Masse immobili

di Uriel Fanelli

La caratteristica fondamentale delle popolazioni ridotte a “masse” consiste nel fatto di essere divise in due fazioni contrapposte non appena si presenta un qualsiasi argomento. Tali fazioni litigano senza davvero scontrarsi (in modo da non poter prevalere), producendo un’eterna rissa. Le popolazioni ridotte in questo modo si chiamano “masse”.

Il problema di questo meccanismo e’ che si impadronisce della politica, e produce (o mira a produrre ) situazioni analoghe anche al governo.

Esaminiamo il comportamento di una massa:

  • L’argomento arriva all’attualita’.
  • Ci si divide in due fazioni.
  • Tali fazioni sono per principio irridicibili.
  • La lite continua in modo da evitare situazioni di vittoria.
  • L’equilibrio che si ottiene non cambia nulla.

e scopriamo subito il desiderata della politica. Che genere di governo desidera, una massa? E in che cosa si differenzia il desiderata di una “massa”, rispetto a quello desiderato da qualsiasi altra popolazione?

Il primo punto e’ che la massa, quando si divide in due fazioni, evita come la peste lo scontro totale, o meglio, lo scontro decisivo. Sebbene le due fazioni dicano di non avere paura e di essere prontissime alla battaglia, situazioni di scontro risolutive vengono evitate come la peste. Se osservate il dibattito in TV tra due fazioni opposte, scoprirete che il moderatore mira alla parita’.

Ma il fatto che il Bruno Vespa di turno miri alla parita’ non significa che miri semplicemente a voler vedere gli ospiti un’altra volta. Se ci fossero un vincitore ed un vinto, il vincitore vorrebbe tornare a ripetere la vittoria , mentre il vinto vorrebbe la rivincita.

Il vero problema e’ che ENTRAMBI concordano con il moderatore una conduzione che eviti QUALSIASI scontro abbastanza duro da essere risolutivo, uno scontro tale da consentire a uno dei due di prevalere. Uno scontro, cioe’, il cui esito sia decisivo.

Le due parti, cioe’, mirano a tirare a campare. In questo modo, possono pretendere in eterno di essere strenui difensori di qualcosa , senza mai dare battaglia, una vera battaglia, temendo di perderla.

Allo stesso modo, la cultura di massa vorrebbe che gli scontri politici fossero eterni. Che non emergesse mai un vincitore. Per questo le masse sono immobili: esse sono impegnate in un’eterna lite tra tifoserie.

Per questa ragione quando arriva un capo del governo che inizia a spingere in una data direzione, si inizia a gridare alla dittatura. E l’accusa diventa ridicola specialmente nei modi: se io fossi a capo di un partito di opposizione e pensassi che Renzi abbia fatto “un colpo di stato” e che “sia uguale a Mussolini”, non andrei a dirlo ad una trasmissione RAI.

Prima fuggirei all’estero, poi organizzerei un governo in esilio, e da li’ magari denuncerei le atrocita’ renziane. Se ci credessi davvero, intendo.

Il guaio quando si va alle atrocita’ renziane e’ che non esistono. Renzi sta facendo le cose che ritiene giuste. Possiamo criticarle o non essere d’accordo, ma e’ esattamente quello che si suppone che un presidente del consiglio faccia.

Allora perche’ tanti gridano all’ “uomo solo al comando”, al “colpo di stato” e al “ritorno del fascismo”? Semplice: perche’ vengono dalla cultura di massa, e il loro governo perfetto e’ un governo di eterna contrapposizione, senza mai uno scontro decisivo, ovvero senza che ci siano decisioni.

Avete presente le elezioni, dove tutti hanno vinto? Ecco, prendete il nuovo sistema elettorale e chiedetevi se soddisfa questo paradigma. Non si direbbe perche’ ha un piccolo difetto: che dopo un ballottaggio a due, per il perdente dire di aver vinto e’ impossibile. Uno vince e schiaccia l’altro con un bonus elettorale.

Questa cosa e’ completamente diversa dalla cultura di massa: nella cultura di massa le due fazioni hanno degli screzi, delle scaramucce, ma non arrivano mai ad uno scontro campale dal quale una delle due potrebbe uscire rovinosamente sconfitta.

Quello che i dissidenti del PD si aspettavano era che il PD si dividesse in due, che le due controparti si guardassero in cagnesco in eterno, e che alla fine tutto rimanesse immobile. Se arriva Renzi, chiede la fiducia e mostra che sono in 30, ovvero che Civati&Co non riescono a trovare consenso in parlamento, una fazione e’ evidentemente sconfitta, l’altra evidentemente vincente.

Ma la cultura di massa NON vuole questo: la massa e’ immobile, deve rimanere immobile, e per rimanere immobile nessuna fazione deve mai prevalere. A corollario, ovviamente non deve prevalere nessuna linea, dunque nessuna idea. Dunque nessuna decisione deve venire presa.

In questo senso, cioe’, Renzi ha il difetto di non essere un uomo della cultura di massa: adesso che i sindacati lo hanno sfidato sulla scuola, essi (i sindacati) credono di essere entrati nella “lunga trattativa”, uno dei modi nei quali la cultura di massa espleta il proprio copione di contrapposizione rumorosa, aspra, senza vinti ne’ vincitori.

Ovviamente Renzi ha risposto che chiedera’ la fiducia. Nel farlo, non solo mostrera’ che i sindacati hanno presa solo marginalissima nelle due ali del parlamento, ma dalla partita uscira’ solo un vincitore ed uno sconfitto.

Ma adesso andiamo piu’ in profondita’: come mai la cultura di massa in Italia non vuole vincitori? Semplice: vista la tendenza dell’italiano a soccorrere il vincente, se dovesse succedere che una delle due fazioni prevale, l’altra cesserebbe di avere consenso.

Se Renzi dovesse vincere sulla scuola mostrando un sindacato debole e ininfluente in politica, il risultato sarebbe che le RSU inizieranno a migrare verso l’area renziana, ovvero a lasciare CGIL, e lo farebbero in massa.

Lo stesso vale per la scuola. Gli stessi professori e gli stessi studenti che si oppongono oggi alla riforma, se sconfitti clamorosamente a colpi di fiducia , e con larghi numeri, diventeranno tutti renziani e solerti sostenitori della riforma stessa.

La conseguenza di questo e’ che , contrariamente alla storia del paradosso del prigioniero di Nash, le due parti preferiscono normalmente guardarsi in cagnesco in eterno piuttosto che scontrarsi. Sanno che al perdente non rimarranno nemmeno le spoglie.

In questa situazione si inserisce il problema della scuola.

Sinora si e’ parlato del problema dal lato studenti, professori, eccetera, ma proviamo a vederlo dal “lato ministro”.

Se siete un ministro, non avete notizie dirette da migliaia di scuole. Come fate a sapere che una scuola abbia un problema?

  1. Approccio STASI. Inserite finti studenti e/o professori in incognito e spiate le scuole.
  2. Approccio TV: quando la merda urta il ventilatore, e uno studente magari ci rimette la vita, lo vedete in TV.
  3. Approccio “conosco uno a roma”: il preside/provveditore/rettore ha amici a ROma, ci va, e riceve l’aiuto che serve.
  4. Approccio “militare”: mando un tizio di ispezione con i guanti bianchi, lui passa il dito ovunque, e se trova polvere tutti in punizione.
  5. Approccio “invalsi”: faccio una misura standard, che in qualche modo rappresenti un indicatore di sintesi, e interpreto i dati.

Il primo metodo e’ inaccettabile, perche’ produce una serie di espedienti fatti per ruffianarsi eventuali infiltrati con una dimostrazione solo apparente di buona volonta’. Quello che otterrete e’ che tutti si accorderanno per essere ugualmente schifosi, in modo che gli infiltrati riferiscano tutti la stessa cosa.

Il secondo modo e’ controproducente perche’ come ministri perdete consenso, dal momento che arrivate sempre DOPO che la merda ha urtato il ventilatore. Ovvero quando uno studente ci ha gia’ lasciato le penne, magari.

Il terzo approccio e’ fonte di familismi: alla scuola conviene lasciar andare avanti quello che ha le conoscenze, perche’ “porta a casa finanziamenti”. Ovviamente chi e’ dello stesso partito del ministro e’ avvantaggiato, eccetera.

L’approccio militare e’ bello, ma ottiene spesso che il tizio coi guanti bianchi se ne va con le tasche piene di soldi, dopo essere stato convinto che le mensole sono spolverate. Oppure succede che qualcuno si mette di guardia, a fare il palo, per capire se arriva. Il vecchio “facite ammuina”.

Rimane il metodo della misurazione. Ma paradossalmente la misurazione viene rifiutata. Perche’? A chi fa comodo rifiutare la misurazione?

In generale, chi non vuole la misurazione e’ il capo che vuole prendere decisioni arbitrarie.

Alcuni manager/dirigenti si comportano come il medico esperto di ingessature, che ingessa il braccio a tutti. Allora hai mal di pancia? Ingessiamo il braccio destro. Mal di denti? Perdio, gesso sino al gomito!

Se un dirigente farlocco vuole questo, la misura e’ l’ultima cosa che vuole. Se per esempio vuole promuovere il gessista – nerbo della scuola! – non vuole che arrivi una misura : potrebbe mostrare come ci sarebbero altri piu’ degni.

A chi fa comodo ancora tra i dipendenti? Ovviamente fa comodo a chi vuole guadagnare la stessa probabilita’ di altri di fallire. Se la vostra resa misurata non viene misurata, e ci sono tagli da fare, si possono spalmare a casaccio: tre nel tuo dipartimento, tre nel suo dipartimento.

Se c’e’ un qualcosa che dice “il tale dipartimento performa peggio dell’altro”, questa decisione arbitraria (e salomonica) e’ piu’ difficile. In definitiva, cioe’, se lavorate BENE invalsi VI CONVIENE.

Ed e’ qui il punto: lasciarsi misurare e’ l’ UNICO modo di uscire dal gorgo delle decisioni arbitrarie. Non tanto perche’ misureranno anche i somari, ma perche’ misureranno voi.

Partiamo da un’ipotesi:

  • I cambiamenti costano.
  • Si fanno dunque cambiamenti SOLO per risolvere/prevenire problemi.
  • Nell’agenda del cambiamento finiscono SOLO le zone problematiche.

Questa ipotesi e’ vera SOLO se si fanno delle misure. Se si fanno delle misure si scopre che, per dire, nella scuola Tuppio Borghezio di Maurania Citeriore c’e’ un problema perche’ le ragazze straniere hanno un rendimento pessimo.

Se dobbiamo dare un’agenda al miglioramento della scuola, chiaramente l’ IRPZIS T. Borghezio finisce in agenda. La vostra scuola, che NON ha problemi, in agenda NON ci finisce. Quindi non subira’ cambiamenti.

Nel mondo del lavoro reale, cioe’, venire misurati accuratamente e’ un BENE. Anche perche’ il manager arrivera’ sempre con dei dati finanziari e dira’ “costi troppo”. Se voi non avete dei dati per dire “produco molto”, ha vinto lui. Lui ha dei dati, e voi no.

La dialettica aberrante dei sindacati della scuola, cosi’, mi fa capire una cosa:

  • E’ fatta di capi che vogliono prendere decisioni arbitrarie. Ergo non vogliono misure.
  • E’ fatta di insegnanti che ritengono di lavorare male. Per questo non vogliono essere misurati.
  • E’ fatta in generale da persone che NON vogliono si affrontino i problemi. Per questo non vogliono una misura che li faccia emergere.

La prova di tutto questo e’ che se gli invalsi raccolgono dati, non c’e’ nessuna inchiesta o richiesta di chiarimento su come saranno usati.

Raccogliere KPI non e’ una misura del deliverable in se’. Se vogliamo sapere cosa la scuola italiana stia “producendo”, possiamo misurare il numero di brevetti, il numero di marchi registrati, il numero di diritti intellettuali pagati , e abbiamo la misura economica esatta del valore intellettuale prodotto.

Ma lo scopo di un KPI non e’ quello di misurare l’output per calcolare un valore: lo scopo e’ di identificare i problemi e classificarli, in modo da avere chiare le zone di intervento.

Se domani dovessi diventare, che so, turboministro dell’universita’ europea, e dovessi consolidare, per prima cosa penserei di chiudere le universita’ peggiori destinando i soldi alle migliori.

Ora, senza una misura di merito, cosa potrei fare? Dovrei affidarmi al ranking, e usando il ranking le universita’ italiane ne uscirebbero “maluccio”. Allora mi direte che ci sono ottimi doventi in Italia. Verissimo. Ma il turboministro di Bruxelles, come fa a saperlo? Deve credervi in parola? Fare un giro di tarocchi?

E qui torniamo alla cultura di massa: questa situazione non deve essere evitata perche’ usare il ranking e’ piu’ o meno stupidoc he usare una metrica. Il problema e’ che si prende una decisione. Nel momento in cui si prende la decisione, la fazione che proponeva la stessa cosa e’ vincitrice, l’altra e’ perdente.

Ed e’ questo il motivo per il quale i test INVALSI sono ideologicamente contrari alla cultura di massa: una volta eseguita la misura, e’ possibile prendere decisioni. Prese le decisioni, una fazione e’ vincente, l’altra scompare.

Esattamente il contrario a quanto la cultura di massa vuole: secondo la cultura di massa, la discussione deve procedere cosi’:

  • Fancazzisti! Bastardi! Diciotto ore e poi a casa! Lavura’, barbuN!
  • Diritti! La Kultura non si Misura! Abbasso i padroni!

e lo scontro deve durare IN ETERNO.

E’ la fine della “trattativa eterna”, la fine dell’eterna tifoseria che si teme, e si teme perche’ con le misure arrivano le decisioni, e le decisioni decidono chi vince e chi perde.

Tutto qui.

Renzi come leader non e’ niente di speciale. Semplicemente fa quello che nella cultura di massa non e’ consentito, ovvero prendere decisioni. Dal momento che la massa e’ immobile, ed e’ immobile perche’ si divide tra fazioni eternamente in conflitto senza mai prevalere, la decisione nella cultura di massa viene vissuta come trauma.

Anche sulla storia dell’errore nel dire “umanista” al posto di “umanistica”, la cosa fa piu’ ridere che altro. Ricevo in continuazione email di raffinati letterati che mi chiedono di togliere la tale virgola o rimuovere il talaltro apostrofo. Quando le ricevo, di solito penso “un tale letterato deve aver scritto libri memorabili, e se ha un blog deve avere uno dei blog piu’ colmi di contenuti del paese. Come minimo, costui scrivera’ capolavori immortali!!”

Non resto nemmeno piu’ sorpreso nel notare come costoro non abbiano mai scritto nulla. Mai. I blog italiani sono scritti generalmente da tecnici. L’umanista italiano e’ completamente improduttivo. Sa fare a malapena a cercare refusi tra le virgole e gli apostrofi.

In questa condizione, la mia risposta e’ sempre quella: “se l’unico problema di quel post e’ la tale virgola o il tale apostrofo, mi ritengo soddisfattissimo della qualita’”.

E potrebbe essere la risposta di Renzi a chi critica il suo inglese senza mostrare il proprio toefl, a chi critica il suo italiano senza mostrare altra abilita’ se non correggere virgole e apostrofi.

Non sono un grande fan di Renzi, ma devo dire una cosa: tra lui ed i suoi detrattori, la scelta non e’ difficile. E non per la grandezza del toscano: per la miseria dei suoi detrattori.

Per quanto riguarda gli studenti che scioperano, essendo io quello che fa i colloqui tecnici ai candidati nella mia azienda, posso solo dire questo: “non vi preoccupate, poi il test invalsi ve lo faccio io”. E come me , vi diranno questo TUTTE le aziende ove vorreste andare a lavorare.

Poi il vostro papino puo’ sempre provare a fare ricorso, se vuole.

Se vuole farci ridere ,intendo.

di Uriel Fanelli

PS: questo pezzo e le altre magnifiche elargizioni di saggezza di Uriel sono analizzate su un altro blog degli Untermenschen che curano questo specchio.
PPS: pezzo automagicamente caricato da Fornello!

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15 pensieri su “Masse immobili

  1. Allora perche’ tanti gridano all’ “uomo solo al comando”, al “colpo di stato” e al “ritorno del fascismo”? Semplice: perche’ vengono dalla cultura di massa, e il loro governo perfetto e’ un governo di eterna contrapposizione, senza mai uno scontro decisivo, ovvero senza che ci siano decisioni.

    Semplice: perchè non è stato eletto da nessuno. Ergo non hai capito nulla e mi fermo qui con la lettura.

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    • No Achille! Non farlo!
      Rischi di perdere il post dell’anno del Sommo.
      Ho la sensazione che passeremo a spernacchiare questo post per i prossimi 3 mesi 😀

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      • Ok sono andato avanti a leggere e ho letto fino alla fine. Grazie Elan!
        Questo post merita una parodia perchè è il solito concentrato di misurazione bella, umanisti cattivi, tecnici fighi. Ed è la solita leccata di culo che Uriel fa all’uomo forte del momento (come con Berlusconi quando era forte: Uriel non faceva altro che leccargli il culo. Quando andò Monti al governo, magicamente Berlusconi diventò invotabile.)

        Vediamo di analizzare cacca per cacca la colossale montagna di merda prodotta da Uriel oggi. Tralascio i riferimenti alla cultura di massa e le fazioni che sono fantasticherie che non c’entrano nulla con il succo del discorso che voleva fare (cioè prendersela con gli umanisti/fancazzisti che vivono di rendita etc.)

        Ma adesso andiamo piu’ in profondita’: come mai la cultura di massa in Italia non vuole vincitori? Semplice: vista la tendenza dell’italiano a soccorrere il vincente, se dovesse succedere che una delle due fazioni prevale, l’altra cesserebbe di avere consenso.

        Tendenza che hai soprattutto tu, Uriel, visto la solerzia con la quale ti prodighi nel leccare il culo dell’uomo forte del momento. (Ieri Berlusconi, oggi Renzi.) Ci sarebbe da farsi grasse risate se l’uomo forte diventasse Salvini. Sarebbe troppo divertente vedere Uriel leccare il culo di uno come Salvini.

        Lo stesso vale per la scuola. Gli stessi professori e gli stessi studenti che si oppongono oggi alla riforma, se sconfitti clamorosamente a colpi di fiducia , e con larghi numeri, diventeranno tutti renziani e solerti sostenitori della riforma stessa.

        A me non risulta che i professori siano diventati tutti morattiani e tutti gelminiani.

        Approccio “invalsi”: faccio una misura standard, che in qualche modo rappresenti un indicatore di sintesi, e interpreto i dati.

        Alt. Una misura presuppone un’unità di misura. Altrimenti si parla di aria fritta. Avere a disposizione dei dati e avere una misura sono due cose DIVERSE. E qui emerge il lato umanista/economicista di Uriel, che non sa di quello che parla, ma fa tanto figo che usare la matematica nelle scienze umane.

        Rimane il metodo della misurazione. Ma paradossalmente la misurazione viene rifiutata. Perche’? A chi fa comodo rifiutare la misurazione?

        Perchè i test NON MISURANO NULLA. Uriel, come tutti quelli a favore dei test farlocchi, confonde la VALUTAZIONE con la MISURAZIONE. Preso atto che è impossibile misurare cose come “le competenze”, “le abilità” (le competenze sono grandezze scalari o vettoriali? Forse Uriel che è onnisciente lo sa), rimane la valutazione.
        La valutazione è soggettiva per definizione. Un docente sceglierà una griglia con cui assegnare dei punti e valuterà. Cambia il docente, cambia la griglia. Si vuole introdurre una valutazione esterna? Si introduca una commissione esterna agli esami di Stato.
        La verità è che l’INVALSI servirà per dire quali saranno i metodi e i programmi da adottare in futuro. Cioè l’INVALSI, che domani mattina potrà tranquillamente diventerà un ente privato (http://www.orizzontescuola.it/news/domanda-linvalsi-%C3%A8-privatizzato) detterà la linea e gli insegnanti dovranno adattare i metodi e i programmi in base al test INVALSI. Capisco che a Uriel e quell’altro cialtrone di McKinsey che se ne va in giro cianciando di “meritocrazia” piaccia tutto questo. A me non piace perchè è un ulteriore passo verso lo smantellamento dell’istruzione pubblica (sì nella scuola pubblica ci sono tanto cose che non vanno: ma un conto è cercare di farla funzionare, un altro conto è smantellarla del tutto).
        Sicuramente tra gli insegnanti che si oppongono all’invalsi ci saranno alcuni che hanno la coscienza sporca, ma ce ne saranno altri che fanno il loro lavoro come si deve e poi si trovano con degli alunni che fanno male il test invalsi. E che giustamente ritengono che l’INVALSI non misuri un bel nulla.

        Se la vostra resa misurata non viene misurata, e ci sono tagli da fare, si possono spalmare a casaccio: tre nel tuo dipartimento, tre nel suo dipartimento.

        Ma come si può misurare “la resa”? Qual è adesso l’unità di misura della resa, sentiamo. Ma ci rendiamo conto che questo ignorante anni fa criticava gli economisti per le stesse cose (non esiste l’unità di misura dei soldi) e ora fa altrettanto solo perchè gli stanno sulle palle gli insegnanti? (che probabilmente lo correggevano con la penna rossa, ferendo il suo orgoglio di tecnico competente).
        I tagli a casaccio si faranno sempre. Come si fanno nel privato, quando è il momento delle promozioni o dei licenziamenti in tronco. O forse il fantastico mondo del privato è quel mondo ove la meritocrazia (termine che in origine aveva connotazione negativa) regna sovrana? Grasse risate.

        Ed e’ qui il punto: lasciarsi misurare e’ l’ UNICO modo di uscire dal gorgo delle decisioni arbitrarie.

        No, lasciarsi “misurare” da un ente che può diventare privato domani mattina (l’INVALSI utilizza attualmente i sistemi TIMSS e PIRLS, enti di ricerca legati all’IEA, che è finanziato dal Boston College) è l’UNICO modo per entrare nel gorgo dell’aziendalizzazione scolastica senza passare per il parlamento.

        Nel mondo del lavoro reale, cioe’, venire misurati accuratamente e’ un BENE. Anche perche’ il manager arrivera’ sempre con dei dati finanziari e dira’ “costi troppo”. Se voi non avete dei dati per dire “produco molto”, ha vinto lui. Lui ha dei dati, e voi no.

        “Nel mondo del lavoro reale”. Dunque c’è anche un mondo del lavoro finto? Tipo il mondo scolastico, il mondo universitario, insomma il mondo dove Uriel non può andare a lavorare perchè con il suo diploma di perito elettronico ci si soffiano il naso?
        “Anche perchè il manager arriverà”. Hey Uriel, nel 90% dei lavori oggi non esistono i manager. Il mondo è un pochino più grande della tua meschina realtà aziendale nella quale anzichè lavorare perdi tempo a scrivere su un blog delle cazzate inconcludenti che ti danno l’idea di essere un laureato strafico che guadagna 1 milione di petroldollari al giorno. Sai com’è.

        Se vogliamo sapere cosa la scuola italiana stia “producendo”, possiamo misurare il numero di brevetti, il numero di marchi registrati, il numero di diritti intellettuali pagati , e abbiamo la misura economica esatta del valore intellettuale prodotto.

        Non hai proprio nessuna misura. Se il 90% di quei brevetti sono estrattori di tarzanelli, il numero di brevetti non ti dice proprio nulla. Idem per i marchi registrati. E’ il solito discorso che si fa anche nella ricerca da quando sono arrivati sulla scena gli ammerigani che fino agli inizi del novecento di ricerca non sapevano nulla. “Gli indici bibliometrici” “La produzione di articoli”, “Publish or perish”. Risultato: siamo invasi da articoli di ricerca con risultati risibili perchè qualcuno ha il decreto di espulsione dall’università puntato alla tempia. Lo stesso discorso si può applicare ai brevetti e ai marchi registrati. Vedi caro dott. ing. gran. tst. d. czz. Uriel, il fatto che tu cerchi di misurare il mondo economicamente mi dà proprio l’idea che tu ti sia fermato ad Analisi 1, altrimenti non si spiegherebbe perchè continui ad usare a cazzo la parola “misura” quando la tua “misura” non rispetta nemmeno gli assiomi di additività numerabile. Conclusione: sei un miserabile cialtrone (cit.).

        Se domani dovessi diventare, che so, turboministro dell’universita’ europea, e dovessi consolidare, per prima cosa penserei di chiudere le universita’ peggiori destinando i soldi alle migliori.
        Ora, senza una misura di merito, cosa potrei fare? Dovrei affidarmi al ranking, e usando il ranking le universita’ italiane ne uscirebbero “maluccio”.

        Eccolo qua l’Uriel che conoscevo! Invidioso, livoroso, rancoroso e soprattutto ignorante come un bovino (ma complessato perchè grasso come un suino! Anche se un po’ OT, BTW). I ranking internazionali si basano anche su criteri come “internazionalizzazione degli atenei”. Poichè i nostri atenei attraggono pochi studenti stranieri (principalmente per il fatto che quasi tutti i corsi sono tenuti in italiano e per via di molti servizi come campus e mense scarsi o inesistenti) questo si riflette anche sul ranking.

        Se però ci limitiamo ai database di scimag cosa ci troviamo?

        http://www.scimagojr.com/countryrank.php

        Che l’Italia è ottava al mondo per numero di articoli pubblicati nel periodo 1996-2013. Che è settima al mondo per numero di citazioni (sopra alla Cina).
        Eh sì, Uriel. Proprio una nazione dove la scuola sforna incompetenti e l’università fa schifo perchè nei ranking economicisti che tu ti bevi (LOL) non abbiamo università tra le top 200.
        Dai Uriel, non crucciarti. Alla fine guadagni 66.000 euro al mese e sei nel Paese del Futuro. Chi al mondo è più felice di te? 60 milioni di persone su cui sputi dalla mattina alla sera.
        Già.

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  2. Mi sai che hai ragione Elan… 🙂
    “Se domani dovessi diventare, che so, turboministro dell’universita’ europea, e dovessi consolidare, per prima cosa penserei di chiudere le universita’ peggiori destinando i soldi alle migliori.”. Traduzione: sto riproponendo il mio consunto archetipo per cui i meritevoli devono comandare il mondo e i non-meritevoli devono morí. É Darwin, baby.
    “Ed e’ questo il motivo per il quale i test INVALSI sono ideologicamente contrari alla cultura di massa: una volta eseguita la misura, e’ possibile prendere decisioni. Prese le decisioni, una fazione e’ vincente, l’altra scompare.”. Traduzione: decisionismo, bisogna DECIDEREEEEE. E chi sono i campioni del decisionismo? Le AZIENDEEEEEEE, con il loro KPIPKPIPKI. Perché le aziende sono FIGHE fonte di ogni PROGRESSO TECNOLOGICO E SOCIALE e le masse sono il MALE residui delle ideologie del secolo scorso farloccone disastroso. (Nel secolo scorso internet non era ancora stata inventata, del resto).
    “Anche sulla storia dell’errore nel dire “umanista” al posto di “umanistica”, la cosa fa piu’ ridere che altro. Ricevo in continuazione email di raffinati letterati che mi chiedono di togliere la tale virgola o rimuovere il talaltro apostrofo”. Traduzione: ricevo mail. Ma soprattutto leggo NienteStronzate (dove alle MASSE permettono di commentare le mie perle di saggezza, sacrilegio!)
    “Per quanto riguarda gli studenti che scioperano, essendo io quello che fa i colloqui tecnici ai candidati nella mia azienda, posso solo dire questo: “non vi preoccupate, poi il test invalsi ve lo faccio io”. E come me , vi diranno questo TUTTE le aziende ove vorreste andare a lavorare.”. Traduzione: essendo IO quello che fa i colloqui tecnici ai candidati nella mia azienda. IO. Avete capito? IOOOOOOOOOOOOO. Le DECISIONI le prendo IOOOOOOOOOOOOOOOO. Tutto il potere ai TENNICI! (E quando non posso prendere decisioni, ad esempio su un blog, mi limito a mettere spolliciate come un qualsiasi bimbominkia).

    Offtopic (rispetto al tema centrale che é prenderlo per i fondelli): sono laureato in filosofia e sto per prendere un master in informatica (a distanza), ho lavorato all’estero e ho visto tante di quelle decisioni prese ad cazzum dalle aziende che mi sono (temporaneamente) ritirato in un paese del terzo mondo.
    Come diceva Gaber: “No, non fa male credere… Fa molto male, credere male”

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  3. Ma adesso andiamo piu’ in profondita’: come mai la cultura di massa in Italia non vuole vincitori? Semplice: vista la tendenza dell’italiano a soccorrere il vincente, se dovesse succedere che una delle due fazioni prevale, l’altra cesserebbe di avere consenso.

    Le due cose non sono AFFATTO automatiche.

    Se Renzi dovesse vincere sulla scuola mostrando un sindacato debole e ininfluente in politica, il risultato sarebbe che le RSU inizieranno a migrare verso l’area renziana, ovvero a lasciare CGIL, e lo farebbero in massa.

    Caro Raphael sento odore di profezia. Da annotare il primo possibile.

    Approccio STASI. Inserite finti studenti e/o professori in incognito e spiate le scuole.
    Approccio TV: quando la merda urta il ventilatore, e uno studente magari ci rimette la vita, lo vedete in TV.
    Approccio “conosco uno a roma”: il preside/provveditore/rettore ha amici a ROma, ci va, e riceve l’aiuto che serve.
    Approccio “militare”: mando un tizio di ispezione con i guanti bianchi, lui passa il dito ovunque, e se trova polvere tutti in punizione.
    Approccio “invalsi”: faccio una misura standard, che in qualche modo rappresenti un indicatore di sintesi, e interpreto i dati.

    “Un listone, un listone, il mio regno per un listone” (cit)
    Ma vediamo cosa dice il nostro:

    Il primo metodo e’ inaccettabile,

    E meno male. Dai è partito bene.

    perche’ produce una serie di espedienti fatti per ruffianarsi eventuali infiltrati con una dimostrazione solo apparente di buona volonta’. Quello che otterrete e’ che tutti si accorderanno per essere ugualmente schifosi, in modo che gli infiltrati riferiscano tutti la stessa cosa.

    AHAHAH…ma per favore.
    E’ risaputo che la STASI funzionasse esattamente così. TUTTI (orrore!) la ricordano come un carrozzone statale inutile e NON (badate!) come uno degli apparati di spionaggio più temibili del XX° secolo. Ma sorgono una serie di domande imbarazzanti:
    1) Come farebbero i gentili docenti e i teneri studenti a scoprire gli infiltrati, se il compito di questi ultimi è proprio quello di NON farsi scoprire?
    2) E’ naturale per un ministero assegnare a gente facilmente corruttibile, una missione delicata come questa. Naturalissimo. Perché mai scegliere gente fidata e ben selezionata? Troppo facile.
    3) E come farebbero gli infiltrati ad accordarsi tra loro quando la cosa più semplice da fare è evitare che ognuno di loro conosca l’identità del collega?
    Per dire.

    Il secondo modo e’ controproducente perche’ come ministri perdete consenso, dal momento che arrivate sempre DOPO che la merda ha urtato il ventilatore. Ovvero quando uno studente ci ha gia’ lasciato le penne, magari.

    Chi, tra i tuoi lettori, può considerare un’idea così stupida?Chi??? Inutile spreco d’inchiostro digitale.

    L’approccio militare e’ bello, ma ottiene spesso che il tizio coi guanti bianchi se ne va con le tasche piene di soldi, dopo essere stato convinto che le mensole sono spolverate. Oppure succede che qualcuno si mette di guardia, a fare il palo, per capire se arriva. Il vecchio “facite ammuina”.

    E pensare che è proprio questo il sistema usato in quasi tutta l’Europa. Ispettori che vanno di scuola in scuola a raccogliere informazioni e valutare i docenti per eventuali avanzamenti di carriera.
    Ovviamente la scenetta del palo è impagabile. Un tizio che aspetta 365 giorni l’anno l’arrivo dell’ispettore e guarda in cagnesco ogni tizio incravattato che sfiora la scuola…ma poi per concludere che? Per far spolverare le mensole? LOL

    Rimane il metodo della misurazione. Ma paradossalmente la misurazione viene rifiutata. Perche’? A chi fa comodo rifiutare la misurazione?

    Gombloddo.

    Se c’e’ un qualcosa che dice “il tale dipartimento performa peggio dell’altro”, questa decisione arbitraria (e salomonica) e’ piu’ difficile. In definitiva, cioe’, se lavorate BENE invalsi VI CONVIENE.

    Ed e’ qui il punto: lasciarsi misurare e’ l’ UNICO modo di uscire dal gorgo delle decisioni arbitrarie. Non tanto perche’ misureranno anche i somari, ma perche’ misureranno voi.

    <

    blockquote><Partiamo da un’ipotesi:
    [Segue il 2° elemento della prosa urelliana: l’esempio flash bang]

    Ed e’ questo il motivo per il quale i test INVALSI sono ideologicamente contrari alla cultura di massa: una volta eseguita la misura, e’ possibile prendere decisioni

    Insiste con questa storia della misura.
    Ha già detto tutto Achille ma aggiungo un dettaglio:
    I Test INVALSI non possono misurare un docente. Non possono per una semplice questione temporale. I test sono scaglionati in specifiche classi target: 2° e 5° elementare, 1° e 3° media e quarto liceo (o-come-diavolo-si-dice-oggi)…ora ricordate il valzer di ruoli che c’era (e c’è ancora) nelle scuole italiane? E’ difficilissimo per uno studente beccare lo stesso professore due anni consecutivi.
    Per questo gli INVALSI sono inutili, se lo scopo è “misurare” il docente. Per avere una parvenza di credibilità dovrebbero:
    a) garantire la continuità dell’insegnamento
    B) oppure fare un INVALSI ad inizio anno e uno alla fine . Così si potrebbe avere un punto di partenza e uno di arrivo e un percorso compiuto su cui ragionare..

    Anche sulla storia dell’errore nel dire “umanista” al posto di “umanistica”, la cosa fa piu’ ridere che altro. Ricevo in continuazione email di raffinati letterati che mi chiedono di togliere la tale virgola o rimuovere il talaltro apostrofo. Quando le ricevo, di solito penso “un tale letterato deve aver scritto libri memorabili, e se ha un blog deve avere uno dei blog piu’ colmi di contenuti del paese. Come minimo, costui scrivera’ capolavori immortali!!”
    Non resto nemmeno piu’ sorpreso nel notare come costoro non abbiano mai scritto nulla. Mai. I blog italiani sono scritti generalmente da tecnici. L’umanista italiano e’ completamente improduttivo. Sa fare a malapena a cercare refusi tra le virgole e gli apostrofi.

    Ma che discorso è?
    Quindi il fatto che io non sappia girare un film m’impedisce di criticare un regista? Il fatto di non aver scritto un libro assolve automaticamente tutti gli scrittori da qualunque critica? Il non essere un politico rende tutti i politici incriticabili? bah.

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  4. Hmm… off-topic: ho appena letto sta roba qua: https://nientestronzate.wordpress.com/storia-di-witchbell-cc/
    ora io nel 1997 andavo al mare in motorino d’estate e giocavo a Super Mario Bros, e non ricordo di nessuna moda della Wicca, quindi la mia ignoranza non fa testo.
    Solo chiedo: qualcuno ha ricordi specifici di ‘sta roba e della sua diffusione in Italia? Certo che vedere una fase religiosa del genere e confrontarla con la fase odierna dei tecnici-che-salveranno-il-mondo é abbastanza impressionante. Peró i germogli del “solo io ho capito tutto voi siete soltanto delle merde” ci sono giá tutti eh 🙂

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    • Ma figurarsi, in Italia c’erano giusto quella decina di sciroccati che includevano Uriel. Che oltretutto potevano combinare ben poco, perché impegnati tutto il tempo a simulare seicentomila contatti unici sul suo sito, tra l’altro.

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    • Qualche neopagano, di varie estradizioni, ci sarà in giro. Ovviamente non gli eserciti di streghe che eruttano dalla notte e riportano in Europa la religione dei nostri avi che vedeva il Sommo, all’epoca.
      Anche perché, se dovessi indicare un periodo di diffusione del neo paganesimo, io penserei alla fine degli anni ottanta/inizio anni novanta. Da come la vedo io lui è arrivato quando il fenomeno c’era già, ha fatto un po’ il guru “Wicca/Streghe/Fine della Cristianità/Tisane allo smegma di lince”, poi si è rotto il cazzo e ne è uscito per passare a un altro dei suoi “periodi”.

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  5. La Wicca fa molto anni 90, in effetti. Tipo Il Principe di Bel Air e Friends. Andava di moda, ma non è che i ragazzi all’epoca vivessero in un loft di Manhattan e avessero il divano del bar sotto casa sempre libero a loro disposizione 🙂

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    • A tutti voi che commentate. Da quando ho scoperto Uriel Fanelli devo ammettere che mi sono molto arricchito, spiritualmente parlando. E’ infatti da quando il simpatico quanto bisbetico ferrarese mi ha sbattuto fuori dal suo salotto buono, che a seconda di cosa lui produce io mi sbellico dalle risate o perlomeno mi sento felice di essere in una comunità di fuoriusciti con tanto sale in zucca quanto basta per dimostrare che lui, il sommo, tale minerale in zucca ce l’ha per usi impropri. I commenti a ruota libera ai suoi gioviali ed egocentrici tentativi di dimostrare di essere il migliore del mondo, sono quanto di piu’ faceto o semplicemente di piu’ dannatamente e pacatamente logico io abbia letto sulla bonta’ della sua visione del mondo. Grazie ragazzi, apprezzo il titanico lavoro di demolizione, nonchè la perseveranza a dimostrare quanto sia d’argilla questo colosso dei contatti unici.

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