi ha imitato deve finire in tribunale a pagare i danni di immagine alle fichissime multinazionali che soppianteranno gli enti di ricerca.

    Io ve l’ho detto. Ma voi, come al solito, non volete ascoltarmi. E dunque morirete di fame.

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  2. Ecco, signori, osservate. Se volevate un’illustrazione esemplificativa dei soggetti di cui parla l’articolo, il qui sopra sig. Fornelli ne rappresenta uno splendido esemplare.

    Argomenti ad hominem come se piovesse.

    L’argomento ad hominem è una fallacia logica, tipica di quelli che non sono in grado di argomentare nel merito.

    Ma al posto di essere a tal punto passivo-aggressivi, non si farebbe prima a dire “mi fa schifo al cazzo quel che Uriel scrive e quel che Uriel è”? Perché torturarsi così?

    Ah, io sono reale, mi trovate anche su Facebook, ho messo il mio nome reale affinché non si dica che sono Uriel in incognito.

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    • Silvia, la parodia di Fornelli è il frutto dell’atteggiamento da “io sono Dio e sono intelligente e tu sei una merda” che la persona che utilizzava il soprannome Uriel Fanelli aveva sistematicamente nei confronti dell’intera umanità. In più di un’occasione aveva candidamente ammesso di avere un ego delle dimensioni di Saturno, o una frase simile che ora non ritrovo.
      Ha ricevuto solo una dose della sua stesa medicina.

      PS: su faccialibro ci son tante Silvie Passerini…. quale sei tu?

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          • L’onniscenza è un fatto privato, non è che Uriel detenesse i destini del mondo. Tra l’altro c’è gente molto più famosa e influente di lui che si ritiene onniscente (e non lo è). Mica per questo uno deve perderci il sonno.

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        • il fatto è che il mondo è pieno di sfigati che fanno lavori banali, con stipendi banali, e che vivono una vita banale. siamo tutti praticamente così.

          più o meno tutti, una volta hanno giocato (suli bbs, su usenet, sul proprio blog) ad essere dei super-fighi: hai un bbs, hai contatti con gli hacker più famosi del globo, hai accesso al meglio del meglio della pirateria del software ed equivalenti, e non paghi una telefonata da quando facevi la prima media. su usenet, se i quello che ha indiscrezioni segretissime sui piani di una multinazionale, partecipi a riunioni in cui si fanno le più importanti decisioni strategiche, hai parlato di persona con l’amministratore delegato e con il direttore tecnico. sul blog sei un agitatore delle masse, uno di quelli la cui opinione sposta “x” voti, e sei in grado di fare previsioni tecniche ed economiche che eludono fior di analisti.

          il grosso delle persone, quando esce fuori dal gioco, ridiventa sé stesso. si sfilano il costume e tornano sfigati che fanno lavori banali e vivono vite banali. non credono davvero di essere uno dei top della “elite” informatica, sanno che le storie sulle cene con l’amministratore delegato sono solo storie per dare “peso” ai racconti, e che le previsioni sul blog sono semplicemente tirate ad indovinare.

          il sommo Mutante Modenese no. quelle storie, ha cominciato a raccontarle anche di persona. e, forse, ha cominciato a crederci anche lui. solo che ha avuto davvero tante “vite”, raccontate “di persona” a tanta gente.

          ormai, era un fiume in piena: aveva avuto tutte le possibili esperienze sessuali prima dei quindici anni, si era laureato, (più o meno allo stesso tempo) era stato in un qualche posto importante nell’esercito, aveva lavorato per le più principali aziende d’italia, ovviamente con stipendi strepitosi e (più o meno allo stesso tempo) era un evocatore di demoni, un leader religioso, un esperto di tecnologia di un livello così alto da essere diretto consigliere strategico dei consigli di amministrazione di varie multinazionali.

          alla fine ha raccontato, a quelli che credevano di essere suoi amici, un sacco di tremende cazzate. non solo, ha anche preso a trattare in malo modo quelli che, amichevolmente, hanno cominciato a fargli notare “qualche” incongruenza. e gliela avevano fatta notare un po’ scherzosamente, ma un po’ perché si erano effettivamente preoccupati.

          suppongo che, un po’ per scherzo, un po’ per vedere quando “dentro” era a tutte le balle che aveva raccontato negli anni, qualcuno ha messo su una pagina di nonciclopedia. in fondo, lo aveva sempre detto anche lui, “se ti prendono per il culo, vuol dire che c’è una comoda maniglia”.

          mi piace pensare che quella pagina (e il successivo “botto”) sia stato terapeutico. che, per quanto, ora, possa detestare tutti gli implicati, sia finalmente tornato ad essere un povero sfigato, che fa un lavoro banale, con una paga banale ed una vita banale.

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  3. Credo che in questo articolo U descriva le cause che lo hanno portato ad essere il “bersaglio dei facinorosi”, anche se probabilmente non se ne accorge egli stesso.
    Innanzitutto premetto che la parte di bigottismo secondo me non serve, perchè se non ti chiami Gandhi (che poi manco lui era ‘sto stinco di santo) quando ti viene sbattuta in faccia impotenza e irrilevanza ti incazzi, con la causa se puoi o col primo che passa se non puoi

    Restano 2 ingredienti: impotente, irrilevante.

    Com’è il facinoroso medio?
    E’ un ex utente del suo salotto, una persona che è stata introdotta in un ambiente di discussione che sulla carta era ottimo (riuniva non pochi cervelloni, per fare un esempio), ma che dopo poco ti rinfacciava che:
    – sei irrilevante. Se dissenti ti banno. Se non ti allinei ti banno. Se piove ti banno.
    – sei impotente. Quando ti banno non ti do ultimatum, niente preavviso, niente replica. E se non avevi preventivamente preso i contatti degli altri, perdi di colpo anche gli altri interlocutori. e non ci puoi fare niente.

    Questi facinorosi impotenti e irrilevanti hanno quindi preso a criticvare Uriel, analizzando ogni suo testo e smontandolo passo passo.

    Lui parlava di persecuzione e lotta alla sua felicità, ma non è un caso se tutti questi “malfattori” hanno un ban nel loro CV.

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  4. Scusate se intervengo solo adesso. Il problema non è che Uriel abbia un ego spaventoso. Ci sono moltissime persone con un ego ingombrante. E il problema non è nemmeno la altissima opinione che Uriel ha di sé, e che pretende gli altri abbiano di lui, il che contrasta in maniera tragicomica con la realtà dei fatti.
    Il problema è che Uriel è un cacciapalle.
    Non so quanti di voi lo conoscano di persona. Io lo ho conosciuto più di venti anni fa. Quando scrivevo la tesi di dottorato, e lavoravo sule carte dell’Inquisizione modenese, io sono quello che ha cercato processi alle streghe e ha fatto le fotocopie e glie le ha passati (tempo che avrei dovuto usare per le mie ricerche; soldi miei; in Italia si possono chiedere un numero limitato di documenti negli archivi per giorno. Quel giorno ho lavorato per Uriel e non per la mia tesi). Lui ci ha costruito le sue cazzate sulle streghe in Emilia di cui lui era l’erede.
    Vado avanti? Lo ho ospitato uno Shabbat; cena del venerdì sera più è stato a casa mia la notte più è venuto alla sinagoga con me. E ha seguito le lezioni dei sabato. Attenzione, una cosa del genere implica che io abbia detto alla sicurezza che lo conosco e che mi fido di lui. Mesi dopo era su Internet a insultare gli ebrei. Con un altro nickname, in un forum che non frequentavo. Dietro le spalle, credo si dica.
    Sono stato il suo testimone di nozze. E last but not least sono stato uno dei suoi clienti quando aveva il negozietto di informatica. Amico sì, ma con il cazzo che faceva lo sconto. E la consulenza faceva cacare.
    Questo, il mio CV. Tra parentesi mi chiamo Andrea e questo è il mio profilo Facebook
    https://www.facebook.com/andreazanardo Nella foto in alto il bimbo sulla destra è il mio maggiore. Uriel mi ha mandato gli auguri per la circoncisione e nello stesso periodo di tempo discettava su quanto sono barbari e primitivi e va da sé avidi gli ebrei, un veri pericolo per la pace nel mondo con questo loro attaccamento ad Israele. Nota che in quel periodo io in Israele ci vivevo. A me diceva che avevo un bel bambino. In altri posti scriveva che quel bambino era un pericolo per la pace nel mondo.
    Quindi il problema non sono quelli che sghignazzano alle spalle di Uriel. Il problema è lui.
    Certo, nel mio CV come dici tu c’è l’essere stato bannato. Ma non perché Uriel dissente da me. Ma per il fatto di essermi accorto che diceva palle. E la mia storia è quella di tanti altri bannati. Perché quando si incontrano su Facebook quello a cui a Uriel ha detto che era laureato in ingegneria, e quello a cui Uriel ha detto di essere laureato in matematica, e quello a cui Uriel ha detto di essere stato in marina per tre anni, e quello a cui Uriel ha detto che in quegli stessi anni lavorava al Computer Discount, e quello a cui Uriel ha detto che negli stessi anni viveva a Milano e aveva un gran bello stipendio come programmatore Microsoft e quello a cui Uriel ha raccontato che esiste una lista di hacker stilata dall’FBI in cui lui sarebbe il numero sette, ecc ecc allora queste persona cominciano a confrontare le varie storie che Uriel ha raccontato, qualcuno osa cortesemente chiedergli chiarimenti e toh che strano si trova bannato.
    Quindi capisci che Uriel non solo è un cacciapalle, ma che è tanto scemo da non mettere in conto, lui il genio della sovversione informatica in Italia, che il mondo è piccolo e la rete ancora di più. E ad un tratto capisci perché ci tiene alla privacy. Perché cambia così spesso nickname, Prima Lev, poi Levoivoddin Vadavialculo, poi Uriel Fanelli, poi Wolfstep e così via. E appunto, perché banna compulsivamente chi gli fa le domande che non gli piacciono.
    Certo, Uriel assomiglia molto ai guru delle varie sette new age. Ti fa sentire una persona speciale, un gran cervellone, uno molto intelligente perché sei ammesso alla sua corte, nel suo forum, tra i suoi amici su Usenet. E poi ti usa. Per specchiarsi e dire a sè stesso e agli altri lettori che lui, Uriel, è un gran figo, un anticonformista, un leader politico in potenza, un genio dell’informatica ed anche uno che ha sofferto più di tutti. Tra le palle che raccontava ci stava anche di aver subito l’elettroshock perché bisessuale e quella di aver visto morire di AIDS il suo amante tra le sue braccia. Uno che scrive roba del genere potete immaginare che considerazione ha delle persone reali, dei dolore reale, delle vite reali. Tutta roba che esiste per amplificare il suo ego.
    Chi rimane deluso dal guru, o da quello che credeva fosse un amico, è normale che si senta amareggiato e che si sfoghi con chi ha avuto esperienze simili. Normale, Ecco una parola che il nostro sbruffoncello della Bassa Ferrarese (ovviamente vittima di pedofili prima e poi genio dell’informatica, e organizzatore di orge sadomaso MA emarginato perché sieropositivo) ha evitato per tutta la vita. La paura di essere definito normale, una persona con i suoi alti e i suoi bassi. No, lui era sempre al massimo, sempre al top, sempre il migliore di tutti. E chi non ripete questo, si trova bannato.
    State parlando di uno che si è inventato di avere al suo servizio gli studi legali di tre multinazionali che per difenderlo da un gruppo di goliardi che osa attentare al suo ego (e che lui conosce personalmente) aprono lo studio nel week end. Uno che minaccia sfracelli legali quando poi dopo anni non succede nulla, e lui si sposta in altri forum informatici dove viene di nuovo scoperto a dire palle ed allora scompare di nuovo e poi scrive in inglese maccheronico che ha scatenato i predetti avvocati perché il SUO diritto alla felicità è sacrosanto. Scusate, non lo trovate ridicolo?

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