Uk, Democrazia oppure Ordalia?

di Uriel Fanelli

Quando un politico inglese da’ le dimissioni, tutti in Italia cominciano a parlare di dimissioni come simbolo e sintomo di democrazia, anche se onestamente non sembra che chi scrive abbia qualche teoria logoca da proporre. Il legame tra democrazia e necessita’ di dimissioni, infatti, e’ poco provato e non e’ molto consistente.

Come sapete, i perdenti delle scorse elezioni si dimetteranno, e quindi tutti sono li’ a guardare ammirati l’inghilterra che da’ “prova di democrazia”. In realta’ questa cultura proviene dall’origine germanica della popolazione, precisamente dall’idea di Ordalia, che deriva dal germanico Ur-Teil. L’ordalia era un processo che , quando si svolgeva mediante duello, assegnava la colpa al perdente: anziche’ giudicare le prove, si credeva che la giustizia fosse una forza fisica dell’universo, quando non una manifestazione divina, ragione per cui nel dubbio si sottoponeva l’imputato ad una difficile prova, convinti che se innocente l’avrebbe superata. Una di queste prove poteva essere lo Zweikampf, il combattimento a due, ovvero il duello. In questo modo e per questa ragione, la sconfitta veniva associata ad una colpa da espiare. L’ordalia rimase legge nel sistema di common law britannico sino all’ 800, quando i duelli vennero vietati.

Sostituite al popolo che vota la legge divina, e alla condanna una qualche responsabilita’ da espiare con le dimissioni, e la ragione per cui si dimettono gli sfidanti di Cameron sono chiare.

Nell’ordalia, infatti, ad essere sconfitto nel duello (quando si faceva per duello) era un preciso individuo: questo identificava in lui, ed in lui solo, la persona avversa a Dio. Di consegnenza, questo ne faceva l’unico colpevole. Allo stesso modo, sarebbe impossibile dire che quando un intero partito perde le elezioni l’unico responsabile sia il capo.

Eppure, e’ quello che si dice, in quasi tutti i paesi la cui legge derivi dal diritto normanno o germanico, Germania compresa. Andiamo a vedere le motivazioni dei sostenitori delle elezioni.

Il candidato sfidante deve dimettersi perche’ il partito ha perso sotto la sua guida

Affermare che lo UKIP abbia perso per via della guida di Farage e’ un attimino sospetto. Sia perche’ il sistema elettorale inglese e’ maggioritario, e quindi si basa sul candidato che vince in una data zona, sia perche’ i subalterni di Farage si sono prodotti in un “turbinio di cazzate” al cui confronto leggere di Salvini da pensare alla filosofia cartesiana. Mi meraviglia che non abbiano citato Evola, ma non seguo molto la stampa inglese. Del resto, Farage e’ un brillante oratore , unica dote che ha, mentre i suoi scagnozzi che aprono bocca sembrano usciti da un delirio maccartist-monarchico.

Andando in Germania, accusare Steinbrück di essere responsabile della sconfitta quando SPD ha perso principalmente sul territorio, sia come distribuzione dei voti che come struttura (federale) dello stato, e’ semplicemente ridicolo. Una sconfitta del genere, razionalmente, dovrebbe portare ad una epurazione interna del partito: una sola persona non puo’ causare, neanche volendo, l’offuscamento di OGNI candidato sul territorio.

Il presidente del partito deve dimettersi perche’ perdendo ha mostrato di non avere le capacita’ di capire il paese

A questo punto, sarebbe sensato chiedersi chi diavolo lo abbia messo al proprio posto. Non e’ stato per caso un comitato di partito, o un direttivo, o un processo detto “primarie?”. E perche’ allora l’accusa di non aver capito il paese reale non vengono fatte anche a coloro che hanno nominato ed acclamato il candidato?

Come mai lui non ha capito il paese reale, mentre chi lo ha eletto pensava che lui avesse capito il paese? Come mai non ha alcuna responsabilita’ chi ha eletto questo personaggio, e come mai il vice – che prendera’ il suo posto quasi inevitabilmente – vice che era pure presente durante le elezioni, non e’ stato messo subito alla guida?

Se le elezioni dimostrassero che la persona non ha capito il paese reale, le dimissioni dovrebbero riguardare anche il suo direttivo, chi lo ha eletto, e la gerarchia che ha creduto in lui. Chi crede nell’uomo sbagliato era nel giusto?

Il candidato deve dimettersi perche’ il suo programma politico e’ stato bocciato dagli elettori.

Questa strana affermazione sembra dimenticare il fatto che l’intero partito ha aderito al manifesto elettorale. A meno di non avere il capo del Klu Klux Klan a capo delle Black Panther, come mai nessuno si era accorto delle storture palesi nel programma del candidato prima della sconfitta.

Se le idee del candidato erano sbagliate, se la sua visione era quella scorretta e/o se il suo programma non era quello che serviva al paese, aveva capito tutto chi ha appoggiato il programma inadeguato? Come e’ possibile affermare che i funzionari del suo partito non abbiano colpe.

E ammettiamo pure che il programma fosse sbagliatissimo: rimane sempre quel 20-25% di persone che hanno votato il partito. Devono dimettersi anche loro per aver creduto nel programma sbagliato?

In che modo vogliamo affermare che il leader sia responsabile di un programma sbagliato quando tutti gli altri che lo hanno appoggiato e votato invece siano innocenti?

Tutte queste scuse sono patetiche. In generale, qualsiasi accusa si possa rivolgere al capo la si puo’ rivolgere anche alla nomenklatura del partito,e la si dovrebbe rivolgere anche agli elettori, pure di minoranza, che hanno comunque votato il partito col candidato/programma/ideale “sbagliato”.

La vera ragione dietro alle dimissioni dei leader perdenti non sta nella moderna democrazia ma nel retaggio barbarico dell’ordalia

E’ solo trasformando le elezioni in un duello ordalico, nella germanica Ur-Teil della Zweikampf, poi fluita in inghilterra insieme ai sassoni, che si possono scaricare tutte le colpe sul partecipante al duello: su di lui, e nessun altro, si e’ abbattuto il pollice verso del dio-popolo.

Sicuramente, gli inglesi sono piu’ bravi a vendere l’ordalia, come sono bravi a vendere quasi tutte le loro arcaiche cazzate come “culla della democrazia”. Il paese senza una costituzione si vende come la culla della rule of law, una monarchia si vende come culla della democrazia parlamentare, un paese ove il Re si considera defensor fidei si vende come paese laico ed equidistante.

Almeno i tedeschi cercano scuse. Quando Steinbrück si dimise a favore di Gabriel, si disse che era perche’ dovendo Gabriel entrare nel governo con la Merkel, era assurdo che ci entrasse quello che la Merkel lo aveva sconfitto. Ma la Merkel non ha sconfitto solo Steinbrück, anche Gabriel ha subito la sua pelata di voti dalla cancelliera. Tuttavia, almeno in apparenza la scusa regge, e sembra quasi un criterio pragmatico: se sei stato sconfitto non vai al governo.

La cosa ridicola dell’autocompiacimento inglese, invece, e’ che si sforzano di vendere l’ordalia non come criterio empirico, ma come altissimo esempio di democrazia. Gli elettori che in campagna elettorale che hanno votato proprio QUEL leader, pur essendo una minoranza, hanno votato PROPRIO LUI, e non il suo successore: dov’e’ la democrazia nel togliere dal vertice proprio ed esattamente l’unico ad essere stato votato alle ultime elezioni, seppure da una minoranza, PUR SEMPRE DAGLI UNICI ELETTORI DEL PARTITO, SPESSO DA TUTTI GLI ELETTORI DI QUEL PARTITO?

Il mondo si e’ gia’ visto vendere dagli inglesi un impero coloniale come “influenza culturale della lingua inglese”, una monarchia con tutti i tratti della superstizione popolare come “moderna democrazia occidentale”, un diritto consuetudinario privo di costituzione come “rule of law” , quindi adesso tutti dobbiamo sciropparci come “democrazia” il rimasuglio rimasticato dell’ordalia medioevale.

E non credo che qualche giornalista italiano perdera’ mai il complesso di inferiorita’ verso qualsiasi cosa vada di moda fare a Londra.

Per cui, ripetete con me:

La monarchia e’ Repubblica.
Il difensore della Fede e’ Laico.
La Guerra e’ Pace.
L’arancione e’ il nuovo nero.
L’ Ignoranza e’ schiavitu’.
L’ordalia e’ giustizia.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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30 pensieri su “Uk, Democrazia oppure Ordalia?

  1. Post riassumibile in:
    Che coglioni gli inglesi, che mi stanno sul cazzo! Che bravi i tedeschi che mi piacciono! Ahahah! Londra merda! Guardate come faccio bene l’elicotterino col pisello!

    Le banfate pseudostoriche poi sono la cigliegina sulla torta (di vacca). Si, dai, Uriel, il fatto che il perdente si becchi la colpa deriva l’ordalia. Eccerto! Perché, si sa, i perdenti in politica hanno sempre avuto gloria e popolarità. Dai, su, visto che vogliamo parlare di storia, raccontaci cosa succedeva ai perdenti nelle “competizioni politiche” in Cina, in Giappone o a Roma, tutti posti che non avevano niente a che vedere con il diritto Germanico!

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    • Se sei il leader di una forza politica miri al raggiungimento del consenso, altrimenti ti apri il blog e fai tutte le considerazioni politiche che ti pare, magari saranno le piu’ giuste che esistono ma non verranno mai applicate. Chiedere al leader perdente di ritirarsi non risolve tutti i problemi ma e’ necessario per evitare che i leader a vita di partiti perdenti facciano “latifondo elettorale”.

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    • Ad essere onesti ha scritto che anche in Germania il numero uno della sinistra e’ stato sostituito in base al principio “se non hai vinto non vai al governo”. Quindi stavolta non e’ una battaglia UK contro tedeschi che descrive…

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      • Mi riferivo al pezzo centrale. Quello che parte da:
        “Sicuramente, gli inglesi sono piu’ bravi a vendere l’ordalia, come sono bravi a vendere quasi tutte le loro arcaiche cazzate”
        […]
        “Almeno i tedeschi cercano scuse. Quando Steinbrück si dimise a favore di Gabriel”
        […]
        E prosegue poi con un pippone contro la perfida Albione.

        Guarda, non è che voglio difendere gli inglesi. Ma quelle di questo post sono delle megastronzate. Come dicevi anche tu qui sopra, credo, il capo del Partito si dimette/ritira/fa momentaneamente da parte perché è il capo del partito e la sua linea politica/la sua propaganda/il suo modo di condurre la campagna elettorale sono state sconfitte in queste elezioni dalla fazione avversa. E’ una strategia valida per impedire sia regolamenti di conti interni troppo duri e che si trascinino troppo a lungo, sia per evitare gente che vivacchia all’opposizone vita natural durante.

        Uriel ripete diverse volte cose tipo: perché non si dimettono anche i sostenitori, che dire di chi li appoggiava, perché non sono ritenuti TUTTI responsabili della sconfitta?
        La risposta, in questo caso, per me è che loro appoggivano la battaglia del leader, ma non per questo potevano decidere come condurla. O semplicemente preferivano lo sconfitto all’alternativa politica (in questo caso preferivano i Laburisti ai Conservatori), ma non per questo lo amavano.
        E soprattutto: e da cosa dovrebbero dimettersi? Come andrebbero “puniti”, secondo lui, quelli del “popolo bue”? Danno le dimissioni da simpatizzanti laburisti/socialdemocratici? Lasciano il lavoro e vanno a Canossa? Vengono marchiati a fuoco cosi che tutti, al pub, possano irriderli? Si scioglie l’intero partito?

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  2. apprezzo l’intento di Uriel di voler andare aldilà delle colpe del leader (anche se è il leader ad essere responsabile delle azioni dei suoi sottoposti), ma non per questo si deve scomodare l’Ordalia. Magari questo è anche un modo per salvare il partito e quel che ha racimolato con la elezione, eh. Oppure è proprio un modo per far sì che il leader si prenda le proprie responsabilità e ne esca.

    Cmq apprezzai molto di più quanto, non so per quale evento, motivava le dimissioni come modo per vendersi come “nobili” persone.

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  3. L’ignoranza di questa persona è tale che è impossibile anche criticarla.

    L’ordalia a base della democrazia inglese? Devono avere birra buona in NRW.

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  4. ahahahah siamo al cabaret.
    Penso che sia inutile sottolineare che confonde i duelli con l’intero istituto giuridico dell’ordalia. Inutile ribadire che non è vero che l’ordalia rimase nell’ordinamento inglese fino all’800 ma che già venne ampiamente sostituito/vietato nel XII-XIII° secolo.
    Sì è inutile.
    Prendiamola a ridere.

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  5. Andrò controcorrente con la maggioranza dei commenti ma per una volta sono d’accordo col Fornichelli.
    Sicuramente le ricostruzioni storiche vanno prese con le pinze (conosciamo il nostro pollo) ma la boria degli inglesi nel proporsi come esempi indefessi di virtù e moralità è qualcosa di insopportabile e che non ha alcuna corrispondenza con la realtà.
    Questa delle dimissioni è la classica “posa” britannica. Per partiti piccoli come lo UKIP le dimissioni del leader vorranno dire molto probabilmente fine del partito. In che modo questo faccia gli interessi dell’elettorato mi sfugge.
    Questa volta poi è andata bene perché Cameron ha stravinto, ma se ci fosse stato un testa a testa Milliband avrebbe fatto lo stesso il baronetto inglese e si sarebbe dimesso? Metà dei votanti ti sceglie e tu ti dimetti?
    Per non parlare poi della legge elettorale e del modo in cui ripartisce i seggi, che in quasi tutta l’Europa continentale avrebbe fatto gridare allo scandalo (in Italia forse avremmo chiesto l’intervento dell’ONU, viste le reazioni all’Italicum).
    È vero poi che i nostri commentatori solitamente sono inchinati a leccare gli stivali di qualsiasi cosa che non sia italiana, ma mentre ancora un pò di verve critica nei confronti di americani e tedeschi ogni tanto la tirano fuori (ma quando proprio la combinano grossa) nei confronti dei britannici è sempre stata soggezione incondizionata, complessi di inferiorità e esterofilia a gogò. Mai capito il perché. Fossimo almeno ricambiati.

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    • Secondo me si fa un po’ di confusione. I due post di uriel citati qui nei commenti parlano entrambi di dimissioni ma si tratta di due casistiche diverse. Nel post più vecchio si parla di dimissioni per i casi di: a) comportamenti in conflitto con la carica che si ricopre (es. Il ministro X favorisce la sua azienda assegnandole appalti del ministero); b) comportamenti considerati impopolari (es. Il ministro X ha un’amante).
      In questo post, invece, si parla solo di c) dimissioni in seguito a una sconfitta elettorale.
      Ovviamente al riguardo, trattandosi di dover fare speculazioni politiche, ognuno può dare la sua interpretazione e fino a che non si vedono i fatti (e a volte non si vedranno mai) sono tutte abbastanza buone. Quello di cui sono certo, comunque, è che gli inglesi non si dimettono perché nell’ordinamento germanico, a un certo punto, c’era l’istituto dell’ordalia.

      Tornando un attimo a quello che dici tu, Luca, penso tu abbia ragione nel dire che gli inglesi hanno una certa spocchia.
      Speculando, come dicevo sopra, penso che Miliband e Farage si siano dimessi per due motivi diversi. Entrambi non hanno niente a che vedere ne col fair play ne con l’ordalia. Ma sono solo calcoli politici;
      Miliband perché la sua linea politica – che era, credo, maggioritaria ma tutt’altro che condivisa al momento in cui prese il controllo del Partito Laburista – è stata sconfitta sonoramente alle elezioni generali. Quindi Milliband si dimette da leader del Labour per evitare che all’interno del suo partito, in un futuro prossimo, lo costringano a farlo.
      Ovviamente Miliband, per me, non si sarebbe dimesso se avesse perso per lo 0,1% dei voti le elezioni politiche. Anzi, avrebbe cercato di guidare l’opposizione, di compattare dietro a se il resto dei Laburisti, sostenendo di aver “quasi vinto nel maggio 2015” e si sarebbe preparato alle prossime elezioni.

      Farage invece, sempre a mio parere, si dimette perché sa benissimo che tra un mese o due, quelli del suo partito gli chiederanno di tornare e di guidarli di nuovo. Quindi non solo risalirà in sella, ma lo farà da una posizione più forte di oggi, quando magari la sua linea politica è contestabile dall’opposizione interna, per non aver raggiunto risultati considerevoli in termini di seggi in parlamento.

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      • Gan’dol, sono d’accordissimo con te che l’ordalia come fondamento della democrazia britannica sia il solito vaneggiamento fanellico. Ma d’altra parte siamo ben consapevoli delle lacune del nostro in ogni campo dello scibile umano, prendiamo i suoi post dove ogni tanto c’è una mezza buona idea come spunto di discussione.
        Dove invece non mi trovo d’accordo è sul fatto che a determinate condizioni Miliband non si sarebbe dimesso se avesse perso. Conoscendo un pochino gli inglesi, sono profondamente convinto che si sarebbe dimesso in ogni caso. È non ha niente a che fare con la ricostruzione del partito e cosa fare nel futuro. Imbevuti come sono dalla loro ossessione per il politically correct e l’accountability, le dimissioni sono ormai un automatismo, un’ostentazione che secondo me è anche particolarmente mirata all’attenzione della stampa estera, quasi a dire “noi, campioni della democrazia, vi facciamo vedere come si fa”.
        Siccome chi segue o vive un pò l’universo britannico queste cose le sa già da tempo, non è una novità, fanno così e faranno sempre così, chi siamo noi per dirgli come comportarsi. Gli spagnoli direbbero “son sus costumbres y hay que respetarlos”.
        Quello che puntualmente me le fa girare è l’incensamento a priori della nostra stampa, nessuno escluso, non uno che si chieda “perché? ma che senso ha? per quale diavolo di motivo anche noi, che non siamo inglesi e che (io personalmente spero) non lo saremo mai, dovremmo fare così?”

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        • Come dicevo, parlando di opinioni, puoi anche avere ragione tu. Io con gli inglesi ho avuto le mie esperienze ma, al contrario di Uriel, non pretendo che quanto vale per me sia una legge universale. E poi, sinceramente, alcune delle mie esperienze contraddicono pure le convinzioni che ho espresso sopra 🙂
          Comunque, sono d’accordo su tante delle cose che hai detto. Per esempio anche io trovo fastidioso l’atteggiamento imbesuito della stampa italiana (e di tanti italiani anche senza bisogno della stampa) nei confronti di tutto quello che accade in Gran Bretagna.
          O penso anche tu abbia ragione nel dire che gli inglesi si sparano pose tanto per. O che tanti di loro ritengono “le cose come si fanno in Gran Bretagna” l’unico modo buono di farle. Ma è anche per questo che trovo davvero difficile da accettare l’ipotesi che un inglese (ok, meglio, un britannico) si dimetta a beneficio della stampa estera.

          Per il resto, oh, possiamo sempre aspettare e vedere che accadrà, che è forse il metodo migliore… o rimetterci al giudizio degli dei con una bella ordalia 😀

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          • Gan’dol, se dal mio messaggio precedente si è capito che i segretari di partito inglesi si dimettono a beneficio della stampa estera allora me ne scuso, colpa mia che evidentemente mi sono espresso male.
            Ovviamente non lo fanno in primis per i giornali esteri, ma lo fanno perché fa parte di un “set of rules” che gli ha creato attorno questa reputazione di società civile, matura e democratica. Se smettessero di farlo perché qualcuno all’improvviso se ne viene fuori dicendo “ragazzi, ma perché?” ci si comincerebbe tutti quanti a fare qualche domanda, soprattutto tra chi all’estero li ha sempre indicati come modello da seguire anche nella scelta della biancheria intima.
            Su cosa succederà nei prossimi mesi sicuramente ne so meno di te, ma permettimi di dire che se nello UKIP si realizzerà ciò che tu preannunci, allora è la conferma che si tratta tutta di una posa. Quelli di Farage sarebbero calcoli politici degni del peggior capocorrente democristiano, se sai già che all’evenienza ti ripresenterai come segretario del partito, allora perché oggi ti dimetti? Alla faccia della trasparenza britannica.

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            • Dovete capirli.
              Il loro impero si è dissolto da neanche 70aa, il complesso di grandezza è ancora bello forte. Tutto sommato, la seconda guerra mondiale ha fatto più danni all’UK vittorioso che non all’Italia sconfitta.
              E’ naturale che si sentano i custodi della democrazia e della civiltà perché lo sono stati per trecento anni. Nell’800 il modello politico, economico e sociale era il Regno Unito. Dalla Germania, al Portogallo, dalla Russia fino al Piemonte, tutti guardavano (e cercavano di copiare) quello che facevano gli Angli.
              Il loro atteggiamento cambierà…ci vuole solo pazienza. In fondo hanno impiegato “solo” 150 anni per adottare il calendario gregoriano. 😉

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              • 300 anni che sono stati anche di colonialismo selvaggio, sfruttamento delle risorse (e i problemi stanno venendo fuori oggi) delle zone occupate e repressione del dissenso nelle colonie che di democratico aveva ben poco. Fanno a gara con gli spagnoli per chi ha massacrato più gente armata di fionde. E nonostante questo non perdono occasione di ricordarti degli Etiopi gassati da Mussolini come una delle “più grandi tragedie del XX secolo” che l’Italia non vuole e non riesce ad elaborare. Non so voi, ma io al liceo le porcherie che ha combinato il fascismo in Africa, Grecia et similia le ho studiate per benino.
                Detto questo, io come contributi a quella che oggi definiamo democrazia moderna non dimenticherei anche gli ideali dell’illuminismo e un paio di ideuzze tedesche come il decentramento federalistico e l’economia sociale di mercato.
                Comunque Elan, io non nego che il genere umano gli debba comunque tanto, principio del rule of law sopra ogni cosa, mi piacerebbe soltanto vedere un pò più di spirito critico da parte dei nostri, qualcuno che ogni tanto gli faccia notare “è una cazzata, non diventa una cosa figa solo perché la fate voi inglesi. Rimarrà una cazzata”. I francesi non se ne fanno scrupoli quando c’è da mandarli a cagare. Mi chiedo di che cosa abbiamo paura noi. Gli anni di Gladio sono passati da un bel pò.

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                • In sostanza molte cose che hai detto sugli inglesi le condivido anche io. Il mio sentimento verso gli inglesi però è influenzato soprattutto dalla stampa che continua a dire: “Oh come sono belli e bravi gli inglesi”. Anche se il fatto che non sono mai passati ad una Repubblica come i francesi me li fa catalogare come “popolo da cui non prendere esempio in materia politica”. Idem per i tedeschi e i tipici “facciamo come la Germania” quando si parla del modello tedesco del lavoro.

                  Diciamo che in generale non tollero i “facciamo come” e l’esterofilia gratuita, che è tipica della stampa italiana provinciale e ignorante. Se domani tutti i giornali se ne uscissero con “facciamo come i francesi”, probabilmente per associazione mi starebbero sulle palle anche i francesi.

                  [Divagazione pseudoculturale ON]

                  c’è poi anche la questione delle somiglianze. Secondo me gli italiani, come popolo, hanno poco da spartire con inglesi, tedeschi, finlandesi etc. (I finlandesi li tiro in ballo perchè ogni volta la stampa elogia la scuola finlandese come se fosse la scuola migliore del mondo, cosa che non è), mentre sono molto più simili a francesi, spagnoli, greci, portoghesi, rumeni (popoli latini).

                  Tempo fa feci un piccolo esperimento linguistico per cercare di classificare grosso modo i vari popoli europei in base alla cultura. Presi la parola “sangue” perchè è una parola “ancestrale” (non saprei come altro definirla, mi si perdoni l’abuso di linguaggio).

                  Ebbene, ne venne fuori questa catalogazione curiosa:

                  Italiano: sangue. Spagnolo: sangre. Portoghese: sangue. Francese: sang. Rumeno: sange. (dal latino: sanguis)
                  Inglese: blood. Tedesco: blut. Danese: blod. Olandese: bloed. Islandese: blod. Norvegese: blod. Svedese: blod (dall’anglosassone: blòd).
                  Russo: krov’. Bielorusso: krou. Bosniaco: krv. Bulgaro: kruv. Ceco: krev. Slovacco: krv. Croato: krv. Lituano: kraujas. Macedone: krv. Polacco: krew. Serbo: krv. Sloveno: kri. (non conosco l’esatta origine del ceppo)
                  Ungherese: ver. Finlandese: veri. Estone: veri.
                  Maltese: demm.
                  Greco: aima.

                  Da questi ceppi si può quindi vedere che ci sono diverse culture (latina, anglosassone, slava, ugrofinnica) e i maltesi e i greci sono per i fatti loro (anche se dalla loro storia li si potrebbe far rientrare in quella latina).

                  [Divagazione pseudoculturale OFF]

                  Non capisco quindi perchè molti italiani abbiano questo complesso di inferiorità verso i popoli nordeuropei, volendo essere ciò che non sono (anglosassoni), come se gli anglosassoni fossero superiori. Sono semplicemente diversi.

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                  • Naturalmente mi trovi d’accordo e complimenti per l’esperimento etimologico 🙂
                    Se mi permetti però rispetto ai tedeschi c’è una piccolissima differenza.
                    Ora non voglio fare il fanellico e mettermi a tesserne le lodi in maniera sperticata e acritica, ma i tedeschi non avrebbero poi tutti i torti se decidessero da domani di pavoneggiarsi su mezza stampa mondiale per il loro modello del lavoro. Perché molto probabilmente oggi è il migliore al mondo. Funziona. E nonostante questo non li senti dalla mattina alla sera autoproclamarsi “the best”. Poi sono stronzi sotto tanti altri punti di vista, su questo non ci piove, ma in Germania le condizioni di vita e sono INFINITAMENTE migliori che in GB. Anche perché i nostri vari

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                    • Anche perché i nostri vari fatti quotidiani solitamente si dimenticano che la Gran Bretagna non è SOLTANTO la City.
                      Fuori da Londra, in alcune zone della Cornovaglia, a Glasgow (per non parlare di Liverpool) lo squallore e i “casi umani” non hanno nulla da invidiare ai quartieri spagnoli di Napoli o allo Zen di Palermo. I benefits del welfare servono proprio a tenere buona gente che a parte sfornare figli dalla tenera età di 14 anni o fare binge drinking 364 giorni all’anno tante “skills” non ce le ha.
                      Quindi generalizzando al massimo mi verrebbe da dire:
                      – tedesco medio: cerco di vivere nella maniera migliore possibile, mi interessa fino a un certo punto che il resto del mondo lo sappia.
                      – inglese medio: faccio una vita di merda (a meno che io non sia un banchiere) ma faccio credere al resto del mondo di vivere nella più grande, giusta e opulenta democrazia del mondo. Tanto ci saranno sicuramente i giornali italiani a darmi una mano.

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                    • Sulla Germania ti do’ ragione in parte.
                      In passato (prima delle riforme Schroeder) in Germania i lavoratori stavano meglio di adesso. Ad esempio, l’indennità di disoccupazione durava tre (TRE!) anni. In seguito alle riforme Schoreder la hanno ridotta ad un anno, rinnovabile ad un altro anno, a patto di soddisfare alcune condizioni.
                      Inoltre il sussidio viene annullato se il disoccupato non accetta il lavoro che gli viene proposto ogni tot. Infatti in Germania si dice “chi entra in Hartz IV non ne esce più”. Praticamente chi entra in Hartz IV in Germania deve accettare di tutto, a prescindere dalle sue qualifiche.
                      Questa politica dei sussidi è stata concepita perchè di fatto le aziende possono assumere i minijobber pagandoli meno, risultando più competitive.
                      La direzione è sempre quella della svalutazione dei salari, che è la direzione comune a tutti i Paesi Europei.

                      E’ triste vedere il paese del Sozialstaat ridursi in questo modo, seguendo queste dottrine economiche da scuola di Chicago. Secondo me il modello del lavoro tedesco aveva tanto da insegnare nel dopoguerra, quello che vedi adesso è un ibrido.

                      Guarda, penso che dover scegliere dove emigrare tra UK e Germania è come dover scegliere se è meglio una dissenteria o un calcio nelle palle 😀

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                  • Diciamo che in generale non tollero i “facciamo come” e l’esterofilia gratuita, che è tipica della stampa italiana provinciale e ignorante.

                    Parole d’oro. Anche quando dici che a lungo andare ti fanno montare l’astio.
                    Poi, per me, si potrebbe pure prendere quello che di buono c’è nelle altre culture, con la cura di vedere se è realizzabile o meno in un contesto diverso da cui è nato, però. Ma copiare acriticamente lo trovo così… stupido. Davvero, non riesco a pensare a una parola migliore.
                    “Dobbiamo fare così e cosà”
                    “Uhm, perché dobbiamo farlo?”
                    “Perché ce lo chiede l’Europa/Perché lo fanno in Germania/Perché è il sistema inglese”.

                    “Ma vaffanculo!” 🙂
                    Evito poi di aprire una parentesi sulla (e mi limito a menzionarla) tendenza della stampa di andare sempre a vedere cosa c’è di meglio in qualsiasi buco all’estero e confrontarlo col peggio del peggio di casa nostra.

                    Comunque, nota a margine, è davvero molto interessante quello che dici sull’etimologia di “sangue”.

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            • mi dispiace per quelli che credono in lui ma farage è, politicamente e umanamente parlando, un pidocchio. tutte le trombonate anti UE sono la semplice facciata di uno a cui gliene frega meno di zero della questione europea. Come sempre, il problema è chi lo vota

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