Lo sciopero che non si puo’ dire.

di Uriel Fanelli

In questi giorni sto lavorando da casa per via dello sciopero dei macchinisti. Forse qualcuno pensera’ che io sia seccato, ma le cose non stanno cosi’. Il motivo per il quale non mi secca non sta tanto nel telelavoro (che comunque devo fare due giorni a settimana da regole interne) , ma nelle ragioni dello sciopero stesso: un aumento di stipendio del 5%.

Questo e’ quello che i macchinisti vogliono: un aumento di stipendio. Siccome DB (Deutsche Bahn) ha i soldi in cassa e festeggia i buoni risultati, (2.1 Miliardi di euro di margine operativo) , che potevano essere 2.3 senza scioperi, i sindacati hanno detto: ma non ti conviene dare a noi i soldi anziche’ perderli in scioperi?

Insomma, il sindacato sta scioperando per fare avere PIU’ SOLDI IN BUSTA PAGA per i lavoratori.

Ed e’ per questo che non sono seccato: che altro dovrebbe fare un sindacato? E specialmente: e’ cosi’ strano che i lavoratori – dopo tutto, padri di famiglia – chiedano un salario piu’ alto?

Per la verita’, da quando sono qui ho visto diversi scioperi. Dal momento che il sindacato diversamente che in Italia paga gran parte della giornata persa ai lavoratori (motivo per il quale la tessera costa molto) in genere gli scioperi sono concentrati e molto duri: essi costano molti soldi al sindacato.

Ma TUTTI gli scioperi che ho visto erano sempre per la stessa cosa: alzare gli stipendi.

E alzare gli stipendi viene detto proprio cosi’: “ALZARE-GLI-STIPENDI”

Non viene detto “rinnovo del contratto di lavoro”, che non e’ un problema se non in Italia: se vai al lavoro, HAI un contratto. E non puo’ essere differentemente: il lavoro senza contratto e’ vietato.

Detto questo la seconda domanda e’: per che cosa hanno scioperato i sindacati italiani , che io ricordi?

  • Rinnovi del contratto.
  • Contro la tale riforma del governo.
  • Contro la tale azione di Marchionne.
  • Contro la tale nuova legge del governo.
  • Contro le politiche di austerity.
  • Per difendere la costituzione.
  • Questioni di principio.

niente di tutto questo si chiama “aumento di stipendio”. Si, il “rinnovo del contratto” a volte implica sino a 10, 15 euro lordi all’anno di aumento , ma non si sono ancora viste azioni che si CHIAMINO “vogliamo un aumento dello stipendio”, “vogliamo piu’ soldi” o simili.

A quanto pare, cioe’, i sindacati italiani si occupano poco degli stipendi delle persone, e anche quando se ne occupano, si danno un gran daffare per nasconderlo, chiamando la cosa “rinnovo del contratto” oppure che so io “contro l’austerity”. Ma non si sono visti, a memoria d’uomo, scioperi di sindacati italiani per motivi che, chiaramente ed esplicitamente, e pubblicamente, si chiamino “chi lavora deve guadagnare di piu’ “.

Questo strano “pudore” si riflette anche sui partiti politici italiani. Quanti partiti politici vanno in giro a dire “chi ha un lavoro deve guadagnare di piu’”?

Se osserviamo il panorama politico, osserviamo che:

  • A destra si dice che bisogna abbassare gli stipendi per competere coi cinesi.
  • Al centro si dice che bisogna essere piu’ flessibili, ovvero abbassare gli stipendi ma chiamarlo in un altro modo.
  • M5S propone un reddito minimo per chi NON lavora, propone di abbassare il reddito dei politici, ma non ha nulla come “chi lavora deve guadagnare di piu’ “
  • A sinistra si lotta per i gay, per gli immigrati, per l’articolo 18, ma la frase chiara ed esplicita “piu’ soldi a chi ha un lavoro” non si sente dire neanche li’.

Dove voglio andare a parare? Voglio andare a parare sul fatto che la cosiddetta “politica dei redditi” e’ scomparsa dalla scena politica italiana. Se in Germania un tizio che lavora volesse piu’ soldi in busta paga, saprebbe bene a chi rivolgersi: Ver.di o IGM. E lo saprebbe perche’ questi sindacati finiscono sui giornali con una richiesta che si pronuncia tipo “mehr geld”: piu’ soldi.

Del resto, in tutta europa il lavoratore che voglia PIU’ SOLDI sa anche a quali partiti appoggiarsi: Linke normalmente sta coi sindacati, e lo stesso fanno i Verdi, e spesso la SPD. E quando questo succede, sui giornali si scrive “aumento di stipendio per i lavoratori”, “piu’ soldi per i lavoratori”, eccetera.

Adesso mettiamoci nei panni del lavoratore italiano. Se desidera una formazione politica o sindacale di spessore nazionale che lo appoggi nella richiesta di piu’ soldi in busta paga, a chi puo’ rivolgersi? Quale partito dice, a chiare lettere, esplicitamente e chiaramente, che “lo stipendio di chi lavora deve aumentare”? Quali azioni di protesta ricordate , diciamo negli ultimi dieci anni, che siano finite sui media come “lottiamo per avere piu’ soldi nella busta paga?”. Nessuna.

Idem per i partiti. Quale partito lotta perche’ “chi lavora abbia piu’ soldi in busta paga?”. Qual’e’ l’ultima azione politica o l’ultima rivendicazione politica che si chiama “vogliamo piu’ soldi per chi lavora?”. Nessuna.

Quello che voglio dire e’ che in Italia si verifica una vera e propria “conventio ad excludere” , ma ad essere escluso non e’ un partito. E’ una specifica frase, un tema molto puntuale: “piu’ soldi in busta paga per chi lavora”

Se ponete il problema, spesso i partiti e i sindacati ve lo incistano dentro qualche altro tema, dicendo cose come:

  • Piu’ soldi fa parte del “rinnovo del contratto di lavoro”. Insieme al sesso degli angeli, e magari vi caliamo lo stipendio se insieme ci offrono angeli con piu’ tette. Utilissimi.
  • Piu’ soldi fa parte dei diritti dei gay, dei diritti degli immigrati. Non e’ esplicito, ma se Vendola parla per due ore ve lo potra’ mostrare. E comunque, se danno il matrimonio gay agli immigrati, allora possiamo in cambio venire a patti sul vostro stipendio.
  • Piu’ soldi fa parte della lotta contro la globalizzazione e la TAV. Non si capisce perche’, ma se poi non fanno la tav, siamo tutti d’accordo che in cambio non vi aumentano lo stipendio, vero? Non vorrete mica barattare la TAV con del vile denaro, vero?
  • Piu’ soldi fa parte della nostra lotta contro l’austerity tedesca. Che poi il vostro datore di lavoro tira un sospiro di sollievo in tedesco. Chissa’ come mai per lottare contro Berlino la prendono nel culo in Italia.
  • Piu’ soldi fa parte della lotta X,Y,Z, per il Sacro Principio K,I,J. Ma se ci danno il Sacro Graal, in cambio rinunceremo volentieri al vostro aumento.
  • Piu’ soldi fa parte della lotta partigiana per la Costituzione. Bellaciao. E se non toccano la virgola 15 del comma 2 dell’articolo 117, in cambio possiamo venire a patti sullo stipendio.

Il fatto di annegare SEMPRE il tema “piu’ soldi a chi lavora” dentro un tema piu’ complesso, fa si che il tema “piu’ soldi” sia diventato, ad ogni trattativa, un tema di “quid pro quo”. E consente ai sindacati ed ai politici di non pronunciare mai questa frase , tipo “vogliamo piu’ soldi in tasca a chi lavora”.

Se io lotto per “piu’ soldi in busta paga” e per “parcheggio piu’ grande” , in trattativa saro’ molto tentato di rinunciare ad un pochino di soldi in cambio del parcheggio. Cosi’ il trucco dei sindacati italiani e’ quello della “Grande trattativa”, dove mettiamo l’aumento di stipendio e i diritti degli animali. Alla fine della Grande Trattativa, il gatto aziendale sara’ trattato molto meglio, ma in cambio avrete rinunciato all’aumento, oppure si sara’ abbassato l’importo.

Se invece io porto sul tavolo UNA SOLA questione in agenda, ovvero SOLO “aumento dello stipendio”, non c’e’ nessun altro argomento con cui fare lo scambio. Ed e’ per questo che e’ importante che i sindacati tedeschi stiano scioperando SOLO per l’aumento di stipendio. Se avessero scioperato per l’aumento di stipendio e contro l’effetto serra, avrebbero ottenuto che l’azienda avrebbe ridotto le emissioni e zero soldi in busta paga. Solo che, magari , la riduzione delle emissioni era gia’ in coda da mesi e sarebbe stata fatta comunque.

Anche la storia del precariato pesa poco: un precario che guadagna bene si chiama “professionista”, e il fatto di non avere un contratto fisso non ha mai pesato a nessuno. Se invece di lottare contro la precarieta’ nei contratti si lottasse per alzare lo stipendio ai precari, molti di loro potrebbero considerare accettabile la precarieta’, se pagata adeguatamente.

Quello che manca in Italia, sia ai partiti che ai sindacati, e’ un tema chiaro, semplice ed esplicito che sia portato avanti DA SOLO. Senza complesse piattaforme contrattuali che poi lo diluiscono. Il tema della politica dei redditi.

Ma se io parlo di politica dei redditi, arrivano i professori e mi dicono che e’ tutta colpa del “costo del lavoro”. No, il problema non e’ il “costo del lavoro”: questo e’ un problema degli imprenditori e del governo. Il problema e’ “quanti soldi ricevono ogni mese i lavoratori”. Che poi sia il governo ad abbassare la pressione fiscale o il datore di lavoro a pagare di piu’, non e’ rilevante per i lavoratori.

E quindi ritorno al punto: lo sciopero di oggi e’ dovuto al fatto che queste persone chiedono di avere piu’ soldi in busta paga. Siccome non posso lamentarmi del servizio, e quindi del loro lavoro (ho avuto due ritardi in 3 anni, di cui uno dovuto ad una tempesta che ha fatto crollare alberi sui binari) , mi va bene che guadagnino piu’ soldi.

E siccome il tema dello sciopero e’ chiaro, esplicito e si pronuncia proprio “mehr geld”, me sta bene che questi signori guadagnino di piu.

In generale, sono d’accordo con CHIUNQUE voglia guadagnare di piu’ per il proprio lavoro, non trovo nulla di male nel lottare per questo , trovo BUONO che il sindacato (e alcuni partiti) lo facciano, e secondo me sarebbe ora che sui mass media italiani cominciasse a comparire la seguente frase:

“noi vogliamo che vadano piu’ soldi in tasca a chi ha un lavoro”.

Poi quale partito, movimento, sindacato avra’ il coraggio di dirlo, e’ tutto da vedersi.

Ma sino a quando tale taboo non sara’ rotto, credo che mi accontentero’ di ammirare i sindacati locali.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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15 pensieri su “Lo sciopero che non si puo’ dire.

  1. Comunque questo è uno dei casi dove ha abbastanza ragione, sempre che domani non salti fuori con l’opinione opposta. E’ effettivamente in atto una svalutazione del lavoro.

    E’ però in torto a considerarlo un fenomeno solo Italiano, magari con meno ipocrisia, ma la cosa è in atto da tempo in tutta Europa, Germania compresa, è il risultato di una strategia ultraventennale seguita al crollo del muro di Berlino e sviluppata proprio in Germania contestualmente all’unificazione, ai danni soprattutto dei tedeschi dell’est (ma anche di quelli dell’ovest, in ultima analisi) e poi estesa, mutatis mutandis, all’intera UE.

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      • I tedeschi dell’est hanno preso una sola con 50 anni di socialismo, che li ha lasciati letteralmente in mutande. E il resto della Germania li sta mantenendo a colpi di tasse da quasi vent’anni eh…

        Comunque, tornando al post, che non ho letto se non all’inizio, Uriel come al solito scrive senza sapere.

        Primo, questo sindacato è minoritario e sta usando una tattica perlomeno opinabile: “noi roviniamo la vita ai cittadini a oltranza, finché non ci date quello che vogliamo”.

        In pratica il sindacato attacca il cliente per avere soldi dal padrone. Questo ovviamente è un ricatto, non una trattativa, e non so quanto funzionerà, perché — dalla parte del “padrone” — cedere al ricatto è rischioso: se cedo al ricatto di questo sindacato, chi mi assicura che fra sei mesi non ricomincia di nuovo? Se il ricatto ha funzionato una volta, perché non dovrebbe funzionare una seconda?

        Inoltre se cedo al ricatto di un sindacato minore, cosa succede ai sindacati maggiori? Se anche i sindacati importanti capiscono che basta ricattare per ottenere qualcosa, cosa impedirà che lo facciano anche loro? Ci prepariamo a settimane e settimane di economia azzoppata?

        Il ricorrente paragone con gli scioperi italiani è semplicemente incommentabile.

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        • “I tedeschi dell’est hanno preso una sola con 50 anni di socialismo, che li ha lasciati letteralmente in mutande. E il resto della Germania li sta mantenendo a colpi di tasse da quasi vent’anni eh…”

          Accettiamo pure questa teoria, ma allora perché i Russi, i Cechi e gli Slovacchi, che avevano economie messe mediamente molto peggio di quelle della Germania Est, adesso sono messi economicamente meglio?

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  2. Enensimo preclaro (1) esempio di bovinizzazione (2) di un argomento che poteva anche essere valido.

    In Italia parlare di soldi è male: vero. Lavori per la gloria, per l’altruismo, perchè “si deve”, perchè di qui e di là e poi, incidentalmente, la tua azienda ti paga, forse,s e ne ha voglia.

    In Germania i treni hanno fatto ritardo due volte in tre anni: N/A, ma sa di déjà vu. Dev’essere una specie di modo di dire regionale romagnolo, “socmel, dove sono io, i treni arrivano in orario!!!”. A breve la proposta di Uriel di estendera la sua “protezione” su Addis Abeba.

    In Italia scioperi per mille cose ma mai solo per un aumento di stipendio. Vero + esticazzi. Contestualizziamo la cosa. Cos ame ne faccio di uno stipendio doppio se da domani non ho più un lavoro perchè il mio capo mi licenzia su due piedi? Ovvio che in Italia si scioperi per tante cose, perchè tante cose non vanno.
    Un precario superpagato si chiama [libero] professionista. Ottimo, ma se uscisse dallla sala server, scoprirebbe che quando tu hai bisogno di 20 saldatori, avere 200 “professionisti” tra cui scegliere porta irrimediabilmente ad un’asta al ribasso (dello stipendio individuale, degli standard di sicurezza…), cioè un’accelerazione del trend negativo già in corso.

    Coerenza. Ok, sto sparando sulla croce rossa, lo so. Io sono sicuro, che se in Italia ci fosse stato uno sciopero per avere più soldi, avrebbe tuonato con 10 post (ma ovviamente disinteressati, perchè lui ha tagliato i ponti) su:
    – le italiche cavallette
    – volete trasformare tutte le aziende in stipendifici tipo alitalia
    – se non ti basta già mungere la mucca e vuoi anche la carne, dopo nona vrai nè carne nè latte
    – se sei dipendente devi morire, se vuoi più soldi devi diventare consulente/libero professionista (però per fare da consulente a un tramviere occorre modificare la regola “vietato parlare al conducente”)
    – le cavallette (di nuovo, se no che tormentone sarebbe?)
    – quando a ferrara ero esperto di input/output (e non parlo di dati)…
    – [inserire tema trito e ritrito a scelta]

    Valutaizoni economiche: basare un aumento eprpetuo sull’utile occasionale di un anno potrebbe essere quantomeno azzardato.

    Opportunità politica di uno sciopero del genere: come dice Uriellico Fanellico, una volta che hai capito che basta ricattare per ottenere, perchè mi devo accontentare di un +5%? voglio +40% e la setitmana lavorativa di 20 ore. Quando l’azienda fallirà, non farò nessun sacrificio e mi limiterò a spostarmi altrove alla ricerca di qualcun’altro da spolpare. Cavallette di nuovo? No, biografia di Uriel.

    Banalità: Ita e Ger hanno situazioni diverse, e indubbiamente la situazione economico/sociale tedesca è migliore (tranne, a quanto dice, per le “vittime” di Hartz IV che sono al limite dellla ghettizzazione). con queste premesse che senso ha fare paragoni?

    Coerenza 2: in Italia c’è forte disoccupazione. Pagare di più chi già lavora invece che usare quei soldi per investire e creare nuovo lavoro (ebbene si, esistono anche investimenti privati, che sono sicuramente individualmente inferiori agli investimenti statali, ma lo stato è uno, i privati tanti) non creerebbe un aumento della disparità misurata dai famosi indici di Gini con cui ci ha finemente sfracellato l’apparato ludico/riproduttivo?

    Le cavallette che vogliono spolpare ogni microaccumulo di ricchezza: l’ho già detto? e quindi? anche lui si ripete. Perlomeno io non ho cambiato idea rispetto a quel che ho scritto 10 righe sopra.

    (1) Raphael non ti eccitare troppo per questo aggettivo aulico!
    (2) bovinizzare = mandare in vacca, dove in questo caso la vacca non è la busona di tua madre.

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  3. I tedeschi dell’est hanno preso una sola con 50 anni di socialismo, che li ha lasciati letteralmente in mutande.

    Su questo sono d’accordo, anche se nonostante le storture del socialismo della DDR, verso la fine degli anni 80 c’erano delle industrie che producevano e tutto sommato andavano bene. E’ il caso della Foron che produceva frigoriferi, prontamente fatta fallire all’indomani dell’unificazione perchè faceva concorrenza alle industrie degli ariani dell’Ovest. Su questo però

    il resto della Germania li sta mantenendo a colpi di tasse da quasi vent’anni eh…

    non sono d’accordo. Questa affermazione nella forma è la stessa che usano ancora alcuni leghisti: “il Sud viene mantenuto con le tasse di quelli del Nord”.
    Ciò che è avvenuto con la Germania dell’Est è stato più o meno ciò che è avvenuto con il Sud Italia e ciò che è avvenuto con le periferie l’indomani della rivoluzione bolscevica. Quando si fa un’annessione il risultato è l’impoverimento delle periferie e l’accentramento della ricchezza. I tedeschi dell’Ovest si sono comportati con i tedeschi dell’Est come i piemontesi si comportarono con i meridionali, come gli inglesi si comportarono con gli scozzesi e gli irlandesi, come i russi (bolscevichi) si comportarono con gli ucraini e quelli che stavano attorno. Prima hanno saccheggiato tutto ciò che si poteva saccheggiare, dopodichè si sono introdotti sussidi/aiuti statali per far vivacchiare le periferie. Il risultato (voluto) è quello di far muovere la manodopera dalla periferia al centro con la conseguente svalutazione dei salari. E’ quello che sta avvenendo oggi, su larga scala, con l’Unione Europea. Masse che si spostano dai paesi del Sud Europa (periferie) ai paesi del Nord Europa (Germania in particolare) così come dopo l’Unità d’Italia c’è stato lo spostamento di masse dal Sud al Nord (http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale#Inizio_dell.27emigrazione_meridionale).
    La Germania dell’Est si porta ancora dietro le conseguenze dell’unificazione così come il Sud si porta dietro le conseguenze dell’Unità d’Italia.

    Tornando alla tua affermazione, le tasse vengono pagate non per mantenere gli abitanti delle periferie, ma per evitare che possano desiderare la scissione.
    “Io ti do il minimo con cui vivere, se vuoi qualcosa in più ti sposti nel centro”. Questo è il messaggio. Ha funzionato con i meridionali, ha funzionato con i tedeschi dell’Est, funzionerà con gli “untermenschen” del Sud Europa.

    La storia insegna che prima o poi si è sempre i negri di qualcun altro. Non si illudano i tedeschi (wessis), saranno i negri di qualcun altro in futuro. Del resto questa è stata la storia dell’umanità fino ad oggi.

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  4. Achille, la Germania dell’est era alla frutta, non c’era più un’economia, non c’era niente. Appena l’Ungheria ha aperto la frontiera con l’Austria, la gente ha cominciato a scappare in massa. Mi raccontavano che nei mesi prima del crollo del muro andavano a lavorare e si contavano ogni giorno per vedere chi mancava.

    Un paio di cose: la Germania ovest non ha annesso la Germania dell’est. La Germania era una, spartita tra le forze vincitrici, e si è riunificata con la caduta del muro.

    In Germania c’è una tassa che serve ad aiutare l’est, cioè tu paghi una tassa che va ad aiutare l’ex DDR. Non dico che sia giusto o sbagliato, dico che c’è (a meno che non l’abbiano tolta di recente, potrei sbagliarmi).

    Il resto è semplice teoria del complotto, implichi una volontà univoca e centrale che soggiace e dirige la situazione economico-politica globale. Siccome è impossibile dimostrarne l’inesistenza, non posso che prendere atto della tua opinione, ma non saprei che dirti.

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  5. Urielico, ci sono fatti e opinioni.
    Che l’economia socialista fosse bella o fosse brutta è un’opinione. Visto come sono ancora oggi indietro quasi tutti i paesi dell’Est dal punto di vista economico, io penso fosse brutta.
    Però ci sono anche i fatti. Tu dici che nella DDR non c’era un’economia, questo è falso. C’era un economia pianificata. Può non piacere o meno, ma un’economia c’era.
    I fatti poi dicono che nella DDR c’erano industrie e compagnie (VEB Sachsenring, Interflug, Deutsche Reichsbahn, Zeha, Foron etc.). D’altronde se non c’era nulla questo cozzerebbe con la bassa disoccupazione.
    Un altro fatto è che quando l’Ungheria aprì le frontiere con l’Austria un sacco di gente andò via. Questo è vero. Ma non perchè non ci fosse nulla. Semplicemente per due ragioni:

    1) L’economia socialista stava collassando
    2) Il mito dell’ovest.

    Sul punto 1) c’è poco da aggiungere. L’economia stava collassando, ma alcune industrie erano ancora in piedi. Vennero fatte fallire dai tedeschi dell’ovest, coloro che non temono la concorrenza (LOL). Sul punto 2) l’occidente veniva visto come il paradiso in terra. Il che è umano, se vivi in un paese comunista. Quando i rumeni vennero qui 10 anni fa dovettero fare i conti con quella che era loro idea di Italia filtrata dalle storie che avevano sentito da quelle poche tramissioni tv/radio e l’Italia vera e propria. Molti tedeschi dell’Est vedevano la Germania Ovest come il paradiso, ecco perchè emigrarono. Non perchè non avevano un lavoro. Anche oggi molti italiani stanno emigrando non perchè non hanno un lavoro, ma perchè credono che l’estero sia la terra promessa. Poi però devono fare i conti con la realtà. Succede questo quando la qualità della vita peggiora (come nella DDR e in tutti i regimi socialisti negli ultimi anni).

    Poi dici:

    Un paio di cose: la Germania ovest non ha annesso la Germania dell’est. La Germania era una, spartita tra le forze vincitrici, e si è riunificata con la caduta del muro.

    Anche l’Impero Romano era uno, poi spartito tra i veri regni europei (austriaci, spagnoli, francesi). Poi c’è stata l’Unità d’Italia. Ma questo non va ad inficiare il fatto che i piemontesi abbiano annesso il Regno di Sardegna prima e il resto dell’Italia poi. Sempre un annessione rimane: il più forte sbrana il più debole. Ed è quello che hanno fatto i tedeschi dell’Ovest.

    Il resto è semplice teoria del complotto, implichi una volontà univoca e centrale che soggiace e dirige la situazione economico-politica globale.

    Ridurre al complotto è comodo come usare la reductio ad hitlerum. Non è un argomento. Teoria del complotto vuol dire che a un certo punto qualcuno si siede a un tavolo (segreto) a cospirare contro qualcun altro. Ma non è così. Interessi economici non sono teoria del complotto. Sono dinamiche che spingono gli Stati/Regni ad espandersi e a impadronirsi di risorse. Sono sotto gli occhi di tutti.
    Le annessioni e le espansioni avvengono perchè ci sono degli interessi economici in gioco. I piemontesi ad esempio per continuare ad esistere avevano bisogno di impadronirsi delle ricchezze e delle risorse del meridione. I tedeschi dell’ovest per poter competere meglio avevano bisogno di assorbire o di far fallire le imprese dell’Est. Non è un complotto. Sono interessi economici.
    La Germania poi per poter diventare il gigante economico che è oggi aveva bisogno di una moneta più debole del marco: l’euro. Non lo dico io eh. Lo dice Prodi. Lo dice Amato. Se poi Prodi e Amato sono complottisti…

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  6. Achille, grazie per avermi spiegato che c’era un’economia pianificata, non ne ero a conoscenze. E anche per avermi spiegato che non erano disoccupati. Non si smette mai di imparare.

    Tu vuoi tracciare un parallelo tra unità d’Italia e riunificazione tedesca, cose completamente diverse per natura, esiti e motivazioni. La Germania del secondo dopoguerra era uno stato unico, spartito da potenze che lo occupavano militarmente. L’Italia non esisteva prima prima che il Piemonte unificasse il territorio. Semmai il parallelo andrebbe fatto tra Piemonte e Prussia, ma divaghiamo.

    La tua spiegazione della situazione globale è semplicistica: non esiste “la Germania dell’est” o “la Germania” come entità autonoma cosciente e con volontà propria. La realtà è il risultato di così tante variabili che — anche se “la Germania” avesse volontà univoca — non sarebbe in grado di modificarla a proprio piacimento. Se fosse possibile, qualcuno sarebbe imperatore del mondo.

    Attribuire ex post lo statu quo ad una volontà univoca è teoria del complotto, o comunque tu lo voglia chiamare (non mi viene in mente una definizione migliore), perché per ottenere un qualunque risultato è necessario che ci sia qualcuno che si siede e decide cosa fare e come farlo. Se tu dici che la Germania ha deciso di sfruttare l’est, bisogna che qualcuno si sia seduto a tavolino e abbia deciso di farlo. Nostro Signore non interviene in queste cose (purtroppo).

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  7. Figurati, anche io ti ringrazio di avermi spiegato che la Germania del dopoguerra era uno Stato unico e che l’Italia non esisteva prima che il Piemonte volesse annettere gli altri territori 😀

    La realtà è il risultato di così tante variabili che — anche se “la Germania” avesse volontà univoca — non sarebbe in grado di modificarla a proprio piacimento.

    Non capisco cosa c’entri questo con quello che ho scritto. Comunque quello che stai dicendo è un truismo. Se io lancio una pallina verso una buca, il mio intento è di farla andare in buca, ma tantissime altre variabili (qualità del terreno, attriti, regolarità del terreno, eventuali ostacoli) possono deviare il percorso. Ma sta di fatto che io volevo lanciare una pallina in buca. E’ chiaro che non esiste una volontà univoca perchè le cose debbano andare in un certo verso. Gli industriali dell’ovest volevano chiaramente battere la concorrenza, ma questo è l’intento di ogni industriale. Semmai il discorso è il COME. Qualche industria venne assorbita da industrie straniere, qualcun’altra fallì proprio. Insomma si ebbero i risultati più disparati, ma l’intento era quello di battere la concorrenza con ogni mezzo e ci riuscirono. In un momento in cui quelli dell’Est se la passavano male. Pensa quanto furono magnanimi.
    E non è un complotto, ripeto. Altrimenti è un complotto anche l’Unione Europea, sono un complotto i trattati sul commercio, sono complotti le leggi europee. No, quelle leggi vengono fatte a seconda di quello che è l’intento di chi le fa.
    Se l’intento di chi le fa è “più mercato” si faranno le leggi a favore dei mercati. Se l’intento di chi le fa è “più Stato” si faranno leggi che regolamentano i mercati.
    Se l’intento nell’unificazione è “ricongiungerci con i fratelli dell’Est” si faranno leggi che aumenteranno gli investimenti nelle aree dell’Est per far sì che anche l’Est si sviluppi come l’Ovest. Se l’intento nell’unificazione è “spaccare culi ai paesi europei” si faranno leggi che andranno ad avvantaggiare le industrie più potenti, cioè quelle dell’Ovest.
    Indovina un po’ che opzione hanno scelto.

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